Tag - corte costituzionale

Dentro il CPR di Macomer, un’isola dentro l’isola
Il Rapporto 2026 del Tavolo Asilo e Immigrazione denuncia un modello fondato sulla privazione della libertà e incapace di raggiungere gli obiettivi dichiarati. Il viaggio nei dieci CPR italiani attraversa anche Macomer, dove emergono criticità sui diritti, sulla salute mentale, sulla gestione della struttura e dati che parlano ancora una volta di un luogo in cui i diritti fondamentali, non
October 22, 2026
La Bottega del Barbieri
Nuova legge elettorale: già annunciati 30 ricorsi per presunta incostituzionalità
La scorsa settimana è stata approvata in via definitiva in Parlamento la nuova legge elettorale voluta dalla maggioranza, ma è già pronto un fiume di ricorsi per sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale. Le iniziative sono promosse dalla Rete per un voto libero e uguale, cui aderiscono circa 500 persone tra giuristi, politici e personalità pubbliche, che ieri le ha illustrate alla sala stampa della Camera dei Deputati. Sei le criticità evidenziate: premio di maggioranza, collegamento tra i risultati di Camera e Senato, modalità di scelta degli eletti, parità di genere, obbligo di indicare il candidato premier e numero di firme richieste alle liste extraparlamentari. I promotori chiedono che la Consulta si pronunci prima della prossima tornata elettorale, così che si possa andare a votare con una legge «depurata degli aspetti incostituzionali». La riforma elettorale, ribattezzata “Stabilicum” o “Melonellum”, è stata approvata lo scorso 8 ottobre, passando al Senato con 227 voti a favore e 164 no. Il provvedimento introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza al 42% dei voti, con un meccanismo di preferenze limitato dalla presenza di un capolista bloccato. Dopo una lunga bagarre parlamentare, le numerose insidie presenti nel testo e che fanno ipotizzare numerosi vizi di costituzionalità hanno portato le opposizioni e una larga fetta della società civile a proseguire per vie legali, con l’obiettivo di arrivare alla Consulta. Il 26 ottobre, giorno dell’entrata in vigore della riforma, una rete di 99 avvocati depositerà infatti i ricorsi nei Tribunali dei 30 tra distretti e uffici giudiziari italiani. La prima tappa per ottenere il futuro pronunciamento della Corte. A spiegare il contenuto dei ricorsi è stato il costituzionalista Enrico Grosso in conferenza stampa: la prima questione riguarda il premio maggioranza, «sia in termini numerici sia sotto l’aspetto delle modalità di assegnazione attraverso un numero fisso». Il secondo punto concerne l’assegnazione del premio su base nazionale del Senato, «che deve essere eletto invece su base regionale», mentre il terzo è focalizzato sulle modalità di selezione dei parlamentari e dell’assegnazione degli scranni. C’è poi il grande tema della disparità di genere che regola candidature e preferenze, con i capilista bloccati che però «possono anche essere tutti uomini». Occhi puntati poi sull’obbligatorietà dell’indicazione preventiva del futuro premier da parte delle forze politiche che, secondo i promotori, «viola la libertà dei partiti di scegliere come presentarsi e le prerogative del Presidente della Repubblica di assegnare l’incarico di formare un governo», e sull’obbligo di raccolta di un numero abnorme di firme per le nuove formazioni politiche, definito «irragionevole». La scadenza naturale della Legislatura scoccherà nell’autunno del 2027, ma molti fattori portano a ritenere probabile la convocazione anticipata delle elezioni per il prossimo maggio o giugno. Per questo motivo, la Rete per un voto libero e uguale intende bruciare i tempi. «Abbiamo l’obiettivo ambizioso di presentare i ricorsi subito dopo l’entrata in vigore della legge» ha affermato l’avvocato Pietro Adami, coordinatore legale del network, indicando come data fatidica per il deposito dei ricorsi il prossimo 26 ottobre e aggiungendo che «ragionevolmente a metà gennaio ci saranno le udienze e un giudice potrà fare ordinanza di remissione alla Consulta». L’auspicio è che la pronuncia da parte della Corte Costituzionale arrivi nella fase pre-elettorale. «La Consulta ha la possibilità di valutare l’urgenza di questa questione e di fissarla rapidamente, non faremmo tutto questo se non pensassimo di poter arrivare in tempo per le elezioni – ha detto Adami -. Quindi direi entro la primavera potremmo avere l’udienza in Corte Costituzionale, tra marzo e giugno». The post Nuova legge elettorale: già annunciati 30 ricorsi per presunta incostituzionalità appeared first on L'Indipendente.
October 13, 2026
L'INDIPENDENTE
Una legge-truffa per restare al potere e non solo
La legge elettorale passata definitivamente in Parlamento (Atto Camera 2822), non è solo un indecente marchingegno incostituzionale della destra, pieno di trucchi, per restare al potere e consolidare il risultato che nel 2022 ha regalato a una minoranza, la maggioranza parlamentare; ma con l’inserimento dell’indicazione sulla scheda del nome del […] L'articolo Una legge-truffa per restare al potere e non solo su Contropiano.
October 9, 2026
Contropiano
Sudafrica, la Wild Coast non è una terra di conquista
Con una sentenza storica, la Corte Costituzionale sudafricana ha annullato il diritto di Shell a esplorare la Wild Coast alla ricerca di petrolio e gas. A metà agosto 2026, la Corte Costituzionale del Sudafrica ha emesso una sentenza storica in materia di cambiamento climatico e giustizia ambientale. Nell’ottobre del 2021, Shell ha annunciato l’avvio di indagini sismiche, utilizzando potenti onde sonore, al largo della Wild Coast sudafricana per determinare l’eventuale presenza di riserve di petrolio e gas commercialmente sfruttabili. La Wild Coast è una costa aspra, caratterizzata da strade sterrate e villaggi tradizionali, ma anche da un ambiente naturale particolarmente ricco e prezioso dell’Eastern Cape del Sudafrica. Simile al caso dei Sámi, le politiche ambientali del governo norvegese possono avere conseguenze negative sulle comunità indigene: le vibrazioni delle pale eoliche disturbano le renne, fondamentali per la loro cultura ed economia. Allo stesso modo, le indagini sismiche per l’esplorazione petrolifera producono rumori che possono danneggiare gli ecosistemi marini, suscitando preoccupazione tra le comunità locali. Le popolazioni indigene Khoi e San del Sudafrica hanno un profondo legame spirituale, culturale e cosmologico con i fiumi, gli oceani e i paesaggi costieri, dai quali furono allontanate dalla colonizzazione e dall’apartheid, attraverso rimozioni di massa verso le aree interne. Numerose sono le rivendicazioni dei territori ancestrali, “la cui tutela è inseparabile dalla tutela dei diritti alla dignità, alla cultura e al sostentamento” (paragrafo 4). Tra queste la comunità che si è fortemente opposte al progetto di Amazon per la costruzione del suo quartier generale africano a Cape Town nella regione adiacente, alla Wild Coast, Western Cape nel 2024. Il loro caso si è però tristemente concluso in modo diverso da quest´ultimo. Termina così una controversia iniziata nel 2021. Sei comunità, ONG e organizzazioni ambientaliste si erano rivolte a due corti, sostenendo di non essere state consultate sui piani di Shell. Il caso è infine arrivato alla Corte Costituzionale, l’organo giudiziario di ultima istanza in Sudafrica, che ha definito che il diritto di esplorazione doveva essere annullato a causa di gravi vizi nella concessione governativa. Tra questi, l’inadeguata consultazione delle comunità e la mancata considerazione di importanti preoccupazioni ambientali e climatiche. Secondo Angela Van der Berg, direttrice del Global Environmental Law Centre della Western Cape University, si tratta di una pietra miliare nella giustizia climatica. La controversia, infatti, non riguardava soltanto i possibili danni all’ecosistema marino, ma solleva una questione giuridica fondamentale, ossia se l’impatto climatico delle nuove attività di esplorazione petrolifera e di gas fosse stato adeguatamente valutato. La sentenza, basandosi su tre cardini (le persone, l´ambiente e lo sviluppo socio economico) diviene un importante precedente per i futuri casi in materia di clima in Sudafrica, rinforzando inoltre, il carattere universale del diritto internazionale in materia di clima: “Il cambiamento climatico, per sua natura, trascende i confini” (paragrafo 21). Enfatizza che il cambiamento climatico, incentrato sulla responsabilità legale, sui diritti umani e sulla giustizia, è passato da assunto diplomatico a responsabilità giuridica (paragrafo 24) e afferma il diritto a “una reale consulta” di coloro che ne subiscono maggiormente le conseguenze (paragrafo 36) riconoscendo l´obbligatorietà costituzionale di protezione delle pratiche culturali, garanzia della diversità all’interno del Paese e legandola alla dignità umana (paragrafo 25). In un’intervista, Delme Cupido, direttore del Southern African Hub presso Natural Justice e uno degli avvocati coinvolti nel caso, spiega che il ricorso alla Corte era stato necessario perché la Corte Suprema d’Appello aveva lasciato aperta la possibilità per Shell di riprendere il procedimento e svolgerlo nuovamente in conformità con gli obblighi relativi alla partecipazione pubblica. L´aspetto particolarmente rilevante è che Corte ha stabilito che “il diritto alla partecipazione pubblica non è solo una questione meccanica ma una questione di procedura. Fa parte integrante dell’affermazione e del riconoscimento della dignità di quelle comunità. La sentenza afferma chiaramente che non è possibile ora, in una fase successiva, tornare indietro e rimediare, perché il danno, per così dire, alla dignità di quelle comunità è già stato arrecato […] stabilendo un precedente molto chiaro in termini di definizione degli obblighi dei decisori e dei gestori dei combustibili fossili, proprio a causa della preoccupazione per il modo in cui queste consultazioni vengono spesso trattate in maniera superficiale”. Foto tratta dal Flikr di William Murphy Il Ministero delle Risorse Minerarie ed Energetiche viene ritenuto responsabile di negligenza come conseguenza della mancata osservanza del NEMA, Legge nazionale sulla gestione ambientale, che sancisce il pubblico interesse e limita l´esplorazione delle risorse ambientali in caso di discriminazione delle persone colpite (paragrafo 42). Il diritto all’ambiente si coniuga con la visione costituzionale dell´”integrazione tra tutela ambientale e sviluppo socio-economico” (paragrafo18) silenziando una delle giustificazioni più comune agli attacchi ambientali: gli effetti positivi in termini di creazione di impiego. Questo richiamo assume un significato ancora più importante se si considera il ruolo che l’espropriazione ha avuto durante il regime dell’apartheid. Il Group Areas Act destinò infatti le aree inquinate adiacenti alla raffineria Shell alle comunità coloured, indiane e nere per creare un bacino di manodopera a basso costo per le fabbriche vicine. Continua Cupido, “si tratta quindi anche di giustizia intergenerazionale, riconoscendo che i guadagni economici a breve termine non possono prevalere sul diritto ano sviluppo sostenibile, che è un nostro dovere verso le generazioni future”. Evidenzia come il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo e che, spesso, chi causa i danni ambientali non è chi ne subisce le conseguenze, perpetuando così le violazioni della giustizia climatica e il razzismo ecologico. L’operato della Shell, come qualsiasi impresa estrattiva nel continente africano, ne sono una prova evidente. Shell depaupera il Sudafrica dal 1902. Open Secrets, ricorda che quando la Lega Araba impose al Sudafrica un embargo petrolifero nel 1973, Shell continuò a fare affari con il regime dell´apartheid. Tra gli anni ’80 e il 1992, partecipò a operazioni clandestine per aggirare le sanzioni internazionali fino a che, nel 1987, anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aderì all´embargo e furono avviate campagne internazionali contro Shell da parte di diversi movimenti anti-apartheid. Sin dal 1964 Shell e BP erano proprietarie insieme della South African Petroleum Refineries (Sapref) responsabile nel 1998 del rilascio di cinque tonnellate di fluoruro di idrogeno nell’atmosfera, e nel 2001 della fuoriuscita di 1.000 litri di benzina nella baia di Durban. Nel 2022 la raffineria subí um danno che causò la fuoriuscita di petrolio sulla spiaggia e Sapref dichiarò che sarebbero serviti cinque anni e ingenti risorse economiche per la bonifica. Il problema non è stato ancora risolto e sulla costa di Durban si continuano a registrare indici di leucemia, linfomi, e tumori nettamente superiore alla media nazionale. Nel 2024, Shell si é ritirata dal settore della raffinazione in Sudafrica e ha venduto per 1 rand al Central Energy Fund, un ente statale, sollevando forti polemiche su chi dovrà sostenere i costi della bonifica ambientale. [LB1]National Environmental Management Act Comune-info
August 31, 2026
Pressenza
Buon compleanno Sicurezza!
di avv. Giuseppe Romano* A un anno dalla sua approvazione, il principale strumento repressivo del governo Meloni è già sotto assedio nei tribunali. Giudici, procure e avvocati ne contestano la …