Uguali davanti alla vita

Comune-info - Monday, October 12, 2026
Domenica 11 ottobre è stata promosso l’iniziativa “Una panchina per Giulio”, nel quartiere Quadraro di Roma. Sono intervenuti rappresentanti del Comune di Roma, Ascanio Celestini, Cgil, Articolo 21, Clara Santini di Khora spazio di resistenze, Mauro Caliste (presidente del Municipio Roma V), Maurizio Mattana (presidente della Commisione Cultura), Associazione Dottorandi e ricercatori in Italia e Comitato promotore “Una panchina gialla per Giulio Regeni al Quadraro vecchio”. Ad accompagnare la mattinata, le musiche di Daniele Mutino, Ziad Trabelsi, Pietro Barale, Pasquale Innarella e le letture di Ascanio Celestini e associazione QuadraCoro

Sono nato nel 1972. Enrico Berlinguer nel mese di marzo diventa segretario del Partito Comunista italiano. Due giorni dopo Gian Giacomo Feltrinelli esplode accanto a un traliccio dopo essere entrato in clandestinità. A Milano Giorgio Strehler è il direttore del Piccolo e rappresenta i suoi spettacoli in via Rovello, nel palazzo conosciuto come luogo di tortura fascista. In quei giorni viene ucciso il commissario Calabresi, ritenuto responsabile della morte dell’anarchico Pinelli. A Cannes trionfa “La classe operaia va in Paradiso” e “Il caso Mattei”. A Berlino “I racconti di Canterbury”, di Pasolini. De Sica vince il quarto Oscar con “Il Giardino dei Finzi-Contini”. Il boom è finito da un pezzo e anche il Sessantotto con l’autunno caldo. Il centrosinistra era nato quasi dieci anni prima e già aveva perso quella potenza riformatrice che aveva illuso il paese. Erano già stati organizzati due colpi di Stato e le strade stanno smantellando ogni speranza di radicare il cambiamento del paese.

Sono nato nel 1972. Sono andato a scuola l’anno del sequestro Moro. Il corpo del presidente della Democrazia cristiana viene abbandonato in una Renault 4, nelle stesse ore in cui si ritrova in Sicilia quello di Peppino Impastato. Le grandi riforme, dallo Statuto dei lavoratori alle leggi sul divorzio e l’aborto, si chiudono con la Legge 180. La liberalizzazione dell’etere che aveva fatto nascere le radio libere sta dando forza alla televisione privata che con Berlusconi caratterizzerà tre splendidi decenni da Drive-in a Striscia la notizia. Karol Wojtyła viene eletto papa, Sandro Pertini presidente della Repubblica. Goldrake è trasmesso per la prima volta sulla Rete 2.

Sono nato nel 1972. I feticci del Sessantotto e del Settantasette li ho vissuti di rimbalzo dieci anni dopo, quando in Europa cade il muro di Berlino e viene giustiziato Nicolai Ceaucescu. In Cina si massacrano gli studenti a piazza Tienanmen. In Giappone si vende il Game Boy. Gli americani eleggono George Bush. Va in onda la prima puntata dei Simpson.

Sono nato nel 1972. La mia generazione si è mossa a casaccio nella corrente del riflusso, ha ereditato le conquiste di altri e si è trovata a difenderle con le armi di plastilina che fornivano gli anni Ottanta. Nel migliore dei casi la mia generazione ha abbozzato una lotta in trincea per non perdere libertà e diritti, per non farsi strappare valori e ideali, la difesa di qualcosa che già c’è e rischia di sparire. Ha preso il posto della lotta per un mondo possibile, futuro, evaporato in un’estate del 2001 tra gli scontri di Genova e l’attacco alle Torri Gemelle.

Sono nato nel 1972 E penso che una generazione non può non ritagliarsi una propria utopia, anche se ridimensionata. Una generazione non può vivere solo delle utopie altrui. Così i sogni delle generazioni passate si sono adattati alla trasformazione del politico nel personale. Quei sogni sono usciti dal corpo sociale per entrare nei corpi di persone defunte, ma con un nome, cognome e testimoni che ne raccontano la storia, che li raccontano vivi. E nel raccontarli vivi riconoscono che nei loro corpi si è infilata l’ingiustizia che fino a qualche decennio fa combattevamo nelle strade contro un potere fatto di palazzi protetti da eserciti e leggi. La solitudine delle lotte politiche del nuovo millennio si ritrova nei corpi e nel dolore di quei corpi lasciati soli. In quei corpi vediamo, come dicono i genitori di Giulio Reggeni, tutto il male del mondo. Così, chiediamo verità per Giulio Reggeni e Mario Paciolla, andiamo in piazza, nei tribunali, per Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, prendiamo posizione contro quelli che liquidano la morte di Davide Bifolco e Ugo Russo, come un fatto di cronaca nella giungla di Napoli in mano alla camorra, contro quelli che derubricano la morte di Giuseppe Uva come uno che si era andato a cercare.

Noi pensiamo che se non siamo uguali davanti alla legge possiamo almeno essere uguali davanti alla vita.

Testo preparato per l’iniziativa “Una panchina per Giulio”, promossa nel quartiere Quadraro di Roma l’11 ottobre.

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