Una lettera dal centro di detenzione di Pastrogor (Bulgaria)

Pressenza - Saturday, October 10, 2026

Riceviamo e divulghiamo una lettera scritta da un gruppo di detenuti del centro di detenzione di Pastrogor, nel sud della Bulgaria, chiedendone la massima diffusione. In questo centro, dal 12 giugno, sono reclusi, in condizioni che costituiscono a tutti gli effetti una forma di detenzione, i richiedenti asilo sottoposti alle asylum border procedures introdotte dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.

Questo terreno di sperimentazione del Patto ha però incontrato, negli ultimi mesi, la resistenza delle persone recluse, che si sono organizzate attraverso scioperi della fame, proteste e tentativi di evasione. Questa resistenza è stata repressa dalle autorità con violenti pestaggi, la distruzione dei telefoni, l’isolamento e, infine, l’arbitrario divieto di visite da parte delle persone solidali, interrompendo così l’unico canale di comunicazione con l’esterno. Tutto questo avviene in un contesto di condizioni di vita già di per sé insopportabili, come descritto nella lettera.

Ci uniamo alle richieste avanzate dai detenuti, chiedendo un’indagine indipendente e la liberazione di tutti i richiedenti asilo reclusi. Vogliamo inoltre mettere in luce come l’attuazione del Patto in Bulgaria renda evidenti i modi in cui il Patto stesso mina le garanzie fondamentali sancite dal diritto internazionale in materia di asilo e protezione dei rifugiati.

Reclamo formale sul deterioramento delle condizioni umanitarie, la privazione dei diritti e la restrizione arbitraria delle visite
Presentiamo questa denuncia formale in qualità di richiedenti asilo detenuti nel centro per richiedenti asilo di Pastrogor. Siamo entrati in Bulgaria in cerca di asilo e dopo il rifiuto iniziale della nostra richiesta abbiamo presentato ricorso. Al momento siamo legalmente residenti nel centro di Pastrogor in attesa della decisione finale del giudice.

Le condizioni che stiamo vivendo al centro sono diventate insopportabili e violano completamente le convenzioni internazionali sui diritti umani e i diritti di cui siamo stati ufficialmente informati al nostro arrivo. Chiediamo pertanto un intervento urgente per indagare sulle seguenti violazioni:

Primo: Richiesta di monitorare il trattamento giornaliero delle persone detenute e i casi di aggressione e negligenza medica
Chiediamo una revisione dei fatti avvenuti di recente e un esame di come le autorità amministrative e il personale di sicurezza del centro trattano i residenti. Siamo stati sottoposti a pestaggi e violenza fisica fin dal giorno del nostro arrivo. Molti di noi hanno sperimentato la brutalità della polizia, tra cui pestaggi con mazze e l’uso di cani. I feriti non sono mai stati portati in ospedale. Ci troviamo inoltre quotidianamente di fronte a maltrattamenti, insulti e violazioni della nostra dignità, e chiediamo che la situazione venga monitorata da vicino per porre fine a questi abusi.

Il 26 luglio molti detenuti hanno subito aggressioni fisiche da parte di membri di polizia e gendarmeria, che hanno fatto irruzione nel centro di detenzione, mascherati e armati, hanno distrutto i telefoni dei detenuti e li hanno rubati per cancellare le prove della loro violenza.

Giovedì 25 settembre 2026, alle 11:30 circa, gli ufficiali della gendarmeria bulgara hanno preso d’assalto le nostre stanze armati, senza alcuna ragione apparente. Quattro rifugiati sono stati coinvolti e tre sono stati aggrediti fisicamente senza giustificazione. Molte persone sono ancora scioccate e spaventate, alcune sono in situazioni vulnerabili.

Secondo: Scarsa qualità alimentare e conseguente grave perdita di peso
I pasti forniti sono di qualità estremamente scadente e inadatti al consumo umano, obbligando molti di noi a rifiutarli e a cercare alternative dall’esterno a nostre spese. Questa situazione ha portato ad un deterioramento della salute di molti residenti, con una perdita di almeno 14 chili, e ancora di più, e fa presagire una catastrofe sanitaria se la situazione dovesse prolungarsi.

Terzo: Mancata assistenza e manipolazione tramite promesse finanziarie
Al nostro arrivo, siamo stati informati della presenza di un impiegato incaricato di aiutarci con commissioni e acquisti, e ci sono stati persino fatti firmare documenti a tal fine. Tuttavia, di fatto questa assistenza non esiste. Il dipendente del centro rifiuta di portarci cibo o altre necessità di base, solo tabacco e sigarette, che non servono ai non fumatori i quali hanno invece disperatamente bisogno di altri oggetti essenziali.

Quarto: Divieto arbitrario di visita, elusione di responsabilità e rottura del nostro legame con il mondo esterno
Per settimane, amici dall’Italia hanno avuto la possibilità di farci visita regolarmente. Non erano solo visitatori, erano la nostra ancora di salvezza e il nostro unico legame con il mondo esterno.
Queste persone ci fornivano un enorme sostegno psicologico e morale, dandoci un senso di libertà e speranza che mancava tra le mura di questo centro. Davano anche assistenza materiale, fornendo cibo, vestiti e altre necessità di base a cui non provvedeva l’amministrazione.

Il diritto di visita è legalmente garantito, e abbiamo per questo accolto con sorpresa la recente decisione arbitraria di vietare queste visite, eludendo chiaramente ogni responsabilità. La polizia ha
giustificato il divieto sostenendo che fosse stato ordinato direttamente dal direttore del centro.
Allo stesso tempo, un funzionario del centro ha dichiarato: “Io sono responsabile qui, e questi visitatori non saranno ammessi”, con il pretesto che avrebbero “incitato i giovani a provocare il caos”. Gli agenti di polizia hanno anche affermato che i nostri amici che vengono a farci visita non sono amici ma nemici. Rifiutiamo completamente questa politica di punizione collettiva. L’isolamento da questi amici sta peggiorando gravemente il nostro benessere psicologico e fisico.

In base a quanto elencato, vi ricordiamo che non siamo prigionieri criminali, ma richiedenti asilo il cui diritto di vivere con dignità, ricevere un’alimentazione adeguata e comunicare con la società civile e i volontari è garantito dalla legge internazionale e bulgara.

Chiediamo:
Indagini urgenti sulla grave aggressione fisica del 26 luglio e 25 settembre, che ha colpito molti detenuti, e attribuzione di responsabilità agli agenti di polizia coinvolti.

Un’indagine sulle cattive condizioni di detenzione, la mancanza di cibo, abbigliamento e forniture igieniche al centro.

L’abolizione del divieto di visita e la possibilità per tutti di ricevere pacchi con beni essenziali dai nostri amici.

Chiediamo la garanzia di essere trattati umanamente e conformemente alle leggi nazionali e internazionali. Vi preghiamo di accettare il nostro massimo rispetto e apprezzamento.
Vi chiediamo di inviare una missione urgente di monitoraggio al campo di Pastrogor per rimediare alle ingiustizie commesse e riportare la gestione del campo nei limiti dei suoi fondamenti giuridici e umanitari.
Grazie per la vostra collaborazione e il vostro impegno per la giustizia.

 

Collettivo Rotte Balcaniche