
L’Europa si prepara all’inverno con le riserve di gas ai minimi degli ultimi anni
L'INDIPENDENTE - Saturday, October 10, 2026I Paesi europei si apprestano ad affrontare il prossimo inverno con i livelli di stoccaggio del gas ai minimi storici: al primo ottobre di quest’anno, infatti, le riserve erano piene al 72 per cento, rispetto all’83% registrato alla stessa data del 2025. È quanto riportato da ENTSOG, la rete europea dei gestori dei sistemi di trasporto del gas, nel rapporto sulle prospettive di approvvigionamento per la prossima stagione invernale. Il documento mette in evidenza le criticità della sicurezza energetica europea dopo la decisione di cessare le importazioni di gas russo e, al contempo, evidenzia come questa decisione abbia reso i Paesi europei ancor più dipendenti dagli Stati Uniti, da dove arriva la gran parte del gas naturale liquefatto (GNL), con il quale si è sostituito il metano di Mosca. Il rapporto sottolinea quindi che è fondamentale mantenere flussi sostenuti di GNL durante l’inverno, ma al contempo avverte che l’aumentata competitività per accaparrarsi il GNL tra Asia e Europa e la chiusura o il rallentamento dei principali canali di approvvigionamento potrebbero rallentare il flusso di questo carburante verso gli Stati europei.
Il documento di ENTSOG prende in considerazione tre scenari che si basano sulle temperature del periodo invernale e sulla disponibilità di forniture tramite gasdotti russi: nel primo scenario (“Reference Winter scenario”), che prevede condizioni invernali normali con forniture russe via gasdotto ridotte al minimo, la rete europea del gas riuscirebbe a soddisfare la domanda. Tuttavia, entro il 31 marzo 2027, il livello aggregato di riempimento degli stoccaggi (UGS) nell’UE scenderebbe al 29 percento nello scenario di fornitura di GNL “Ottimale” e al 13 percento in quello “Teso”. Per soddisfare la domanda prevista per un inverno con temperature nella norma mantenendo al contempo un livello di riempimento degli stoccaggi del 30% al termine della stagione invernale, secondo il rapporto sarebbe necessario un volume di GNL pari a circa 1.060 TWh (circa 96 miliardi di metri cubi) nel corso dell’inverno. In caso di interruzione completa delle importazioni di gas russo via gasdotto, sarebbero necessari ulteriori 96 TWh (circa 9 miliardi di metri cubi) di GNL per mantenere un livello di riempimento degli stoccaggi sotterranei (UGS) del 30 percento al termine della stagione invernale.
Il secondo scenario prevede un inverno freddo (Cold Winter scenario) con le forniture tramite gasdotti russi ridotti al minimo: in questo caso, “sarebbero necessarie ulteriori forniture di GNL per soddisfare pienamente la domanda”, si legge nel rapporto. A livello europeo, ci sarebbe quindi una potenziale domanda non coperta pari a circa il 7 percento della domanda totale, in caso di offerta ottimale di GNL, equivalente a circa 22 miliardi di metri cubi. In caso di offerta limitata di GNL, invece, le esigenze di risposta alla domanda o la potenziale domanda non coperta aumenterebbero a circa il 12 percento, pari a circa 40 miliardi di metri cubi. In entrambi i casi, il livello di riempimento aggregato degli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’UE scenderebbe all’11 percento, corrispondente alle rimanenti riserve di stoccaggio strategico. A preoccupare di più però è il terzo scenario (Winter supply dependence assessment – SoS disruptions), quello in cui si ipotizza l’interruzione della più grande infrastruttura offshore verso l’UE continentale e, al contempo, l’interruzione di tutte le importazioni dall’Algeria. In entrambi gli scenari di interruzione, si suppone inoltre che non vi sia alcuna fornitura dalla Russia. Questa combinazione, secondo ENTSOG, metterebbe sotto forte pressione la sicurezza energetica europea.
In tutti e tre i contesti presi in esame, emerge come l’Ue sia sempre più dipendente dal GNL. Ciò avviene proprio in un periodo in cui il conflitto in Medio Oriente continua ad avere un impatto significativo sul mercato globale di questo combustibile, soprattutto a causa della ridotta fornitura di GNL dalla regione, dovuta alle interruzioni del trasporto marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta di transito chiave che rappresenta circa il 20% del commercio globale di GNL. Questa interruzione prolungata ha intensificato la competizione per le forniture disponibili tra Asia e Europa, contribuendo a rendere più elevati e volatili i prezzi globali del gas. Sebbene per l’Ue la dipendenza diretta dal GNL del Qatar sia bassa – rappresenta circa l’8% delle importazioni di GNL dell’UE nel 2025, con l’Italia tra i Paesi maggiormente esposti – secondo il rapporto, “l’Europa rimane fortemente influenzata dagli sviluppi del mercato globale del GNL”.
Non tutti i Paesi europei sono esposti allo stesso livello di rischio di approvvigionamento: quelli dell’Europa occidentale possono contare sui nuovi terminali per il GNL e sulle forniture via gasdotto; quelli dell’Europa centrale e orientale senza sbocco sul mare, invece, risultano più vulnerabili. Da parte sua, l’UE ha concesso agli Stati membri una maggiore flessibilità sugli obiettivi di stoccaggio: entro il primo novembre i Paesi possono puntare a un livello compreso tra il 75% e l’80%, invece del tradizionale obiettivo del 90%. Il tutto per evitare un aumento repentino della domanda e un conseguente aumento dei prezzi sui mercati. Nel frattempo, ieri il prezzo del gas sul TTF olandese, il principale mercato di riferimento europeo del mercato spot del gas, ha oscillato tra 79,80 e 80,22 euro per MWh, vale a dire quasi il triplo rispetto all’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
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