Recensione: V. Colmegna, G. Zagrebelsky, La Costituzione dei poveri
IL DEPAUPERAMENTO DEI SISTEMI EDUCATIVI È FUNZIONALE ALL’IDEOLOGIA MILITARISTA.
E PIÙ LA SCUOLA DEPERISCE, PIÙ DEPERISCE LA DEMOCRAZIA.
Ha ragione da vendere il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky nel ritenere il
primo scandalo la guerra, giudicando disertori e renitenti gli eroi che, in
virtù delle loro scelte, pagano con la perdita della libertà e, pur sottoposti
al pubblico ludibrio, non abiurano alla costruzione della pace.
Queste osservazioni sono contenute in un libro frutto del dialogo tra l’uomo di
legge, Gustavo Zagrebelsky appunto, e il sacerdote Virgilio Colmegna da decenni
impegnato socialmente a fianco degli ultimi. Un dialogo tra credenti e laici
attorno al concetto di giustizia, alla difesa della Carta costituzionale, alla
lettura del Vangelo da cui trarre un messaggio ben diverso da quello che anima
neoconservatori, Maga e fautori della guerra.
A pochi giorni dal seminario organizzato dall’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle università con Scuola e società, sulla
Diserzione come forma di Resistenza alla Pace, cerchiamo di sviluppare qualche
ragionamento attorno alla guerra, al senso di giustizia, alle responsabilità
anche individuali dinanzi alla dilagante cultura di guerra che imperversa nella
società. E per guerra non intendiamo il conflitto sociale, fondamentale motore
mosso dal desiderio di equità e giustizia.
Dopo l’intervento militare USA e la prigionia del Presidente Maduro in molti
hanno chiesto cosa resti del diritto internazionale e soprattutto se sia lecito
oggi sperare in un insieme di regole rispettate da dominanti e dominati,
governanti e governati, a fronte del genocidio del popolo palestinese e del
rifiuto sistematico da parte USA di trattati e convenzioni internazionali. Gli
ultimi anni e le modalità con le quali sono state condotte le guerre non sono la
plastica dimostrazione del fallimento del diritto internazionale e il rifiuto di
regole condivise e confini invalicabili?
Mentre l’Occidente accusa la Resistenza palestinese di terrorismo, tutte le
regole scritte, o tacitamente accettate, vengono violate e dismesse dai
dominanti per affermare il potere del più forte e la criminalizzazione del
soccombente e di quanti non si piegano alla normalità della barbarie.
La Carta costituzionale italiana non è servita a fermare la guerra, il ripudio
dei conflitti è stato facilmente aggirato fin dal 1999, quando un governo di
centro sinistra intervenne nella guerra nei Balcani e allora le cosiddette
ragioni umanitarie erano la motivazione etica addotta per giustificare
l’interventismo. Capimmo da subito che lo sgretolamento della ex Jugoslavia e il
fuoco nazionalista nell’area balcanica erano frutto di una lunga pianificazione,
tutto fu palese guardando i nuovi corridoi energetici, il ritorno degli eroi di
guerra che avevano combattuto a fianco dei neonazisti, la riscrittura
(revisionistica) della storia, la rapida nascita di distretti industriali
collegati a importanti multinazionali USA e UE, l’adesione di qualche Paese alla
NATO, il dispiegamento di basi militari e la nascita a tavolino di nuove entità
nazionali che ci riportarono indietro nel tempo ossia quando i Paesi
colonialisti decidevano i confini e gli assetti territoriali.
Il tempo in cui dominavano le ideologie razziste, fasciste, colonialiste non è
morto e sepolto, prova ne sia il bagaglio culturale dei dominanti, la riscoperta
di teorie vecchie costruite, al loro tempo, per conquistare il Mondo (ad esempio
la dottrina Monroe di cui si parla a proposito del continente americano) e
piegarlo ai propri interessi.
E proviamo a riportare queste argomentazioni in campo educativo e scolastico,
non prima di cogliere la critica feroce alla nozione di merito proveniente da
Zagrebesky e Colmegna e ancora una volta il punto di partenza, e di arrivo, è
rappresentato dagli scritti di don Milani, il prete che si oppose ai cappellani
militari e animò un feroce dibattito nel mondo cattolico sui temi della guerra e
della obbedienza.
La cultura del merito, di origine anglosassone, è stata ben utilizzata in Italia
come arma ideologica contro l’egualitarismo e un corpo legislativo garantista
verso gli ultimi e i dominati, se vogliamo è servita anche a disinnescare le
parti avanzate della Carta costituzionale, modificando le relazioni sindacali e
perfino il ruolo degli insegnanti attraverso la nascita della scuola azienda con
i suoi rapporti gerarchici, la competizione, la marcata distinzione tra licei e
scuole tecniche. Il merito implica guadagno e potere, l’esatto contrario di una
trasmissione orizzontale e democratica dei saperi.
E, come in una azienda, ove i principi e le pratiche del profitto e della
gerarchia sono fattori dirimenti per governare l’impresa, anche nella scuola del
Merito si cerca la cieca obbedienza degli studenti e il rispetto, da parte dei
docenti, di rigidi protocolli.
Siamo lontani anni luce dalla idea di Scuola legata alla libertà di pensiero,
alla costruzione della cittadinanza attiva e partecipe, al sapere diffuso e
gratuito, alla trasmissione di alcuni valori fondanti come la solidarietà, il
rispetto delle diversità, il rifiuto della guerra e delle discriminazioni. E
nella scuola del merito, ove è obbligatorio esporre la Bandiera con tanto di
rito propiziatorio ben conservando gli originali colori del Tricolore, la
presenza della propaganda militarista è sempre ben accetta, chiedendo al
militare di ergersi a docenti di innumerevoli materie, come se dietro alla
divisa si celasse una forma onnicomprensiva di conoscenza.
In una società basata sulla cieca obbedienza ogni fattore di crescita della
personalità diventa arduo e anche a scuola, come nelle relazioni umane e
sociali, arriva l’impoverimento delle idee, dei linguaggi, con la affermazione
di un pensiero unico, omologato ai dominanti che oggi sostengono la guerra e i
processi di militarizzazione.
La suola e l’università sono i primi passaggi obbligati per ogni processo
involutivo della democrazia, per i processi di omologazione e poi formare ed
educare le giovani generazioni, ad esempio alla normalità della guerra, alla
cieca obbedienza, alla ineluttabilità del riarmo, acquista grande valenza per la
creazione di una cittadinanza passiva e omologata ai dominanti.
A pensarci bene il ripristino del voto in condotta va in questa direzione, in
carcere la buona condotta è la condizione per ottenere degli sconti di pena o
condizioni detentive meno pesanti, a scuola come potremmo definire il ripristino
della valutazione dei comportamenti? Il voto di condotta insufficiente è
l’anticamera della bocciatura, è bene sapere che questa forma punitiva è stata
adottata per gli studenti e le studentesse che avevano occupato le loro scuole
dove poi si sono verificati atti di vandalismo per altro non riconducibili ai
promotori delle proteste.
Le ispezioni ministeriali nelle scuole si prefiggono un obiettivo molto chiaro:
impedire che studenti e studentesse sviluppino uno sguardo critico verso il
mondo, si aprano alla conoscenza dello stesso interessandosi ai drammi
contemporanei e prendendo posizione come, ad esempio, è avvenuto con il sostegno
del Popolo palestinese vittima di genocidio.
Se l’educazione diventa sinonimo di emancipazione i dominanti iniziano a
preoccuparsi, il desiderio di trasformare la scuola in caserma poi si manifesta
con ogni forma e strumento possibile, anche attraverso la delegittimazione del
ruolo e delle funzioni dei docenti, impedendo l’apertura delle scuole, delle
palestre e dei laboratori ben oltre l’orario scolastico e motivando questa
decisione con le solite carenze di fondi e i problemi di sicurezza dell’utenza
(il rapporto tra giovani e scuola cambierebbe visibilmente se percepissero la
scuola stessa in maniera diversa). Il prestigio della scuola, il prestigio
sociale degli insegnanti è un disvalore nell’era della scuola azienda, per
questo padre Virginio Colmegna esplicita il suo punto di vita con parole
semplici e dirette, prendendo le distanze dalla cosiddetta democrazia del gregge
basata sulla gerarchizzazione del corpo sociale e sulla cieca obbedienza ma
anche, implicitamente, da una scuola chiusa e per questo alienata
“LA SCUOLA DOVREBBE ESSERE UN LUOGO IN CUI COLTIVARE PACE E ACCOGLIENZA, DOVE
IMPARARE A DIFFIDARE DEI LINGUAGGI NAZIONALISTI, RAZZISTI E SESSISTI CHE
ALIMENTANO OGNI RETORICA DI GUERRA”.
V. Colmegna, G. Zagrebelsky, La costituzione dei poveri, Castelvecchi, Roma
2025.
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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