L’Europa si prepara all’inverno con le riserve di gas ai minimi degli ultimi anni
I Paesi europei si apprestano ad affrontare il prossimo inverno con i livelli di
stoccaggio del gas ai minimi storici: al primo ottobre di quest’anno, infatti,
le riserve erano piene al 72 per cento, rispetto all’83% registrato alla stessa
data del 2025. È quanto riportato da ENTSOG, la rete europea dei gestori dei
sistemi di trasporto del gas, nel rapporto sulle prospettive di
approvvigionamento per la prossima stagione invernale. Il documento mette in
evidenza le criticità della sicurezza energetica europea dopo la decisione di
cessare le importazioni di gas russo e, al contempo, evidenzia come questa
decisione abbia reso i Paesi europei ancor più dipendenti dagli Stati Uniti, da
dove arriva la gran parte del gas naturale liquefatto (GNL), con il quale si è
sostituito il metano di Mosca. Il rapporto sottolinea quindi che è fondamentale
mantenere flussi sostenuti di GNL durante l’inverno, ma al contempo avverte che
l’aumentata competitività per accaparrarsi il GNL tra Asia e Europa e la
chiusura o il rallentamento dei principali canali di approvvigionamento
potrebbero rallentare il flusso di questo carburante verso gli Stati europei.
Il documento di ENTSOG prende in considerazione tre scenari che si basano sulle
temperature del periodo invernale e sulla disponibilità di forniture tramite
gasdotti russi: nel primo scenario (“Reference Winter scenario”), che prevede
condizioni invernali normali con forniture russe via gasdotto ridotte al minimo,
la rete europea del gas riuscirebbe a soddisfare la domanda. Tuttavia, entro il
31 marzo 2027, il livello aggregato di riempimento degli stoccaggi (UGS) nell’UE
scenderebbe al 29 percento nello scenario di fornitura di GNL “Ottimale” e al 13
percento in quello “Teso”. Per soddisfare la domanda prevista per un inverno con
temperature nella norma mantenendo al contempo un livello di riempimento degli
stoccaggi del 30% al termine della stagione invernale, secondo il rapporto
sarebbe necessario un volume di GNL pari a circa 1.060 TWh (circa 96 miliardi di
metri cubi) nel corso dell’inverno. In caso di interruzione completa delle
importazioni di gas russo via gasdotto, sarebbero necessari ulteriori 96 TWh
(circa 9 miliardi di metri cubi) di GNL per mantenere un livello di riempimento
degli stoccaggi sotterranei (UGS) del 30 percento al termine della stagione
invernale.
Il secondo scenario prevede un inverno freddo (Cold Winter scenario) con le
forniture tramite gasdotti russi ridotti al minimo: in questo caso, “sarebbero
necessarie ulteriori forniture di GNL per soddisfare pienamente la domanda”, si
legge nel rapporto. A livello europeo, ci sarebbe quindi una potenziale domanda
non coperta pari a circa il 7 percento della domanda totale, in caso di offerta
ottimale di GNL, equivalente a circa 22 miliardi di metri cubi. In caso di
offerta limitata di GNL, invece, le esigenze di risposta alla domanda o la
potenziale domanda non coperta aumenterebbero a circa il 12 percento, pari a
circa 40 miliardi di metri cubi. In entrambi i casi, il livello di riempimento
aggregato degli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’UE scenderebbe all’11
percento, corrispondente alle rimanenti riserve di stoccaggio strategico. A
preoccupare di più però è il terzo scenario (Winter supply dependence assessment
– SoS disruptions), quello in cui si ipotizza l’interruzione della più grande
infrastruttura offshore verso l’UE continentale e, al contempo, l’interruzione
di tutte le importazioni dall’Algeria. In entrambi gli scenari di interruzione,
si suppone inoltre che non vi sia alcuna fornitura dalla Russia. Questa
combinazione, secondo ENTSOG, metterebbe sotto forte pressione la sicurezza
energetica europea.
In tutti e tre i contesti presi in esame, emerge come l’Ue sia sempre più
dipendente dal GNL. Ciò avviene proprio in un periodo in cui il conflitto in
Medio Oriente continua ad avere un impatto significativo sul mercato globale di
questo combustibile, soprattutto a causa della ridotta fornitura di GNL dalla
regione, dovuta alle interruzioni del trasporto marittimo attraverso lo Stretto
di Hormuz, una rotta di transito chiave che rappresenta circa il 20% del
commercio globale di GNL. Questa interruzione prolungata ha intensificato la
competizione per le forniture disponibili tra Asia e Europa, contribuendo a
rendere più elevati e volatili i prezzi globali del gas. Sebbene per l’Ue la
dipendenza diretta dal GNL del Qatar sia bassa – rappresenta circa l’8% delle
importazioni di GNL dell’UE nel 2025, con l’Italia tra i Paesi maggiormente
esposti – secondo il rapporto, “l’Europa rimane fortemente influenzata dagli
sviluppi del mercato globale del GNL”.
Non tutti i Paesi europei sono esposti allo stesso livello di rischio di
approvvigionamento: quelli dell’Europa occidentale possono contare sui nuovi
terminali per il GNL e sulle forniture via gasdotto; quelli dell’Europa centrale
e orientale senza sbocco sul mare, invece, risultano più vulnerabili. Da parte
sua, l’UE ha concesso agli Stati membri una maggiore flessibilità sugli
obiettivi di stoccaggio: entro il primo novembre i Paesi possono puntare a un
livello compreso tra il 75% e l’80%, invece del tradizionale obiettivo del 90%.
Il tutto per evitare un aumento repentino della domanda e un conseguente aumento
dei prezzi sui mercati. Nel frattempo, ieri il prezzo del gas sul TTF olandese,
il principale mercato di riferimento europeo del mercato spot del gas, ha
oscillato tra 79,80 e 80,22 euro per MWh, vale a dire quasi il triplo rispetto
all’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
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