
Nuova legge elettorale: già annunciati 30 ricorsi per presunta incostituzionalità
L'INDIPENDENTE - Tuesday, October 13, 2026La scorsa settimana è stata approvata in via definitiva in Parlamento la nuova legge elettorale voluta dalla maggioranza, ma è già pronto un fiume di ricorsi per sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale. Le iniziative sono promosse dalla Rete per un voto libero e uguale, cui aderiscono circa 500 persone tra giuristi, politici e personalità pubbliche, che ieri le ha illustrate alla sala stampa della Camera dei Deputati. Sei le criticità evidenziate: premio di maggioranza, collegamento tra i risultati di Camera e Senato, modalità di scelta degli eletti, parità di genere, obbligo di indicare il candidato premier e numero di firme richieste alle liste extraparlamentari. I promotori chiedono che la Consulta si pronunci prima della prossima tornata elettorale, così che si possa andare a votare con una legge «depurata degli aspetti incostituzionali».
La riforma elettorale, ribattezzata “Stabilicum” o “Melonellum”, è stata approvata lo scorso 8 ottobre, passando al Senato con 227 voti a favore e 164 no. Il provvedimento introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza al 42% dei voti, con un meccanismo di preferenze limitato dalla presenza di un capolista bloccato. Dopo una lunga bagarre parlamentare, le numerose insidie presenti nel testo e che fanno ipotizzare numerosi vizi di costituzionalità hanno portato le opposizioni e una larga fetta della società civile a proseguire per vie legali, con l’obiettivo di arrivare alla Consulta. Il 26 ottobre, giorno dell’entrata in vigore della riforma, una rete di 99 avvocati depositerà infatti i ricorsi nei Tribunali dei 30 tra distretti e uffici giudiziari italiani. La prima tappa per ottenere il futuro pronunciamento della Corte.
A spiegare il contenuto dei ricorsi è stato il costituzionalista Enrico Grosso in conferenza stampa: la prima questione riguarda il premio maggioranza, «sia in termini numerici sia sotto l’aspetto delle modalità di assegnazione attraverso un numero fisso». Il secondo punto concerne l’assegnazione del premio su base nazionale del Senato, «che deve essere eletto invece su base regionale», mentre il terzo è focalizzato sulle modalità di selezione dei parlamentari e dell’assegnazione degli scranni. C’è poi il grande tema della disparità di genere che regola candidature e preferenze, con i capilista bloccati che però «possono anche essere tutti uomini». Occhi puntati poi sull’obbligatorietà dell’indicazione preventiva del futuro premier da parte delle forze politiche che, secondo i promotori, «viola la libertà dei partiti di scegliere come presentarsi e le prerogative del Presidente della Repubblica di assegnare l’incarico di formare un governo», e sull’obbligo di raccolta di un numero abnorme di firme per le nuove formazioni politiche, definito «irragionevole».
La scadenza naturale della Legislatura scoccherà nell’autunno del 2027, ma molti fattori portano a ritenere probabile la convocazione anticipata delle elezioni per il prossimo maggio o giugno. Per questo motivo, la Rete per un voto libero e uguale intende bruciare i tempi. «Abbiamo l’obiettivo ambizioso di presentare i ricorsi subito dopo l’entrata in vigore della legge» ha affermato l’avvocato Pietro Adami, coordinatore legale del network, indicando come data fatidica per il deposito dei ricorsi il prossimo 26 ottobre e aggiungendo che «ragionevolmente a metà gennaio ci saranno le udienze e un giudice potrà fare ordinanza di remissione alla Consulta». L’auspicio è che la pronuncia da parte della Corte Costituzionale arrivi nella fase pre-elettorale. «La Consulta ha la possibilità di valutare l’urgenza di questa questione e di fissarla rapidamente, non faremmo tutto questo se non pensassimo di poter arrivare in tempo per le elezioni – ha detto Adami -. Quindi direi entro la primavera potremmo avere l’udienza in Corte Costituzionale, tra marzo e giugno».
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