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Le Dita Nella Presa - Perdere il senso del Tempo
Apriamo commentando l'articolo del Tempo che alimenta lo spauracchio delle tecnologie alternative ed autogestite usate dai pericolosi cyberattivisti, e arriva a scomodare persino i remailer, tecnologia che avevamo dimenticato perfino noi. Facciamocela raccontare. Parlando di cose serie, l'Europa ha secretato i dati sui data center con il pretesto di tutelare i segreti commerciali. Torniamo su un argomento che abbiamo toccato anche qualche puntata fa, ovvero le importanti sentenze contro Meta e Youtube. Oggi diamo conto di un articolo pubblicato da Valigia Blu che, riprendendo articoli di altri analisti, critica la sentenza e gli effetti che produrrà. L'argomentazione non ci convince, ma ne diamo comunque lettura perché ci dà lo spunto per alcune riflessioni. Infine le iniziative. Martedì 21 aprile a Vivero, a Roma, Palestra digitale , dalle 18,30. “Impariamo insieme a usare strumenti e alternative che non alimentano sistemi di controllo, guerra e sorveglianza”. Un laboratorio pratico organizzato con Avana e il gruppo di ricerca C.I.R.C.E., da Rotta Genuina e Vivèro, per rimettere le mani sul digitale e sperimentare alternative concrete alle piattaforme delle Big Tech. Ascolta la puntata nel sito di Radio Ondarossa
Corso di giornalismo sociale nel regime di guerra
Che cos’è diventato oggi il giornalismo indipendente quando pagine di influencer razzisti e fomentatori di odio hanno milioni di visualizzazioni e Meloni sceglie di andare a parlare su Pulp Podcast? Che cosa significa oggi fare giornalismo alternativo e dal basso, quando navighiamo per ore su delle piattaforme proprietarie? Cosa vuol dire narrare e immaginare alternative politiche e sociali all’esistente?   Sulla scia di queste domande nasce il nuovo corso di giornalismo sociale della redazione di DinamoPress, un corso per incontrarsi, conoscersi e mettersi alla prova. Il corso sarà articolato in quattro appuntamenti. La mattina si terrà una lezione di un.a giornalista e il pomeriggio un laboratorio di ri/scrittura tenuto dalla redazione di DinamoPress. Tutti gli appuntamenti si tengono a Esc Atelier Autogestito, via dei volsci 159.  9 maggio 10:30 – 13:00 “Scrivere per il web su questioni di genere” con Natascia  Grbic, giornalista di Fanpage.it e autrice della newsletter Streghe 14:00 – 16:30 Laboratorio di ri/scrittura: “Scrivere oltre gli stereotipi di genere” a cura di Giada Sarra, redattrice di DinamoPress, attivista transfemminista, studiosa di studi di genere e grafica 16 maggio 10:30 – 13:00 “Greenwashing e crisi climatica in tempi di negazionismo di ritorno” con Andrea Turco, giornalista, collabora con A Sud, Osservatorio Eni e EconomiaCircolare.com 14:00 – 16:30 Laboratorio pratico su ecologia e scrittura giornalistica: “Scrivere di ecologia e sovvertire la narrazione dominante: meccanismi, trappole e punti fermi” a cura di Riccardo Carraro, redattore Dinamopress, insegnante di lingua e letteratura inglese nella scuola superiore, attivista ecologista 23 maggio 10:30 – 13:00 “Come fake news e complotti sono al servizio delle destre reazionarie globali” con Leonardo Bianchi, giornalista freelance, autore della newsletter Complotti, di un podcast per Internazionale, ha scritto diversi libri, l’ultimo per Solferino “Le prime gocce della tempesta. Miti, armi e terrore dell’estrema destra globale” 14:00 – 16:30 Laboratorio “Narrazioni falsificanti ai tempi dell’intelligenza artificiale: come riconoscerle e depotenziarle” a cura di Vanessa Bilancetti e Benedetta Rossi. Vanessa Bilancetti è redattrice di DinamoPress, insegnante di Scienze giuridiche ed economiche nella scuola secondaria, e di Sociologia dei fenomeni politici presso l’Università telematica Uninettuno, attivista transfemminista. Benedetta Rossi è redattrice di DinamoPress, traduttrice, studiosa di studi di genere, attivista transfemminista e antispecista 6 giugno  10:30 – 13:00 “Scrivere ai tempi della guerra globale e del genocidio in Palestina” con Chiara Cruciati, giornalista e vice-direttrice de Il Manifesto 14:00 – 16:30 “Oltre sé, oltre i confini: strumenti per nuovi sguardi”. Laboratorio sui metodi per realizzare interviste in contesti internazionali a cura di Daniela Galiè e Tiziano Saccucci. Daniela Galié, redattrice di DinamoPress, insegnante di storia e letteratura italiana nella scuola secondaria e attivista internazionalista. Autrice del libro di prossima uscita “Sui tuoi occhi. Storie della rivoluzione del Rojava”. Tiziano Saccucci, membro di UIKI Onlus, giornalista e collaboratore di DinamoPress e Il Manifesto Per partecipare al corso è necessario iscriversi all’associazione di Dinamo APS (50 euro) e pagare un contributo per il corso (130 euro). Per le iscrizioni prima del 12 aprile il contributo è di 110 euro. Non si può partecipare alle singole lezioni separatamente.  Tutto il ricavato è a supporto delle attività istituzionali dell’associazione Dinamo APS.  Per tutte le info scrivi a: dinamoaps@gmail.com La copertina è a cura di DinamoPress SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Corso di giornalismo sociale nel regime di guerra proviene da DINAMOpress.
April 8, 2026
DINAMOpress
Precariato e intelligenza artificiale: il nuovo volto del giornalismo italiano
Negli ultimi anni il giornalismo italiano sta vivendo una trasformazione profonda e spesso traumatica, in cui la crisi economica dell’editoria si intreccia con l’irruzione dell’intelligenza artificiale e con un progressivo indebolimento delle tutele del lavoro. Accanto a questi fenomeni ormai noti, emerge con sempre maggiore forza un sistema parallelo, meno […] L'articolo Precariato e intelligenza artificiale: il nuovo volto del giornalismo italiano su Contropiano.
April 2, 2026
Contropiano
“Le professioni della comunicazione. Giornalismo”
Lunedì 30 marzo nell’aula magna del Liceo Immanuel Kant di Roma si è svolto l’evento orientativo rivolto agli studenti delle classi terze. All’incontro, inserito nell’ambito delle attività di orientamento dell’anno scolastico in corso deliberate dal Collegio Docenti e coordinate dal professor Alfonso Liparulo, è stato affrontato il ruolo del giornalismo nelle sue diverse declinazioni, dal racconto dei fatti alla capacità di leggere i grandi scenari contemporanei, inclusi ambiente e salute. All’evento, moderato dalla professoressa Maria Luigia Menditto e dal professor Alfonso Liparulo, hanno partecipato numerosi giornalisti, tra cui Aurelio Coppeto, direttore di AgenPress e vicedirettore di AISCNEWS, Alessandro Bernardini (A Sud), Marco Madoni (Venerdì di LaRepubblica), Giuseppe Motisi (Il Messaggero), Letizia Palmisano e Maria Giovanna (Abitare a Roma) e il freelance Massimo Filipponi. Inoltre, è intervenuto il professor Foad Aodi, medico-fisiatra e divulgatore scientifico, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, intervenuto a nome di AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione – Agenzia Mondiale Senza Confini) e Movimento Internazionale Uniti per Unire. FORMAZIONE, MEDICINA E COMUNICAZIONE: UN PERCORSO INTEGRATO «Sono arrivato in Italia dopo un percorso scientifico con indirizzo biologico, quindi ero già orientato verso la medicina; dopo la laurea e la specializzazione sono tornato oggi in università come docente e porto questa esperienza anche nella formazione – ha esordito il professor Aodi, ricordando le proprie collaborazioni con Ansa, Adnkronos, Dire e LaPresse, con testate come Repubblica, Il Sole 24 Ore, Corriere della Sera e La Stampa e a programmi televisivi come Uno Mattina, Rai News e Sky – Dal 2000, con AMSI e le altre associazioni della rete, ho iniziato a lavorare nella comunicazione e nei comunicati stampa, imparando molto dalle agenzie e dai giornalisti, soprattutto nell’ambito della politica estera. Opero anche in ambito sanitario presso il Centro Medico IRIS Italia, e questa integrazione tra attività sanitaria e comunicazione mi ha permesso di sviluppare una visione più completa». METODO GIORNALISTICO: VERIFICA DELLE FONTI E CULTURA DEL DATO Entrando nel merito del lavoro giornalistico, Aodi ha posto una domanda chiave agli studenti: «Come si commentano le politiche a livello internazionale? Solo conoscendo le fonti, verificando i dati e applicando un metodo rigoroso, perché il giornalista deve sempre controllare la notizia e non può permettersi approssimazioni». Ha quindi precisato: «Le statistiche vanno analizzate nella loro completezza, considerando la forchetta minima, la forchetta massima e la media, perché i numeri sono fondamentali ma diventano utili solo se verificati e contestualizzati; altrimenti si rischia di fare opinione e non informazione». DALLA PRIMAVERA ARABA AI CONFLITTI GLOBALI: LA VERIFICA SUL CAMPO Collegando il metodo all’esperienza diretta, Aodi ha ricordato: «Ho seguito e commentato la Primavera Araba e numerosi scenari complessi, dalla Tunisia all’Iraq, dalla Siria alla Libia, dallo Yemen al Sudan, fino alla Somalia e alla Palestina, e in tutti questi contesti la verifica delle fonti è stata decisiva per raccontare correttamente i fatti». PREVENZIONE, SALUTE E APPROCCIO CLINICO INTEGRATO «In età scolastica è fondamentale la prevenzione, con controlli per la colonna vertebrale, scoliosi, dorso curvo, atteggiamenti scoliotici,…, e per le patologie del piede come valgismo e varismo, perché intervenire precocemente evita problemi futuri – ha precisato Aodi – L’esperienza clinica, maturata in diversi ambiti della medicina, porta a un approccio integrato alla prevenzione». SALUTE GLOBALE E STILI DI VITA: I TRE PILASTRI «Quando parliamo di salute globale dobbiamo ricordare che cibo sano, acqua pulita e ambiente salutare sono tre pilastri fondamentali. Se questi elementi non sono garantiti, non si riducono le patologie e aumentano le malattie infettive». ORIENTAMENTO E FUTURO: RIDURRE L’ABBANDONO UNIVERSITARIO «Non è vero che chi fa il liceo classico non può diventare medico, infermiere o fisioterapista: la scelta deve essere consapevole – ha evidenziato Aodi – Oggi circa il 38% degli studenti abbandona l’università tra il primo e il secondo anno, spesso perché non è stato adeguatamente orientato, e per questo è fondamentale scegliere con convinzione, unendo passione e concretezza, così da ridurre l’abbandono». GIOVANI, DIGITALE E CAMBIAMENTO SOCIALE «Non tutti i figli seguono le professioni dei genitori e le scelte sono sempre più autonome; allo stesso tempo, l’uso eccessivo di Internet può creare problemi psicologici e fisici, tra cui tendinopatie e disturbi posturali, e serve quindi maggiore equilibrio. Solo tra l’8% e il 10% degli studenti del liceo classico prosegue in ambito umanistico, a dimostrazione di un sistema sempre più dinamico». Infine, riferendosi all’impegno di AMSI, UMEM, AISCNEWS e Movimento Internazionale Uniti per Unire a incentivare una cultura integrata tra informazione, salute e orientamento come strumento concreto per formare cittadini più consapevoli e ridurre il disallineamento tra formazione e mondo del lavoro, Aodi ha concluso: «Per fare il giornalista bisogna studiare, leggere e documentarsi molto, perché il compito è trasmettere la notizia e non l’opinione personale: senza metodo, verifica e responsabilità non esiste informazione credibile». Maddalena Brunasti
March 31, 2026
Pressenza
Il ‘quarto potere’ nel mondo reale e nella realtà virtuale
Proseguendo sulle iniziative intraprese iniziata nel 2025 in accordo con gli istituti scolastici di Casale Monferrato con l’organizzazione del corso “Scuola e giornalismo” svolto con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e valido per il riconoscimento per il PCTO degli studenti, e ritenendo attualmente opportuna, fondamentale e necessaria la divulgazione di una stampa libera e indipendente, l’Associazione Nuove Frontiere Ets, coinvolge la cittadinanza a un incontro pubblico sul tema “Il coraggio dell’inchiesta – La forza della stampa libera“. L’iniziativa è in programma venerdì 20 marzo prossimo alle 18:30, con svolgimento a Casale Monferrato nella sala del torrione del Castello Paleologo. Interverrà la giornalista Marialuisa Di Simone, dal 2005 inviata di “Mi manda Rai Tre”, che recentemente a Casale Monferrato ha realizzato un reportage sul ‘caso Ginepro‘, ovvero sul processo che il 10 febbraio scorso è cominciato a venire dibattuto al Tribunale a Vercelli, in cui gli imprenditori monferrini Giorgio e Andrea Ginepro, rispettivamente di 85 e 60 anni e soci accomandatario e accomandante dello studio di amministrazioni immobiliari sono accusati di 90 reati, accertati dal marzo 2023, precisamente di appropriazione indebita e truffa in concorso e sostituzione di persona a danno di 22 condomìni e numerosi condòmini.  Nell’occasione, l’Associazione Nuove Frontiere Ets presenterà il progetto della edizione online del bimensile “Nuove Frontiere News”, in cartaceo stampato e diffuso dal novembre 2017 e sulle cui pagine nell’agosto 2021 è pubblicato il testo di Pier Augusto Mesturini che, osserva “Il logo di Nuove Frontiere è frutto di un celebre disegno d’epoca che raffigura in primo piano la Difesa e sullo sfondo la Torre Civica…” e denuncia “L’orrenda vista dei due cannoni ai due lati del monumento alla Difesa! Nulla a che fare con la storia!”: > … si tratta dei due famosi cannoni, dalle travagliate vicissitudini che > ottennero finalmente collocazione nel 2010, dall’Amministrazione Demezzi, ai > lati del Monumento ai Caduti dei giardini pubblici, li giacquero fino al 2016 > quando l’Amministrazione Palazzetti con un blitz con relative contestazioni, > li “depositò” a Fossano. Ora l’Amministrazione Riboldi li ha riportati a > Casale, e fin qui tutto bene, in qualche modo tutto nella norma, se nonché > invece di essere collocati a lato del Monumento dei Caduti, sono stati > scaricati e collocati ai lati del Monumento alla Difesa… Vicenda tipicamente > casalese, che ha creato stupore, sorrisi e orrore agli amanti o anche > semplicemente conoscenti di storia! > > Mi domando, ma di chi è stata la genialata di collocarli nell’attuale > posizione? Cosa c’entra il Monumento della Difesa alla cui base è scolpita la > scritta “Casale ai suoi difensori nelle giornate del marzo 1849” opera dello > scultore Francesco Porzio inaugurata nel 1897 affiancata da due cannoni della > seconda guerra mondiale? > > Che direbbero gli esperti pedagogici in relazione ai giardini antistanti la > Difesa (ora dovremo chiamarla: Difesa con cannoni), area giochi per bambini e > non solo, quale stimolo culturale può derivare dall’esporre così platealmente > delle armi alla vista delle giovani generazione quando si predica che la > guerra è il male assoluto?       Maddalena Brunasti
March 20, 2026
Pressenza
Depressione e impegno sociale
Il testo che scrivo oggi è assai diverso dalle decine di articoli che ho scritto per Pressenza: questa volta parlo di me, ma dalla mia vicenda personale voglio ugualmente trarre un’esperienza che potremmo ugualmente definire politica e sociale. Iniziamo col dire che mi sono messo a giocare con la cosiddetta Intelligenza Artificiale per vedere cosa dice di me. Cosiddetta perché si tratta pur sempre di un’invenzione umana che semplifica, rafforza, moltiplica e velocizza le nostre capacità esattamente come la prima, semplice pietra rozzamente scheggiata dagli umani. Insomma associo il mio nome completo ad alcune parole: Ucraina, Rifondazione, Pace e resto sbalordito dalla velocità e dal numero delle informazioni che vengono elaborate. Poi penso di andare a cercare qualcosa di più intimo e personale e digito “Mauro Carlo Zanella depressione” e qui vi riporto ciò che salta fuori: “Mauro Carlo Zanella è un insegnante di scuola primaria e collaboratore della testata Comune-info, noto per aver condiviso pubblicamente la sua esperienza personale con la depressione. Il suo contributo sul tema si distingue per alcuni punti chiave: Testimonianza diretta: nel maggio 2014 ha pubblicato un articolo intitolato “Soffro di depressione”, in cui racconta il suo vissuto con la malattia dal punto di vista di un educatore, cercando di rompere il tabù che spesso circonda la salute mentale nel mondo del lavoro. Impegno sociale e civile: oltre alla scrittura, Zanella è attivo in ambito politico e sociale. Recentemente (giugno 2025), ha partecipato a manifestazioni civili a Roma (Porta San Paolo), confermando il suo impegno su temi come la pace e la memoria storica. Contributo giornalistico: collabora regolarmente con portali di informazione indipendente come Pressenza e Transform! Italia, dove affronta temi che spaziano dalla scuola alla critica sociale. Il suo racconto è spesso citato come esempio di auto-narrazione terapeutica e di coraggio nel mostrare la vulnerabilità in contesti professionali.” Ora, a parte il fatto che non sono noto per niente, ma evidentemente in un istante l’Intelligenza Artificiale ha scovato un vecchio articolo scritto appunto come lettera per il Manifesto e successivamente pubblicato da Comune-info, che nel bene soprattutto, ma anche nel male, in parte, ha avuto una grande importanza nella mia vita. Dubito che sia “noto” o ricordato a chi pure lo lesse a suo tempo, molte persone in verità, al punto che perfino i giornalisti di radio Rai mi fecero una breve intervista incuriositi da ciò che  avevo scritto. Che cosa è cambiato da allora? Il triste riconoscimento della mia fragile condizione: invalidità riconosciuta al 67%, articolo tre comma tre della Legge 104; per intenderci con questi numeri i bambini a scuola hanno il diritto all’insegnante di sostegno… e io tuttora sono un insegnante di scuola primaria. Sindrome delle apnee notturne (devo dormire con una mascherina, il cpap, e ho preferito smettere di guidare per non mettere a rischio l’incolumità mia e soprattutto altrui con un sempre possibile colpo di sonno, una certa obesità che in effetti va e viene, un tremore essenziale ereditario e, ahimè, una certificata sindrome bipolare, la cosa più difficile per chi ne soffre da riconoscere e da accettare e al tempo stesso più invalidante di una “semplice” depressione stagionale o ciclotimica. Cosa che io stesso ho impiegato anni ad accettare e quindi affrontare con responsabile pazienza. “La depressione è finita, sto bene, anzi benissimo, non ho più alcun bisogno di curarmi, sono guarito finalmente e voi volete farmi credere che la mia euforia è da controllare e contenere anche farmacologicamente? E per quale motivo dovrei farlo ora che sono così felice, pieno di energia vitale?” Questo è il ragionamento. Ma è un ragionamento sbagliato, che può essere perfino pericoloso, per se stessi ovviamente: si perde ogni prudenza, si fanno scelte avventate, si pecca di eccessivo e ingenuo ottimismo e ci si mette nei casini, facilitando il precipitare in una nuova e forse perfino peggiore fase di depressione. Dopo anni e tentativi di cura infruttuosa per errori miei, ma anche di psichiatri supponenti a cui mi ero rivolto, ho finalmente trovato al CSM, che non è in questo caso il Consiglio Superiore della Magistratura, ma il Centro di Salute Mentale, la struttura pubblica del mio Municipio, un ottimo psichiatra che, come ovvio gratuitamente, con competente empatia, settimanalmente mi visita, anzi direi mi incontra. Parliamo, mi ascolta con attenzione e se lo ritiene utile aggiusta il tiro: “Proviamo così e poi mi farà sapere come va”. Basta così, per ora non aggiungo altro: ora tutto finirà in rete e con un banale programma di Intelligenza Artificiale chiunque saprà che sono in cura da uno psichiatra al Centro di Salute Mentale… Per la seconda volta sfido lo stigma sociale, come fecero decenni fa, ad esempio, gay e lesbiche o chi ha subito abusi. Per cambiare le cose qualcuno deve iniziare a esporsi, a raccontare, a sfidare i pregiudizi… La solidarietà compenserà la diffidenza e la condanna, o perlomeno aiuterà altri a sentirsi meno soli e meno depressi. Mauro Carlo Zanella
March 19, 2026
Pressenza
Il giornalismo come pass: navigare in un mondo dove il pragmatismo incontra il miracoloso
La curiosità porta molti nel giornalismo, un campo che cambia irrevocabilmente le priorità e il ritmo quotidiano. Lavorare a stretto contatto con le persone significa navigare lo spazio tra tragedia e trionfo: l’immersione profonda nel dolore e il lutto e la testimonianza di miracoli fatti dall’uomo. Oleksandra Rakhimova, fotografa per il sito ucraino Frontliner, condivide esperienze del suo primo anno di reportage in tempo di guerra. Mi sono laureata in giornalismo nel 2017, ma è stato solo nel 2025 che ho sentito una vera vocazione per questa professione, che si è trasformata così tanto rispetto al mio periodo di esordio, facendomi sentire come una principiante. Inoltre, ho scelto un percorso specifico: ho deciso di lavorare come fotogiornalista. Il mio primo vero incarico è stato un dispaccio da Kherson nel febbraio 2025. Non capisco ancora perché i miei editori abbiano approvato il viaggio e un collega giornalista abbia accettato di unirsi a me, ma l’iniziativa è andata avanti. Era una mossa rischiosa; non avevo alcuna esperienza formale nella produzione di contenuti giornalistici. La mia unica motivazione era il desiderio di tornare al Sud — a casa mia — e riconnettermi con persone profondamente trasformate dalla guerra e dall’occupazione. Eventi unici e persone indimenticabili È così che è iniziata la mia storia sui rifugi sotterranei della città, i luoghi dove le donne imparano l’autodifesa, un teatro continua per mettere in scena spettacoli e i bambini possono finalmente avere la possibilità di vedere i loro amici di persona. Una delle madri richiese una fotografia del figlio e del suo compagno di classe; era il loro primo incontro faccia a faccia dopo tre anni. Voleva catturare il momento per il futuro. Un bambino e una bambina, compagni di classe che si vedono di persona per la prima volta in tre anni, si incontrano in un rifugio sotterraneo dove si tengono eventi festivi per bambini, Kherson, Ucraina, 15 febbraio 2025. (Oleksandra Rakhimova/Frontliner) Durante quel viaggio, abbiamo alloggiato a casa di un amico a soli due chilometri dalle posizioni di tiro russe. La prima notte dormire era impossibile. Sembrava che la casa stesse danzando al ritmo del pesante cannoneggiamento. Col tempo ci siamo abituati. Le esplosioni divennero uno sfondo della vita quotidiana — presenti durante il viaggio sul filobus, cenando in un caffè locale sulle note di un sassofonista dal vivo, o anche solo osservando le cicatrici dell’occupazione, dai graffiti sui negozi saccheggiati alla scatola abbandonata di tè russo. Ad aprile ho fatto il mio secondo viaggio a Kherson per intervistare civili feriti. Quel giorno nevicò. È stato un colpo di fortuna, dato che il meteo ha bloccato la maggior parte dei droni FPV, dandoci una rara finestra di tempo per lavorare in relativa pace. Un chirurgo locale, parlando dopo una procedura su un paziente ferito, ha sottolineato la portata della crisi: “Dovete rendervi conto che ogni persona qui è profondamente traumatizzata.” Tra coloro che ho incontrato c’era una donna che indossava abiti donati dopo che la sua casa era stata distrutta due volte dai bombardamenti russi, e un anziano sopravvissuto a ferite, ipotermia e disidratazione. Quando ce ne siamo andati, ci ha semplicemente chiesto di stare al sicuro. Quando sono tornata al giornalismo, il mio ragionamento era semplice e pragmatico: un tesserino stampa mi avrebbe dato accesso a luoghi altrimenti vietati. Sarei mai riuscito a frequentare un intervento di trapianto di cuore se non avessi corso il rischio e fatto domanda per un lavoro a Frontliner un anno prima? Certo che no. Oleksandra Rakhimova e la chirurga dei trapianti Sofia Chaikovska si preparano per un intervento di trapianto di cuore presso l’Istituto del Cuore del Ministero della Salute dell’Ucraina, Kiev, 14 luglio 2025. (Foto per gentile concessione di Oleksandra Rakhimova) Sono rimasta in sala operatoria mentre i chirurghi rimuovevano il cuore di una persona e lo suturavano nel petto di un’altra. L’ho visto iniziare a battere con i miei occhi. Quell’esperienza mi ha insegnato come una vita persa possa diventare una vita salvata. Potresti davvero dire di no a questo? Come giornalista in tempo di guerra, vedi persone disposte a usare protesi o addirittura strisciare se necessario, solo per raggiungere i luoghi da cui tutti gli altri scappano. Allo stesso tempo, è una realtà in cui devi assorbire il dolore e la sofferenza degli altri. Impari a gestirla al volo, perché nessun allenamento può davvero prepararti a ciò che incontri. Oleksandra Rakhimova a Kropyvnytskyi, Ucraina, 6 marzo 2025. (Albina Karman/Frontliner) Ci sono aspetti di questo lavoro di cui non si parla così spesso. Per prima cosa, commetterete errori continuamente, non importa quanto cercate di non farlo. In quei momenti, avere una squadra di supporto da cui imparare è una fortuna. Consumeresti enormi quantità di energia solo per capire la logistica per muoverti. Viaggiare non è mai confortevole; è scomodo, estenuante e di solito succede all’improvviso. Uno zaino pesante contenente l’essenziale d’emergenza diventa parte di te quanto il tuo ingombrante kit di pronto soccorso. Nonostante una pianificazione attenta, le sfide inaspettate sono inevitabili. Alla fine accetti che l’unica cosa veramente sotto il tuo controllo è quanto sei preparato. Il resto del mondo può capovolgersi in un attimo. Bisogna anche considerare il fatto che molte persone semplicemente non vogliono parlare con la stampa. I loro pregiudizi e paure si sono formati molto prima che tu mettessi piede in questo mondo. Idealizzare questo lavoro è un grave errore. Allora, perché resto? Per la curiosità di ciò che ci aspetta: i nuovi volti, le fotografie e le storie ancora da raccontare. Resta da vedere se la società ucraina riuscirà finalmente ad accettare che un media libero e professionale non sia scontato. Questi media sono più di semplici ‘produttori di contenuti’, sono una voce vitale che necessita di supporto nazionale per essere ascoltata efficacemente sulla scena internazional Adattamento di Myroslava Andrusyk Oleksandra Rakhimova Fotografa Si è unita a Frontliner per avere l’opportunità di catturare momenti importanti in luoghi che prima le erano inaccessibili. Nel 2017 ha conseguito una laurea in Giornalismo presso la Lesya Ukrainka Eastern European National University. Ha iniziato a fotografare circa cinque anni fa. Anche all’inizio della sua carriera, sapeva che in un modo o nell’altro avrebbe finito per documentare la guerra e tutto ciò che vi era collegato — l’unica domanda era quando. Per lei, la guerra riguarda vite e destini umani. Spera di fotografare quante più storie possibile di ucraini che portano il peso della guerra sulle spalle. Redazione Roma
March 17, 2026
Pressenza
‘Mostri sbattuti in prima pagina’ a Torino, come a Milano e dintorni
«Ieri pomeriggio al campo di Strada Aeroporto sono arrivati i giornalisti della redazione ‘Fuori dal coro’, che avevano già trasmesso un video sul campo intitolato ‘Il campo della vergogna‘», riferisce Carla Osella. Oggi Carla Osella, la presidente dell’A.I.Z.O. ROM E SINTI (Associazione Italiana Zingari Oggi) che nella stessa giornata – venerdì 13 marzo scorso – era intervenuta riguardo al ‘caso Verangela Marino’ che da qualche giorno domina nelle cronache torinesi, spiega che i giornalisti di ‘Fuori dal Coro’ “sono entrati nel campo rom senza chiedere permesso a nessuno, perché secondo loro è un campo abusivo” e racconta: > I rom mi hanno subito telefonato per avvisarmi di cosa stava succedendo. > Quindi ho chiesto di mettermi in linea con la giornalista, che però non voleva > ne’ parlarmi ne’ dire chi fosse. > > Allora l’ho invitata a incontrarmi e consentirmi di dare ragguagli sulla > situazione del campo, ma lei non me lo ha permesso, alla mia richiesta > rispondendo con voce alterata. > > E, siccome lei continuava a andare avanti e indietro nel campo, inasprendo la > tensione, ho suggerito ai rom di ritirarsi nelle proprie abitazioni e prendere > la targa della sua auto. > > Allora lei ha detto di essere una collaboatrice della redazione di Mario > Giordano. Quindi le ho chiesti di salutare il suo direttore, che è torinese e > da giovane, quando era un redattore della ‘Voce del Popolo’, veniva con me nei > campi e scriveva sui loro problemi con uno sguardo positivo. > > E, rivolgendomi all’assessore Jacopo Rosatelli, ho chiesto l’intervento dei > Vigili, che però sono arrivati quando i giornalisti erano già andati via! «Non è possibile gestire situazioni con persone che esprimono il loro servizio pubblico con arroganza e condannando il popolo rom come se fosse sempre colpevole di qualcosa e perciò condannabili – commenta Carla Osella – La tensione che scatenano nelle persone che assistono alle loro trasmissioni contro queste popolazioni è grave, stiamo notando l’aumento di antiziganismo nei loro confronti, non facili da gestire. Invece sarebbe importante discutere con calma e vedere anche l’altra faccia del rom… quella vera». Eh già, propio così: in questo periodo in cui tante questioni infiammano gli animi sarebbe necessario che i giornalisti, il cui mestiere è consegnare alla storia le cronache dei fatti mentre accadono, anziché con ‘narrazioni’ scandalistiche e mistificanti descrivessero la realtà onestamente e con rispetto per le vittime della violenza. Ma, sebbene esecrata, la prassi di sbattere il mostro in prima pagina è una consuetudine talmente diffusa in ogni redazione che persino i giornalisti più ‘attenti’ spesso fanno scalpore accusando persone fragili, deboli e marginalizzate colpevoli di ogni male e malanno della società. Come a Torino in questi giorni, recentemente in provincia di Milano i media hanno spesso divulgato frettolosoamente notizie scandalistiche false, e tendenziose, e tanti, anche i ‘migliori’, sono caduti nel tranello di queste menzogne ‘confezionate’ apposta per fomentare polemiche che infervorano tutti gli animi, da una parte e dall’altra delle barricate ideologiche, ed esacerbano i fanatismi di ogni parte. L’estate scorsa dopo che era stata diffusa la notizia che all’autogrill di Lainate un tutista ebreo era stato picchiato da un gruppo di immigrati filo-palestinesi subito molti giornalisti, tra cui persino Gad Lerner, solitamente pacato e cauto, hanno reagito veentemente, con parole molto enfatiche contro l’antisemitismo. In quei giorni poi i furibondi strali dei cronisti e, a ruota, di opinion leader e politici, si sono rivelati ‘fuori luogo’, perché le indagini hanno appurato che i mostri sbattuti in prima pagina sui quotidiani non erano stati carnefici, bensì vittime del loro accusatore, che li aveva provocati e percossi, quindi incolpati di averlo malmenato… Ma il danno è stato irreparabile. Lo scalpore aveva distratto l’attenzione dei giornalisti, così dell’opinione pubblica e persino di molti esponenti della sociatà civile, da altre questioni e, purtroppo, da quelle drammatiche e tragiche che in quel periodo scandivano la quotidianità: la brutalità dei coloni e dei soldati israeliani e l’atrocità del genocidio dei palestinesi. E, sebbene ad esser mostruose fossero la violenza dell’aggressione, la tracotanza dell’aggressore e l’arroganza di chi, in mala o buona fede, si era schierato dalla parte del carnefice, alla veemenza delle accuse rivolte agli aggrediti non è corrisposta una pari replica riparatrice dell’offesa subita dalle vittime ingiuriosamente e ingiustamente colpite, che comunque si sono difese dimostrando cosa fosse loro realmente accaduto, cioè rivelando la verità. Ma sempre più spesso i mostri sbattutti in prima pagina sono persone che soccombono ai loro carnefici e che non possono difendersi rivelando la verità, come le persone uccise a Milano e dintroni che gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli difendono onorandone la memoria: > Abderrahim Mansouri, spacciatore marocchino di 28 anni, ucciso con un colpo di > pistola alla testa sparato da 30 metri di distanza da Carmelo Cinturrino, > poliziotto 41enne del commissariato Mecenate. > > Soufiane Ech Chafiy, 20 anni, ucciso a Vigevano dopo un inseguimento con una > volante da un proiettile che lo ha colpito alla schiena e lasciato agonizzante > per 23 minuti – uno in più di Mansouri – prima di chiamare i soccorsi. > Archiviata la posizione dei due poliziotti. > > Younes El Boussettaoui, 39 anni, marocchino senza dimora ucciso con un colpo > di pistola in piazza Meardi a Voghera dall’allora assessore alla sicurezza > Massimo Adriatici, condannato a 12 anni in primo grado. > > Fares Bouzidi, 22enne tunisino condannato in primo grado per resistenza a > pubblico ufficiale: era alla guida dello scooter su cui era seduto dietro Ramy > Elgaml, morto nell’incidente avvenuto durante un inseguimento. Sette i > carabinieri indagati, uno per omicidio stradale per eccesso colposo > nell’adempimento del dovere, gli altri a vario titolo per falso ideologico sul > verbale, false informazioni ai pm, depistaggio per la cancellazione dei video > e favoreggiamento. > > Nachat Rachid, pusher 34enne ucciso nei boschi di Castelveccana (VA) da un > proiettile di gomma sparato con un fucile a pompa Winchester 1˙300 Marine dal > carabiniere Mauro Salvadori, rinviato a giudizio insieme all’allora comandante > del Nucleo Radiomobile Marco Cariola, accusato di averlo coperto. > > Gli avvocati del pusher ucciso a Rogoredo: «Ecco perché difendiamo gli > indifendibili» – Simone Marcer, 25.02.2026 / L’AVVENIRE  E quando il quarto potere si allea con i loro carnefici, le vittime di ingiustizie, sopraffazioni, vessazioni e prepotenze vengono ancor più duramente bersagliate e colpite…   Maddalena Brunasti
March 14, 2026
Pressenza
Corso di formazione in giornalismo investigativo per giovani under 30
Ultimi giorni per candidarsi al bando e partecipare alla PRM Academy organizzata dall’associazione Amici di Roberto Morrione in collaborazione con la Consulta provinciale per la Legalità di Foggia, che hanno annunciato i nomi delle docenti e dei docenti della terza edizione del corso in svolgimento a Foggia da giovedì 14 a sabato 16 maggio 2026. PRM Academy è la scuola di formazione residenziale intensiva e gratuita dedicata al giornalismo investigativo e rivolta a giovani under 30, nata nell’ambito del Premio Roberto Morrione. La partecipazione è gratuita, ma i posti disponibili sono solo 20, di cui almeno 5 riservati a candidate e candidati residenti in Puglia. Durante i tre giorni di lezioni, laboratori, analisi e visione di inchieste, attività di gruppo e momenti di confronto dedicati al giornalismo d’inchiesta, i partecipanti saranno ospitati dall’organizzazione. Agli iscritti invece spetterà l’onere di sostenere i costi dei viaggi per e da Foggia. IL TEAM DI DOCENTI 2026 I docenti di questa edizione saranno: * Giulia Bosetti, giornalista d’inchiesta Rai * Francesco Cavalli, documentarista e segretario generale dell’associazione Amici di Roberto Morrione * Gabriele Cruciata, giornalista d’inchiesta * Francesco De Augustinis, giornalista freelance e documentarista * Stefano Lamorgese, giornalista di Report Rai3 e vicepresidente dell’associazione Amici di Roberto Morrione * Paolo Mondani, giornalista di Report Rai3 * Roberto Reale, giornalista e scrittore, docente di Comunicazione e membro del coordinamento del Laboratorio La Cura del Vero dell’Università di Padova * Cecilia Strada, esperta di comunicazione ed europarlamentare * Michele Vollaro, giornalista di Africa e Affari e co-fondatore di Internationalia Si uniranno al corpo docente anche le autrici e gli autori di tre inchieste nate dal Premio Morrione che diventeranno casi studio dell’Academy: –   Sulla loro pelle, video inchiesta vincitrice del Premio Morrione e del Premio Libera Giovani 2022, che analizza l’opacità della gestione privata dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) e le conseguenze sui diritti fondamentali delle persone migranti, realizzata da Marika Ikonomu, giornalista del quotidiano Domani, Alessandro Leone, reporter investigativo e culturale abruzzese, e Simone Manda, giornalista e videomaker freelance; –  La Giostra, video inchiesta realizzata da Iacopo Valori, giornalista del programma FarWest di Rai3, finalista al Premio Morrione 2024 e vincitrice nello stesso anno del Premio Libera Giovani, dedicata alle controverse donazioni ricevute dal partito europeo ECR guidato dal 2020 da Giorgia Meloni; – La rotta delle mangrovie, l’inchiesta che indaga gli effetti della crisi climatica sulle migrazioni dal Senegal e le contraddizioni dell’Unione europea nelle politiche di cooperazione e di esternalizzazione delle frontiere, vincitrice del Premio Riccardo Laganà 2025 e realizzata da Novella Gianfranceschi, giornalista freelance e documentarista, e Niccolò Palla, giornalista freelance e videomaker. PROMOTORI L’Academy è promossa dall’associazione Amici di Roberto Morrione in collaborazione con la Consulta Provinciale per la Legalità, Provincia di Foggia, Regione Puglia, Comune di Foggia, Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, Associazione Per il Meglio della Puglia, Università di Foggia – Dipartimento DISS (Dipartimento Scienze Sociali), ⁠⁠Libera – Coordinamento provinciale e con il patrocinio di Puglia Culture e della Rete dei Comuni Sostenibili. Le candidature devono essere inviate entro il 15 marzo 2026, seguendo le modalità indicate sul sito:  www.premiorobertomorrione.it/academy Redazione Italia
March 10, 2026
Pressenza
Notizie dalla Piana: si chiama Branded Content, “contenuto sponsorizzato”
Sono articoli creati su commissione da un brand, una azienda o una istituzione ma scritti con stile giornalistico che simula l’informazione, l’educazione o l’intrattenimento del lettore. A differenza della pubblicità tradizionale hanno l’obiettivo di “dare valore” e non solo vendere … Leggi tutto L'articolo Notizie dalla Piana: si chiama Branded Content, “contenuto sponsorizzato” sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.