
Ruspe contro i poveri
Comune-info - Saturday, October 17, 2026Il movimento per il diritto alla casa in Spagna ma anche la vicenda di Spin time e le proteste degli universitari in Italia hanno aperto una crepa nella politica istituzionale. Che le città ovunque siano sempre più spesso terreno di caccia per speculatori e che la vita di ogni giorno di tante persone comuni sia devastata, lo dimostra anche la crisi gravissima che in questi giorni vivono, lontano dai riflettori dei grandi media, diversi quartieri di Mogadiscio con migliaia di demolizioni in corso. Le operazioni seguono un protocollo brutale: da mezzanotte in poi, bande armate di asce e coltelli fanno irruzione nelle abitazioni, terrorizzando i residenti, prima dell’arrivo definitivo dei bulldozer. Le denunce della campagna nazionale #HantidaQaranka evidenziano un dato scioccante: il 99% dei terreni di utilità pubblica e dei beni demaniali storici a Mogadiscio è stato indebitamente sottratto o venduto a privati. Intanto il paese è costretto a fare conti con uno stallo della politica (il governo di Mohamud gode però del solido appoggio di Erdogan), un sistema sanitario fragilissimo, violenti conflitti regionali dove intervengono mercenari colombiani… Cresce anche nei vicoli infangati di Mogadiscio la rabbia, per dirla con Galeano, dei nessuno, “i figli di nessuno, i padroni di niente”, coloro “non sono, nonostante siano…”

Mogadiscio, una capitale storicamente segnata dal crollo del regime di Siad Barre nel 1990, dai sanguinosi conflitti interclanici, e dal dominio dei signori della guerra, si trova oggi di fronte a un dramma senza precedenti. Dal 2003 la città ha intrapreso percorsi di faticosa ricostruzione, ma la fine di ogni mandato presidenziale fa ripiombare il paese nel caos. Attualmente il mandato presidenziale risulta scaduto e la città vive un nuovo catastrofe sociale: le ruspe governative stanno radendo al suolo interi quartieri storici, accanendosi in modo particolare sulla povera gente. Le operazioni seguono un protocollo brutale: da mezzanotte in poi, bande armate di asce, bastoni, manganelli, martelli e coltelli fanno irruzione nelle abitazioni, svegliando violentemente i residenti e terrorizzandoli, prima dell’arrivo definitivo dei bulldozer.
Questa sistematica “caccia ai terreni” ha colpito con forza devastante lo storico quartiere di Waberi, in particolare nel distretto di Buula Eelaay.
Intere generazioni vengono private della propria casa senza alcun preavviso, indennizzo o alternativa abitativa, costringendo anziani, donne e oltre mezzo milione di bambini ad accamparsi per strada. Con l’arrivo delle piogge, queste famiglie affrontano un rischio imminente di folgorazioni elettriche, epidemie e il collasso totale delle condizioni igienico-sanitarie, innescando una disperata guerra tra poveri.
La privatizzazione del patrimonio statale
Le denunce civili e politiche confluite nella campagna nazionale #HantidaQaranka evidenziano un dato scioccante: il 99% dei terreni di utilità pubblica e dei beni demaniali storici a Mogadiscio è stato indebitamente sottratto o venduto a privati.
L’amministrazione di Mogadiscio e la regione del Banadir, inizialmente trinceratesi dietro la scusa di voler recuperare i terreni occupati abusivamente dall’era post Siad Barre, hanno esteso i decreti di esproprio fino a liquidare infrastrutture pubbliche vitali, inclusi gli immobili storici del Ceemiska (l’assicurazione nazionale somala), l’Ex Fiera Nazionale (Carwada Qaranka) e le stazioni dei vigili del fuoco. Dietro queste manovre sembra nascondersi una fitta rete di speculazione edilizia alimentata da enormi capitali privati e multinazionali.
I costi d’affitto nella capitale sono saliti a livelli insostenibili, paragonabili in alcune zone a quelli delle grandi città italiane: nella zona di Maka al-Mukarama gli appartamenti raggiungono gli 800 dollari al mese, mentre a Waberi e Bondhere variano tra i 350 e i 500 dollari, tagliando fuori la stragrande maggioranza della popolazione locale.
Stallo politico
Il contesto securitario e sociale è aggravato da una gravissima crisi costituzionale. Il mandato quadriennale del presidente Hassan Sheikh Mohamud è ufficialmente scaduto il 15 maggio 2026. Tuttavia, grazie a un controverso emendamento approvato dal parlamento nel marzo 2026, la durata del mandato è stata estesa unilateralmente da quattro a cinque anni, prolungando la presidenza fino al 15 maggio 2027. Questo colpo di mano legislativo è stato rigettato dal blocco delle opposizioni riunite nel Somali Future Council, che considerano Mohamud a tutti gli effetti un ex presidente, illegittimamente al comando.
Il governo di Mohamud gode del solido appoggio del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e del presidente del Gibuti, Ismail Omar Guelleh. Tuttavia, la pressione sotterranea della comunità internazionale – in primis Stati Uniti e Regno Unito – per scongiurare un’escalation militare nella capitale ha forzato un fragile compromesso all’inizio di settembre 2026, impegnando la presidenza a tenere elezioni entro sette mesi. Ciononostante, le opposizioni mantengono alta la guardia, denunciando che il metodo proposto dal governo, dietro il pretesto del suffragio universale per la società civile, nasconde un sistema architettato su misura per garantire la rielezione automatica del regime in carica.
L’escalation militare nel sudovest
Mentre Mogadiscio è scossa dalle demolizioni, la stabilità della Somalia sta collassando nelle regioni periferiche. Negli ultimi giorni, la città di Baidoa, nello Stato del Sudovest, è stata teatro di violenti scontri a fuoco durati molte ore. Le forze di sicurezza federali somale hanno ingaggiato combattimenti urbani serrati contro le milizie e le forze speciali regionali fedeli all’ex governatore dello Stato del Sudovest, Abdiaziz Hassan Mohamed Laftagareen, rimosso forzatamente lo scorso marzo. Il ministero della Difesa federale ha dichiarato di aver respinto l’assalto, accusando le milizie di Laftagareen di coordinarsi con i terroristi di al-Shabaab. Il bilancio civile è tragico: il Bay Regional Hospital ha riferito di aver accolto decine di feriti e vittime civili, mentre la popolazione è barricata nelle case per via dei proiettili vaganti.
L’escalation ha raggiunto un livello internazionale critico durante la notte tra il 3 e il 4 settembre 2026, quando un misterioso attacco aereo ha bombardato il compound del Generale Mahad Abdirahman Aden (noto come Taliye Shub), stretto alleato di Laftagareen, nella città di confine di Doolow (regione del Gedo). L’incursione ha causato morti e il crollo dell’edificio. Le autorità del Sudovest hanno esplicitamente accusato un caccia militare turco, svelando una preoccupante e diretta ingerenza aerea straniera nei conflitti politici intestini somali, fatto su cui né Villa Somalia né Ankara hanno rilasciato smentite.
I mercenari colombiani
A complicare la rete dei conflitti regionali legati alla Somalia vi è la presenza documentata di mercenari colombiani (Private Military Contractors), impiegati in dinamiche di transito e supporto operativo. Le rotte di volo internazionali tracciate collegano la Colombia al Sudan, passando strategicamente attraverso hub chiave quali Bossaso (Somalia), Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) e N’Djamena (Ciad). Questo flusso evidenzia la progressiva internazionalizzazione della sicurezza e dei traffici di truppe private nell’Africa orientale, con la Somalia che funge da corridoio geopolitico cruciale per attori di sicurezza non statali operanti nei teatri di guerra sub-sahariani.
La mappa mostra il percorso di un membro di una compagnia militare privata colombiana, intervistato da Human Rights Watch, che ha viaggiato verso il Sudan passando per Somalia, Emirati Arabi Uniti e Ciad.

L’aggravarsi delle demolizioni
La crisi abitativa e le controversie legate alla proprietà dei terreni a Mogadiscio continuano a estendersi a macchia d’olio nell’autunno del 2026. Le campagne di sgombero forzato e demolizione per mano delle autorità municipali e delle forze di sicurezza hanno colpito duramente il distretto di Waberi. Questa operazione di recupero dei terreni demaniali ha suscitato una forte indignazione pubblica e l’intervento di figure di spicco dell’opposizione. L’ex presidente Mohamed Abdullahi Farmaajo ha condannato duramente gli sgomberi, evidenziando come l’abbattimento di intere aree residenziali ad alta densità privi le famiglie vulnerabili dei diritti costituzionali fondamentali, lasciandole senza tetti né tutele giuridiche adeguate. Mentre l’amministrazione del Benadir difende le azioni definendole necessarie per modernizzare le infrastrutture cittadine, la popolazione locale e i leader politici denunciano la mancanza di preavvisi e l’assenza di sistemazioni alternative, aggravando una situazione sociale già esasperata dalle intemperie.
Parallelamente, all’inizio del mese di ottobre 2026, diverse abitazioni sono state demolite nel quartiere di Jungul (nel distretto di Yaqshid), nel cuore della notte e mentre sulla città cadeva una forte pioggia. I residenti hanno denunciato l’azione, affermando di essere in possesso di regolari documenti di proprietà dei terreni e accusando le autorità di aver inviato le ruspe all’improvviso. Nelle vicinanze delle abitazioni dell’ex Compagnia di Assicurazioni (Caymiska), le demolizioni hanno provocato forti polemiche e tensioni tra il governo locale e i residenti. In uno degli episodi più gravi, un cittadino sarebbe stato ucciso dopo essersi rifiutato di lasciare la propria abitazione.
Il coinvolgimento dei caccia militari
Riguardo al dispiegamento dei caccia militari, le denunce e i resoconti locali hanno riferito dettagli allarmanti. Diverse fonti locali e alcuni leader dell’opposizione, tra cui l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed, hanno denunciato che, durante quel periodo di forte tensione, aerei da guerra identificati come F-16 turchi hanno sorvolato a bassa quota il cielo di Mogadiscio.
I voli a bassa quota sarebbero stati registrati sopra la capitale, in particolare nelle aree di Tokyo e Jungul, nel distretto di Yaqshid. L’opposizione e alcuni residenti hanno interpretato questi voli come una forma di palese intimidazione e dimostrazione di forza nei confronti dei cittadini che si opponevano alla demolizione delle proprie abitazioni. L’amministrazione della regione del Benadir ha difeso le operazioni, definendole parte di un piano legittimo per il recupero dei terreni pubblici, mentre le autorità militari non hanno confermato ufficialmente un legame diretto tra il sorvolo dei caccia e le operazioni di sgombero.
Rischi per la popolazione
Intanto, la pioggia non fa distinzione tra ricchi e poveri. A Mogadiscio, come in molte altre zone della Somalia, le strade continuano a essere gravemente colpite dalle precipitazioni a causa della mancanza di adeguati sistemi fognari e di drenaggio, infrastrutture che non sono state sufficientemente ripristinate e sviluppate negli ultimi decenni. Ogni volta che piove aumenta anche il rischio legato agli impianti elettrici. Nonostante la spesa pubblica e la riscossione delle tasse da parte delle autorità, delle abitazioni, delle aziende elettriche e delle attività commerciali, molti abitanti continuano a non disporre di sistemi sicuri e adeguati per affrontare le emergenze legate alle piogge.
A questo si aggiunge il rischio sanitario provocato dall’acqua stagnante e dalle condizioni igieniche precarie, che possono favorire la diffusione di malattie. La situazione nel sud della Somalia e nella capitale Mogadiscio è particolarmente preoccupante anche a causa delle condizioni climatiche e di una crisi sanitaria aggravata dalla fragilità del sistema sanitario. Secondo i dati di ReliefWeb, le previsioni indicano una probabilità superiore al 90% di precipitazioni sopra la media nel centro-sud del Paese entro la fine dell’anno, con il rischio che i fiumi Juba e Shabelle possano nuovamente esondare, mettendo a rischio oltre 1,3 milioni di persone.
Un sistema sanitario sempre più fragile
A rendere tutto più difficile è il sistema sanitario, già fragile da decenni, che è diventato per molti cittadini un servizio difficile da permettersi. Numerosi trattamenti specialistici, tra cui interventi cardiaci, trapianti di rene, rimozione di masse tumorali e complesse operazioni neurologiche, spingono molti cittadini somali a cercare cure all’estero, soprattutto in Turchia e India. Solo una minima parte riesce a ottenere un visto per motivi sanitari verso l’Europa o l’Italia. Tra il 2023 e il 2025 l’accesso a queste procedure sembrava, in alcuni casi, relativamente più semplice; oggi, l’aumento dei costi e dei tempi di attesa rende queste possibilità ancora più difficili da sostenere per molte famiglie somale.
Secondo Medici Senza Frontiere, il sistema sanitario somalo sta affrontando una grave crisi dovuta alla mancanza di finanziamenti. Il Piano di Risposta Umanitaria per la Somalia 2026 è stato ridotto del 40% e risulta finanziato solo per circa un terzo. Questo disinvestimento ha già contribuito alla chiusura di numerose strutture sanitarie di base sul territorio. Le agenzie internazionali hanno inoltre dovuto ridurre gli aiuti alimentari d’emergenza, lasciando milioni di persone con un accesso limitato al cibo e all’assistenza sanitaria primaria proprio in un momento di estrema vulnerabilità climatica.
La scuola Bartamaha
In netto contrasto con le demolizioni forzate e le accuse di abbandono infrastrutturale, l’amministrazione regionale del Benadir ha cercato di dare un segnale di sviluppo sociale avviando significativi piani di ricostruzione pubblica. Il 14 ottobre 2026, il sindaco di Mogadiscio ha posato la prima pietra per la ricostruzione della storica scuola Bartamaha, un istituto vecchio di 66 anni che ha formato generazioni di professionisti somali ma che versava in uno stato di totale degrado dopo decenni di conflitti.
Finanziato nell’ambito dell’iniziativa Somalia Education for Human Capital Development, il progetto punta a edificare un polo scolastico moderno. Questa mossa istituzionale rappresenta il tentativo della leadership municipale di controbilanciare le critiche della cittadinanza, dimostrando l’intenzione di reinvestire nei servizi essenziali, anche se l’accesso all’istruzione e alla sanità di base rimane un miraggio per migliaia di sfollati urbani accumulatisi a causa degli sgomberi.
Lo scontro istituzionale si sposta in Tribunale

Le tensioni nate per le strade di Mogadiscio riflettono una spaccatura politica molto più profonda che ha raggiunto i massimi livelli istituzionali della Somalia alla metà di ottobre 2026. Il 16 ottobre 2026, l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed, leader del consiglio di opposizione Somali Future Council, ha ufficialmente depositato un ricorso presso la Corte Suprema Federale a Mogadiscio.
L’azione legale contesta i recenti emendamenti parlamentari alla Costituzione provvisoria (in particolare al Capitolo 15), accusando il legislatore di aver ignorato i protocolli di revisione e di aver agito senza un consenso politico allargato. Sharif Sheikh Ahmed ha esortato la magistratura a decidere in totale indipendenza dalle pressioni dell’esecutivo, definendo il ricorso l’unico modo pacifico per preservare lo Stato di diritto ed evitare la frammentazione politica del Paese.
Verso le elezioni del 2027
La vera radice dello scontro tra governo e opposizione — che fa da sfondo anche all’uso dimostrativo della forza nei cieli e nelle strade della capitale — risiede nella gestione della transizione democratica. Il 15 ottobre 2026, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (NIEBC) ha annunciato ufficialmente il calendario elettorale, fissando le elezioni presidenziali della Somalia per il 15 maggio 2027. Le elezioni parlamentari federali sono state invece programmate per il 15 aprile 2027.
Nonostante la definizione di queste scadenze sia stata accolta con favore dalla leadership governativa come un passo avanti per la stabilità, l’annuncio unilaterale ha acuito l’ostilità delle coalizioni di opposizione e di diversi Stati membri federali. Questi ultimi temono che le modifiche ai meccanismi di voto e le estensioni dei mandati amministrativi approvate senza un accordo globale possano compromettere definitivamente la tenuta democratica del Paese.
Fonti:
- Testimonianze civili dirette: Prove audio-visive raccolte sul campo tra i residenti dei quartieri storici di Waberi (Buula Eelaay), Yaqshid, Bondhere e Hodan (tra agosto e Settembre 2026).
- Denuncia Umanitaria ed Evidenze di Sfratto (Facebook Reel): Appello pubblico disperato di un’anziana donna di 85 anni provvista di regolari titoli di proprietà, le cui case sono state demolite dalle ruspe governative a Mogadiscio: https://www.facebook.com/reel/1486476406864262
- Analisi dell’Esproprio di Terreni (The Somali Digest): Report investigativo dettagliato sugli sfratti forzati nel quartiere di Tookiyo (Yaqshiid) e sull’estorsione di 18.000 dollari a lotto imposta dall’amministrazione: https://thesomalidigest.com/mogadishu-sells-the-ground-its-citizens-are-standing-on/
- Giornalismo d’Inchiesta sul Land Grabbing (The Africa Report): Documentazione riguardante la svendita illegale di beni demaniali e infrastrutture pubbliche a magnati commerciali privati attraverso sistematici espropri di Stato: https://www.theafricareport.com/390992/somalia-is-the-government-selling-off-public-land-to-tycoons-via-massive-land-grabs/
- Analisi Geopolitica e Geostrategica (Middle East Institute – MEI): Ricerca accademica che evidenzia come attori esterni sfruttino la fragilità istituzionale somala e controllino infrastrutture locali critiche: https://mei.edu/publication/far-benefactor-turkish-government-exploiting-somalias-fragility/
- Accordo sulla Tabella di Marcia Elettorale (Somali Guardian): Documentazione sull’accordo di transizione di 7 mesi per le elezioni tra la presidenza e le opposizioni, mediato dai partner internazionali: https://www.somaliguardian.com/news/somalia-news/somalia-hassan-sheikh-mohamud-agrees-elections-7-months/
- Dossier Infografica #HantidaQaranka: Mappatura della difesa civile che traccia l’assegnazione illegale di 120 siti pubblici e storici a Mogadiscio.
- Dati sul Tracciamento dei Conflitti: Log operativi sul fuoco incrociato a Baidoa, sul coinvolgimento dell’aviazione turca a Doolow e sui corridoi di transito dei contractor militari colombiani (via ACLED e briefing del Consiglio di Sicurezza ONU).
- https://sesrp.moewr.gov.so/wp-content/uploads/2025/02/BECO-JAZEERA-POWER-PLANT-ESIA.pdf
- https://www.eurasiareview.com/04092026-the-sultans-drones-ankaras-descent-from-somali-patron-to-villa-somalias-hired-gun-oped/
- https://www.hrw.org/report/2026/05/25/from-bogota-to-el-fasher/the-uaes-role-in-the-deployment-of-colombian-fighters
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