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Grande successo con circa 600 partecipanti al Convegno nazionale dell’Osservatorio “Il Trauma della guerra” a Torino
Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra. Infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Dopo le due edizioni precedenti a Roma (qui il convegno del 2024 e qui quello del 2025), quella di quest’anno a Torino presso la sala del Gruppo Abele è stata di fatto l’edizione che ha riscosso più successo di pubblico tra le iniziative organizzate dall’Osservatorio con circa 400 partecipanti online e circa 200 in presenza. Si tratta di un successo che conferma la scelta di privilegiare una città che è diventata un interessante laboratorio politico, dopo i fenomeni di repressione del dissenso e di restrizione degli spazi di democrazia con lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Ma si tratta anche della conferma del fatto che molte persone si stanno accorgendo di ciò che l’Osservatorio denuncia da anni, e cioè che l’orizzonte della guerra, che ci stiamo lentamente abituando ad accettare, necessita di un universo simbolico, di una narrazione mediatica e di una struttura economica che vengono costruite nelle scuole e nelle università. Il convegno, aperto dal saluto di Lucia Bianco, responsabile del Gruppo Abele che ha ospitato l’evento, e da Giovanna Lo Presti di Scuola e Società, che ha permesso che il Convegno valesse come aggiornamento per i/le docenti, è stato introdotto da Roberta Leoni, presidente dell’Osservatorio, la quale ha spiegato le motivazioni che hanno condotto l’organizzazione a concentrarsi sul tema del Trauma della guerra in continuità con il convegno dello scorso anno, di cui vengono presentati gli atti nel volume Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra. Il primo contributo del convegno è arrivato da Bruna Bianchi, docente di storia contemporanea e storia delle donne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La professoressa ha dimostrato quali furono le risposte di quelli che, durante la Prima Guerra Mondiale, una volta ritrovatisi al fronte, presero coscienza del loro rifiuto alla guerra. Attraverso un’elegante collezione di documentazioni manicomiali, fotografie e estratti di diari, l’intervento è andato via via riabilitando la figura del disertore. Un’interessante evoluzione, a livello collettivo, che partendo dalle psicosi e passando per forme di disobbedienza e diserzione individuale (e relativa repressione) arriva a una delle ultime foto, in cui una squadra intera (meno uno) di soldati sorride. Hanno disertato insieme e inviano la foto al loro (ex) comandante! Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda Guerra Mondiale e in particolare si è soffermato sulla dimensione internazionale della Resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Carlo Greppi: «In guerra si combatte per la Patria, quando si rifiuta la guerra si combatte per l’umanità». A seguire Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano, attraverso ampi passi del suo lavoro scientifico pubblicato ne volume Il cronico trauma della guerra ha evidenziato con drammatica abbondanza di dati quantitativi le conseguenze di lungo periodo dei conflitti armati, soffermandosi sugli effetti di malnutrizione e carestia sui civili, in particolare sui bambini e le bambine e mettendo in evidenza il tema della cronicizzazione dei danni dovuti a questi fenomeni. L’intervento ha permesso di aprire un’importante riflessione sulla fame come arma di guerra, fenomeno che risulta di tragica attualità nella striscia di Gaza. Don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e autore con Betta Tusset del volume Sotto il cielo di Gaza, portando sulle spalle una kefiah palestinese, ha costruito il suo intervento partendo da una foto che aveva comprato anni fa nella libreria di Gerusalemme, già allora bersaglio di ripetuti attacchi israeliani. La foto ritraeva due bambine a scuola in un Campo di Rafah nel 1979, entrambe con una mano alzata a chiedere la parola, perché hanno qualcosa da dire. L’immagine evoca un diritto alla scuola brutalmente calpestato, da cui traspare la durezza di una realtà dove le scuole e le università vengono appositamente colpite e poi riempite di mine, in un atto ragionato e deliberato che porta don Nandino a parlare di scolasticidio. Anche don Nandino, come altre relatrici e relatori, mostra la volontà di rinascita e resistenza in questa realtà: tenendo una “mano alzata”, anche lui come le bambine, e leggendo qualche riga di Hanno ucciso Habibi di Shrouq Aila narra di un popolo che, nonostante tutto, continua a studiare e crescere. Dalle parole di Luigi Daniele, docente universitario presso l’Università degli studi del Molise ed esperto di diritto dei conflitti armati, traspare come il genocidio nel territori occupati palestinesi segni la fine di tre secoli di pensiero politico. Oggi guerra, terrorismo di Stato e genocidio sono una cosa sola, ossia la forma in cui gli Stati moderni occidentali perseguono i proprio interessi nazionali. Ma la “democrazia” esiste ancora e anzi si definisce proprio come antitetica a tutto questo, sia come fine sia come mezzo, in un finale di presentazione che ci anima e tanto ci ricorda Les Justes di Albert Camus. Luigi Daniele: «Non esiste una guerra per difendere la democrazia. Guerra e democrazia si combattono sempre, talvolta all’ultimo sangue. La guerra è il terreno più fertile dei totalitarismi». Partendo da alcune citazioni dei precedenti interventi, e chiudendo con La guerra che verrà (1939) di Bertold Brecht, Francesco Schettino, docente di economia politica, ha guardato al tema del trauma della guerra attraverso una lente economica, dal momento che il sistema economico capitalistico trova sempre il modo di risolvere le proprie crisi attraverso la guerra. Schettino ha mostrato e motivato la presenza di una crisi globale attuale che altro non è che un tentativo statunitense di mantenere una supremazia economica già perduta all’inizio degli anni 2000 a favore della Cina, aggiungendo ancora un tassello alla pluralità di sguardi del convegno. Infine Serena Tusini, docente e tra le fondatrici dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ha illustrato i meccanismi attraverso i quali la leva sta tornando in diversi Paesi europei. Facendo riferimento ai concetti di difesa totale e di resilienza, ha sottolineato come la distinzione tra civile e militare sia superata all’interno di un processo d israelizzazione delle nostre società. L’obiezione di coscienza nelle sue forme storiche non è più dunque praticabile e occorre trasformarla in obiezione totale, così come occorre trasformare la resilienza in resistenza. Davanti ad uno scenario geopolitico decisamente cambiato rispetto al passato, in cui le vecchie categorie sono state sostituite da nuove e in cui l’ordine mondiale si regge su un sistema politico ed economico che fa affari con la guerra, occorre che la società civile si decida ad assumere prese di posizione più radicali per fermare il Trauma della guerra. E anche davanti alla necessità di difendere la Patria, quando la Patria è governata da chi si lancia nell’offesa della Patria degli altri, sarebbe il caso, come suggerisce in chiusura Michele Lucivero, docente e attivista tra i fondatori dell’Osservatorio, di ritornare a leggere le parole che don Lorenzo Milani indirizzava nel 1965 ai cappellani militari: Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto (…) di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto. Nell’articolo originale si possono vedere immagini e slides dei vari interventi.     Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
April 20, 2026
Pressenza
Un’iniziativa sull’obiezione di coscienza
Lavoro, conoscenza e ricerca ripudiano la guerra. L’obiezione di coscienza e altre forme di resistenza per la pace perpetua, Torino 30 Aprile ore 17:00 USB – insieme al Centro Studi Sereno Regis e a No Tech for Apartheid – organizza un importante momento di confronto e messa in relazione di alcune delle principali esperienze di lotta politica, sindacale, culturale che in questi anni, e ancor di più dalle grandi mobilitazioni dell’autunno e del “blocchiamo tutto”, hanno attraversato e stanno attraversando il panorama nazionale e internazionale. Sarà l’occasione per rilanciare lo strumento dell’Obiezione di coscienza, che riteniamo fondamentale per estendere il fronte di opposizione al riarmo e alla guerra, e connettere in maniera sempre più organica interi pezzi di società, dal lavoro produttivo a quello “mentale” e tecnologico, passando dai settori della ricerca, dell’università e della scuola per abbracciare il mondo giovanile e studentesco, e il suo sempre più esteso rifiuto di una società militarizzata e senza orizzonti. Occorre riprendere in mano, accanto ai nostri strumenti di lotta e di conflitto, anche i grandi strumenti e le parole d’ordine del Pacifismo più intransigente, rimettere in mano ai soggetti protagonisti della riproduzione sociale la direzione di marcia. Appare sempre più chiaro, infatti, che mentre ci opponiamo con tutte le nostre energie e intelligenze al piano inclinato che ci conduce al centro di un rischio concreto di guerra, nel pieno di una crisi energetica, economica e sociale che le classi dominanti non vogliono né sanno come superare, sta a noi il compito di costruire una alternativa che coincide con il futuro stesso dell’umanità. Link al comunicato per condivisione: Lavoro, conoscenza e ricerca ripudiano la guerra. L’obiezione di coscienza e altre forme di resistenza per la pace perpetua, Torino 30 Aprile ore 17:00 Unione Sindacale di Base
April 18, 2026
Pressenza
Venti di guerra e obiezione di coscienza
Ogni anno i Comuni sono obbligati a trasmettere al Ministero della Difesa i nominativi dei giovani che, compiendo i 17 anni di età, sono d’ufficio iscritti nella lista dei richiamabili all’obbligo di leva (attualmente sospeso, non abolito). É bene ricordare, infatti, che la nostra Costituzione ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e che, con una apposita legge (D. Lgs. n. 66 del 15.93.10), è stato solo SOSPESO (ma non ABOLITO) l’istituto della leva militare obbligatoria. Le amministrazioni locali, però, possono recepire e segnalare la volontà dei giovani che, in caso di chiamata, sono intenzionati a dichiararsi sin d’ora obiettori di coscienza al servizio militare e disponibili a forme di difesa nonviolenta. Ieri, giovedì 16 aprile, a Sala Macina, presso il Palazzo dei Conti Pilo, a Capaci si è tenuto un incontro dal titolo “Venti di guerra. Conflitti e prospettive di pace “, sulla crisi internazionale delle diplomazie e degli organismi multilaterali, che fa temere ipotetici scenari di guerra. L’incontro è stato coordinato dall’Assessora Fiorenza Giambona e vi hanno partecipato il sindaco Pietro Puccio, assieme ad Enzo Sanfilippo della Comunità dell’Arca ed Andrea Cozzo del Movimento Non violento – Centro di Palermo. Erano inoltre presenti le donne del presidio per la pace. In questa occasione, il Sindaco ha pubblicamente annunziato che, in ottemperanza alla normativa vigente, il Comune di Capaci, primo in Italia, informerà i giovani interessati di questa possibilità e s’impegna a trasmetterne le eventuali dichiarazioni al Ministero della Difesa. Redazione Palermo
April 17, 2026
Pressenza
I soldati americani possono dire no a ordini ingiusti
La lezione di don Milani risuona nelle parole dell’arcivescovo Broglio: i soldati USA possono dire no a ordini ingiusti C’è un filo rosso che lega la lettera di don Lorenzo Milani ai giudici – scritta nel 1965 per difendere l’obiezione di coscienza come scelta etica e civile – e le parole pronunciate il 21 gennaio 2026 dall’arcivescovo americano Timothy P. Broglio, ordinario militare per gli Stati Uniti. Un filo che attraversa decenni di guerre, silenzi e complicità, per riaffermare una verità scomoda: la coscienza non può essere messa in caserma. In un’intervista alla BBC, ripresa da Famiglia Cristiana, monsignor Broglio ha dichiarato che i soldati statunitensi possono – anzi, in certi casi devono – disobbedire a ordini che ritengono moralmente inaccettabili. «In casi estremi, un militare potrebbe essere giustificato moralmente nel rifiutare un ordine che va contro la sua coscienza», ha affermato. E ha aggiunto: «Sarebbe moralmente accettabile disobbedire a quell’ordine». IL PRIMATO DELLA COSCIENZA: UN PRINCIPIO CATTOLICO TROPPO SPESSO DIMENTICATO La Chiesa cattolica insegna che «nessuno può essere costretto a compiere un atto che la sua coscienza giudica intrinsecamente sbagliato». Eppure, per decenni, questa dottrina è stata messa in soffitta quando le armi parlavano più forte del Vangelo. L’obiezione di coscienza al servizio militare è stata a lungo criminalizzata o ridicolizzata, soprattutto nei paesi a forte tradizione bellicista come gli Stati Uniti. Don Milani, con la sua lettera ai giudici, capovolse questa prospettiva. Oggi, l’arcivescovo Broglio sembra riecheggiare quella stessa intuizione: l’obbedienza militare non è assoluta. UN CONSERVATORE CHE CRITICA IL POTERE: IL VALORE PROFETICO DI UNA POSIZIONE SCOMODA Broglio non è un vescovo progressista. Fino a novembre 2025 è stato presidente della Conferenza episcopale statunitense, ed è noto per le sue posizioni conservatrici su temi etici. Proprio per questo, la sua presa di distanza dalle politiche trumpiane – sia sui migranti, sia sulla politica estera – ha un peso specifico ancora maggiore. Non è una voce pacifista di sinistra, ma un rappresentante dell’establishment ecclesiastico che invoca la disobbedienza. In un precedente comunicato congiunto, tre influenti cardinali americani (Cupich, McElroy e Tobin) avevano già espresso sfiducia verso la politica estera dell’amministrazione Trump. Ora Broglio, pur da posizioni più caute su altri fronti, si unisce a questo coro con un’argomentazione radicale: il soldato non è un automa, ma una coscienza in divisa. Altre informazioni su https://www.famigliacristiana.it/chiesa/larcivescovo-americano-broglio-i-soldati-usa-possono-disobbedire-agli-ordini-di-trump-sulla-groenlandia-de7rjgiq _______________________ ALBERT È UN PROGETTO COOPERATIVO A CUI PUOI PARTECIPARE ANCHE TU Vuoi segnalare un evento? C’è un calendario online a tua disposizione. Se organizzi qualcosa, o se vuoi segnalare eventi che ritieni importanti, clicca su www.peacelink.it/segnala Il calendario online è uno strumento digitale collaborativo e gratuito progettato per raccogliere e promuovere eventi legati alla cultura della pace, della nonviolenza, dei diritti umani, della difesa ambientale e del volontariato. Funge da agenda condivisa per il movimento pacifista, permettendo di aumentare la visibilità delle iniziative su scala nazionale. _______________________ Vuoi sostenere PeaceLink? PeaceLink è una piattaforma senza pubblicità. Non riceve finanziamenti pubblici. Non è sostenuta da partiti o sindacati. E’ libera e autogestita. Opera in forma completamente indipendente. Puoi donare utilizzando questo link www.peacelink.it/donazioni Il tuo contributo è importante per sostenere le nostre attività di supporto alla cittadinanza attiva, alla solidarietà, alla pace e all’ecologia. Peacelink Telematica per la Pace
April 13, 2026
Pressenza
Ripudiare la guerra! Incontro con Artem Klyga e Yuri Sheliazhenko
Presso la sala Gandhi del Centro Studi Sereno Regis si è tenuto l’evento torinese del ciclo di incontri “Ripudiare la guerra! Obiezione di coscienza al servizio militare nei contesti di guerra”; lo scopo delle conferenze è quello di approfondire la questione degli obiettori di coscienza nei paesi in guerra, sia da un punto di vista di diritto internazionale sia analizzando la situazione attraverso le testimonianze degli attivisti dei vari paesi coinvolti nei conflitti. All’appuntamento torinese sono intervenuti Yuri Sheliazhenko[1], in collegamento dall’Ucraina e Artem Klyga[2] moderati da Zaira Zafarana[3], che ha introdotto, moderato e tradotto la conferenza. L’obiezione di coscienza è riconosciuta come diritto umano che discende dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. I diritti umani sono universali, applicabili a tutti e non sono derogabili per il Diritto Internazionale. In Ucraina il diritto all’obiezione di coscienza è stato sospeso nel 2022. Yuri, segretario esecutivo del movimento pacifista ucraino, si è dichiarato obiettore di coscienza nel 1998; lo scorso 19 marzo è stato prelevato dalla polizia ucraina ed è scomparso per 40 ore[4]. L’INTERVENTO DI YURI SHELIAZHENKO Secondo Yuri la ricerca per la pace è molto importante, soprattutto in questo periodo dove la ricerca militare è molto spinta a danno di chi subisce la guerra; più si ricerca per la guerra, più la guerra si avvicina. La presenza di centri di ricerca per la pace come il Sereno Regis è quindi fondamentale. Aspetto importante è il sostegno dei gruppi per la pace presenti nei paesi in guerra; la sperequazione delle risorse (diplomatiche, culturali, organizzative ecc.) impegnate per la pace rispetto a quelle impiegate per la guerra è sotto gli occhi di tutti. Il lavoro per la pace deve prevedere la guerra, preparare e preservare la cultura della pace. In Ucraina non eravamo preparati ad affrontare in modo nonviolento il conflitto, di contrastare la forza militare; bisogna preparare il terreno e le istituzioni prima, ad esempio creando organismi di difesa nonviolenta aperti a tutti, perché nel momento critico è difficile fare proposte nonviolente. Nei primi giorni dell’invasione russa ci sono stati eventi di resistenza nonviolenta, ma erano sporadici e non organizzati. Parlando un attimo della mia esperienza personale, quando mi hanno arrestato mi hanno tirato per i capelli, spruzzato spray urticante e torturato. L’obiezione di coscienza non è un diritto che favorisce qualcuno, ma è un aspetto importante della democrazia. Bisogna abolire la guerra perché è un omicidio industrializzato. L’INTERVENTO DI ARTEM KLYGA Artem era presente alla conferenza, quindi è stato più facile impostare il suo intervento tramite le domande che Zaira gli ha posto. Zaira: Cosa sta succedendo in Russia? Esiste il diritto all’obiezione di coscienza? Visitando la biblioteca del Centro Studi ho visto i libri di Anna Politkovskaja[5] che 15 anni fa mi hanno ispirato nel mio percorso di obiettore di coscienza. Personalmente mi occupo di dare supporto agli obiettori di coscienza russi ed ai militari che vogliono uscire dall’esercito che è la prima colonna della nostra attività. Il diritto all’obiezione di coscienza è incluso nella Costituzione del 1993, ma ci sono criticità che sono venute fuori durante la guerra in Ucraina. La prima criticità è che un obiettore di coscienza deve provare le sue motivazioni per obiettare; attualmente solo il 20% delle persone che richiedono di essere obiettori vengono riconosciuti come tali. Nel 2020 il 40% delle richieste venivano accettate, poi la situazione è peggiorata. Ora è sempre più difficile. La prima strategia che mettiamo in atto nel supporto agli obiettori di coscienza è quella di reiterare la domanda: in caso di risposta negativa si può ricorrere alla Corte che, per legge, deve rispondere alla richiesta entro un anno, ma, dati i tempi della giustizia russa, raramente si riesce a rispettare questa scadenza. Dopo un anno, si può rifare la richiesta, magari per motivi medici: in questo caso aiutiamo l’obiettore a raccogliere la documentazione necessaria e questo è la seconda strategia che mettiamo in atto. La leva in Russia è tra i 18 e 30 anni. Se una persona è già nell’esercito non può cambiare idea e dichiararsi obiettore di coscienza e questo è contrario al diritto internazionale; siamo in presenza di un’altra criticità rispetto all’obiezione di coscienza nella Federazione Russa. Lavoriamo inoltre con gli studenti universitari che vengono invitati a partecipare a programmi militari alternativi. In questi giorni ho ricevuto una segnalazione da uno studente che aveva firmato un documento all’università per questo tipo di applicazione e gli ho detto di andare con i genitori ad annullare la firma. Molti cittadini russi tra i 18 e 30 anni scappano perché sono stati costretti a firmare un contratto per diventare militari di professione; altri perché spaventati dalla parziale mobilitazione dei cittadini tra i 35 e i 60 anni avvenuta nel 2022. Altri soldati vengono dalle galere o da paesi stranieri o fanno parte di minoranze etniche. Putin dice che l’esercito è fatto solo di professionisti, ma molti sono reclutati a forza. Zaira: cosa pensa l’opinione pubblica della guerra e di tutto ciò che è associato? Si rivolgono a noi i gruppi a rischio e gli studenti universitari si sono resi conto di essere a rischio; agli incontri organizzati dall’esercito ascoltano, ma non firmano. La seconda colonna della nostra attività è un canale di sostegno e assistenza legale: In Russia Telegram è bloccato, ma spesso si può usare tramite VPN. La terza colonna dell’attività della nostra attività è quella di pubblicare informazioni e consigli legali. Zaira: In che stato è l’attivismo per la pace in Russia? Non si può fare esplicitamente, ma si fanno attività parallele, locali, piccoli, su temi vicini, per trovarsi tra attivisti. Attivismo nascosto per creare una struttura utile quando è possibile agire in maniera sicura. La gente ha paura perché si sente sola, per questo le comunicazioni sono bloccate.   [1] Yuri Sheliazhenko obiettore di coscienza e difensore dei diritti umani ucraino; segretario esecutivo del  Movimento  pacifista  ucraino;  direttore  dell’Istituto  per  la  pace  e il  diritto  in  ucraina; membro  del direttivo dell’Ufficio Europeo per l’obiezione di coscienza e di World Beyond War; membro del Consiglio dell’International Peace Bureau [2] Artem Klyga avvocato russo che assiste gli obiettori che cercano protezione all’estero; lavora per Connection e.V.; collabora con Stop Army; vive in esilio in Germania; definito “agente straniero” in Russia; consulente per gli obiettori di coscienza e i disertori russi [3] Zaira Zafarana, coordinatrice dell’advocacy internazionale presso Connection e.V.; rappresentante presso l’ONU di Ginevra della War Resisters’ International; esperta di obiezione di coscienza e sistema Onu; responsabile delle relazioni internazionali del Mir Italia. [4] Yurii Sheliazhenko–detenuto arbitrariamente per essere arruolato con la forza–vittima di trattamenti crudeli e umilianti [5] https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Stepanovna_Politkovskaja   Giorgio Mancuso
April 5, 2026
Pressenza
Firenze, 8 aprile: “Contro la guerra e il ritorno della leva obiezione di coscienza totale”
MERCOLEDÌ 8 APRILE ALLE ORE 18.00 COMUNITÀ DI BASE “LE PIAGGE” – CENTRO SOCIALE “IL POZZO” PIAZZA ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN, 2 – FIRENZE l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Scuole e non caserme, e la Comunità di base “Le Piagge” hanno organizzato un incontro per discutere il ritorno della leva militare, così come annunciato dal ministro della Difesa Crosetto. Le tensioni geopolitiche crescenti e i venti di guerra che soffiano sempre più forte impongono una riflessione su come la leva militare stia tornando in molti Paesi europei secondo modelli nuovi di cui è necessario prendere coscienza. Interverranno Serena Tusini per l’Osservatorio, Alessandro Orsetti per Scuole e non caserme, Sandra Carpi Lapi per No Riarmo e Sara Bartoloni per Ferrovieri contro la guerra. Seguirà un momento di dibattito aperto in cui tutti e tutte potranno intervenire e porre domande. La cittadinanza è invitata a partecipare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ucraina. Allarme per la detenzione del pacifista Yurii Sheliazhenko: “Nessuna notizia su dove si trovi”
Cresce la preoccupazione internazionale per la sorte di Yurii Sheliazhenko, difensore dei diritti umani e noto obiettore di coscienza, fermato il 19 marzo a Kyiv in circostanze che diverse organizzazioni denunciano come gravemente irregolari. A pochi giorni dall’arresto, il suo destino resta incerto: le autorità ucraine non avrebbero fornito informazioni né sulla sua ubicazione né sulle sue condizioni. “Abbiamo appena ricevuto notizie poco incoraggianti da Kyiv. Le autorità locali si rifiutano di fornire qualsiasi informazione sulla sua ubicazione o sulle sue condizioni e nessuno, compreso l’avvocato, è in grado, al momento, di rintracciare Yurii e di contattarlo direttamente. Si registra quindi un’ulteriore mancanza delle garanzie procedurali fondamentali”, denunciano le organizzazioni firmatarie di un appello congiunto. Una detenzione senza garanzie Secondo quanto ricostruito, Sheliazhenko sarebbe stato fermato da agenti della polizia del distretto Pechersk di Kyiv senza un’adeguata base giuridica e senza il rispetto delle procedure previste dalla legge. Le segnalazioni parlano di gravi anomalie: nessun verbale di detenzione redatto, assenza di motivazioni legali chiare, ostacoli all’accesso all’assistenza legale e difficoltà nei contatti con l’Ufficio Statale di Investigazione. A destare ulteriore allarme è la possibilità che il pacifista sia stato – o fosse in procinto di essere – trasferito a un Centro Territoriale di Reclutamento e Supporto Sociale (TCC), strutture legate alla mobilitazione militare. Una prospettiva che, secondo i firmatari, aggraverebbe ulteriormente il quadro delle violazioni. Le organizzazioni sottolineano che tali pratiche, se confermate, potrebbero configurare violazioni della Costituzione ucraina e di diversi strumenti internazionali, tra cui la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, in particolare per quanto riguarda il diritto alla libertà personale e alla sicurezza. Un attivista da anni nel mirino Figura nota nel panorama pacifista internazionale, Sheliazhenko si è dichiarato obiettore di coscienza già nel 1998. Accademico e attivista, è segretario esecutivo del Movimento Pacifista Ucraino, organizzazione affiliata alla War Resisters International, e ricopre incarichi anche nell’European Bureau for Conscientious Objection e in World Beyond War. Negli ultimi anni ha denunciato pubblicamente pratiche controverse legate alla mobilitazione militare in Ucraina, tra cui la cosiddetta “busificazione” – ossia il prelievo forzato di cittadini per l’arruolamento – e altri episodi che, secondo le sue dichiarazioni, avrebbero comportato abusi, violenze e perfino morti nei centri di reclutamento. Il caso di Sheliazhenko non è nuovo all’attenzione degli organismi internazionali. Era già stato oggetto di una comunicazione congiunta di relatori speciali delle Nazioni Unite su libertà di associazione, minoranze e libertà religiosa, ed è stato citato in rapporti dell’OHCHR e nel rapporto annuale 2023/2024 di Amnesty International. Le organizzazioni promotrici dell’appello denunciano ora un’escalation: la detenzione del 19 marzo arriva infatti a poche settimane da una precedente richiesta alle autorità ucraine di cessare le persecuzioni contro gli obiettori di coscienza. “Condanniamo con fermezza tutte queste azioni come gravi violazioni dei diritti umani, incompatibili con un ordinamento democratico”, si legge nella dichiarazione, che chiede il rilascio immediato dell’attivista e la fine delle pratiche di coscrizione forzata. La richiesta alla comunità internazionale L’appello si rivolge infine alla comunità internazionale, affinché intervenga per garantire la protezione dei difensori dei diritti umani e degli attivisti per la pace. Al centro, la richiesta di non criminalizzare chi promuove la nonviolenza e di assicurare il pieno riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza, anche attraverso strumenti come l’asilo. Nel silenzio delle autorità e senza notizie certe sulla sua sorte, il caso di Yurii Sheliazhenko si trasforma così in un banco di prova per il rispetto delle libertà fondamentali in un contesto segnato dalla guerra e dalle sue conseguenze. Laura Tussi
March 21, 2026
Pressenza
Referendum: voci diverse per un NO e…
…. e un caro amico della “bottega” che invece vota Sì. Interventi di Raffaele Barbiero, Valerio Calzolaio, Davide Fabbri, Luigi Ferrajoli, Gianni Lixi, Mario Sommella. Con una breve replica di Daniele Barbieri all’amico che nell’urna “tradirà”… A seguire i link ai nostri articoli precedenti. L’invito di Valerio Calzolaio Domenica prossima andrò a votare e voterò no. I referendum contengono vari
Dichiarazione urgente sulla detenzione illegale di Yurii Sheliazhenko
Le organizzazioni firmatarie dell’appello si dichiarano sconvolte dalla detenzione e dalla privazione della libertà del difensore dei diritti umani Yurii Sheliazhenko, avvenuta il 19 marzo, da parte delle autorità ucraine a Kyiv. Ciò avviene a poche settimane da un appello congiunto alle autorità affinché cessassero tali persecuzioni nei confronti degli obiettori di coscienza e interrompessero la persecuzione in corso nei confronti di Yurii Sheliazhenko. Secondo le informazioni disponibili, Yurii Sheliazhenko è stato fermato da agenti della Polizia del Distretto Pechersk di Kyiv senza un’adeguata base giuridica e senza il rispetto delle garanzie procedurali previste dalla legge ucraina. In particolare, vi sono indicazioni che: – non è stato redatto alcun verbale di detenzione; – non sono stati forniti chiari motivi giuridici per la privazione della libertà; – è stato ostacolato l’accesso all’assistenza legale; – è stato ostacolato il contatto con l’Ufficio Statale di Investigazione ucraino; – è stato trasferito, o si intendeva trasferirlo, a un Centro Territoriale di Reclutamento e Supporto Sociale (TCC) senza il dovuto procedimento legale. Si osserva che un eventuale coinvolgimento del TCC non esclude la responsabilità delle forze dell’ordine per la privazione iniziale della libertà. Tali azioni possono costituire violazioni della Costituzione dell’Ucraina e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, in particolare dell’Articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), nonché dell’Articolo 9 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR). Yurii Sheliazhenko è un noto obiettore di coscienza, dichiaratosi pubblicamente tale dal 1998, pacifista e difensore dei diritti umani. È inoltre accademico, segretario esecutivo del Movimento Pacifista Ucraino (organizzazione membro di War Resisters International), direttore dell’Istituto di Pace e Diritto in Ucraina e membro del consiglio dell’European Bureau for Conscientious Objection e di World Beyond War. Egli ha inoltre denunciato in precedenza le pratiche crudeli della cosiddetta “busificazione”, la coscrizione forzata e la registrazione militare obbligatoria in Ucraina, che in alcuni casi hanno persino portato a torture e morti nei centri di reclutamento militare. Condanniamo con fermezza tutte queste azioni come gravi violazioni dei diritti umani, incompatibili con un ordinamento democratico. Invitiamo le autorità ucraine a rilasciare immediatamente Yurii Sheliazhenko e a cessare ogni procedura di coscrizione forzata. Ricordiamo che il suo caso è stato precedentemente incluso in una Comunicazione dei Mandati del Relatore Speciale sul diritto alla libertà di riunione pacifica e di associazione; del Relatore Speciale sulle questioni delle minoranze e del Relatore Speciale sulla libertà di religione o di credo. Il caso di Yurii Sheliazhenko, la comunicazione dei Relatori Speciali e la risposta delle autorità ucraine sono stati inoltre evidenziati dall’OHCHR nel suo rapporto sull’obiezione di coscienza al servizio militare, in particolare nel capitolo intitolato “Astenersi dal limitare indebitamente i diritti umani di coloro che rappresentano o sostengono i diritti degli obiettori di coscienza”. Il suo caso è stato inoltre richiamato nel Rapporto Annuale 2023/2024 di Amnesty International. Ribadiamo il nostro appello alla comunità internazionale affinché adotti tutte le azioni opportune per garantire che i difensori dei diritti umani e gli attivisti per la pace non vengano criminalizzati per le loro azioni a favore della pace e della nonviolenza; inoltre, affinché il diritto all’obiezione di coscienza sia pienamente attuato in linea con gli standard internazionali e che gli obiettori di coscienza ricevano la necessaria protezione contro le persecuzioni nel loro paese di origine, anche attraverso il riconoscimento dell’asilo.   Connection e.V. European Bureau for Conscientious Objection International Fellowship of Reconciliation War Resisters’ International   Pressenza IPA
March 20, 2026
Pressenza