L’evidenza dei numeri: la legge Piantedosi è responsabile dell’aumento delle morti in mare
Dal 2 gennaio 2023, data di entrata in vigore del decreto-legge Piantedosi (DL 2
gennaio 2023, n.1), le autorità italiane hanno emesso ordini di fermo nei
confronti di 41 navi di soccorso umanitario, per un totale di 1.075 giorni, una
cifra equivalente a quasi tre anni di operazioni search and rescue ostacolate
nel Mediterraneo centrale. Nello stesso periodo, secondo i dati
dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, più di 6.490 persone sono
annegate o scomparse su una delle rotte migratorie più letali al mondo.
I primi sei mesi del 2026 hanno già fatto registrare oltre 1.330 morti o
dispersi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, segnando l’inizio d’anno più
letale da quando l’OIM ha cominciato a monitorare morti e dispersi nel 2014.
L’ultimo segnalato, in ordine di tempo, il 19 giugno quando almeno 51 persone
migranti sono morte o risultano disperse dopo il naufragio della loro barca
partita dalla Libia il 12 giugno.
Nel contempo, cinque navi civili sono state bloccate nei porti italiani
dall’inizio dell’anno.
A raccogliere dati e denunciare il quadro complessivo è la Justice Fleet,
alleanza di 13 organizzazioni di ricerca e soccorso costituita nel novembre
2025, che definisce la legge del governo Meloni uno strumento di sabotaggio
sistematico delle operazioni umanitarie in mare. «È scandaloso che, invece di
intervenire per salvare le persone in pericolo in mare come previsto dal diritto
internazionale, gli Stati europei scelgano di rimanere in silenzio, mentre il
governo italiano intensifica l’ostruzionismo sconsiderato delle imbarcazioni di
ricerca e soccorso non governative», ha affermato Wasil Schauseil, portavoce
dell’alleanza. «Le navi della flotta civile sono gli unici attori che forniscono
assistenza nell’area al largo delle coste della Libia e della Tunisia, dove si
verificano la maggior parte dei naufragi. Ostacolare il loro lavoro porta
semplicemente alla morte di più persone».
Lo schema è ormai consolidato e alla luce del sole: sulla sponda sud del
Mediterraneo milizie e carcerieri libici e tunisini sono finanziati ed
equipaggiati per bloccare le partenze e rinchiudere le persone migranti, mentre
in mare si delegano i respingimenti e intimidazioni a milizie e guardie
costiere, e si criminalizza il soccorso civile. In passato l’Unione europea
mostrava una certa ritrosia a rivendicare apertamente questo modus operandi,
spesso minimizzato o taciuto; oggi viene invece applaudito e incoraggiato.
Notizie/In mare
SPARI CONTRO LA SEA-WATCH 5: L’ENNESIMO ATTO DI PIRATERIA NEL MEDITERRANEO
«Il Mediterraneo è ormai diventato un parco giochi per criminali sostenuti dagli
interessi complici UE»
Redazione
15 Maggio 2026
Per quanto riguarda l’Italia, tra i principali attori europei della demagogia
anti-migrazione e della svolta autoritaria, il meccanismo della legge Piantedosi
prevede fermi e multe per le navi che non ottemperano agli ordini delle autorità
italiane, anche quando tali ordini contrastano con il diritto internazionale o
implicano il coordinamento con la cosiddetta Guardia Costiera libica.
«I tribunali italiani hanno tuttavia più volte chiarito che quest’ultima non
costituisce un attore di soccorso legittimo e che seguire le sue istruzioni
viola il diritto internazionale. In almeno due casi di fermo – basati
sull’interruzione delle comunicazioni con le autorità libiche – i giudici si
sono pronunciati a favore delle navi», sottolinea la Justice Fleet.
Notizie/In mare
SPARI CONTRO LA SEA-WATCH 5: L’ENNESIMO ATTO DI PIRATERIA NEL MEDITERRANEO
«Il Mediterraneo è ormai diventato un parco giochi per criminali sostenuti dagli
interessi complici UE»
Redazione
15 Maggio 2026
In questo momento, l’unica barriera, per quanto fragile, che limita l’azione
repressiva del governo è quella dello stato di diritto. Tutto il resto dipende
dalla capacità di restare presenti nel Mediterraneo e di rafforzare la scelta di
disobbedire alle leggi illegittime e di rispettare il diritto del mare. Ed è
proprio di fronte all’escalation di queste politiche che dal basso si prova a
rispondere con nuova capacità operativa.
PH: Alessio Cassaro / SOS Humanity
Il 25 giugno 2026, nel cantiere navale di Licata, in Sicilia, la Ong tedesca SOS
Humanity ha battezzato la Humanity 2, una barca a vela di 24 metri acquistata
nell’ottobre 2025 e trasformata in nave di soccorso grazie al lavoro di numerosi
volontari. L’imbarcazione opererà principalmente nelle acque al largo della
Tunisia con un equipaggio di dieci persone, potrà accogliere fino a 100 persone
a bordo e affiancherà la Humanity 1, in servizio dall’agosto 2022.
«La barca a vela è stata acquistata e trasformata grazie a grande dedizione, ai
finanziamenti della società civile e al duro lavoro dei volontari», ha spiegato
Till Rummenhohl, direttore generale di SOS Humanity. «La missione di questa nave
è anche quella di contribuire a testimoniare ciò che sta accadendo in mare,
tutte le violazioni dei diritti umani commesse quotidianamente da entità
sostenute dall’UE».
All’evento ha preso la parola David Yambio, direttore esecutivo di Refugees in
Libya e ambasciatore della nuova nave, lui stesso sopravvissuto alla traversata
del Mediterraneo. «Non si tratta più di decidere se rifiutare o meno le
politiche di frontiera letali ed esclusive dell’UE», ha aggiunto l’attivista.
«Si tratta piuttosto del nostro rifiuto di essere complici dei crimini contro
l’umanità commessi nel Mediterraneo centrale. Se ciò significa schierare 30.000
navi civili di soccorso in mare, lo faremo senza esitazione, nonostante ogni
tentativo di criminalizzare il nostro dovere, la nostra solidarietà e la nostra
umanità».
Benvenuta quindi a Humanity 2 mentre il governo Meloni si prepara all’ennesima
norma in continuità con le precedenti: questa volta l’intenzione è quella di
impedire l’ingresso nelle acque italiane alle navi delle ONG ritenute una “grave
minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale“. La Justice Fleet
avverte che tale formulazione è del tutto illegittima e rilancia per l’immediata
abrogazione della legge Piantedosi e il pieno rispetto del diritto
internazionale del mare.