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Università Pegaso sotto inchiesta: soldi ai giornali in cambio di articoli favorevoli
Soldi e investimenti pubblicitari in cambio di un’informazione “addomesticata”, con contenuti giornalistici scomodi modificati, ridimensionati o bloccati prima della pubblicazione. È attorno a questo meccanismo che ruota il presunto sistema di condizionamento della stampa ricostruito dalla Procura di Napoli nell’inchiesta sull’Università telematica Pegaso e sul gruppo Multiversity, che negli scorsi giorni ha portato alla notifica di 22 avvisi di garanzia. Tra gli indagati figurano dirigenti aziendali, manager dell’editoria e direttori di alcune delle principali testate italiane. Secondo i magistrati, la finalità sarebbe stata quella di proteggere la reputazione dell’ateneo dalle notizie relative a una precedente indagine su irregolarità nelle iscrizioni, negli esami e nei titoli di studio. Al centro della vicenda c’è la figura di Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo UniPegaso-Multiversity. Con alcuni dirigenti del fondo proprietario Cvc, l’amministratore delegato Francesco Durante e i rappresentanti della società di comunicazione Comin & Partners, avrebbe organizzato una rete di interlocutori privilegiati nel mondo dell’informazione. I pm contestano, a vario titolo, associazione per delinquere finalizzata a corruzione tra privati, istigazione alla corruzione e, in alcuni casi, estorsione. Il meccanismo, definito nelle conversazioni «coverage one to one», prevedeva di utilizzare campagne pubblicitarie, collaborazioni editoriali e stanziamenti aggiuntivi come leva per poter conoscere in anticipo i contenuti degli articoli, intervenire sui titoli e sulle pagine o ottenere che determinati pezzi non venissero pubblicati. Il decreto di perquisizione cita rapporti con editori e concessionarie collegati, tra gli altri, a Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Il Mattino, Domani, Il Foglio, Libero, Fanpage e Il Fatto Quotidiano. La presenza nell’elenco non implica, di per sé, che tutte le testate o i loro rappresentanti abbiano accettato le richieste. Secondo gli inquirenti, tuttavia, il nesso tra gli investimenti pubblicitari prospettati agli editori e le richieste di intervenire sulle notizie giudiziarie andrebbe a dimostrare il tentativo di condizionare l’informazione a favore del gruppo. Uno degli episodi più significativi risale all’8 giugno 2026, quando si profilava la pubblicazione delle prime notizie sull’indagine relativa alla precedente gestione dell’università. Vaccarono chiedeva a un collaboratore di organizzare una riunione per decidere «se contestualmente attiviamo Il Mattino per mettere quello all’acqua di rose». Il giorno successivo il quotidiano trattava la vicenda nelle pagine locali di Napoli. Anche Repubblica, stando agli atti dell’indagine, avrebbe circoscritto la copertura all’edizione locale. Parallelamente, con la concessionaria Piemme si discuteva di investimenti pubblicitari nell’ordine di 400-600mila euro, e, secondo la Procura, la proposta di un investimento pubblicitario da 100mila euro a favore di Domani sarebbe stata finalizzata a ottenere dal direttore della testata un articolo dai contenuti più vaghi o direttamente la rinuncia alla sua pubblicazione. I rapporti economici erano consistenti anche altrove. Tra il 2023 e il 2026 Multiversity e Pegaso avrebbero versato oltre 1,1 milioni di euro in pubblicità al gruppo Sole 24 Ore. Per Il Foglio si prospettava un investimento fino a 300mila euro. A Francesco Cancellato, direttore di Fanpage e indagato, Vaccarono avrebbe proposto un sistema di segnalazioni preventive, vantandosi successivamente di aver ottenuto la modifica di un titolo. Un altro passaggio riguarda Il Fatto Quotidiano. Dopo un articolo sulle presunte irregolarità di Pegaso, Vaccarono ha contattato il direttore del portale web Peter Gomez, lamentando il titolo e chiedendo di evitarne la pubblicazione online. I pm ritengono che il contenuto sia stato bloccato, mentre la testata precisa che l’articolo era rimasto online per oltre mezza giornata ed era accessibile agli abbonati digitali. Gomez ha negato di aver ricevuto denaro o favori personali; Cancellato ha rivendicato l’autonomia editoriale di Fanpage. Claudio Cerasa, direttore del Foglio, ha assicurato che tutto sarebbe avvenuto regolarmente, mentre Andrea Malaguti, ex direttore della Stampa, si è dichiarato disponibile a fornire chiarimenti agli investigatori. La magistratura farà il suo corso e chiarirà i dettagli di queste specifiche vicende. Certo è che quelli descritti nelle carte sono tra i metodi più in voga tra le aziende – e le università telematiche non fanno evidentemente eccezione – per cercare di influenzare i media. Non si parla infatti solo dell’acquisto di semplici spazi pubblicitari, cosa di per sé perfettamente legale, ma di veicolare denari alle testate con lo scopo di ottenere in cambio contenuti giornalistici favorevoli. Questa perversa dinamica è una delle ragioni per le quali L’Indipendente, per poter incarnare un metodo giornalistico che non faccia sconti a nessuno, ha sin dall’inizio scelto di non ospitare alcuna pubblicità. Il nostro giornale è peraltro tra i pochi che, sulle numerose opacità del mondo delle università private (e specialmente delle università telematiche) ha realizzato importanti inchieste. In due approfondimenti ci siamo in particolare concentrati sui rapporti tra università private e mondo politico, sull’espansione economica delle università online e sui problemi legati alla qualità dell’offerta formativa. The post Università Pegaso sotto inchiesta: soldi ai giornali in cambio di articoli favorevoli appeared first on L'Indipendente.
October 9, 2026
L'INDIPENDENTE
Roberto Arlt / Malavita a Buenos Aires
Arriva finalmente in italiano, per Bibliotheka, uno dei nuclei più compatti e meno addomesticabili del corpus giornalistico di Roberto Arlt: venti aguafuertes selezionate dalle oltre mille pubblicate su “El Mundo” di Buenos Aires tra il 1928 e il 1942, riunite sotto il titolo — volutamente sproporzionato rispetto alla materia — di Tratado de la delincuencia. Il pretenzioso overstatement del titolo è la prima spia del metodo: Arlt non sistematizza, accumula. Coima, fascinerosi, martingaleros, avvocati da funerale, assalti in banda — la galleria non aspira all’esaustività tassonomica ma all’inventario dello stupore, un catalogo di pennellate rapide sulla malavita urbana di Buenos Aires che funziona da pretesto per esercitare una prosa tagliente più che da trattato in senso proprio. È proprio questa dimensione tecnica — la scrittura come montaggio di materiali eterogenei — a rendere il libro rilevante oltre il suo valore documentario. La critica argentina ha da tempo insistito su una lettura di Arlt come bricoleur: uno scrittore che compone i propri testi, giornalistici e narrativi, con “restos”, frammenti, saperi squalificati, la lingua sgangherata delle traduzioni popolari spagnole più che il castigliano normativo. La stessa intuizione è stata spinta verso l’estetica della modernità tecnica periferica: Arlt non offre una visione né riconciliata né ottimista, ma sostiene una modernità radicalizzata, tanto inevitabile quanto critica. Nel Trattato questa tensione si traduce in uno sguardo che non giudica il delinquente dall’alto di una morale borghese né lo redime in chiave picaresca: lo osserva come sintomo di un ordine economico e sociale che produce sistematicamente i propri margini. Il crimine minuto, la coima, la truffa da quattro soldi sono variazioni sul tema unico dell’economia come ossessione strutturante dell’immaginario arltiano — una vera e propria finzione del denaro che attraversa tutta la sua opera. Lo stile resta il vero terreno di prova. La macchina letteraria di Arlt passeggia per la città raccogliendo detriti verbali — gergo carcerario, lunfardo, sintassi giornalistica sotto pressione — e li ricompone in un registro aggressivo e teso, indicato dalla critica come il vero programma estetico delle aguafuertes: fare stile sotto la pressione della colonna quotidiana. È uno stile che rifiuta la distanza elegante del cronista colto e che proprio per questo, a partire dagli anni Sessanta, ha permesso di riscattare Arlt dall’accusa — mossa fin dai contemporanei — di scrittore sciatto, per ricollocarlo dentro una genealogia d’avanguardia. Il volume curato da Montalto ha il merito di rendere finalmente accessibile in italiano questo laboratorio, ma sconta l’assenza di un apparato critico che orienti il lettore digiuno di Arlt dentro le coordinate che la critica ispano-americana ha da tempo messo a fuoco. Restano da soli, in traduzione, venti frammenti che vanno però letti sapendo che non descrivono soltanto la delinquenza di Buenos Aires: mettono in scena, con la stessa materia grezza di cui parlano, il modo in cui la letteratura argentina del Novecento ha imparato a scrivere l’urgenza.   L'articolo Roberto Arlt / Malavita a Buenos Aires proviene da Pulp Magazine.
September 25, 2026
Pulp Magazine
Gli open-day della Scuola di Giornalismo ‘Lelio Basso’: 10, 18 e 24 settembre
Nella giornata di giovedì 10 settembre sono offerte l’occasione di incontrare docenti ed ex studenti e l’opportunità di conoscere nei dettagli il programma della XXII edizione del corso annuale svolto alla Fondazione Lelio e Lisli Basso. Fondata nel 2005, la Scuola di giornalismo Lelio Basso ha sede a Roma, in via della Dogana Vecchia 5. Le iscrizioni al Corso di giornalismo di inchiesta e reportage 2026-2027 sono raccolte fino al 25 settembre. Verranno ammessi 25 partecipanti e saranno assegnate due borse di studio da 1˙900 euro ciascuna. Oltre all’open-day di domani, giovedì 10, successivi sono a calendario venerdì 18 e giovedì 24 settembre.   Redazione Italia
September 9, 2026
Pressenza
Giornalisti palestinesi uccisi a Gaza e minorenni israeliani arruolati nelle milizie di coloni
“L’immagine è presente, la penna è presente, la voce è presente e i volti sono presenti, nonostante tutte le perdite, il dolore e la stanchezza”: questo il testo del cartello che ieri i giornalisti hanno esposto dove un anno fa venivano assassinati Anas Al-Sharif, corrispondente di Al-Jazeera, i reporter Mohammed Al-Khalidi e Mohammed Qariqa e i cameramen Mohammed Noufal, Ibrahim Zahere e Mo’men Aliwa. Il 10 agosto 2025 un raid aereo israeliano ha bersagliato la tenda adibita a postazione stampa di fronte all’ospedale Al-Shifa di Gaza City, colpendo l’obiettivo mentre i sei giornalisti stavano svolgendo il proprio lavoro. Filmati d’archivio mostrano che il drone israeliano ha sparato il missile pochi istanti dopo che nella tenda erano rientrati Qariqa e Zahere, che avevano appena trasmesso una diretta a cui erano presenti anche Al-Sharif, Nawfal e Aliwa. Nato nel 1996 nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, Anas al-Sharif è stato una delle figure di spicco del giornalismo palestinese a Gaza. Ha trasmesso immagini di bombardamenti, sfollamenti e fame da ospedali, strade e rifugi nonostante sapesse di essere nel ‘mirino’ dell’IDF, pubblicamente minacciato da alti ufficiali israeliani. Poco prima di venire assassinato aveva scritto: “Queste minacce sono continue e persistenti, compresi i tentativi di intimidamento da parte dell’esercito di occupazione per impedirmi di trasmettere queste immagini. Ma questo è il mio dovere, e sto diffondendo le immagini con la massima professionalità e credibilità”. Con bombardamenti mirati, dall’ottobre 2023 a oggi a Gaza Israele ha ucciso 262 giornalisti, per la maggior parte palestinesi. Di altri 3 non si sa più nulla da quando sono ‘spariti’, inghiottiti nei campi di concentramento israeliano nel deserto del Negev. E oggi, all’alba, le forze di occupazione israeliane hanno demolito la casa del contadino palestinese Farouq Ramadan, ucciso nel suo terreno nei pressi del villaggio di Tell, a sud-ovest di Nablus, dove era stato attaccato dai coloni ebrei israeliani armati e, riuscito a strappare il mitra dalle mani di uno dei suoi aggressori, aveva colpito a morte due soldati intervenuti a supporto dei coloni. Questa sparatoria, in cui sono stati uccisi anche Farouq Ramadan e suoi 3 cugini, è stata oggetto di molte polemiche e uno scandaloso servizio del giornalista RAI Giovan Battista Brunori che mostrava l’attacco terroristico palestinese definendo i coloni armati degli ‘escursionisti’. Un nostro contatto a Tell ha riferito che prima delle squadre del genio militare sono intervenute le forze israeliane supportate da decine di veicoli militari. Le truppe hanno fatto irruzione nel villaggio e costretto decine di famiglie palestinesi ad evacuare le proprie abitazioni, quindi circondato l’area intorno alla costruzione, un edificio di tre piani, che hanno minato e fatto esplodere. GAZA – Saba Naeem Abdullah al-Hashash, tredicenne, è deceduta ieri a causa delle ferite riportate in seguito ai colpi di artiglieria israeliana nella zona di al-Mawasi, a Khan Younis. Diversi civili palestinesi sono rimasti feriti dai colpi di artiglieria israeliana a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Nostri contatti locali hanno riferito che l’artiglieria israeliana ha bombardato diverse aree di Khan Younis, al-Bureij e Beit Lahia. Veicoli militari israeliani hanno aperto il fuoco anche nella zona di Qizan Rashwan, a sud di Khan Younis. Secondo i rapporti del ministero della sanità, il numero totale di palestinesi uccisi dall’11 ottobre, data dell’accordo di Sharm Sheikh, è salito a 1.259, con 4.139 feriti e 807 corpi recuperati da sotto le macerie. EMERGENZA UMANITARIA – Il sistema di trasporto e spedizione nella Striscia di Gaza è stato completamente paralizzato dalla distruzione, da parte di Israele, delle infrastrutture stradali e di stoccaggio, dagli attacchi contro gli autisti e dal blocco dell’ingresso di pezzi di ricambio. L’Organizzazione euro-mediterranea per i Diritti Umani, che ha sede a Ginevra, ha affermato che Israele sta attuando “una politica vendicativa volta a smantellare la catena di approvvigionamento, dal momento in cui anche le poche merci e aiuti che entrano attraverso i valichi non è possibile trasferirle all’interno per essere distribuite alla popolazione”. Prima dell’invasione israeliana, nella Striscia operava una flotta di circa 1.200 camion, che coprivano i bisogni della popolazione in termini di cibo, medicine, carburante, foraggio, materiali da costruzione e altri beni di prima necessità. Solo circa 400 camion sono sopravvissuti ai bombardamenti e alla distruzione israeliani, di cui circa 100 si sono guastati a causa dell’impedimento dell’ingresso di pezzi di ricambio, pneumatici, oli e batterie, così che il numero di camion attualmente operativi è solo di circa 300, ovvero il 25% della dimensione della flotta precedente. CISGIORDANIA – Ieri, lunedì 10 agosto, le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una campagna di arresti contro 25 palestinesi, tra cui nel governatorato di El-Khalil (Hebron) un giornalista del campo di Al-Fawwar, e in concomitanza alla dichiarazione del villaggio di Al-Taybeh “zona militare chiusa” hanno effettuato raid e demolito due case. Nostri contatti locali hanno riferito che a Taybeh i coloni insediati nei terreni della comunità di Ka’abneh hanno attaccato attivisti internazionali per la solidarietà e che venerdì il villaggio è stato anche teatro di un attacco da parte dei coloni contro i suoi abitanti. I palestinesi della zona vivono in uno stato di paura e apprensione, poiché la scena di giovani coloni che assaltano i loro villaggi, supportati dall’esercito, diventa sempre più frequente. Questa operazione sistematica mira a stringere la morsa intorno a loro e a costringerli ad abbandonare le loro terre, nell’ambito di una continua espansione degli insediamenti volta a modificare la composizione demografica della Cisgiordania, con una sostituzione etnica, cacciando i nativi. Un residente, che per timore di ritorsioni ha preferito rimanere anonimo, ha espresso il timore che “l’occupazione ci ucciderà o ci costringerà a lasciare le nostre case, come ha fatto con le nostre famiglie”, una scena che riflette la realtà quotidiana di paura e oppressione vissuta dai palestinesi nella zona. Il ruolo dei coloni è combinato con le attività militari, con l’obiettivo di deportare coercitivamente la popolazione nativa. I testimoni palestinesi intervistati hanno confermato che i coloni arrivano armati e scortati dall’esercito. Un’indagine ha rivelato una rete organizzata che persegue gli obiettivi degli insediamenti nella città di Deir Jarir e nelle aree circostanti a nord-est di Ramallah. MINORENNI ARRUOLATI NELLE MILIZIE DEI COLONI – Un rinomato leader, considerato il padre spirituale del movimento dei “giovani coloni delle colline” e risiede su una collina che domina migliaia di dunam, recluta minorenni per compiere atti di intimidazione che hanno costretto gli abitanti della città di Yanoun alla deportazione forzata. Per quanto riguarda la provenienza di questi ragazzi, un’inchiesta spiega che sono adolescenti “ribelli contro le loro famiglie” o “affetti da difficoltà di apprendimento”. Il Ministero dell’Istruzione israeliano ha istituito per loro un programma chiamato Terapia nella Natura, che prevede il loro impiego sulle montagne della Cisgiordania. In seguito, il Ministero della Difesa israeliano ha adottato un altro programma chiamato Forza del Cuore, che mira a valorizzare le potenzialità di questi ragazzi e a fornire loro supporto educativo e terapeutico, arruolandoli nelle milizie che attaccano i villaggi palestinesi. L’inchiesta documenta un addestramento militare estenuante dei minorenni tra le colline e le valli della Cisgiordania, comprese esercitazioni di attacco e controllo, guidate da un ufficiale dell’esercito israeliano che pubblica video, diffusi sui suoi profili personali, in cui appare in uniforme militare e si vanta apertamente, dalla cima delle colline, di ciò che sta facendo, invitando gli altri a non “perdere l’occasione” e a partecipare a “questa missione”. Le dichiarazioni di alcuni leader dei coloni confermano che stanno lavorando per preparare una generazione che “formerà un esercito più capace di controllare il territorio ed espellere chiunque non sia uno di loro”, rivelando una strategia a lungo termine volta a consolidare il controllo dei coloni attraverso successive generazioni di minori addestrati militarmente. Gli osservatori dei diritti umani sottolineano che questi programmi offrono protezione legale ai minorenni di fronte agli organismi internazionali, poiché la loro giovane età viene sfruttata come scudo per eludere le proprie responsabilità. Nel frattempo, l’intero sistema israeliano è responsabile dell’organizzazione e della direzione di questa violenza, ponendo questi ragazzi in prima linea negli attacchi contro i nativi palestinesi. ANBAMED
August 11, 2026
Pressenza
L’attualità arriva sempre in ritardo
A seguire Phil K. Dick, “l’uomo che ricordava il futuro”, come scrive Anthony Peake (Gremese ed. 2017), la gente ormai non può più essere sicura di che cosa sia reale e che cosa non lo sia. Percepiamo nettamente ogni notizia che apprendiamo come la naturale conseguenza di ciò che già ci aspettavamo. Le stesse reazioni impazienti, inconsulte, aggressive dei social sono la testimonianza che ognuno è convinto di sapere che le cose stiano in un certo modo e in nessun altro. La tolleranza sarebbe invece il frutto maturo dell’esistenza di possibilità alternative e delle inevitabili contraddizioni, mentre la pretesa che le cose vadano in un solo modo determinato distrugge la realtà come regno del possibile, ci inchioda in un determinismo che annienta ogni margine inatteso, ogni ambizione spirituale, qualsiasi fede e costruzione di una promessa e di un pentimento, e anche lo spegnersi di ogni precognizione o sincronicità. L’alternativa a tutto questo, alla prigionia di un tutto univoco e prestabilito era stata cinquant’anni fa la teoria dei livelli di realtà, sulla quale allora ci eravamo confrontati allo scopo di individuare differenti modi del razionale e dell’irrazionale. Ricordo di essere intervenuto per dire che la nozione di cronaca e quindi il compito del giornalista stava per cambiare completamente. Era banale dire che le notizie appena date erano già vecchie, il problema non risiedeva nella frustrazione del giornalista scavalcato dai fatti, ma dalla convinzione che prima o poi lo stesso giornalismo d’inchiesta sarebbe stato reso vano dal tumulto dei new media. Tutto si sarebbe rivestito di partigianeria e inattendibilità e la vera indagine non avrebbe ricevuto alcun premio. E allora dove recuperare la verità? Nelle fessure tra due opposte menzogne, amavo dire. Eccoli ora i social a urlare tutte le nostre frustrazioni e nello stesso ecco il piano diabolico di certa informazione a produrre strade a senso unico per androidi manipolati, resi felici dell’obbedienza e dalla incazzatura come unica forma rivoluzionaria. Non bisogna dimenticare Dick e la sua teoria dell’esistenza di due tipi di tempo, che si troverebbero ad angolo retto uno rispetto all’altro. Normalmente siamo consapevoli solo del tempo verticale, progressivo ma nel tempo cubico la causalità può correre anche in senso inverso e quindi passato e futuro possono coesistere in uno stesso momento. Si possono formare linee temporali parallele, la superficie ha diverse profondità, il passato si può ‘riparare’ in favore di una migliore comprensione di quanto accade. Il giornalista insomma ha l’asprezza di chi trasmette diagnosi sui fatti osservando quanto accade e svelandone le responsabilità ma ha anche una sua teoria, un suo modo di smascherare la verità come se la verità fosse un colpevole. Oriana Fallaci aveva esasperato queste capacità e queste posizioni ma aveva anche indicato un ruolo scomodo del suo mestiere. Insomma, esiste una quarta dimensione anche nel vero giornalismo, determinata dall’azione del tempo sui fatti. Lo percepiamo quando su certe stragi o attentati dobbiamo ammettere una frustrazione. Nemmeno l’accertamento giudiziario dei fatti li definisce una volta per tutte con i propri responsabili. La verità è appannaggio della coscienza collettiva ma subisce egualmente manipolazioni, oscuramenti da parte di chi detiene poteri pubblici. La realtà corre, la politica frena. I treni sono sempre in ritardo anche perché qualcuno sposta le stazioni un po’ più in là. The post L’attualità arriva sempre in ritardo appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 8, 2026
L'INDIPENDENTE
Puntata del 04/08/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 04/08/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 04/08/2026@2
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 04/08/2026
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout
Rete Cuneo per la Palestina: “La mistificazione della realtà sui canali Rai”
“Siamo un comitato spontaneo che da oltre due anni denuncia il genocidio in corso in Palestina e ha contribuito a raccogliere fondi per la costruzione della scuola Jazoor in Cisgiordania occupata, e siamo telespettatori e telespettatrici del servizio pubblico radiotelevisivo”, esordisce Rete Cuneo per la Palestina esprimendo la propria indignazione per le affermazioni del giornalista Giovan Battista Brunori nei reportage trasmessi al TG1 del 24.07.2026 e 27.07.2025. Esponendo la questione agli organi competenti, Rete Cuneo per la Palestina spiega: > Quando si racconta un conflitto nel quale sono in discussione crimini contro > una popolazione civile, la scelta delle parole non è una questione di stile: > decide che cosa il pubblico crede sia accaduto e chi lo abbia fatto accadere. > Ribaltare deliberatamente i fatti non è cattivo giornalismo, è complicità > narrativa. > > Il 24 luglio 2026, al TG1 delle ore 20:00, il giornalista Giovan Battista > Brunori ha aperto il servizio sui fatti di Tell con queste parole: «Vicino > all’insediamento israeliano di Avat Gilad, non lontano da Nablus, un gruppo di > palestinesi ha attaccato alcuni israeliani che stavano facendo un’escursione > ed è scoppiato uno scontro». > > Questa descrizione rappresenta una falsificazione vergognosa. > > Quel giorno un gruppo di coloni armati provenienti da quell’insediamento era > entrato con la forza nelle case e nei terreni del villaggio palestinese di > Tell, un’area interdetta ai civili israeliani. Il bilancio di questa > aggressione è tragico: sono state uccise quattro persone della stessa > famiglia, Farooq Ramadan, 41 anni, Imran, 33, Ibrahim, 31, Jawad, 28, e altre > quattro sono rimaste ferite in condizioni critiche. Nelle ore successive i > coloni hanno attaccato altri cinque villaggi intorno a Nablus. > > Definire escursionisti degli aggressori armati e descrivere come attacco > palestinese il tentativo di difesa di una comunità assediata è un atto di > sciacallaggio mediatico. > > Non si tratta purtroppo di un episodio isolato, ma di una condotta sistematica > che suscita vivo sdegno. > > Il 27 luglio 2025, da Kerem Shalom, lo stesso giornalista attribuiva il > deterioramento degli aiuti destinati a Gaza al fatto che «non ci sono > organizzazioni che lo vanno a prendere», basandosi unicamente sulle > dichiarazioni del portavoce dell’esercito israeliano e senza interpellare le > organizzazioni accusate. > > Una tesi smentita dai fatti: due giorni dopo FAO, UNICEF, WFP e OMS > avvertivano che due delle tre soglie di carestia erano state superate a causa > delle restrizioni imposte agli aiuti, e il 22 agosto 2025 l’IPC dichiarava > ufficialmente la carestia, precisando che derivava da decisioni politiche e > militari deliberate. > > I giornalisti sono tenuti per legge ad attenersi ai fatti. > > L’articolo 2 della legge 69 del 1963 impone come obbligo inderogabile il > rispetto della verità sostanziale dei fatti, con lealtà e buona fede; il Testo > unico dei doveri impone di verificare le fonti, di dare conto delle versioni > difformi e di rettificare le notizie inesatte anche senza richiesta. Brunori > ha calpestato ognuno di questi principi. > > L’aggravante inaccettabile risiede nel fatto che Brunori non lavora per una > testata privata, ma opera in qualità di inviato e corrispondente del servizio > pubblico radiotelevisivo. Chi rappresenta la Rai ha il dovere morale, civile e > professionale di garantire un’informazione terza, indipendente e accurata, > libera da partigianerie e condizionamenti esterni. > > Il Contratto di Servizio impone alla Rai di assicurare il pluralismo e > l’obiettività: trasformare la televisione di Stato nel megafono acritico della > propaganda di una delle parti in causa è un tradimento del mandato democratico > della Rai e un insulto alla dignità dei cittadini che sostengono e si fidano > del servizio pubblico. > > Davanti a questa reiterata e gravissima condotta, che tradisce la fiducia > degli utenti e infanga la credibilità dell’intera azienda, Rete Cuneo per la > Palestina chiede fermamente al Consiglio di disciplina di esaminare i due > servizi e di adottare i provvedimenti sanzionatori e disciplinari di > competenza nei confronti del giornalista Giovan Battista Brunori. > > Agli altri organi in indirizzo chiede di valutare l’immediata necessità di un > intervento correttivo e di una formale rettifica in prima serata. > > Non si può più tollerare che il servizio pubblico si faccia megafono della > propaganda di un esercito. Rete Cuneo per la Palestina   Redazione Italia
July 30, 2026
Pressenza