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Il centro storico di Monterotondo (RM) non è in vendita
 Piazza della Libertà è bene pubblico Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, verrebbe da dire notando il silenzio assordante che l’Amministrazione comunale di Monterotondo sta scegliendo come modalità di risposta a richieste e chiarimenti della cittadinanza sul progetto dei parcheggi a Piazza della Libertà e sull’abbattimento di 24 alberi (di cui 2 monumentali). Abbiamo già scritto sull’argomento e sulla mobilitazione cittadina ma non abbiamo ancora tratteggiato in modo più puntuale quella che potremmo definire ‘la linea comportamentale’ dell’attuale Amministrazione circa questo intervento nei confronti dei loro stessi cittadini e cittadine, residenti o no. Lo chiediamo a Gianluca Pirozzi, presidente dell’Associazione Centro storico in Movimento e promotore del Comitato Salviamo Piazza della Libertà. Gianluca, voi come associazione, avete scritto pochi giorni fa due lettere all’Amministrazione comunale: una intitolata “Piazza della Libertà. Lettera aperta all’amministrazione comunale di Monterotondo” e “Piazza della Libertà come Bosco Ospizio: perché il cemento vale più di un polmone verde?”. Ci puoi sintetizzare il contenuto? Le due lettere nascono dalla volontà di far sentire con forza la voce della comunità di fronte a un progetto che riteniamo profondamente dannoso per il futuro di Monterotondo. Nella “Lettera aperta all’Amministrazione comunale”, rivolta direttamente al Sindaco e alla Giunta, chiediamo l’immediata revoca delle delibere e la cancellazione del progetto del parcheggio interrato, richiamando l’attenzione sull’esempio negativo di altre realtà italiane (come il cantiere dell’Ex Ospizio a Reggio Emilia), dove decisioni calate dall’alto hanno creato spaccature insanabili tra istituzioni e cittadini. Ricordiamo che il suolo di Piazza della Libertà è interamente pubblico, un patrimonio comune che chi governa ha il dovere primario di tutelare. La nostra richiesta di stop si fonda su quattro pilastri imprescindibili: Prevalenza dell’interesse collettivo: i 24 alberi storici costituiscono un polmone verde insostituibile, indispensabile per il microclima, la salute pubblica e il decoro del centro storico. Volontà della comunità: migliaia di residenti e commercianti hanno espresso un “NO” documentato e partecipato; ignorarlo significa spezzare il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Assenza di utilità dell’opera: a fronte di rischi idrogeologici e geotecnici, dei costi ambientali irreversibili e dei disagi alla viabilità, l’utilità reale per la qualità della vita dei cittadini è pari a zero. Iniquità economica e “gabella” delle strisce blu: è un’ingiustizia inaccettabile far ricadere il costo finanziario dell’operazione sulla collettività, imponendo circa 1.500 stalli a pagamento su tutto il territorio comunale e ipotecando la sosta di famiglie e lavoratori per ben 21 anni. Nel secondo testo, “Piazza della Libertà come Bosco Ospizio: perché il cemento vale più di un polmone verde?”, evidenziamo il paradosso visivo e concettuale di questa scelta: da un lato gli alberi e il verde storico in primo piano, dall’altro la sede del Municipio sullo sfondo. Ricordiamo agli amministratori che gestire un bene pubblico non equivale a possederlo, ma a custodirlo. Togliere un polmone verde alla città per consegnare un parcheggio interrato con un centinaio di posti tutti rigorosamente a pagamento e a vantaggio delle casse di un privato con tanto di edificio di 4 piani da costruire per ospitare un centro commerciale — costringendo per di più i cittadini a pagare di tasca propria per 21 anni questo scempio — è una scelta non solo ingiustificabile ma democraticamente oltre che eticamente colpevole, che continueremo a contrastare con determinazione.  Italia Nostra sostiene questa battaglia iniziata da cittadini e cittadine. Potresti raccontarci nel dettaglio le ragioni del sostegno di un’associazione così prestigiosa? L’opposizione al progetto del parcheggio interrato a Piazza della Libertà non è un’iniziativa isolata o estemporanea, ma un impegno civico e culturale fondato sulla difesa dell’identità urbana e storica di Monterotondo. Le posizioni espresse da Italia Nostra — la principale associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale — confermano che la mobilitazione per la salvaguardia dei 24 alberi e per la tutela del suolo pubblico non riguarda soltanto una questione di decoro locale, ma tocca principi fondamentali di legalità, sostenibilità e partecipazione democratica a dimostrazione che il centro storico non è uno spazio da cementificare o monetizzare, ma un bene comune vivo che appartiene alla collettività e che chi governa ha il dovere di custodire. D’altro canto fu proprio Italia Nostra, con lo storico convegno di Gubbio del 1960, a dare impulso alla tutela dei centri storici nel nostro Paese, riconoscendoli come uno dei patrimoni culturali di maggior pregio d’Italia. A quell’incontro presero parte amministratori, urbanisti e intellettuali di primissimo piano, tra cui Giulio Carlo Argan e Antonio Cederna. Oggi la giurisprudenza riconosce che un centro storico è un bene immateriale complesso: esso racchiude non solo le architetture e la struttura edilizia, testimonianza dell’evoluzione urbana, ma anche la vita sociale e culturale della comunità che vi abita. È quindi un organismo vivo, il cui valore risiede proprio nella sua continuità storica e sociale. Il centro storico di Monterotondo, caratterizzato dalla figura imponente di Palazzo Orsini, costituisce uno degli esempi più significativi di tutta la Sabina Romana. È evidente come l’intervento proposto stravolga l’identità del luogo: cancella 24 alberi storici — due dei quali proposti per l’inserimento nell’elenco dei monumentali nazionali — e introduce elementi costruttivi del tutto slegati dal contesto storico preesistente. Inoltre, l’opera altererebbe il normale svolgimento della vita quotidiana dei residenti, trasformando Piazza della Libertà in un polo di movida notturna a beneficio esclusivo di poche attività commerciali e a discapito della vivibilità di chi risiede nella zona. Sotto il profilo procedurale, le osservazioni presentate da Italia Nostra hanno evidenziato gravi carenze nelle analisi tecniche di progetto, in particolare per ciò che concerne l’impatto ambientale; risulta inoltre assente la necessaria autorizzazione della Soprintendenza, l’organo preposto per legge alla protezione dei centri storici. A queste criticità si aggiunge un piano economico-finanziario altamente penalizzante, pensato per drenare risorse economiche dalla cittadinanza per un arco temporale di ben 21 anni. L’unica scelta civile e responsabile per Italia Nostra e per la cittadinanza resta l’interruzione immediata dell’iter autorizzativo prima che vengano prodotti danni irreparabili. Peraltro, bisognerebbe ricordare a questa Amministrazione che la difesa dei centri storici e la tutela dei beni pubblici hanno sempre rappresentato battaglie civili e identitarie storicamente legate alla sensibilità della sinistra.  All’inizio dell’articolo abbiamo scritto che volevamo tratteggiare meglio la ‘linea comportamentale’ dell’attuale Amministrazione comunale. Personalmente la ritengo assolutamente consapevole dei danni che arrecherebbe questo progetto alla città di Monterotondo. Che idea ti sei fatto delle ragioni che sostengono questa cieca ostinazione? Dalla prospettiva dei dati scientifici, amministrativi e sociali, tutte le evidenze remano in modo inequivocabile contro questa scelta. La consapevolezza dei danni da parte dell’Amministrazione è evidente nel modo stesso in cui ha agito: tenendo le carte coperte il più a lungo possibile, non dando notizia dell’avvio della Conferenza dei Servizi e rinunciando a chiedersi se l’opera fosse davvero utile o compatibile con le norme paesaggistiche e l’emergenza climatica. A questo si aggiunge un dato economico sconcertante: l’alienazione della sosta pubblica per ben 21 anni in project financing, che consegna 1.500 stalli a logiche private con modalità impensabili persino in regimi autoritari. Sul piano ecologico, l’abbattimento di 24 alberi ad alto fusto (tra cui due monumentali) priva la piazza di ombra e mitigazione termica: un danno che nessun arredo sostitutivo potrà mai ripagare, producendo un cortocircuito logico per chi proclama la transizione ecologica come pilastro politico. Non si tratta di ignoranza dei dati (il socratico “si sbaglia solo per ignoranza”), dato che perizie e istanze sono ben note. Subentra invece l’acrasia aristotelica: la debolezza della volontà. I vertici politici, pur consapevoli dei rischi ambientali e del danno politico, cedono all’inerzia burocratica e alla rigidità delle decisioni già prese (path dependency). Le conseguenze di questo atteggiamento sono inevitabili: Scollegamento con la cittadinanza: ignorare la volontà popolare mina il rapporto di fiducia tra comunità e istituzioni. Perdita di credibilità: risulta impossibile parlare di ambiente nei convegni quando sul territorio si avalla il taglio del verde maturo. Se per i Greci l’acrasia era il fallimento dell’intelletto che si piega all’impulso, vederla applicata alla gestione pubblica fa sorridere amaro. Ostinarsi a difendere il progetto del parcheggio interrato a tutti i costi non dimostra forza o determinazione, ma la forma più disarmante di debolezza: l’incapacità di riconoscere il proprio errore e fermarsi. Un giovane che conosce bene questo scellerato progetto ieri ha fatto questa osservazione in generale ma probabilmente applicabile anche su Monterotondo: la Destra cresce perché la Sinistra non è tale. Credi che sia applicabile anche all’incontro promosso dal Partito Democratico del prossimo 16 ottobre qui a Monterotondo e intitolato ‘In campo per l’alternativa’, laddove per ‘alternativa’ che cosa intendono dire? L’osservazione di quel giovane coglie esattamente il cuore della contraddizione. Quando la Sinistra smette di fare la Sinistra — ovvero quando rinuncia alla tutela prioritaria dei beni comuni, del verde pubblico e del benessere collettivo per avallare logiche di privatizzazione, cementificazione e finanza d’assalto — perde la sua stessa funzione storica e identitaria. Non sorprende che poi la cittadinanza si allontani o che le destre ne approfittino per occupare quegli spazi di scontento. L’iniziativa del Partito Democratico del 16 ottobre, intitolata “In campo per l’alternativa”, rischia di rivelarsi un vero e proprio esercizio di retorica svuotata di senso se applicata al contesto locale. Viene spontaneo chiedersi: “Alternativa” a chi e a che cosa? Alternativa a sé stessi? Se il PD locale è la forza politica di maggioranza che governa Monterotondo e che porta avanti con “cieca ostinazione” il parcheggio interrato a Piazza della Libertà, il taglio di 24 alberi e l’imposizione di 1.500 strisce blu per 21 anni, parlare di “alternativa” crea un cortocircuito comico, se non drammatico. Alternativa di facciata – l’alternativa non si costruisce non ascoltando la cittadinanza: non si può sventolare la bandiera dell’alternativa o della transizione ecologica nei convegni e sulle locandine quando nei fatti, sui territori amministrati, si applicano modelli di sviluppo economico e urbanistico basati sulla speculazione e sull’impermeabilizzazione del suolo. Se chi governa Monterotondo intende davvero costruire un’alternativa credibile alle destre, dovrebbe iniziare a fare l’alternativa nei comportamenti e nelle scelte concrete di governo: revocare intanto questo progetto scellerato di Piazza della Libertà, ascoltare le migliaia di cittadini che protestano e rimettere al centro i beni comuni. Continuare a organizzare eventi sui massimi sistemi mentre sul territorio si portano avanti scempi ambientali non è fare opposizione o costruire il futuro: è semplicemente la conferma che la Sinistra, quando agisce così, smette di essere se stessa e che chi amministra non lo fa mettendo al centro del proprio agire l’interesse della cittadinanza e neanche quello dei suoi propri elettori, passati e probabili futuri.     Redazione Roma
October 10, 2026
Pressenza
Contro l’abbattimento indiscriminato degli alberi, un appello da Palermo
E’ stato presentato due giorni fa, durante in sit in in via Spicuzza, a Palermo, il manifesto di lancio del Movimento cittadine/i in difesa degli alberi. > Partiremo da una affermazione morale. > Sul nostro pianeta ogni forma di vita ha pari dignità e va rispettata. > Va superato il concetto delle superiorità del genere umano sulle altre forme > di vita animale e vegetale. > Il suprematismo biologico e lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali > sono figli di una cultura che ha provocato le peggiori nefandezze della > storia. > Siamo ad un passo dal collasso del pianeta e di questo il genere umano, unica > specie che accumula, invece di riciclare e riutilizzare, ha grande > responsabilità. > Noi tutte/i ne paghiamo le conseguenze. > Ma una nuova consapevolezza si fa strada. > E’ di ieri la notizia che un piccolo comune canadese ha deciso che gli alberi > hanno diritti. > Il consiglio comunale ha detto basta a trattare gli alberi come semplice > “arredo urbano”. > Con una risoluzione approvata all’unanimità, gli alberi sono stati > riconosciuti come esseri viventi con il diritto di vivere, crescere e > rigenerarsi. > Il Comune rivedrà ora i regolamenti per proteggerli davvero, e chi vorrà potrà > ricevere alberi gratis da piantare. > Questo piccolo comune canadese è la prima municipalità al mondo ad aver > formalizzato l’adesione alla Dichiarazione universale dei diritti dell’albero. > Il futuro della lotta al cambiamento climatico passa anche da qui. > Il problema non è semplicemente la giusta difesa, prima di tutto morale, della > vita biologica non umana degli alberi, ma, partendo da questo, la rimessa in > discussione del modello di città attuale: tossico e mortifico. > Ciò è ancor più indispensabile per le evidenti modifiche del clima in atto. > Le sempre più frequenti e prolungate ondate di calore che si verificano, > soprattutto in Europa, il continente nel quale il cambio climatico si > manifesta in tempi più rapidi, ci impongono, per la nostra sopravvivenza, un > cambio di paradigma, a partire dalle forme dei luoghi nei quali viviamo. > Dobbiamo imporre anche da noi il modello Medellin [metropoli colombiana], dove > con la piantumazione di 880mila alberi, la temperatura urbana si è ridotta di > 2°C. > Dobbiamo chiedere che si riorganizzi la nostra città secondo metodiche che > dimostrano l’efficacia della riforestazione urbana e della depavimentazione > nel ridurre le isole di calore. > Si è provato che il verde urbano, può abbassare le temperature cittadine fino > a 4° C. > Questa nostra manifestazione di oggi vuole inserirsi, dunque, in questo filone > di nuova consapevolezza biologica. > Non è né marginale né settoriale. > La difesa della vita degli alberi è una scelta di civiltà e di responsabilità > individuale e collettiva. > Significa essere pienamente responsabili della cura di sé, delle persone che > amiamo, degli altri. > E’ anche un modo di riappropriarci del nostro destino, di no delegare a > nessuno l’interesse collettivo. > Ci riempiono la testa della parola democrazia… ma spesso ne svuotano il > significato originale. > Andiamo all’etimologia greca… demos [popolo], e cratos [potere]: potere del > popolo. > Noi lo traduciamo in: > Controllo popolare sul funzionamento dei luoghi nei quali viviamo. > Oggi siamo in questo luogo che abbiamo assunto a simbolo. > Il taglio degli alberi di Via Spinuzza è solo l’ultimo di un processo di > distruzione. > Dal Gennaio di quest’anno sarebbero stati segati 156 alberi che potrebbero > diventare il doppio, secondo una stima per difetto, entro la fine dell’anno. > E a proposito di verde e di alberi tagliati… > L’altro ieri, la sera del 14 luglio,  al Festino di Santa Rosalia, finalmente > il verde è tornato di gran moda a Palermo… sul carro sacro della Santuzza. > L’ amministrazione comunale preferisce il verde come scenografia: molto più > comodo, non fa ombra, non sporca e soprattutto non va difeso. > Ci sembra uno squallido spettacolo di propaganda che denuncia una coda di > paglia. > Sino a pochi mesi fa, secondo il quotidiano La Repubblica, edizione Palermo, > il Comune non sapeva nemmeno quanti alberi ci fossero in città. > Pensava fossero 31 mila, ma erano il doppio. > Questo dà la misura dell’approssimazione e della scarsa considerazione in cui > si teneva il verde urbano. > Eppure Palermo, dopo Milano, è la città più inquinata d’Italia ed il combinato > disposto di ciò con il surriscaldamento globale,  sempre più, tende a > trasformare le città in fornaci di cemento ed asfalto, ci dà la misura della > drammatica condizione nella quale viviamo che, letteralmente, mette a rischio > le nostre vite. > Si deve are un’importanza centrale alla difesa del verde pubblico esistente e > battersi per la sua implementazione, opponendosi al suo depauperamento. > Abbiamo assistito, specie in questi ultimi mesi, all’esatto contrario. > Tagli massicci e capitozzature indiscriminate, giustificate, in gran parte, > dallo “stato di salute precario degli alberi” . > Ma ammesso e non concesso che fosse così, le cause, secondo l’ammissione di La > Monica, Direttore del Settore Verde del Comune, sono da attribuire ad “errori > di pianificazione del passato, errate scelte di specie, urbanizzazione > selvaggia, scavi per sottoreti che hanno indebolito le radici, potature non > svolte correttamente”. > A breve si prospetta, il progetto inaccettabile di tagliare il lungo filare di > ficus di via Basile, per far posto alla corsia della linea C del Tram, che > potrebbe essere posizionata al posto del marciapiede. > Tutto questo progetto passa, ovviamente, sopra le teste della comunità che > vive in quel territorio. > Non possiamo consentire che continui così. > Basta con questo biocidio. > Con oggi lanciamo un messaggio chiaro a chi amministra. > Non consentiremo questo scempio. > Ci opporremo in tutte le forme possibili e ricorrendo a tutti gli strumenti > democratici: accesso agli atti per verificare la correttezza > tecnico-scientifica che giustifichi i singoli tagli; denunce alla Procura > della Repubblica per danni arrecati alla salute pubblica; azione di > monitoraggio e resistenza non violenta ai tagli ingiustificati. > Per far ciò vi proponiamo di costituirci a partire da questo incontro in un > movimento che vorremmo chiamare: > Cittadine/i in difesa degli alberi. > Gli alberi ci danno una protezione continua, in termini di purificazione > dell’aria, di riduzione dell’inquinamento e del calore eccessivo. > Ora tocca a noi difendere le loro vite. Redazione Palermo
July 17, 2026
Pressenza