Da quale parte del mare. Voci e silenzi dal Mediterraneo

Progetto Melting Pot Europa - Friday, October 16, 2026


Dall’introduzione al volume

Il Mediterraneo invita ad ascoltare la sua voce: onde che si infrangono, vento che attraversa le vele e spazza la superficie, gocce che ricadono sull’acqua, oggetti che producono suoni galleggiando, le radio che gracchiano, aerei che sorvolano, silenzi. E poi voci di chi naviga. Grida…

Da quale parte del mare. Voci e silenzi del Mediterraneo di Roberta Derosas 1 e Luca Queirolo Palmas 2 (Prefazione di Max Hirzel, Postfazione di Paolo Barcella)

Prendi una posizione comoda, proprio quella che le persone in movimento – di cui si parla in questo libro – non possono prendere durante la navigazione quando tentano di arrivare in Europa.

Puoi distenderti o sederti, puoi scegliere un luogo calmo e silenzioso. Chi naviga, invece, si incastra coi corpi altrui, talvolta per giorni interi. Sempre più di rado arriva a destinazione.

Molto più spesso il suo viaggio si interrompe a pochi chilometri dalla costa con arresti di cui forse farai la scoperta nelle pagine che seguono oppure con morti per annegamento. In questi casi si parla spesso di naufragi nei giornali, mentre si dovrebbe parlare di stragi; stragi di Stato, perché sono le politiche dell’Unione Europea ad aver trasformato il Mediterraneo nell’ultimo quarto di secolo in un cimitero liquido.

Questo libro ha tredici capitoli.

In essi si parla delle isole Baleari e di quanti partono dall’Algeria e delle isole greche di fronte alla costa turca, e poi soprattutto del Mediterraneo centrale: dei moli di Lampedusa e dei nostri imbarchi in mare – come marinai, ricercatori e soccorritori – degli accampamenti fra gli uliveti di Sfax e di quelli nella città costiere della Libia.

E poi si parla del mare visto dall’alto, di chi lo sorvola per facilitare i soccorsi di quanti provano a fuggire. Potresti leggerli nell’ordine in cui sono disposti, o entrare da qualunque punto. Anche nel mare puoi fare lo stesso, scegliendo da quale costa partire per navigare.

Decidi tu da dove cominciare, se seguendo l’ordine cronologico che abbiamo deciso o l’argomento che preferisci.

I capitoli funzionano come una carta nautica che descrive quello che il mare non lascia vedere in superficie: le profondità, i fondali, i margini dove l’acqua finisce e comincia qualcos’altro. Mostra le rotte possibili e le secche da evitare.

Questo libro funziona allo stesso modo, tracciando punti di rilevamento di un oggetto che non sta mai fermo ed è il Mediterraneo: nome di un luogo, spazio politico di scelte precise, individuali e collettive.

Troverai navi della flotta civile che opera in acque internazionali dove gli stati responsabili del controllo e del soccorso hanno scelto di negare il diritto previsto dalle convenzioni marittime e dal diritto internazionale.

Troverai persone che attraversano e che hanno accettato di raccontare la storia del loro viaggio in mare, ma anche di quello che ci sta prima. Abbiamo cambiato i loro nomi, ma non le storie che ci hanno affidato. Troverai numeri che contano, ma insieme alle cifre le storie che spiegano quello che i numeri non dicono.

È un libro che nasce da una continua ricerca etnografica, e non di meno partigiana, come direbbe Michael Burawoy. È un libro che nasce grazie alla cassetta degli attrezzi della sociologia, ma che si presenta come un diario di campo, un diario di bordo, che prova a riarticolare la scrittura accademica come una scrittura narrativa.

Continuando a parafrasare Italo Calvino, «non che tu t’aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non si aspetta più niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che aprono un libro» sul Mediterraneo pensando di trovarci le tragedie e il numero delle vittime, per poi richiuderlo con le idee e la coscienza in ordine.

«Tu no. Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio», o che il meglio che ci si può aspettare è di resistere alla tentazione di capire troppo in fretta.

Questa è la conclusione a cui sei arrivato, nella vita personale come nelle questioni generali e addirittura mondiali. E coi libri? Ecco, proprio perché lo hai escluso in ogni altro campo, credi che sia giusto concederti ancora questo piacere giovanile dell’aspettativa in un settore ben circoscritto come quello dei libri, dove può andarti male o andarti bene, ma il rischio della delusione non è grave» 3.

Però, quando chiuderai questo libro che parla di Mediterraneo e di persone che lo abitano e lo attraversano, forse avrai la coscienza un po’ in disordine, ma un’idea più chiara in quale parte del mare stare.

Durante l’arco temporale trattato nel volume – dal gennaio 2019 al luglio 2026 – 17.268 persone, vittime della Fortezza Europa e del diritto diseguale alla mobilità internazionale, sono scomparse attraversando il Mediterraneo 4.

  1. Operatrice sociale, dottoranda presso l’Università degli Studi di Palermo, ha conseguito un master in Diritto delle migrazioni. Da diversi anni svolge azioni di osservazione e monitoraggio delle frontiere e operazioni di SAR nel Mediterraneo centrale, collabora regolarmente con la rivista on-line “Melting Pot Europa”. ↩︎
  2. Sociologo delle migrazioni presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova. Coordina il progetto europeo “SolRoutes”. È autore e promotore di diverse pubblicazioni e iniziative scientifiche editoriali fra cui Underground Europe. Lungo le rotte migranti (2022), Boza! Diari dalla frontiera (2024), Crocevia Mediterraneo (2023) ↩︎
  3. Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Einaudi, Torino 1979. ↩︎
  4. Missing Migrants Project, International Organization for Migration (IOM) ↩︎