Tag - obiezione di coscienza

Stiamo vivendo eventi che decidono la politica collettiva della obiezione di coscienza in Italia, lunga 80 anni
Finalmente il consiglio Nazionale MIR, riunito una seconda volta sul tema il 15 luglio, è riuscito a dare una risposta ad un problema di lingua italiana: che cosa significhino le parole  (non degli articoli di propaganda o della presentazione della proposta, ma) della proposta di legge sulla difesa “altra”: “complementare” alle FF.AA.: significa militarismo. Già il verbale di Pax Christi Centro del 2 luglio aveva dichiarato che quella proposta “non [è] soddisfacente, in quanto considera la DPN come complementare alla difesa armata, mentre per noi (sul piano etico) essa è alternativa a quella armata”.  Tutte le presentazioni e articoli di propaganda di quella difesa “altra” non riescono a coprire il fatto che quella difesa è militarista. Nella favola, il ragazzino  esclama: “Il re è nudo!”. Ma il comunicato ancora mantiene un’ambiguità: si dichiara “perplesso”. Questa è una parola che non vuole dire nulla di preciso; soprattutto essa permette a chi la dice di nascondere il proprio pensiero sul tema. Ma come si fa ad essere perplessi per tre mesi interi senza sciogliere i dubbi? Di fatto però dichiara che “sostiene anche questa raccolta firme, intendendo la DCNANV come alternativa alla difesa militare, come sta scritto anche nella presentazione sul sito della attuale Campagna”. Il minimo che si può dire è che, oltre alla perplessità, qui c’è anche una confusione: come si fa a vedere “complementare” e intendere “alternativa”? Forse qui c’è il Re di Inghilterra che dice: “La misura lineare da adottare è la distanza dal mio naso al mio pollice”; e la yarda fu? O forse c’è Georg Hegel per il quale ciò che è ideale è reale (anche se la parola lo contraddice)? Qualsiasi psicologo vi dice che perdere il senso della realtà è il primo sintomo di malattia psichica. Simbolo ne è Pinocchio che sotterra lo zecchino d’oro credendo di piantare l'”albero dei denari”. Insomma, il comunicato dice che la difesa “altra” non è la DPN, ma non dice in che senso non lo è, come se le altre parole della presentazione della proposta (“integrata e collaterale”) e soprattutto gli esempi suggeriti (quelli delle difese della Svezia e della Svizzera) non indicassero con chiarezza che la difesa “altra” è militarista (cioè, quella secondo la NATO). Non sarebbe nulla di strano che ci sia chi sostiene questo tipo di difesa. Già dal 1988 in Italia è attivo il Centro Studi Difesa Civile di Roma che ha cercato (senza gran successo) di accordarsi con i militari per introdurre una difesa solo civile. In Francia il “non violento” Jean-Marie Muller era per questo tipo di difesa. Perciò basterebbe semplicemente dichiararsi per quale tipo di difesa si è, invece di usare tutte le parole possibili sul tipo di difesa, senza scegliere tra esse. Ma allora sarebbe chiaro che con essa l’art. 11 della Costituzione verrebbe subordinato all’aartenenza alla NATO, i 500 a Sarajevo e MIR Sada sarebbero state avventure, la marcia PG-Assisi diventerebbe una manifestazione di regime, la Flottiglia sarebbe una provocazione internazionale,  i portuali di Genova non potrebbero boicottare il commercio delle armi di Israele, Pax Christi diventerebbe una dipendenza dell’Ordinariato Militare  e finalmente il Servizio civile verrebbe ridotto al solo art. 3 (solidarietà sociale), per invece preoccuparsi della gestione della difesa nazionale interna durante una guerra. Insomma per dirla alla Papa Leone, questa difesa sarebbe disarmata ma non disarmante; cioè una difesa solo civile, ma non attivamente non violenta. Quindi la sua politica collettiva di obiezione di coscienza e di non violenza è differente da quella della DPN della Campagna OSM-DPN; ed è bene tenere distinte le due strade, senza mischiare le loro parole; che altrimenti si confondono le idee proposte e la gente resta “perplessa”. Eppure da due mesi il Presidente  MIR aveva dato una soluzione precisa al problema di lingua italiana che dà quella proposta di difesa “altra”;  e aveva invitato il C.N. a fare chiarezza. Ma il comunicato del CN invece ribadisce  accordi e decisioni precedenti per cui alcuni (quanti? Maggioranza del CN o minoranza? Un’altra ambiguità) membri del CN vogliono mantenere il sostegno ad una campagna il cui significato essi non sanno dichiarare con precisione alla gente. Quindi dei fatti organizzativi hanno negato la ricerca della verità verso la gente e verso se stessi. Il Presidente a questo punto giustamente si dimette, mentre il CN resta indifferente alle dimissioni (neanche una parola di commento). Questi membri del CN che sono perplessi sulle parole però hanno posto la organizzazione (anche se sbagliata) prima della verità verso la gente invitata a firmare.  Invece Gandhi, la cui immagine è in tutte le presentazioni della difesa “altra”, nel 1922 arrestò la prima campagna nazionale non violenta in India, nonstante avesse quasi vinto, perché non c’era più corrispondenza veritiera tra le azioni popolari e i suoi proclami di non violenza: per lui prima andava la verità e poi la organizzazione. Invito i promotori della Campagna di dar fede alla figura di Gandhi stampata dappertutto: seguite il suo insegnamento! Tanto più che è ben noto che, quando c’è un vizio sostanziale, un patto (anche un matrimonio!) non vale. Qui il vizio è che le presentazioni della proposta della difesa “altra” dicono una cosa (“difesa popolare non violenta”, che è quella sostenuta dalla Campagna OSM-DPN per vent’anni; o “difesa civile non armata e non violenta”, che è la sua traduzione nelle leggi italiane) mentre il suo testo  (quello che conta in Parlamento) dice un’altra cosa, “difesa complementare”, che significa “integrata” nella difesa NATO. Quando c’è un vizio sostanziale non c’è  c’è da mangiare la mela che si è ammesso che è avvelenata (“complementare”) per una malposta obbedienza a dei patti. Dov’è finita in Italia la non violenza come ricerca della Verità (Satyagraha) dei Capitini, Lanza del Vasto, don Milani, La Pira, D. Tonino Bello, ? A mia memoria  questo comunicato segna il punto più basso di 70 anni di vita del MIR in Italia. Finale sul comico: questi “perplessi” vogliono un convegno sulla DPN “anche per fornire al Parlamento elementi utili per la formulazione finale della Legge”; cioè vogliono 1) vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato (la raccolta delle firme sta andando male); e 2) credono che i deputati  prenderanno l’imbeccata da loro che non sanno distinguere la DPN da una sua contraffazione in termini della NATO. Il convegno sulla DPN s’ha da fare, certo. Ma non con quelli che vogliono essere “complementari” alle FF.AA. per avere in cambio dei regali dal Parlamento (di destra!); ma con quelli che non sono mai stati militaristi ma per una pace e una difesa disarmante : Peace Brigades International, Operazione Colomba, Corpi Civili di Pace, Emergency; allo scopo di promuovere un programma , al di là di sogni di una facile vittoria guadagnata con delle semplici firme, per concertare le iniziative dal basso le azioni e le pressioni sul Parlamento per fare avanzare la DPN. Antonino Drago P.S. Segnalo l’ottimo studio di Ermete Ferraro sulle difese non armate in varie nazioni europee. E’ sul suo blog: https://ermetespeacebook.blog/2026/07/08/difesa-civile-si-ma-quale/ Segnalo anche il suo commento alle sue dimissioni da Presidente del MIR. Antonino Drago
July 23, 2026
Pressenza
Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC) nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL proposta dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, definendola un “riformismo burocratico” che non scalfisce affatto l’apparato militare-industriale e la logica NATO. Egli sostiene, addirittura, che la difesa civile non armata sia costituzionalmente equivalente a quella militare e propone di superare il meccanismo dell’obiezione fiscale del 6×1000 attraverso tre rotture radicali: una dottrina nonviolenta basata sull’art. 52, il trasferimento economico dei fondi dagli armamenti alla difesa civile e la denuclearizzazione unilaterale; Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
MACCHINE CHE EDUCANO-TENTATIVI DI APPROCCIO DEI SERVIZI SEGRETI- OBIEZIONE DI COSCIENZA ANTIMILITARISTA IN UNIVERSITA’@0
Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, professore al CNR di Faenza ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
MACCHINE CHE EDUCANO-TENTATIVI DI APPROCCIO DEI SERVIZI SEGRETI- OBIEZIONE DI COSCIENZA ANTIMILITARISTA IN UNIVERSITA’@1
Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, professore al CNR di Faenza ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
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Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, professore al CNR di Faenza ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
MACCHINE CHE EDUCANO-TENTATIVI DI APPROCCIO DEI SERVIZI SEGRETI- OBIEZIONE DI COSCIENZA ANTIMILITARISTA IN UNIVERSITA’
Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, professore al CNR di Faenza ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
July 7, 2026
Radio Blackout
Rolf Cantzen: con i disertori non si può fare la guerra
La storia dell’obiezione di coscienza è di particolare attualità in tempi in cui in Germania si parla di capacità bellica. “Das Reichskriegsgericht” (il Tribunale Militare del Reich) è una mostra aperta dall’inizio del 2026 nel Centro di documentazione Topografia del Terrore nel Bendlerblock di Berlino (complesso storico noto per essere stato il quartier generale della Resistenza antinazista, N.d.R.) . Mostra come la giustizia militare nazista abbia combattuto la resistenza antifascista in Germania e in molti Paesi europei. Particolarmente apprezzabile è il fatto che siano documentati molti esempi poco noti di resistenza ma anche di una magistratura del terrore provenienti da Austria, Belgio, Norvegia e Francia. Tuttavia, la mostra nasconde completamente la lunga lotta per il riconoscimento che le vittime della giustizia militare nazista e i loro parenti hanno dovuto condurre nella Germania Occidentale fino agli anni ’90. A titolo esemplificativo, la mostra non contiene alcun riferimento a Ludwig Baumann. Il presidente dell’Associazione Federale delle vittime della giustizia nazista aveva avuto un ruolo significativo nel riabilitare alla fine degli anni ’90 le persone che si rifiutavano di partecipare alla guerra di aggressione e di sterminio della Germania nazista. Baumann è giustamente riconosciuto per questo nel libro “Disertori” di Rolf Cantzen (per ora non pubblicato in italiano, N.d.R.). Il giornalista si occupa da molti anni di obiettori di coscienza militari e di obiezioni di coscienza, tra l’altro con contributi alla radio tedesca. Ora ha scritto una storia dei disertori di quasi 200 pagine, che contiene molte informazioni ed è di facile lettura. GIURARE SUL POPOLO E SULLA PATRIA Cantzen inizia dall’antichità romana, quando la diserzione era sia un sacrilegio che un tradimento della patria. Già a Roma veniva dispiegata una truppa speciale che dava la caccia ai disertori, i precursori dei cacciatori odierni. Cantzen mostra anche come il sistema militare sia cambiato alla fine del Medioevo. Dominavano i mercenari che si offrivano per il servizio militare. > “I mercenari ben addestrati non combattevano né per la patria né per una > religione e certamente non per le convinzioni politiche. Si consideravano > partner contrattuali di un appaltatore di guerra.” (pag.16) In questo periodo capitava spesso che i mercenari cambiassero schieramento quando veniva loro offerta una migliore retribuzione e vitto. Solo con l’avvento dello stato-nazione i soldati avrebbero giurato sul popolo e sulla patria. In molti luoghi, monumenti con nomi di uomini morti in varie guerre testimoniano ancora questa ideologia. Quelli che non volevano morire per nessuna patria e disertare, naturalmente non sono menzionati. Il XVIII secolo fu l’epoca dei disertori, secondo Cantzen. Nel suo libro cita fonti secondo le quali tra il 1727 e il 1740 in Prussia disertava circa il 20% degli uomini arruolati forzatamente, mentre in Sassonia tra il 1717 e il 1728 addirittura il 50%. Cantzen descrive in modo molto vivido come nel XVIII secolo, con l’ideologia della mobilitazione nazionale, questa fuga dalla guerra dovesse essere frenata. Dove ciò non è stato possibile, si è proceduto con la pena di morte contro gli obiettori di coscienza. Cantzen tratta diverse campagne contro il servizio militare prima della Prima guerra mondiale. Menziona anche le opere dello scrittore russo Leo Tolstoj e di anarchici come Gustav Landauer e Max Stirner, che si opposero alla partecipazione alle guerre. ANTIMILITARISMO DEL MOVIMENTO OPERAIO SOCIALISTA Un punto debole del libro è che Cantzen nasconde in gran parte la resistenza antimilitarista dei socialisti di sinistra come Lenin, Lussemburgo e Liebknecht prima e durante la Prima guerra mondiale. Sono menzionati brevemente da lui, ma liquidati con una motivazione poco convincente: > “Mentre i partiti socialdemocratici sostenevano la Prima guerra mondiale, > nella sinistra marxista radicale intorno a Liebknecht, Lussemburgo e Zetkin il > rifiuto di continuare la guerra doveva trasformarsi in una rivoluzione > sociale. L’antimilitarismo e il pacifismo, le diserzioni e gli > insubordinamenti collettivi erano intesi qui come un mezzo per raggiungere lo > scopo della rivoluzione proletaria”. (pag. 39) Proprio nel paragrafo successivo afferma giustamente che in Germania “la tradizione anarchica e anarco-sindacalista dell’antimilitarismo è stata dimenticata”. C’è da chiedersi perché Cantzen traccia qui una linea di demarcazione così forte tra i filoni socialisti, comunisti, anarchici e anarco-sindacalisti dell’antimilitarismo, che almeno fino alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 non esisteva affatto. Tutte queste letture dell’antimilitarismo univano la convinzione che una società senza militarismo e guerra sarebbe stata possibile solo dopo il rovesciamento del capitalismo e l’abolizione degli Stati in generale. Quindi non fu solo l’ala socialista dell’antimilitarismo a orientarsi verso una rivoluzione. Tuttavia, le motivazioni teoriche erano diverse. Gli antimilitaristi socialisti e poi comunisti si basano principalmente sugli scritti di Karl Marx e Friedrich Engels, più tardi anche sui testi di Rosa Luxemburg e Lenin, che hanno spiegato perché il capitalismo nella sua fase imperialista porta ripetutamente a guerre tra i diversi Stati e alleanze di Stati. Gli antimilitaristi anarchici hanno sottolineato il legame tra potere e gerarchia per il militarismo e la guerra. Solo dopo l’istituzione dell’Unione Sovietica e la creazione dell’Armata Rossa, che è stata respinta dagli anarchici, la distanza tra i diversi approcci antimilitaristi si è rafforzata. In questo caso si sarebbe auspicata una maggiore differenziazione. NON È UN PROBLEMA DEL PASSATO Vale invece la pena leggere il capitolo in cui Cantzen si occupa dell’elaborazione dell’obiezione di coscienza nella letteratura della Germania Ovest. A tal fine si avvale di esempi di Alfred Andersch, Ingeborg Bachmann e Heinrich Böll. Cantzen approfondisce il romanzo “La casa spezzata”, oggi in gran parte dimenticato, in cui Horst Krüger elabora nel 1966 la sua diserzione e il tentativo mortale di diserzione del suo amico. Qui è chiaro che la resistenza alla rimilitarizzazione nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale in Germania era diffusa anche nella borghesia liberale ed è stata elaborata nella letteratura. Nel capitolo “Buoni disertori – cattivi disertori” Cantzen descrive come i disertori della Germania Est (RDT) siano stati accolti calorosamente nella Germania Occidentale (RFT). Ma c’erano anche soldati della Repubblica Federale Tedesca e di altri paesi della NATO che disertavano nella RDT. Interessante è anche leggere come negli anni ’60 i disertori francesi che non lottavano contro il movimento indipendentista algerino e i soldati statunitensi che non volevano essere schierati in Vietnam fossero supportati da reti internazionali. A ciò si ricollegano oggi iniziative come Connection e.V., che sostengono i disertori ucraini e russi e lottano per ottenere asilo in Germania. Il libro si conclude con una citazione da un volantino dei Verdi del 1990: “Non lasciatevi trasformare in carne da cannone per una politica sbagliata e non al servizio della pace e dell’indipendenza del nostro paese”. (p. 187) L’appello è sorprendentemente attuale, in un momento in cui anche i politici dei Verdi si battono per preparare la Germania alla guerra. Così il libro arriva al momento giusto. Oggi che si parla tanto di capacità bellica, ci vogliono persone con le quali non si può fare la guerra. La storia dei disertori continua. Peter Nowak kritisch-lesen.de -------------------------------------------------------------------------------- Il libro (in tedesco): Rolf Cantzen – Deserteure. Die Geschichte von Gewissen, Widerstand und Flucht. Edizioni Klampen Verlag 2025. 203 pagine, ISBN: 9783987370304. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Filomena Santoro. Revisione di Thomas Schmid. Untergrund-Blättle
July 3, 2026
Pressenza
Consiglio comunale di Bologna, approvato un ordine del giorno sull’obiezione di coscienza
Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Bologna Nel corso della seduta pomeridiana di oggi 29 giugno 2026, il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno sull’obiezione di coscienza in cui invita il Sindaco e la Giunta a valutare l’opportunità di avviare un percorso cittadino per far conoscere ai giovani il diritto all’obiezione di coscienza e le modalità per esercitarlo, coinvolgendo i Comuni della Città metropolitana e raccordandosi con la Regione Emilia-Romagna. (Come già avvenuto nel Comune di Capaci e di San Lazzaro ndr). L’ordine del giorno è stato approvato oggi con 24 voti favorevoli (Partito democratico, Coalizione civica, Lepore sindaco, Anche tu conti, Verdi, Giulio Venturi) e 9 non votanti (Fratelli d’Italia, Lega Salvini premier, Forza Italia, Misto, Bologna ci piace). Ecco il testo approvato. OGGETTO : ORDINE DEL GIORNO TESO AD ATTUALIZZARE L’OBIEZIONE DI COSCIENZA AL SERVIZIO MILITARE’ PRESENTATO DALLA CONSIGLIERA DI PIETRO ED ALTRI DURANTE LA SEDUTA DELLA VI COMMISSIONE CONSILIARE DEL 24/06/2026 “”” IL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA Premesso che – Il contesto internazionale continua a essere segnato da guerre e conflitti che producono violenze e violazioni dei diritti umani, aumentano la spesa militare e minacciano l’intera umanità; – Gli accordi e i tentativi di tregua con cui si proclamano azioni di pace e nuovi equilibri dettati da interessi economici restano tuttora fragili , precari e contraddittori; – Per le grandi potenze, l’economia bellica continua a rappresentare la priorità con cui definire politiche e interventi, alimentando vittime civili, disuguaglianze, nazionalismi e il rischio di escalation armate ; – in Italia la maggioranza al Governo sta discutendo proposte per reintrodurre la leva militare, sospesa nel 2005; – Bologna, Medaglia d’Oro alla Resistenza, per la sua tradizione di città orientata alla pace e alla nonviolenza, ha aderito al Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la Pace; – Per rafforzare l’impegno in questa direzione, il Comune di Bologna, per volontà del Sindaco e a seguito del confronto con la società civile attiva in questo ambito, ha assegnato in Giunta deleghe specifiche alla Pace e alla Nonviolenza, nominando anche una Delegata ai Diritti Umani e al Dialogo Interreligioso ; – La città, grazie a una rete di realtà che ogni giorno si impegnano per promuovere politiche di pace, nonviolenza e giustizia sociale nelle scuole e in altre occasioni, rappresenta un laboratorio di iniziative per una cultura di pace e nonviolenza che si esprime in varie forme; – La pace è bene primario e l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta’ degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Considerato che – Il 1′ gennaio 2026, a Bologna, in occasione della decima Marcia per la Pace organizzata dal coordinamento “Portico della Pace” in collaborazione con Rete Pace e Nonviolenza Emilia Romagna, è stato presentato il gruppo obiettori di coscienza al servizio militare “Onde di Coscienza”; – Nel corso della manifestazione anche quest’anno è stata ribadita l’importanza di attualizzare il tema dell’obiezione di coscienza al servizio militare e di informare i giovani sul diritto, tuttora vigente, di esercitarla in caso di chiamata alle armi ; – Nonostante la leva obbligatoria sia sospesa, i Comuni continuano a trasmettere annualmente al Ministero della Difesa gli elenchi dei diciassettenni, potenzialmente richiamabili qualora il servizio venisse ripristinato ; – La Costituzione, all’art. 52, sancisce che la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino, ma l’obiezione di coscienza è oggi diritto costituzionalmente tutelato. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 164/1985, ha stabilito che la libertà di coscienza ha pari dignità rispetto al dovere di difesa, che può essere assolto anche in forma non armata; – Con la legge 230/1998 l’obiezione di coscienza è divenuta diritto soggettivo esercitabile con semplice dichiarazione, senza valutazione di merito da parte di commissioni; – Dal 1′ gennaio 2005 la leva è sospesa, ma il diritto all’obiezione resta vigente. I Comuni continuano a trasmettere al Ministero della Difesa le liste dei diciassettenni potenzialmente richiamabili, e in caso di ripristino resterebbe garantita l’opzione del Servizio Civile Universale quale forma di difesa non armata della Patria ; – In caso di ripristino della leva, resterebbe comunque garantita l’opzione di scegliere il Servizio Civile Universale come alternativa . Ritenuto che – Il Sindaco di Capaci ha avviato un ’iniziativa di raccolta anticipata delle dichiarazioni di obiezione di coscienza in previsione di un’eventuale leva militare, sottolineando nell’appello alle istituzioni che “ognuno di noi, nel suo piccolo, ha il dovere di scendere in campo per la pace”; – Tale iniziativa è storicamente promossa dal Portico della Pace e da Pax Christi e da altre associazioni, gruppi e realtà con cui il Comune di Bologna dialoga e collabora ed è stata proposta di recente anche dal Gruppo Onde di coscienza, una realtà che si è presentata alla città in occasione della marcia della pace del 1 gennaio 2026 e in altre occasioni pubbliche; – È necessario attivare azioni locali per diffondere una cultura di pace, dialogo, cooperazione e solidarietà, organizzando la speranza e promuovendo un cambiamento culturale radicale; – In data 24 giugno 2026, si è tenuta l’udienza conoscitiva congiunta della Sesta e Settima Commissione consiliare, alla presenza dell’Assessore alla Pace, del Sindaco di Capaci e dei rappresentanti delle realtà “Portico della Pace” e “Pax Christi”. Tutto ciò premesso Invita il Sindaco e la Giunta : a valutare l’opportunità di avviare un percorso cittadino per far conoscere ai giovani il diritto all’obiezione di coscienza e le modalità per esercitarlo ; a condividere con la società civile interessata le modalità e i tempi con cui avviare tale iniziativa di conoscenza e sensibilizzazione, garantendole adeguato rilievo mediatico; a valutare la possibilità di diffondere l’iniziativa nei Comuni della Città Metropolitana affinché possano adottare progetti analoghi ; a valutare la possibilità di raccordarsi con la Regione Emilia-Romagna per ampliare il coinvolgimento dei Comuni del territorio . F.to: A.Di Pietro (Partito Democratico), R. Monticelli (Partito Democratico),M.Gaigher (Partito DEmocratico) , S.Negash (Lepore Sindaco), G.Tarsitano (Lepore Sindaco) , D.Celli (europa Verde Verdi).””” Redazione Bologna
June 29, 2026
Pressenza
Londra, notizie dalla Conferenza Internazionale contro la Guerra
CLICK HERE FOR ENGLISH, FRENCH, GERMAN, AND SPANISH MATERIALS Sabato 20 giugno 2026 l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università era a Londra, in occasione della seconda Conferenza Internazionale contro la Guerra. Vi han partecipato organizzazioni provenienti da tutta Europa (e anche oltre), in quello che è stato un incontro davvero internazionale. L’evento si è svolo in tre momenti. Prima, venerdì 19, si sono incontrate solo le realtà inglesi (sindacati, attiviste/i e partiti), poi sabato 20 mattina si è tenuta un’assemblea internazionale a porte chiuse, in cui l’Osservatorio ha portato un contributo (vedi dopo); e infine sabato pomeriggio oltre 2500 persone da 27 paesi hanno partecipato alla conferenza a Westminster Hall. Alla fine, sono state lanciati tre appuntamenti per mobilitazioni internazionali: * il 10 ottobre per la Palestina; * il 20-22 novembre contro il ritorno della leva, la militarizzazione della società e l’investimento di fondi pubblici nella guerra invece che nel welfare (partendo dal 20 come mobilitazione studentesca); * un data d’autunno ancora da definirsi a sostegno di uno sciopero dei lavoratori portuali. La conferenza Alla conferenza, tanti interventi hanno a poco a poco dato forma a quella che è un’opinione pubblica internazionale di rifiuto alla guerra e a un sistema economico basato sulla dominazione. I temi toccati sono stati, in particolare, il riarmo, l’erosione del welfare a favore dell’investimento militare, il ritorno della leva, le violazioni in Palestina, Cuba, Sud Globale, Ucraina, Russia e, internamente agli stati europei, nei confronti di immigrati e rifugiati. Fra gli interventi, i portuali di Genova, gli studenti tedeschi, due disertori, uno ucraino uno russo, spalla a spalla (unico intervento a due voci), Irene Montero per Podemos, Jérome Legavre per La France Insoumise, i principali sindacati inglesi, e Mustafa Barghouti, medico e politico palestinese del partito Iniziativa Nazionale Palestinese. Quest’ultimo ha portato un vibrante discorso sulla vittoria. Ha citato Mandela e la Guerra in Vietnam. Ha riportato che sì, in Palestina dal 7 ottobre 2023 siano stati uccisi 22 mila bambini. E che sì, fu chiaro sin da subito che gli ospedali erano bombardati e che quindi non potevano più utilizzarli per far partorire migliaia di donne palestinesi. Ma ha raccontato anche di come hanno deciso di costituire un’équipe di 93 ostetriche che hanno cominciato ad andare loro stesse casa per casa, per assistere ai parti. E che dal 7 ottobre 2023 ad oggi ci sono state 82 mila nuove nascite. Secondo Barghouti, il popolo palestinese sta prendendo coscienza di essere non solo in grado di sopravvivere, ma anche di vincere contro l’oppressore e ritrovare finalmente quel diritto all’autodeterminazione negato da oltre un secolo. Fra le realtà presenti, riportiamo: * sindacati inglesi (PCS, UNISON, National Education Union, Universities and Colleges Union), francesi (CGT, FO), spagnoli (CCOO, UGT), italiani (USB e CGIL), greci, belga e altri; * portavoce di partiti de La France Insoumise, Die Linke, Podemos, Potere al popolo, Mustafa Barghouti per la Iniziativa Nazionale Palestinese e altri; * realtà giovanili come SchulStreikGegenWehrpflicht, Rebeldia (Podemos), la frangia studentesca della Stop the War Coalition e Cambiare Rotta (USB); * realtà dell’attivismo antimilitarista come le internazionali Global Sumud Flotilla e Post-Soviet Left, le inglesi Stop the War Coalition, Palestine Solidarity Campaign, Campaign for Nuclear Disarmament e le statunitensi Codepink e Movement for Black Lives. L’intervento dell’Osservatorio all’assemblea L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha partecipato per diffondere il proprio manifesto sull’obiezione di coscienza totale e collettiva e i risultati della sua ricerca sui meccanismi di ritorno della leva in Europa. Risultati che hanno informato e conseguentemente portato l’Osservatorio a produrre il manifesto e che danno indicazioni importanti a chiunque in Europa voglia impedire il ritorno della leva e della guerra. La valenza internazionale di quanto abbiamo trovato viene dal fatto che la nuova forma della guerra è una, e quindi le dottrine militari moderne dei vari paesi si trovano a convergere. Si basano sul concetto di “Difesa totale” (Whole of society, nei documenti UE e NATO) per cui la strategia militare prevede che anche la parte civile della società si adoperi per compiere la sua parte di sforzo bellico. Di conseguenza, per esempio i dual-use, il ritorno della leva militare, la normalizzazione della guerra, gli stand delle Forze Armate al Salone del Libro di Torino o in una piazza di Ancona. Dall’analisi fatta traspaiono tre aspetti sul ritorno della leva. Aspetti che continuano a trovare conferma nelle varie mosse di graduale avvicinamento alla guerra fatte dai governi europei (per esempio, di Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna…). Essi sono: * il momento dell’obbligo è anticipato dalla chiamata a prestare servizio di leva ad una iniziale schedatura di massa della popolazione in età di leva (e.g., il “questionario” in Germania); * la strumentalizzazione militare del servizio civile e, addirittura, della stessa obiezione di coscienza quando praticata come rifiuto al servizio militare in favore di un servizio civile; * la militarizzazione delle scuole e delle università. Sull’obiezione di coscienza in particolare, vediamo che quella che 50 anni fa fu una conquista enorme contro il militarismo, ci viene oggi offerta dagli stessi guerrafondai nelle loro proposte di legge, grazie alla possibilità di inserirla in uno schema militare per renderlo, paradossalmente, ancora più forte. Shared materials [to DOWNLOAD click on the following links] Here the three materials we shared in London, i.e. the presentation of the Observatory against militarization of schools and universities, the dossier with the research work on the return of conscription in European countries, and our manifesto of resistance. Introduction – English ENGLISH_Introduction-1Download Dossier – English Articolo – engDownload Manifesto – English Manifesto-obiezione-totale_engDownload Introduction – Français Francese-Introduzione manifesto su carta intestata-def-pdfDownload Dossier – Français FRANCESE dossier pdfDownload Manifeste – Français FRANCESE-Manifesto impaginato-def-pdfDownload Einführung – Deutsch Deutch IntroduzioneDownload Dossier – Deutsch Dossier_deuDownload Manifest – Deutsch TEDESCO- manifesto-impaginato-defDownload Introducción – Español SPAGNOLO-introduzione Manifesto su carta intestata-def- pdfDownload Dossier – Español SPAGNOLO- articolo pdfDownload Manifiesto – Español SPAGNOLO – Manifesto pdfDownload Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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La scienza è davvero neutra? Il dissenso etico dei ricercatori CNR unisce l’Italia da Nord a Sud
CASO PASWING. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si estende a livello nazionale: 62 dipendenti di 21 istituti firmano una nuova lettera alla dirigenza, unendo la comunità scientifica dal Trentino a Palermo. La ricerca scientifica pubblica italiana si trova a un bivio fondamentale tra l’imperativo costituzionale della pace e le logiche dei finanziamenti all’industria bellica. Giovedì 25 giugno 2026, sessantadue dipendenti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno inviato una seconda e dettagliata lettera formale alla Direttrice dell’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici (ISSMC), la Dott.ssa Alessandra Sanson. L’obiettivo primario di questa mobilitazione collettiva è esigere l’interruzione immediata del contratto relativo al progetto denominato “PaSwing“. La rete denominata “La ricerca che non va in guerra”, solleva un profondo interrogativo istituzionale: come può la scienza pubblica conciliare i propri scopi di progresso sociale e tutela ambientale con lo sviluppo di tecnologie destinate a scenari di conflitto armato? Questo nuovo atto di dissenso rappresenta l’evoluzione strutturale di una protesta nata a metà maggio a Faenza, con una prima lettera scritta in occasione dell’Open Day dell’istituto ceramico. Letta pubblicamente il 17 maggio — data simbolica che coincideva con il settantottesimo anniversario della Nakba palestinese, attivisti, difensori dei diritti umani, ambientalisti e ricercatori si sono riuniti davanti ai cancelli denunciando l’ambiguità etica di una ricerca scientifica controllata da interessi economici bellici. Se inizialmente la contestazione sembrava circoscritta a un nucleo locale, oggi il panorama è radicalmente mutato. La seconda lettera unisce lo sguardo e l’impegno di professionisti provenienti da ben ventuno istituti CNR differenti, dislocati in varie sedi su tutto il territorio nazionale. Dal Trentino fino a Palermo, la comunità scientifica ha scelto di superare i confini della propria specificità disciplinare per trasformare la questione in un caso politico di rilevanza nazionale, capace di impattare direttamente sui sistemi globali di tutela dei diritti umani e del diritto internazionale. Il progetto PaSwing e la responsabilità delle istituzioni pubbliche Al centro della complessa disputa scientifica si colloca il progetto “PaSwing”, acronimo di Spinel Windows Joining by Glass. Si tratta di un accordo di cooperazione scientifica avviato nel corso del 2024 tra l’istituto ISSMC di Faenza e il Ministero della Difesa dello Stato d’Israele. Dal punto di vista strettamente tecnico, le attività di ricerca vertono sullo sviluppo e l’ottimizzazione di materiali ceramici trasparenti avanzati. I documenti tecnici e le segnalazioni fornite dai ricercatori evidenziano come tali materiali trovino applicazione diretta nella schermatura e nella componentistica di mezzi militari terrestri. La natura intrinsecamente duale o prettamente bellica di questo studio rompe la narrazione di una scienza neutra e asettica, separata dalle conseguenze materiali della sua applicazione pratica. Le strutture dirigenti locali dell’istituto di Faenza, interpellate già durante le manifestazioni di maggio, hanno storicamente risposto invocando la neutralità tecnologica. La dirigenza ha inoltre precisato di non possedere i margini di autonomia giuridica necessari per decretare la rescissione unilaterale di un simile accordo internazionale, rimandando ogni responsabilità gestionale e politica alla direzione centrale del CNR a Roma. Questo rimpallo di competenze evidenzia un nodo strutturale tipico dei grandi enti di ricerca moderni: la frammentazione burocratica rischia di oscurare le responsabilità decisionali, rendendo difficile l’applicazione di principi etici fondamentali all’interno dei singoli laboratori. Di fronte a questo blocco istituzionale, la rete dei lavoratori firmatari ha deciso di denunciare l’assenza di canali formali per l’obiezione di coscienza, un limite grave che di fatto lede il diritto del personale scientifico di non cooperare a progetti in aperto contrasto con le proprie convinzioni morali. Implicazioni geopolitiche, etica, ecologica e giustizia sociale La mobilitazione dei sessantadue dipendenti non si limita a una critica burocratica, ma si inserisce in una più ampia analisi delle connessioni esistenti tra militarismo, sfruttamento della conoscenza e violazione dei diritti umani. I firmatari ricordano che i vertici governativi israeliani sono attualmente coinvolti nelle offensive militari su Gaza e nei territori palestinesi occupati. Proseguire le attività scientifiche pianificate all’interno di PaSwing espone l’ente pubblico italiano al rischio concreto di una complicità indiretta nelle violazioni del diritto internazionale e nei crimini contro l’umanità perpetrati nei teatri di guerra. L’interruzione delle collaborazioni belliche viene indicata dai lavoratori come l’unica via per dare attuazione pratica all’Articolo 11 della Costituzione Italiana, il quale sancisce in modo inequivocabile il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. L’analisi condotta dal movimento evidenzia inoltre un profondo legame con l’ecologia integrale e la salute pubblica. Le risorse economiche, l’intelligenza collettiva e le infrastrutture tecnologiche dello Stato dovrebbero essere orientate alla gestione delle gravi crisi ambientali, alla conversione ecologica e alla tutela dei beni comuni. Sottrarre fondi e competenze alla ricerca civile per destinarli all’efficienza degli apparati bellici rappresenta un danno diretto per la collettività. Durante l’Open Day dello scorso maggio, i lavoratori e vari movimenti civici di tutta la regione Emilia Romagna avevano chiesto formalmente di integrare nei programmi dei laboratori una sessione di riflessione critica sul legame tra etica e industria militare, rivendicando la necessità impellente di una piena corrispondenza tra i principi di pace professati e le scelte istituzionali quotidiane. La totale assenza di risposte concrete da parte dei vertici ha spinto i dipendenti a formalizzare un nuovo e più severo avvertimento d’azione. Verso un’ampia mobilitazione della vigilanza civile Nella missiva spedita il 25 giugno, scienziati, lavoratrici e i lavoratori del CNR hanno esplicitato i contorni di una precisa assunzione di responsabilità che chiama in causa l’intera struttura amministrativa dell’ente scientifico. Il testo dichiara testualmente la volontà di fare emergere le responsabilità individuali ai vari livelli gestionali del CNR per superare l’opacità dei processi decisionali. Il documento si conclude con una dichiarazione programmatica che delinea le prossime tappe della mobilitazione nazionale: > “Al fine di giungere quanto meno alla sospensione di tale accordo, vanno > chiarite le responsabilità ai diversi livelli di gestione dell’Ente. Le > sottoscritte ed i sottoscritti confermano il proprio impegno a promuovere > azioni tra cui manifestazioni, lettere, interviste, contributi sui mezzi di > informazione, ricorsi e interlocuzioni coerenti con l’obiettivo di evitare > ogni forma di collaborazione del CNR che possa comportare rischi di complicità > in genocidio e crimini contro l’umanità.” La rete “La ricerca che non va in guerra” non si configura come un’associazione gerarchica o formale, bensì come una rete spontanea di scienziati e tecnici che hanno scelto di esporsi in prima persona per difendere l’integrità morale della propria professione e rivendicare il diritto di fare obiezione di coscienza. La crescita del fronte del dissenso dimostra che la base lavorativa dell’ente rifiuta la logica della sottomissione alle commesse militari. Questo appello si trasforma in un invito aperto alla vigilanza democratica rivolto a tutta la società civile, al mondo universitario, al mondo della ricerca e dell’istruzione e alle reti ambientaliste: la scienza deve rimanere un presidio globale di pace, progresso e giustizia sociale, e la mobilitazione attuale rappresenta solo l’inizio di un lungo percorso di riscatto etico. Istituti coinvolti: CNR-NANO (Istituto Nanoscienze) • Istituto di Biofisica (IBF) • Istituto di Bioscienze e Biorisorse (IBBR) • Istituto di Calcolo e Reti ad Alte Prestazioni (ICAR) • Istituto di Farmacologia Traslazionale (IFT) • Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI) • Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri (IRET) • Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici (ISSMC) • Istituto di Scienze Applicate e Sistemi Intelligenti “Eduardo Caianiello” (ISASI) • Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) • Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) • Istituto di Scienze Marine (ISMAR) • Istituto Nazionale di Ottica (INO) • Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente (IREA) • Istituto per la Bioeconomia (IBE) • Istituto per la Microelettronica e Microsistemi (IMM) • Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (IPSP) • Istituto per la Storia del Pensiero Filosofico e Scientifico Moderno (ISPF) • Istituto per la Tecnologia delle Membrane (ITM) • Istituto per le Applicazioni del Calcolo (IAC) • Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati (ISMN). Sedi territoriali: Agrate Brianza (MB), Bari, Bologna, Cosenza, Faenza, Genova, Lamezia Terme, Lecce, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Pisa, Porano, Pozzuoli, Rende (CS), Roma, San Michele all’Adige (TN), Sesto Fiorentino, Tito Scalo, Torino, Trento, Venezia. Articoli correlati: > Al CNR di Faenza, la ricerca che rifiuta la guerra conferenza al CNR di Bologna “La ricerca non va in guerra” (febbraio 2026) Redazione Romagna
June 27, 2026
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