
Il centro storico di Monterotondo (RM) non è in vendita
Pressenza - Saturday, October 10, 2026Piazza della Libertà è bene pubblico
Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, verrebbe da dire notando il silenzio assordante che l’Amministrazione comunale di Monterotondo sta scegliendo come modalità di risposta a richieste e chiarimenti della cittadinanza sul progetto dei parcheggi a Piazza della Libertà e sull’abbattimento di 24 alberi (di cui 2 monumentali).
Abbiamo già scritto sull’argomento e sulla mobilitazione cittadina ma non abbiamo ancora tratteggiato in modo più puntuale quella che potremmo definire ‘la linea comportamentale’ dell’attuale Amministrazione circa questo intervento nei confronti dei loro stessi cittadini e cittadine, residenti o no.
Lo chiediamo a Gianluca Pirozzi, presidente dell’Associazione Centro storico in Movimento e promotore del Comitato Salviamo Piazza della Libertà.
Gianluca, voi come associazione, avete scritto pochi giorni fa due lettere all’Amministrazione comunale: una intitolata “Piazza della Libertà. Lettera aperta all’amministrazione comunale di Monterotondo” e “Piazza della Libertà come Bosco Ospizio: perché il cemento vale più di un polmone verde?”. Ci puoi sintetizzare il contenuto?
Le due lettere nascono dalla volontà di far sentire con forza la voce della comunità di fronte a un progetto che riteniamo profondamente dannoso per il futuro di Monterotondo. Nella “Lettera aperta all’Amministrazione comunale”, rivolta direttamente al Sindaco e alla Giunta, chiediamo l’immediata revoca delle delibere e la cancellazione del progetto del parcheggio interrato, richiamando l’attenzione sull’esempio negativo di altre realtà italiane (come il cantiere dell’Ex Ospizio a Reggio Emilia), dove decisioni calate dall’alto hanno creato spaccature insanabili tra istituzioni e cittadini. Ricordiamo che il suolo di Piazza della Libertà è interamente pubblico, un patrimonio comune che chi governa ha il dovere primario di tutelare. La nostra richiesta di stop si fonda su quattro pilastri imprescindibili:
Prevalenza dell’interesse collettivo: i 24 alberi storici costituiscono un polmone verde insostituibile, indispensabile per il microclima, la salute pubblica e il decoro del centro storico.
Volontà della comunità: migliaia di residenti e commercianti hanno espresso un “NO” documentato e partecipato; ignorarlo significa spezzare il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Assenza di utilità dell’opera: a fronte di rischi idrogeologici e geotecnici, dei costi ambientali irreversibili e dei disagi alla viabilità, l’utilità reale per la qualità della vita dei cittadini è pari a zero.
Iniquità economica e “gabella” delle strisce blu: è un’ingiustizia inaccettabile far ricadere il costo finanziario dell’operazione sulla collettività, imponendo circa 1.500 stalli a pagamento su tutto il territorio comunale e ipotecando la sosta di famiglie e lavoratori per ben 21 anni.
Nel secondo testo, “Piazza della Libertà come Bosco Ospizio: perché il cemento vale più di un polmone verde?”, evidenziamo il paradosso visivo e concettuale di questa scelta: da un lato gli alberi e il verde storico in primo piano, dall’altro la sede del Municipio sullo sfondo. Ricordiamo agli amministratori che gestire un bene pubblico non equivale a possederlo, ma a custodirlo. Togliere un polmone verde alla città per consegnare un parcheggio interrato con un centinaio di posti tutti rigorosamente a pagamento e a vantaggio delle casse di un privato con tanto di edificio di 4 piani da costruire per ospitare un centro commerciale — costringendo per di più i cittadini a pagare di tasca propria per 21 anni questo scempio — è una scelta non solo ingiustificabile ma democraticamente oltre che eticamente colpevole, che continueremo a contrastare con determinazione.
Italia Nostra sostiene questa battaglia iniziata da cittadini e cittadine. Potresti raccontarci nel dettaglio le ragioni del sostegno di un’associazione così prestigiosa?
L’opposizione al progetto del parcheggio interrato a Piazza della Libertà non è un’iniziativa isolata o estemporanea, ma un impegno civico e culturale fondato sulla difesa dell’identità urbana e storica di Monterotondo. Le posizioni espresse da Italia Nostra — la principale associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale — confermano che la mobilitazione per la salvaguardia dei 24 alberi e per la tutela del suolo pubblico non riguarda soltanto una questione di decoro locale, ma tocca principi fondamentali di legalità, sostenibilità e partecipazione democratica a dimostrazione che il centro storico non è uno spazio da cementificare o monetizzare, ma un bene comune vivo che appartiene alla collettività e che chi governa ha il dovere di custodire.
D’altro canto fu proprio Italia Nostra, con lo storico convegno di Gubbio del 1960, a dare impulso alla tutela dei centri storici nel nostro Paese, riconoscendoli come uno dei patrimoni culturali di maggior pregio d’Italia. A quell’incontro presero parte amministratori, urbanisti e intellettuali di primissimo piano, tra cui Giulio Carlo Argan e Antonio Cederna. Oggi la giurisprudenza riconosce che un centro storico è un bene immateriale complesso: esso racchiude non solo le architetture e la struttura edilizia, testimonianza dell’evoluzione urbana, ma anche la vita sociale e culturale della comunità che vi abita. È quindi un organismo vivo, il cui valore risiede proprio nella sua continuità storica e sociale.
Il centro storico di Monterotondo, caratterizzato dalla figura imponente di Palazzo Orsini, costituisce uno degli esempi più significativi di tutta la Sabina Romana. È evidente come l’intervento proposto stravolga l’identità del luogo: cancella 24 alberi storici — due dei quali proposti per l’inserimento nell’elenco dei monumentali nazionali — e introduce elementi costruttivi del tutto slegati dal contesto storico preesistente. Inoltre, l’opera altererebbe il normale svolgimento della vita quotidiana dei residenti, trasformando Piazza della Libertà in un polo di movida notturna a beneficio esclusivo di poche attività commerciali e a discapito della vivibilità di chi risiede nella zona.
Sotto il profilo procedurale, le osservazioni presentate da Italia Nostra hanno evidenziato gravi carenze nelle analisi tecniche di progetto, in particolare per ciò che concerne l’impatto ambientale; risulta inoltre assente la necessaria autorizzazione della Soprintendenza, l’organo preposto per legge alla protezione dei centri storici. A queste criticità si aggiunge un piano economico-finanziario altamente penalizzante, pensato per drenare risorse economiche dalla cittadinanza per un arco temporale di ben 21 anni.
L’unica scelta civile e responsabile per Italia Nostra e per la cittadinanza resta l’interruzione immediata dell’iter autorizzativo prima che vengano prodotti danni irreparabili. Peraltro, bisognerebbe ricordare a questa Amministrazione che la difesa dei centri storici e la tutela dei beni pubblici hanno sempre rappresentato battaglie civili e identitarie storicamente legate alla sensibilità della sinistra.

All’inizio dell’articolo abbiamo scritto che volevamo tratteggiare meglio la ‘linea comportamentale’ dell’attuale Amministrazione comunale. Personalmente la ritengo assolutamente consapevole dei danni che arrecherebbe questo progetto alla città di Monterotondo. Che idea ti sei fatto delle ragioni che sostengono questa cieca ostinazione?
Dalla prospettiva dei dati scientifici, amministrativi e sociali, tutte le evidenze remano in modo inequivocabile contro questa scelta. La consapevolezza dei danni da parte dell’Amministrazione è evidente nel modo stesso in cui ha agito: tenendo le carte coperte il più a lungo possibile, non dando notizia dell’avvio della Conferenza dei Servizi e rinunciando a chiedersi se l’opera fosse davvero utile o compatibile con le norme paesaggistiche e l’emergenza climatica.
A questo si aggiunge un dato economico sconcertante: l’alienazione della sosta pubblica per ben 21 anni in project financing, che consegna 1.500 stalli a logiche private con modalità impensabili persino in regimi autoritari.
Sul piano ecologico, l’abbattimento di 24 alberi ad alto fusto (tra cui due monumentali) priva la piazza di ombra e mitigazione termica: un danno che nessun arredo sostitutivo potrà mai ripagare, producendo un cortocircuito logico per chi proclama la transizione ecologica come pilastro politico.
Non si tratta di ignoranza dei dati (il socratico “si sbaglia solo per ignoranza”), dato che perizie e istanze sono ben note. Subentra invece l’acrasia aristotelica: la debolezza della volontà. I vertici politici, pur consapevoli dei rischi ambientali e del danno politico, cedono all’inerzia burocratica e alla rigidità delle decisioni già prese (path dependency).
Le conseguenze di questo atteggiamento sono inevitabili: Scollegamento con la cittadinanza: ignorare la volontà popolare mina il rapporto di fiducia tra comunità e istituzioni. Perdita di credibilità: risulta impossibile parlare di ambiente nei convegni quando sul territorio si avalla il taglio del verde maturo.
Se per i Greci l’acrasia era il fallimento dell’intelletto che si piega all’impulso, vederla applicata alla gestione pubblica fa sorridere amaro. Ostinarsi a difendere il progetto del parcheggio interrato a tutti i costi non dimostra forza o determinazione, ma la forma più disarmante di debolezza: l’incapacità di riconoscere il proprio errore e fermarsi.
Un giovane che conosce bene questo scellerato progetto ieri ha fatto questa osservazione in generale ma probabilmente applicabile anche su Monterotondo: la Destra cresce perché la Sinistra non è tale. Credi che sia applicabile anche all’incontro promosso dal Partito Democratico del prossimo 16 ottobre qui a Monterotondo e intitolato ‘In campo per l’alternativa’, laddove per ‘alternativa’ che cosa intendono dire?
L’osservazione di quel giovane coglie esattamente il cuore della contraddizione. Quando la Sinistra smette di fare la Sinistra — ovvero quando rinuncia alla tutela prioritaria dei beni comuni, del verde pubblico e del benessere collettivo per avallare logiche di privatizzazione, cementificazione e finanza d’assalto — perde la sua stessa funzione storica e identitaria. Non sorprende che poi la cittadinanza si allontani o che le destre ne approfittino per occupare quegli spazi di scontento.
L’iniziativa del Partito Democratico del 16 ottobre, intitolata “In campo per l’alternativa”, rischia di rivelarsi un vero e proprio esercizio di retorica svuotata di senso se applicata al contesto locale. Viene spontaneo chiedersi: “Alternativa” a chi e a che cosa?
Alternativa a sé stessi? Se il PD locale è la forza politica di maggioranza che governa Monterotondo e che porta avanti con “cieca ostinazione” il parcheggio interrato a Piazza della Libertà, il taglio di 24 alberi e l’imposizione di 1.500 strisce blu per 21 anni, parlare di “alternativa” crea un cortocircuito comico, se non drammatico.
Alternativa di facciata – l’alternativa non si costruisce non ascoltando la cittadinanza: non si può sventolare la bandiera dell’alternativa o della transizione ecologica nei convegni e sulle locandine quando nei fatti, sui territori amministrati, si applicano modelli di sviluppo economico e urbanistico basati sulla speculazione e sull’impermeabilizzazione del suolo.
Se chi governa Monterotondo intende davvero costruire un’alternativa credibile alle destre, dovrebbe iniziare a fare l’alternativa nei comportamenti e nelle scelte concrete di governo: revocare intanto questo progetto scellerato di Piazza della Libertà, ascoltare le migliaia di cittadini che protestano e rimettere al centro i beni comuni.
Continuare a organizzare eventi sui massimi sistemi mentre sul territorio si portano avanti scempi ambientali non è fare opposizione o costruire il futuro: è semplicemente la conferma che la Sinistra, quando agisce così, smette di essere se stessa e che chi amministra non lo fa mettendo al centro del proprio agire l’interesse della cittadinanza e neanche quello dei suoi propri elettori, passati e probabili futuri.
