Università Pegaso sotto inchiesta: soldi ai giornali in cambio di articoli favorevoli
Soldi e investimenti pubblicitari in cambio di un’informazione “addomesticata”,
con contenuti giornalistici scomodi modificati, ridimensionati o bloccati prima
della pubblicazione. È attorno a questo meccanismo che ruota il presunto sistema
di condizionamento della stampa ricostruito dalla Procura di Napoli
nell’inchiesta sull’Università telematica Pegaso e sul gruppo Multiversity, che
negli scorsi giorni ha portato alla notifica di 22 avvisi di garanzia. Tra gli
indagati figurano dirigenti aziendali, manager dell’editoria e direttori di
alcune delle principali testate italiane. Secondo i magistrati, la finalità
sarebbe stata quella di proteggere la reputazione dell’ateneo dalle notizie
relative a una precedente indagine su irregolarità nelle iscrizioni, negli esami
e nei titoli di studio.
Al centro della vicenda c’è la figura di Fabio Domenico Vaccarono, presidente
del gruppo UniPegaso-Multiversity. Con alcuni dirigenti del fondo proprietario
Cvc, l’amministratore delegato Francesco Durante e i rappresentanti della
società di comunicazione Comin & Partners, avrebbe organizzato una rete di
interlocutori privilegiati nel mondo dell’informazione. I pm contestano, a vario
titolo, associazione per delinquere finalizzata a corruzione tra privati,
istigazione alla corruzione e, in alcuni casi, estorsione. Il meccanismo,
definito nelle conversazioni «coverage one to one», prevedeva di utilizzare
campagne pubblicitarie, collaborazioni editoriali e stanziamenti aggiuntivi come
leva per poter conoscere in anticipo i contenuti degli articoli, intervenire sui
titoli e sulle pagine o ottenere che determinati pezzi non venissero pubblicati.
Il decreto di perquisizione cita rapporti con editori e concessionarie
collegati, tra gli altri, a Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera, Il Sole
24 Ore, Il Mattino, Domani, Il Foglio, Libero, Fanpage e Il Fatto Quotidiano. La
presenza nell’elenco non implica, di per sé, che tutte le testate o i loro
rappresentanti abbiano accettato le richieste. Secondo gli inquirenti, tuttavia,
il nesso tra gli investimenti pubblicitari prospettati agli editori e le
richieste di intervenire sulle notizie giudiziarie andrebbe a dimostrare il
tentativo di condizionare l’informazione a favore del gruppo.
Uno degli episodi più significativi risale all’8 giugno 2026, quando si
profilava la pubblicazione delle prime notizie sull’indagine relativa alla
precedente gestione dell’università. Vaccarono chiedeva a un collaboratore di
organizzare una riunione per decidere «se contestualmente attiviamo Il Mattino
per mettere quello all’acqua di rose». Il giorno successivo il quotidiano
trattava la vicenda nelle pagine locali di Napoli. Anche Repubblica, stando agli
atti dell’indagine, avrebbe circoscritto la copertura all’edizione locale.
Parallelamente, con la concessionaria Piemme si discuteva di investimenti
pubblicitari nell’ordine di 400-600mila euro, e, secondo la Procura, la proposta
di un investimento pubblicitario da 100mila euro a favore di Domani sarebbe
stata finalizzata a ottenere dal direttore della testata un articolo dai
contenuti più vaghi o direttamente la rinuncia alla sua pubblicazione.
I rapporti economici erano consistenti anche altrove. Tra il 2023 e il 2026
Multiversity e Pegaso avrebbero versato oltre 1,1 milioni di euro in pubblicità
al gruppo Sole 24 Ore. Per Il Foglio si prospettava un investimento fino a
300mila euro. A Francesco Cancellato, direttore di Fanpage e indagato, Vaccarono
avrebbe proposto un sistema di segnalazioni preventive, vantandosi
successivamente di aver ottenuto la modifica di un titolo. Un altro passaggio
riguarda Il Fatto Quotidiano. Dopo un articolo sulle presunte irregolarità di
Pegaso, Vaccarono ha contattato il direttore del portale web Peter Gomez,
lamentando il titolo e chiedendo di evitarne la pubblicazione online. I pm
ritengono che il contenuto sia stato bloccato, mentre la testata precisa che
l’articolo era rimasto online per oltre mezza giornata ed era accessibile agli
abbonati digitali. Gomez ha negato di aver ricevuto denaro o favori personali;
Cancellato ha rivendicato l’autonomia editoriale di Fanpage. Claudio Cerasa,
direttore del Foglio, ha assicurato che tutto sarebbe avvenuto regolarmente,
mentre Andrea Malaguti, ex direttore della Stampa, si è dichiarato disponibile a
fornire chiarimenti agli investigatori.
La magistratura farà il suo corso e chiarirà i dettagli di queste specifiche
vicende. Certo è che quelli descritti nelle carte sono tra i metodi più in voga
tra le aziende – e le università telematiche non fanno evidentemente eccezione –
per cercare di influenzare i media. Non si parla infatti solo dell’acquisto di
semplici spazi pubblicitari, cosa di per sé perfettamente legale, ma di
veicolare denari alle testate con lo scopo di ottenere in cambio contenuti
giornalistici favorevoli. Questa perversa dinamica è una delle ragioni per le
quali L’Indipendente, per poter incarnare un metodo giornalistico che non faccia
sconti a nessuno, ha sin dall’inizio scelto di non ospitare alcuna pubblicità.
Il nostro giornale è peraltro tra i pochi che, sulle numerose opacità del mondo
delle università private (e specialmente delle università telematiche) ha
realizzato importanti inchieste. In due approfondimenti ci siamo in particolare
concentrati sui rapporti tra università private e mondo politico,
sull’espansione economica delle università online e sui problemi legati alla
qualità dell’offerta formativa.
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