Sbarco. Da leggere insieme a Boza free

Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, October 6, 2026

Sono 42 le voci del Contro dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale. Il volume è edito da Tamu.

È il risultato di una ricerca collettiva avviata dal 2021 nel Mediterraneo centrale e firmata da un autore plurale: l’equipaggio di ricerca della Tanimar. 

Ogni giovedì, a partire dal 19 febbraio, una voce accompagnerà lettrici e lettori dentro uno spazio di confine dove le frontiere non sono linee, ma pratiche che attraversano corpi, lingue e relazioni. 

Perché in un viaggio segnato da rotte, pattugliamenti, respingimenti e attese, il linguaggio diventa strumento di sopravvivenza e un possibile modo di resistere alla narrazione dominante sulla mobilità.

Notizie

Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale

Ogni giovedì, per quarantadue settimane, una parola. A partire dal 19 febbraio 2026

Roberta Derosas 12 Febbraio 2026

È la parola che segna la fine del mare, quando una traversata diventa presenza. Ma dietro questa parola si raccolgono storie molto diverse: chi è sopravvissuto al viaggio, chi è stato soccorso, chi è arrivato da solo.

Le parole che lo sostituiscono – arrivo, evento – cercano di alleggerire o neutralizzare ciò che accade. Sbarco, invece, porta con sé il peso del confine e delle sue paure. Eppure, nessuna di queste definizioni riesce davvero a contenere l’esperienza che descrive.

Per gli aventurier, il significato è semplice. Lo sbarco è il momento in cui il mare viene lasciato alle spalle. Un istante breve, spesso spiegato da boza!: il punto in cui un viaggio finisce e un’incertezza nuova comincia.

Sbarco

Il termine è usato da diversi gruppi sociali, non solo le autorità italiane ma anche gli stessi abitanti di Lampedusa («uno sbarco di turchi») e indica l’arrivo delle persone ai moli in seguito a un’operazione di soccorso in mare. Sbarcati sono coloro che hanno con successo «bruciato la frontiera» e coloro che non sono sopravvissuti alla violenza del tragitto; anche le salme sbarcano.

Gli sbarchi si dividono fra autonomi e non autonomi: i secondi sono quelli gestiti dalle autorità attraverso un complesso dispositivo che include interventi sanitari, controlli di polizia e pratiche di prima accoglienza; i primi si verificano invece quando le barche degli aventurier arrivano direttamente sulle coste della Fortezza Europa, eludendo (provvisoriamente) il dispositivo.

Il termine è spesso sostituito da altri che hanno lo stesso significato, fra cui «arrivo» ed «evento marittimo» (abbreviato in «evento» e trascritto come Ev, seguito da un’identità numerica apposta sui braccialetti al polso degli sbarcati).

In genere attivisti e volontari del Forum Lampedusa Solidale che partecipano all’accoglienza ai moli usano esclusivamente il termine «arrivo» per allontanarsi da un linguaggio militare che tende a disumanizzare le persone soccorse.

Viceversa, le forze dell’ordine e altre autorità del dispositivo usano il termine «evento» nelle comunicazioni ufficiali ma prediligono «sbarco» in quelle informali. La scelta di uno a discapito dell’altro non è solo linguistica, rappresenta due diverse concezioni della migrazione.

«Sbarco» evoca un’azione che richiama l’idea di invasione, di confine da difendere e spesso viene associato a una narrazione securitaria e reificante.

Al contrario «evento» o «arrivo» rischiano di minimizzare l’intensità e la violenza di ciò che accade o è accaduto in mare, trasformando l’esperienza del viaggio in un episodio privo di emozioni e conseguenze sul benessere delle persone.

Entrambe le scelte linguistiche, seppure per motivi differenti, contribuiscono a costruire una realtà che in parte oscura le sofferenze, riducendo l’arrivo e/o lo sbarco a Lampedusa a un semplice passaggio, un atto unico, un «mentre» slegato dal resto, dissociato da un prima sempre violento e traumatico e da un dopo ignoto ma che potrà presentare nuove sofferenze e difficoltà.

Al contrario degli abitanti locali e delle autorità, gli aventurier celebrano l’arrivo e/o lo sbarco attraverso la ripetizione del grido liberatorio boza! (si veda Boza).

Esempi dal campo

Capisci? Non uso la parola sbarco, perché è un termine del gergo militare e disumanizza. E noi qui stiamo parlando di persone che arrivano.
Intervista con un’operatrice ONG di Lampedusa

Alle 18.30 arrivano 22 persone.
Comunicazione whatsapp dal forum Lampedusa solidale

Arrivando al porto di Lampedusa, ricordo la sensazione di imbarazzo… poi scopri che tu sei un evento.
Intervista con Dagmawi Yimer, regista di origine etiope

Oggi si sono prodotti molti eventi. Evento sta per evento marittimo… evento, sbarco… è la stessa cosa… E continuerà così, viste le condizioni del mare. E poi se non c’è vento…
Intervista con un funzionario di polizia ai moli di Lampedusa