
Obiezione di coscienza: oltre il muro del silenzio, una nuova consapevolezza?/1
Pressenza - Monday, October 5, 2026Il tema della guerra e di chi oggi le si oppone cercando di smontare la narrazione pubblica – finora dominante – della sua ineluttabilità è emerso nelle ultime due settimane nel dibattito pubblico. Chi si è formato ai valori e ai metodi della nonviolenza può certamente evidenziare tutti i limiti di un discorso ancora insufficiente, a volte approssimativo, dove le parole e i concetti utilizzati da alcuni personaggi pubblici, più o meno navigati, appaiono lontani da un lessico e da un argomentare maturo dal punto di vista nonviolento.
Bisognerebbe ritornare a tanti altri maestri che, da Gandhi a Galtung, in svariate situazioni storiche, hanno messo in atto positivamente: la gestione dei conflitti senza l’uso di armi e di violenza. Di loro come di altrettanti casi storici a loro precedenti nessuno sa parlare.
Eppure, se il mondo della nonviolenza non vuole restare nel chiuso di una cerchia ristretta, anch’essa autoreferenziale e insofferente per il sistema pubblico dell’informazione a ragione ritenuto, specie sul tema della Pace, uniformemente chiuso ad ogni alternativa alla guerra, dovrebbe provare a cogliere in queste ultime “emersioni”, alcuni elementi di novità.
Provo quindi a riprendere una cronologia di dichiarazioni e di commenti e dentro questa alcuni elementi che potrebbero segnare un leggero cambio di rotta.
Domenica 13 settembre dal palco della festa dell’Unità di Reggio Emilia la segretaria dei giovani Dem, Virginia Libero, fa una dichiarazione in cui, rivolgendosi alle destre al governo, afferma che nel caso in cui queste dovessero portare i giovani ad una qualsiasi guerra, lei con altri giovani organizzerebbe la diserzione.
È bastato l’uso di questa parola per riportare sui giornali e sui social l’intero intervento della giovane politica, con vari commenti, nella quasi totalità critici e censori.
La forma radicale dell’opposizione alla guerra di una giovane esponente del PD, in realtà, non poteva lasciare indifferenti poiché mai un esponente adulto dello stesso partito in cui milita Virginia Libero si sarebbe espresso in quel modo. In molti quindi hanno pensato che quel messaggio, molto applaudito dalla platea, non era rivolto solo alle destre, ma anche alle componenti del partito molto moderate sui temi della politica estera e del riarmo nazionale ed europeo.
Un segnale questo di novità nell’ambito di una tradizione di una formazione politica in cui, a mia memoria, le componenti giovanili non si discostano mai, anche velatamente, dalle linee ufficiali del partito.
Nei giorni seguenti LA7 è tornata sull’argomento facendo riascoltare l’appello della Libero a due importanti personalità: Pierluigi Bersani e Gustavo Zagrebelsky.
Nella trasmissione “Otto e mezzo” del 17 settembre Pierluigi Bersani, pur apprezzando la passione e lo spirito pacifista della segretaria dei giovani democratici, affermava che avrebbe fatto meglio ad usare il termine “Obiezione di coscienza” al posto di diserzione.
Due giorni dopo, durante la trasmissione “In altre parole” Massimo Gramellini invitava a commentare l’appello della Libero gli attivisti Emma Rizzon dell’Università di Padova e Giacomo Gervasini della Normale di Pisa; collegato da remoto il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky.
Quest’ultimo, a differenza di Bersani, condivideva in pieno le parole usate da Virginia Libero, dando una interpretazione, del tutto originale, dei termini Obiezione e Diserzione. Mentre l’obiezione di coscienza, a giudizio del giurista, è motivata da fattori ideali, la diserzione parte dal vissuto diretto e tragico del disertore: il disertore è colui che abbandona il campo perché tocca direttamente con mano tutta l’assurdità e la mostruosità della guerra.
Anche qui un segno di novità: Gramellini dà voce, in prima serata, a due studenti (uno dei quali attivo nelle proteste e nel fermo di un treno carico di armi alla stazione di Pisa) e ad un illustre giurista pacifista. Tutti e tre solidarizzano, in forme diverse, con il discorso di opposizione radicale alla guerra. Non è un evento al quale siamo stati certo abituati in questi ultimi anni.
Ancora su LA7 Corrado Augias ne “La torre di Babele”, il 28 settembre, dopo 15 giorni, ritorna sull’appello alla diserzione di Virgina Libero definendolo “una sciocchezza”. Aldo Cazzullo, con il quale Augias dialoga, dal canto suo, distingue i disertori “ignavi” (“coloro che vogliono semplicemente salvarsi la vita”) da coloro che disertano da una chiamata alle armi ma, come nel caso di un disertore narrato in un romanzo di Fenoglio, non se la sentono di unirsi ad un’altra lotta armata come quella dei partigiani.
In quest’ultimo caso ritorna la narrazione comune: la diserzione è morale solo a patto di schierarsi e armarsi dalla parte giusta. La nonviolenza, personale e politica, non è neanche concepita dai due saggi e stimati personaggi televisivi.
È importante cogliere da questi eventi l’occasione per ritornare sul senso delle parole usate a partire dai loro ètimi, per poi sviluppare quell’orizzonte nonviolento che le giovani generazioni ci invitano a guardare.
continua…