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‘Sollèvati! La coscienza non si arruola’
SABATO 24 OTTOBRE MATTINA A IMPRUNETA, IN PROVINCIA DI FIRENZE, NELLA CASA PER LA PACE DI PAX CHRISTI SI SVOLGE LA RIUNIONE DEI E CON I COORDINATORI DELL’INIZIATIVA. “La campagna Sollèvati! La coscienza non si arruola vuole offrire uno strumento concreto per costruire la Pace: singole azioni individuali, nate da una presa di coscienza personale, possono convergere e innescare una trasformazione collettiva”, spiegano i promotori: > Siamo una comunità di coscienza, un gruppo di persone e di associazioni che > condividono una forte avversione alla guerra e la volontà di essere soggetti > attivi per la costruzione della Pace e di una società che sappia gestire i > conflitti con modalità nonviolente. > Abbiamo promosso una rete aperta al contributo di singole persone, gruppi > giovanili, enti e associazioni. Portiamo in tutta Italia l’attenzione sul tema > dell’obiezione di coscienza e sulle forme di difesa non armata e nonviolenta > già previste dal nostro ordinamento. > Promuoviamo la smilitarizzazione delle menti, ossia uscire dalla narrazione > che vede la guerra come opzione praticabile e scenario inevitabile, per > affermare la cultura della cooperazione, la risoluzione nonviolenta dei > conflitti e una comunicazione non aggressiva e dialogante. > Vogliamo dare la possibilità a cittadine e cittadini di esprimere il loro > profondo anelito di Pace! > > La campagna Sollèvati vuole favorire, ma soprattutto garantire, l’obiezione di > coscienza per i ragazzi 17enni, i quali ogni anno vengono inseriti nelle liste > di leva dei Comuni di residenza, tramite la sottoscrizione di personali > lettere di obiezione di coscienza, da inviare alla sindaca o al sindaco del > proprio Comune. > L’iniziativa è rivolta anche a tutti gli uomini dai 18 ai 45 anni che già sono > nelle liste e che desiderano dichiararsi obiettori. Inoltre, si invitano i > cittadini e le cittadine di qualunque età ad esprimere pubblicamente la > propria avversione alla guerra e la ferma intenzione di non prendervi parte in > nessun modo. > Con la leva sospesa, la legge non contempla né lo spazio e né il modo in cui > potersi dichiarare obiettori di coscienza oggi. Noi chiediamo che sia > possibile farlo in qualunque tempo. > Vogliamo educare a costruire la Pace, non a uccidere i nostri simili! > Da questa convinzione nasce l’impegno quotidiano delle realtà aderenti alla > rete nel diffondere capillarmente la cultura della Pace e della Nonviolenza. > Sollèvati vuole valorizzare queste esperienze, rafforzando e aumentando i > Presidi territoriali per la Pace, cioè gli spazi fisici di incontro in cui le > persone, specialmente quelle giovani, possono formarsi sui temi del pacifismo > e della Nonviolenza, rafforzare i legami comunitari e discutere, immaginare e > costruire collettivamente un’alternativa di Pace. > Ci riuniremo il 24 ottobre 2026, alle ore 9:30, alla Casa per la Pace di Pax > Christi a Impruneta (Firenze) – via Quintole per le Rose 131 – per dare il via > alla campagna. > > Sarà presente all’iniziativa anche Pietro Puccio, sindaco di Capaci, che per > primo in Italia ha messo in pratica la proposta della campagna. > Consapevoli dell’importanza di mettere a sistema le iniziative per costruire > la Pace, invitiamo a aderire anche alle campagne in corso di Emergency e del > Movimento Nonviolento. > Per un’Italia che vuole camminare in un mondo finalmente libero dalla violenza > delle armi e della sopraffazione, in favore della risoluzione nonviolenta dei > conflitti e per la Pace, intesa come condizione essenziale per il godimento di > ogni diritto umano. La Pace va costruita con l’impegno quotidiano dei singoli > e della comunità tutta: insieme, solleviamoci dall’oppressione delle guerre! Redazione Italia
October 21, 2026
Pressenza
Obiezione di coscienza: oltre il muro del silenzio, una nuova consapevolezza?/2
continua da qui: Obiezione di coscienza: oltre il muro del silenzio, una nuova consapevolezza?/1 La parola diserzione deriva dal latino desertio-onis, a sua volta collegato al verbo deserĕre, che significa “abbandonare”. Letteralmente, deserĕre indicava lo sciogliere un legame, il disfare una trama o l’abbandonare ciò a cui si era uniti da un impegno (come il giuramento militare o un vincolo di fedeltà). Etimologicamente, non è possibile attribuire al termine diserzione un valore morale, se non di tipo negativo, per quello scioglimento di un patto o di un impegno prima sottoscritto.  Per questo, nell’opinione comune, la diserzione ha una connotazione che riporta ad una “fuga” e al venir meno ad un giuramento di obbedienza assoluta. Tuttavia il contesto storico e interiore che motiva questo abbandono possono dare alla parola diserzione un significato moralmente positivo. La diserzione può derivare certamente dalla paura o da un calcolo egoistico. Al contrario essa può scaturire da opposizione politica verso un’autorità o un regime che non merita più la nostra obbedienza o dall’emergere di una consapevolezza che un impegno precedente è stato preso nell’ignoranza. Essa può costituire l’unica scelta per un soldato già in guerra, poiché, anche in Italia, non è possibile dichiararsi obiettore dopo l’arruolamento. In quella situazione, per una rinnovata coscienza egli potrebbe coraggiosamente trasgredire il giuramento e disertare. Ecco che la diserzione non è più fuga ma virtù eroica. La parola obiezione deriva dal verbo latino obicĕre ed è tradotta a volte con “gettare contro” o anche con “gettare davanti, mettere davanti”. Obiettare non è dunque, già nel suo etimo un semplice negare o disobbedire. Chi obietta porta infatti argomenti e opinioni divergenti o contrari rispetto alle argomentazioni, opinioni e affermazioni altrui L’obiettore di coscienza pone davanti all’avversario (generalmente allo Stato), a fondamento della sua posizione, un imperativo interiore. Egli tuttavia, non rinuncia alla pubblicità del gesto: se l’avversario è lo Stato che obbliga a un determinato agire, disubbidisce pubblicamente e pone innanzi atti fattivi, propositivi, credibili, accettando le conseguenze e le punizioni, anche quelle estreme. La pubblicità, la rinuncia alla fuga, il sacrificio e l’accettazione delle conseguenze del proprio atto sono offerte per amore della verità e della giustizia. Esemplare, nel secolo scorso la figura di Franz Jägerstätter, che fu messo a morte per essersi rifiutato di arruolarsi nell’esercito nazista. Pietro Pinna fu il primo cittadino dell’Italia repubblicana a rifiutare, nel 1949 di arruolarsi nell’esercito. È giustamente ricordato come il primo obiettore di coscienza nell’Italia repubblicana. Pinna scelse il rifiuto della divisa dopo aver vissuto l’esperienza traumatica di un adolescente in una città, Ferrara, bombardata e occupata dove le bombe avevano raso al suolo interi quartieri, provocando centinaia di morti tra la popolazione civile. Vedere la propria città distrutta e i corpi dei concittadini estratti dalle macerie segnò profondamente la sua sensibilità. Affrontando il tribunale che lo giudicava così si espresse: Nessuna legge deve cercar di violentare la coscienza di un individuo al punto da impedirgli di realizzare i suoi destini, di vivere per quei principi a cui si sente nato e nei quali trova la sua ragione di esistenza come uomo. Mi si dice che il dovere di ogni cittadino è innanzitutto quello di servire la patria. Ma io non mi sogno neppur lontanamente di rifiutarmi a questo: chiedo soltanto che la patria escogiti un servizio in cui i suoi figli non siano costretti a tradire i principi della loro coscienza di uomini ed essi allora (ed io con loro, primo) saranno felici e onorati di servirla e di donarlesi. Sono passati quasi ottant’anni da quel primo gesto. L’obiezione di coscienza è stata riconosciuta nel 1972 come diritto ed è stata riconosciuta al contempo la possibilità di difendere la Patria senza uso delle armi, come richiedeva Pietro Pinna. Ecco perché, pur riconoscendo la forza provocatoria del termine diserzione (senza l’uso del quale tutto sarebbe passato inosservato), condivido l’osservazione di Bersani. La diserzione non è più necessaria, grazie al sacrificio dei primi obiettori che pagarono col carcere il loro rifiuto. Ma, al di là dell’efficacia dell’impatto discorsivo, il discorso è tutto politico e il richiamo all’obiezione di coscienza, che i cittadini italiani possono esercitare, anche se nel breve lasso di quindici giorni dalla chiamata alle armi in caso di guerra e di ripristino della leva obbligatoria, sarebbe stato e sarà più difficile da contestare. Emerge tuttavia un problema non secondario. La scelta dell’obiezione di coscienza, con la sospensione della leva obbligatoria, è stata consapevolmente estromessa dal discorso pubblico. Il servizio civile inizialmente pensato come servizio alternativo a quello militare ha perso ogni legame con la funzione di difesa. Non si hanno più strumenti e contesti in cui si possa dire NO alla guerra. È giunto il momento di rilanciare l’obiezione di coscienza con tutto il carico di complessità che i tempi esigono. È certamente importante ancorare l’obiezione di coscienza a quell’imperativo interiore che ci porta al rifiuto di uccidere un nostro simile. Ma essa, diversamente che nel passato, non può essere più un semplice orientamento morale soggettivo: essa dovrà essere proposta e disponibilità di impegno per una società e un mondo fondati su valori antitetici alla guerra. Tale impegno dovrà essere organizzato anche quando gli Stati non sono coinvolti in un conflitto, quando essi sono formalmente in pace. Oggi alle guerre non contribuiscono solo gli eserciti, ma anche l’economia, il commercio di armi, le banche armate, le culture razziste e i nazionalismi esasperati. Il 24 ottobre a Firenze, presso la Casa della Pace di Pax Christi sarà presentata un’importante campagna attraverso la quale i cittadini dai 17 ai 45 anni, iscritti nelle liste di leva, saranno invitati a scrivere ai propri sindaci chiedendo che accanto al proprio nominativo, in quelle liste, sia annotata la propria obiezione di coscienza e la propria disponibilità a difendere il proprio Paese in forma non armata e nonviolenta, così come è previsto nel nostro ordinamento. Si è pensato infatti che i Sindaci e le Sindache non sono dei meri funzionari del Ministero della Difesa. Essi sono il volto istituzionale e politico che meglio di ogni altro può recepire quell’anelito di pace e quella volontà di costruzione nonviolenta che vediamo crescere sempre più nella società civile. Questa campagna, sulla quale i lettori di Pressenza saranno presto adeguatamente informati, affiancherà il percorso intrapreso con la presentazione del Disegno di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta e le iniziative di Emergency come la campagna R1PUD1A e una nuova proposta di legge per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza preventiva e delle obiezioni di coscienza e per garantire a tutte le cittadine e i cittadini la possibilità di rifiutarsi di dare consenso alla guerra e al riarmo con il proprio corpo e il proprio lavoro.   Redazione Sicilia
October 5, 2026
Pressenza
Obiezione di coscienza: oltre il muro del silenzio, una nuova consapevolezza?/1
Il tema della guerra e di chi oggi le si oppone cercando di smontare la narrazione pubblica – finora dominante – della sua ineluttabilità è emerso nelle ultime due settimane nel dibattito pubblico. Chi si è formato ai valori e ai metodi della nonviolenza può certamente evidenziare tutti i limiti di un discorso ancora insufficiente, a volte approssimativo, dove le parole e i concetti utilizzati da alcuni personaggi pubblici, più o meno navigati, appaiono lontani da un lessico e da un argomentare maturo dal punto di vista nonviolento. Bisognerebbe ritornare a tanti altri maestri che, da Gandhi a Galtung, in svariate situazioni storiche, hanno messo in atto positivamente: la gestione dei conflitti senza l’uso di armi e di violenza. Di loro come di altrettanti casi storici a loro precedenti nessuno sa parlare. Eppure, se il mondo della nonviolenza non vuole restare nel chiuso di una cerchia ristretta, anch’essa autoreferenziale e insofferente per il sistema pubblico dell’informazione a ragione ritenuto, specie sul tema della Pace, uniformemente chiuso ad ogni alternativa alla guerra, dovrebbe provare a cogliere in queste ultime “emersioni”, alcuni elementi di novità. Provo quindi a riprendere una cronologia di dichiarazioni e di commenti e dentro questa alcuni elementi che potrebbero segnare un leggero cambio di rotta. Domenica 13 settembre dal palco della festa dell’Unità di Reggio Emilia la segretaria dei giovani Dem, Virginia Libero, fa una dichiarazione in cui, rivolgendosi alle destre al governo, afferma che nel caso in cui queste dovessero portare i giovani ad una qualsiasi guerra, lei con altri giovani organizzerebbe la diserzione. È bastato l’uso di questa parola per riportare sui giornali e sui social l’intero intervento della giovane politica, con vari commenti, nella quasi totalità critici e censori. La forma radicale dell’opposizione alla guerra di una giovane esponente del PD, in realtà, non poteva lasciare indifferenti poiché mai un esponente adulto dello stesso partito in cui milita Virginia Libero si sarebbe espresso in quel modo. In molti quindi hanno pensato che quel messaggio, molto applaudito dalla platea, non era rivolto solo alle destre, ma anche alle componenti del partito molto moderate sui temi della politica estera e del riarmo nazionale ed europeo. Un segnale questo di novità nell’ambito di una tradizione di una formazione politica in cui, a mia memoria, le componenti giovanili non si discostano mai, anche velatamente, dalle linee ufficiali del partito. Nei giorni seguenti LA7 è tornata sull’argomento facendo riascoltare l’appello della Libero a due importanti personalità: Pierluigi Bersani e Gustavo Zagrebelsky. Nella trasmissione “Otto e mezzo” del 17 settembre Pierluigi Bersani, pur apprezzando la passione e lo spirito pacifista della segretaria dei giovani democratici, affermava che avrebbe fatto meglio ad usare il termine “Obiezione di coscienza” al posto di diserzione. Due giorni dopo, durante la trasmissione “In altre parole” Massimo Gramellini invitava a commentare l’appello della Libero gli attivisti Emma Rizzon dell’Università di Padova e Giacomo Gervasini della Normale di Pisa; collegato da remoto il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky. Quest’ultimo, a differenza di Bersani, condivideva in pieno le parole usate da Virginia Libero, dando una interpretazione, del tutto originale, dei termini Obiezione e Diserzione. Mentre l’obiezione di coscienza, a giudizio del giurista, è motivata da fattori ideali, la diserzione parte dal vissuto diretto e tragico del disertore: il disertore è colui che abbandona il campo perché tocca direttamente con mano tutta l’assurdità e la mostruosità della guerra. Anche qui un segno di novità: Gramellini dà voce, in prima serata, a due studenti (uno dei quali attivo nelle proteste e nel fermo di un treno carico di armi alla stazione di Pisa) e ad un illustre giurista pacifista. Tutti e tre solidarizzano, in forme diverse, con il discorso di opposizione radicale alla guerra. Non è un evento al quale siamo stati certo abituati in questi ultimi anni. Ancora su LA7 Corrado Augias ne “La torre di Babele”, il 28 settembre, dopo 15 giorni, ritorna sull’appello alla diserzione di Virgina Libero definendolo “una sciocchezza”. Aldo Cazzullo, con il quale Augias dialoga, dal canto suo, distingue i disertori “ignavi” (“coloro che vogliono semplicemente salvarsi la vita”) da coloro che disertano da una chiamata alle armi ma, come nel caso di un disertore narrato in un romanzo di Fenoglio, non se la sentono di unirsi ad un’altra lotta armata come quella dei partigiani. In quest’ultimo caso ritorna la narrazione comune: la diserzione è morale solo a patto di schierarsi e armarsi dalla parte giusta.  La nonviolenza, personale e politica, non è neanche concepita dai due saggi e stimati personaggi televisivi. È importante cogliere da questi eventi l’occasione per ritornare sul senso delle parole usate a partire dai loro ètimi, per poi sviluppare quell’orizzonte nonviolento che le giovani generazioni ci invitano a guardare. continua… Redazione Sicilia
October 5, 2026
Pressenza
Il MIR chiede la promozione e la protezione del Diritto alla pace e dell’obiezione di coscienza
29 settembre 2026 Promozione e protezione dei diritti umani alla pace e all’obiezione di coscienza al servizio militare nel contesto dell’aggressione russa contro l’Ucraina IFOR ha presentato la seguente dichiarazione scritta sul Diritto alla pace e all’obiezione di coscienza alla 63a sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nell’ambito del punto 10 dell’ordine del giorno. Il Consiglio per i Diritti Umani ha solennemente affermato nell’Articolo 1 della Dichiarazione sul Diritto alla Pace (A/HRC/RES/32/28) che ognuno ha il diritto di godere della pace in modo tale che tutti i diritti umani siano promossi e protetti e che lo sviluppo sia pienamente realizzato. Il diritto all’autodifesa ai sensi dell’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite non annulla l’obbligo di cercare una risoluzione pacifica dei conflitti secondo gli Articoli 2 e 33 della Carta ONU. Secondo gli Articoli 4 e 18 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) e la giurisprudenza del Comitato per i Diritti Umani, il diritto all’obiezione di coscienza è inderogabile in tempi di emergenza, comprese le guerre, e gli obiettori di coscienza dovrebbero essere esentati dal servizio militare o esso deve essere sostituito da un servizio civile alla società compatibile con la religione o il credo dell’obiettore. Il diritto alla pace, quindi, dovrebbe essere protetto e promosso collegando il diritto umano all’obiezione di coscienza con una profonda trasformazione dell’attuale sistema di accordi di sicurezza militarizzati, ponendo fine alle tendenze sbagliate di investire in guerra cento volte di più rispetto alla pace, di costruire strategie e alleanze militari trascurando gli impegni per la pace e i diritti umani sanciti dalla Carta ONU, privando le Nazioni Unite del sostegno e delle risorse necessarie per fare la pace con mezzi pacifici. Riteniamo che l’attuale sistema di sicurezza militarizzata e di leva obbligatoria, dove esiste, dovrebbe essere gradualmente sostituito con istituzioni di protezione della pace non militare, rispettando il diritto assoluto di rifiutarsi di uccidere ed esplorando azioni nonviolente e non militari per la protezione della pace a livello inter/trans/nazionale con la partecipazione degli obiettori di coscienza, anche in tempo di guerra, rendendo le strategie di difesa nazionale e di pacificazione internazionale inclusive per i pacifisti. Nei primi giorni dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, condannata a livello internazionale, molte persone hanno protestato contro la guerra di aggressione sia in Russia che in Bielorussia, mentre in Ucraina civili disarmati hanno eroicamente fermato i carri armati e li hanno fatti tornare indietro. La società civile ha dimostrato capacità e prontezza a resistere alla guerra in modo nonviolento. Tuttavia, questa tendenza non ha prevalso a causa della mancanza di accordi istituzionali. Invece, la continuazione della guerra ha innescato una militarizzazione diffusa in tutta la regione, minando gravemente i diritti umani. Le Risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU ES-11/1 e ES-11/6 hanno condannato esplicitamente l’aggressione russa, hanno chiesto il ritiro militare completo e hanno riaffermato l’imperativo, ai sensi degli Articoli 2 e 33 della Carta ONU, di risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici. Ciononostante, gli approcci militaristi continuano a eclissare le garanzie dei diritti umani. Il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare è parte inerente del diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione ai sensi dell’Articolo 18 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR). Ai sensi degli Articoli 4 e 18 dell’ICCPR, il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione è inderogabile, il che significa che non può essere sospeso nemmeno in tempo di guerra o di emergenza pubblica che minaccia la vita della nazione. I rapporti analitici dell’OHCHR A/HRC/50/43, A/HRC/56/30 e A/HRC/62/24 affermano costantemente che gli Stati devono fornire un servizio civile alternativo accessibile, non punitivo e non discriminatorio a tutti gli individui interessati dai doveri militari prima, durante e dopo il reclutamento. La libertà di avere obiezione di coscienza, una religione o un credo pacifista serio e profondamente radicato, non dovrebbe essere compromessa dalla registrazione, dall’addestramento e dal servizio militare forzati, contrariamente all’Articolo 18(2) dell’ICCPR. Come evidenziato dal Relatore Speciale ONU sulla Russia (A/HRC/63/60) e dai rapporti del Segretario Generale dell’ONU, il regime russo esige che gli uomini si registrino per il servizio militare e sottopone la popolazione a costanti minacce di coscrizione o mobilitazione nelle forze armate russe. Attivisti anti-guerra, disertori e obiettori di coscienza russi affrontano una grave repressione, abusi fisici e pene detentive fino a dieci anni in colonie penali. Le forze russe costringono inoltre illegalmente i residenti dei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina al servizio militare, in diretta violazione della IV Convenzione di Ginevra. (1) La Bielorussia continua ad agire come co-belligerante aiutando le operazioni militari russe e perseguitando sistematicamente gli attivisti pacifisti nazionali e gli obiettori di coscienza. Gli attivisti per la pace affrontano arresti arbitrari, pesanti multe e lunghe pene detentive in base a vaghe leggi sull'”estremismo”, con tutte le forme di discorso anti-guerra o di rifiuto della registrazione militare strettamente criminalizzate. (2) Pur riconoscendo il diritto dell’Ucraina all’autodifesa ai sensi dell’Articolo 51 della Carta ONU, l’autodifesa non annulla gli obblighi internazionali in materia di diritti umani o il diritto all’obiezione di coscienza. La Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sull’Ucraina dell’ONU (A/HRC/61/61) ha espressamente espresso preoccupazione per la completa assenza di un servizio civile alternativo in tempo di guerra, nonché per i casi di violenza fisica e trasporto forzato di obiettori di coscienza nei centri di coscrizione e nelle unità militari. L’Ucraina non è riuscita ad adottare una legge che preveda un servizio alternativo non militare in tempo di guerra, come promesso all’Unione Europea, perché l’esercito ucraino continua a negare l’obiezione di coscienza come diritto fondamentale, ritenendo che detenzioni e percosse possano costringere gli obiettori di coscienza a cambiare religione o credo e a trasformarsi in soldati. Organizzazioni per i diritti umani, come l’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO), hanno documentato gravi violazioni, tra cui la morte violenta in un’unità militare di un obiettore di coscienza, Dmytro Koval, a seguito della sua mobilitazione forzata, nonché la persecuzione in corso per obiezione di coscienza, fede quacchera, attivismo per la pace e i diritti umani di Yurii Sheliazhenko (3) che ha subito detenzione arbitraria e tortura nel marzo 2026. (4) Nonostante gli standard internazionali sui diritti umani, gli Stati membri dell’Unione Europea hanno sempre più limitato l’accesso alla protezione umanitaria per rifugiati e obiettori di coscienza, comprese le restrizioni per i rifugiati ucraini, gli attivisti anti-guerra russi e bielorussi. I paesi europei affrontano crescenti pressioni e dibattiti legislativi riguardo alla negazione o restrizione della protezione umanitaria e dell’estensione dello status civile per gli uomini ucraini in età di leva, costringendoli a tornare in un sistema privo di opzioni di servizio civile alternativo. La Decisione di Esecuzione (UE) 2026/1912 del 30 luglio 2026 è stata criticata dai difensori dei diritti umani per il suo carattere discriminatorio e i rischi per i diritti fondamentali. (5)(6) Gli Stati membri dell’UE continuano a negare visti umanitari, asilo politico e ingresso alla frontiera agli obiettori di coscienza e disertori russi e bielorussi in fuga dalla mobilitazione. Costringendo individui che rifiutano di partecipare a una guerra di aggressione illegale a tornare nelle mani di regimi repressivi, l’UE non soddisfa i suoi obblighi internazionali e contraddice gli sforzi per indebolire la macchina bellica dell’aggressore. (7)(8) *Raccomandazioni* Esortiamo il Consiglio per i Diritti Umani, le sue Procedure Speciali e gli Stati membri a promuovere e proteggere il diritto alla pace, ad affermare il diritto umano all’obiezione di coscienza a tutte le forme di dovere militare, come la registrazione obbligatoria, l’addestramento e il servizio, e ad adoperarsi per la creazione di quadri nazionali e internazionali di pace e sicurezza inclusivi per i pacifisti, non emarginando ma ampliando le opportunità degli obiettori di coscienza di contribuire in modi non militari alla resilienza e alla sopravvivenza delle nazioni e dell’umanità in tempo di emergenza. È consigliabile anche la creazione di un mandato di un relatore speciale sull’obiezione di coscienza e sulle istituzioni di protezione della pace non militare a tutti i livelli; tale relatore potrebbe anche essere autorizzato a facilitare il networking internazionale degli obiettori di coscienza che sostengono e attuano i valori e gli obiettivi delle Nazioni Unite, condividendo le migliori pratiche. Esortiamo la Russia e la Bielorussia a porre fine alle persecuzioni per discorsi anti-guerra e azioni nonviolente che resistono al militarismo, a revocare le restrizioni imposte agli attivisti per la pace e alle organizzazioni di obiettori di coscienza, chiedendo anche alla Russia di porre fine alla guerra di aggressione contro l’Ucraina, di ritirarsi dai territori occupati dell’Ucraina e di utilizzare metodi pacifici di risoluzione dei conflitti con l’Ucraina. Esortiamo l’Ucraina ad adottare una strategia di autodifesa nazionale dall’aggressione russa inclusiva per i pacifisti, a garantire il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare e a tutte le altre forme di dovere militare, a garantire che gli obiettori di coscienza non siano costretti alla registrazione, all’addestramento e al servizio militare, e possano contribuire alla resilienza nazionale svolgendo un servizio alternativo non militare, addestramento e registrazione per il suo scopo; porre fine a punizioni, detenzioni e maltrattamenti per religione o credo pacifista, rilasciare i prigionieri di coscienza. Esortiamo l’Unione Europea a preservare elevati standard di diritti umani di fronte alle sfide di sicurezza legate all’aggressione russa, a garantire il diritto alla pace preparando risposte non militari alle emergenze inclusive per i pacifisti, a fornire protezione umanitaria e asilo agli obiettori di coscienza provenienti da Russia, Bielorussia e Ucraina, e a garantire che l’Ucraina rispetti gli impegni di adesione relativi all’introduzione del servizio alternativo non militare in tempo di guerra. Footnotes: (1) https://ebco-beoc.org/russia/2025 (2) https://ebco-beoc.org/belarus/2025 (3) https://ebco-beoc.org/press-release/2026-07-04-ebco-calls-to-stop-torture-and-imprisonment-of-conscientious-objectors-in-ukraine (4) https://www.quaker.org.uk/news-and-events/news/ukrainian-quaker-calls-for-human-rights-reforms-after-detention (5) https://en.connection-ev.org/article-4771 (6) https://newsukraine.rbc.ua/interview/denying-protection-to-all-ukrainian-men-in-1782794875.html (7) https://novayagazeta.eu/en/articles/2025/06/15/practice-what-you-preach-en (8) https://ebco-beoc.org/press-release/2025-02-14-protection-of-russian-belarusian-conscientious-objectors-in-the-eu Redazione Italia
October 2, 2026
Pressenza
La dichiarazione dell’IFOR per la protezione degli obiettori di coscienza bielorussi, russi e ucraini
Il Centro per i Diritti Umani e gli Aiuti Sociali Hour House pone all’attenzione che alla 63ª sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite l’IFOR ha presentato una dichiarazione scritta sull’obiezione di coscienza redatta con il contributo di Yurii Sheliazhenko e Christian Renoux e pubblicata il 22 settembre 2026. “L’International Fellowship of Reconciliation (IFOR) è un movimento internazionale per la pace fondato in risposta alla Prima Guerra Mondiale Riunisce sezioni, gruppi e affiliati in oltre 40 paesi e promuove la nonviolenza, la riconciliazione e il diritto all’obiezione di coscienza. Gode dello status consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite”, precisa Hour House commentando la dichiarazione Promotion and Protection of Human Rights to Peace and Conscientious Objection to Military Service in the Context of Russian Aggression Against Ukraine – A/HRC/63/NGO/67: > La rivendicazione centrale è chiara: il diritto di rifiutare il servizio > militare per motivi di coscienza deve rimanere valido anche quando un Paese è > in guerra. > > Gli autori collegano tale diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di > religione, e sostengono che gli Stati dovrebbero offrire alternative civili > accessibili e non punitive al servizio militare. Inoltre, auspicano che gli > obiettori di coscienza possano contribuire, anche al di fuori dell’ambito > militare, alla sicurezza e alla resilienza delle proprie comunità. > > Questa distinzione è importante. Un obiettore di coscienza è una persona il > cui rifiuto di prestare servizio militare è motivato da coscienza, religione o > credo. La dichiarazione non intende valutare ogni singolo caso di persona che > evita la coscrizione. Sottolinea tuttavia la necessità di garantire una > protezione efficace a coloro che subiscono persecuzioni a causa di un rifiuto > di coscienza. > > La dichiarazione denuncia la persecuzione di attivisti per la pace e obiettori > di coscienza in Bielorussia. > > Descrive arresti, multe e condanne al carcere in base a disposizioni > sull’estremismo formulate in termini molto ampi, e invita le autorità > bielorusse a porre fine alla persecuzione di chi esprime opinioni contro la > guerra e promuove azioni non violente. > > La protezione non può fermarsi alla frontiera. Gli obiettori di coscienza e > gli attivisti pacifisti bielorussi potrebbero incontrare ostacoli anche nel > tentativo di entrare in Europa o ottenere protezione internazionale. > > La presente comunicazione sollecita pertanto l’Unione europea a fornire > protezione umanitaria e asilo agli obiettori di coscienza provenienti da > Bielorussia, Russia e Ucraina. > > La dichiarazione condanna la guerra di aggressione della Russia contro > l’Ucraina e descrive la repressione degli attivisti pacifisti russi, dei > disertori e degli obiettori di coscienza. > > Inoltre evidenzia l’imposizione illegale del servizio militare ai residenti > dei territori ucraini occupati. > > L’IFOR chiede alla Russia di porre fine alla guerra, di ritirarsi dai > territori occupati e di cessare la persecuzione di coloro che resistono > pacificamente al militarismo. > > Al contempo, il documento riconosce il diritto dell’Ucraina all’autodifesa, > sostenendo che la difesa nazionale non può prevalere sulla libertà di > coscienza. > > Esprime preoccupazione per l’assenza di un servizio civile alternativo > efficace in tempo di guerra e per il trattamento riservato a coloro che > rifiutano il servizio militare per motivi di credo. Chiede all’Ucraina di > garantire il diritto all’obiezione di coscienza e di consentire agli obiettori > di coscienza di contribuire attraverso il servizio civile. > > Gli autori citano casi specifici e rapporti di organismi delle Nazioni Unite e > organizzazioni della società civile. > > Il loro scopo è dimostrare che la tutela dell’obiezione di coscienza è una > questione pratica che incide sulla sicurezza, la libertà e la capacità delle > persone di vivere secondo le proprie convinzioni. > > Una responsabilità degli stati europei: per le persone fuggite, il > riconoscimento formale di un diritto ha scarso valore se non possono > raggiungere un luogo sicuro o ottenere una valutazione equa delle proprie > esigenze di protezione. > La dichiarazione critica le restrizioni all’ingresso, ai visti e all’asilo per > gli obiettori di coscienza russi e bielorussi, nonché le misure che potrebbero > limitare la protezione per gli uomini ucraini in età di leva. > > Esorta l’UE a preservare la tutela dei diritti umani pur rispondendo alle > sfide alla sicurezza.L’IFOR propone inoltre che le Nazioni Unite prendano in > considerazione la nomina di un relatore speciale dedicato all’obiezione di > coscienza e alla protezione della pace non militare. > > Si tratta di una raccomandazione dell’organizzazione, non di un mandato già > esistente delle Nazioni Unite. La proposta darebbe a queste questioni un ruolo > più costante nel monitoraggio e nel dialogo internazionale. > > Il Centro per i Diritti Umani e gli Aiuti Sociali Hour House accoglie con > favore l’inclusione degli obiettori di coscienza bielorussi in questo appello > internazionale: “Ringraziamo Christian Renoux, Yurii Sheliazhenko e IFOR per > il loro costante impegno a favore di coloro che si rifiutano di uccidere e di > coloro che difendono i loro diritti. Stiamo diffondendo la dichiarazione su > tutte le nostre piattaforme e continuamo a collaborare con i nostri partner > per documentare i rischi affrontati dagli obiettori di coscienza e dagli > attivisti per la pace, anche dopo aver lasciato i loro paesi d’origine”. Redazione Italia
September 30, 2026
Pressenza
La scuola dentro la guerra: l’esercito di Crosetto non…
… non si ferma alle caserme. Articoli ripresi da Osservatorio repressione e Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ..   Non chiamatelo semplicemente “ritorno della leva”. La formula è efficace, ma rischia persino di nascondere la dimensione della trasformazione in corso. Quello che sta prendendo forma intorno al ministero della Difesa è un progetto molto più ampio:
September 28, 2026
La Bottega del Barbieri
I ‘lager’ dei nazisti nei disegni in mostra a Casale Monferrato
DA DOMANI, VENERDÌ 25 SETTEMBRE, FINO ALL’11 OTTOBRE NEL CASTELLO DEL MONFERRATO È IN ESPOSIZIONE LA COLLEZIONE DI DISEGNI CHE ILLUSTRANO LA STORIA DEGLI IMI, ‘INTERNATI MILITARI ITALIANI’ NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO DALL’8 SETTEMBRE 1943 ALLA LIBERAZIONE NEL 1945. Il seguente venerdì, 2 ottobre, si terrà l’incontro in cui, con Gerardo Severino, verrà ricostruita la storia del soldato inglese Tom Harry Darbyshire che, unitosi alla resistenza italiana, il 14 gennaio 1945 venne fucilato a Casale Monferrato insieme ai 12 partigiani della Banda Tom. Intitolata I disegni raccontano i campi di prigionia, la mostra documentaria e storico-artistica è composta da due collezioni. Nella rassegna sono esposti 25 dei 34 disegni di Antonio Colaleo raccolti da Antonella Bartolo in Matite sbriciolate. I militari italiani nei lager nazisti: un testimone, un album, una storia comune e 11 pannelli infografici che spiegano la storia raffigurata nelle immagini e, come in Le matite sbriciolate di nonno Antonio, narrata anche con le illustrazioni di Sara Mancuso. Curatori dell’allestimento sono Antonella Bartolo e Andrea Desana, dirigente dell’ANRP e presidente dell’associazione Vi riporteremo a casa in Monferrato che, dopo aver svolto le ricerche ed espletate le pratiche per il rimpatrio delle salme, con la cerimonia celebrata il 22 novembre 2022, ha provveduto alla tumulazione nel famedio di Casale Monferrato e nel cimitero di San Salvatore Monferrato dei 7 monferrini fino ad allora sepolti nei cimiteri militari Amburgo e Francoforte. Un impegno a cui Andrea Desana si è dedicato con molte premure. Suo padre, Paolo Desana, senatore in carica dal 1958 al 1963, l’anno in cui venne approvata la Legge 930 sulla DOC, Denominazione di Origine Controllata dei vini italiani, da lui promossa, durante la seconda guerra mondiale era un tenente artiglieria e l’8 settembre 1943 venne arrestato in Francia, quindi deportato in un campo in Polonia e poi in altri lager nazisti in Germania, una dozzina. «Al ritorno pesava 43 chili, mentre il suo peso forma era di 90 – racconta Andrea Desana – Se nella primavera del 1945 al campo di Unterluss non fossero arrivati gli inglesi… io adesso non sarei a raccontare la storia di mio padre, e di tutti i 650 mila soldati italiani come lui e come Pinetto Giorcelli, un suo compagno di branda in vari campi che è scomparso l’anno scorso alla veneranda età di 105 anni». Le testimonianze dei reduci dai lager nazisti hanno contribuito a documentare l’olocausto. Ma non è solo per questo motivo che la storia degli imi, acronimo di ‘internati militari italiani’, per oltre 70 anni dimenticata, oggi è molto attuale perché in cui si inserisce la storia dei 150 mila soldati che dal ’43 al ’45 si rifiutarono di tornare in patria, allora divisa in due, quella settentrionale con la complicità dei fascisti occupata dai nazisti, dove sarebbero stati intruppati nelle milizie repubblichine alleate all’esercito hitleriano. «All’insegna del motto NO si dichiararono disertori e praticarono la resistenza senz’armi – spiega Andrea Desana – Erano per la maggior parte giovani e giovanissimi, le leve dei nati negli anni ’20, ragazzi che tra il 1943 e il 1945 avevano dai 18 ai 23 anni. Furono i “volontari del lager nazisti” che, con questa scelta durissima, che fecero consapevoli delle conseguenze, cioè il patire fame e sofferenze e, oltre che per denutrizione, sfiancamento e malattia, il rischio di venire uccisi per ritorsione, anziché combattere contro di loro affiancarono i partigiani nella lotta contro i regimi dittatoriali e genocidari». Raccontare la loro storia è un’impegno civile che coinvolge i contemporanei a recuperare documenti e materiali e, mediante l’elaborazione dei ricordi, costruire la post-memoria: «Non essendoci più i diretti protagonisti, delle loro esperienze e delle vicende storiche che loro hanno vissuto parliamo noi, i loro figli e nipoti, che per tramandarne la memoria alle generazioni future le narriamo, oltre che con le descrizioni storiografiche, anche con immagini eloquenti come i disegni in mostra in questi giorni a Casale Monferrato». Furono 650 mila i militari italiani che… Questa è la storia di uno di loro in cui si rispecchia la storia di tutti, il capitano Antonio Colaleo, che visse quei due anni negli stessi lager dello scrittore Giovanni Guareschi e dell’attore Gianrico Tedeschi e li documentò attraverso 34 disegni tratteggiati e colorati con le sue matite sbriciolate. Quei disegni erano il ricordo di cui più andava orgoglioso Nonno Antonio, come in famiglia tutti chiamavano il capitano Colaleo. Sua nuora, Antonella Bartolo, è partita proprio dai disegni per raccogliere altri ricordi di Nonno Antonio e ripercorrere il suo viaggio, ordinando con chiarezza e precisione le ricerche degli storici, incontrando gli ultimi testimoni, confrontando memorie scritte e fotografiche, visitando i luoghi della detenzione per verificare cosa resti di quella Storia. Così nel libro si intrecciano passato e presente e si sviluppa un racconto di grande umanità: oltre il documento, la presa diretta con la voce, gli occhi, il cuore di uomini che hanno lottato per coerenza con le proprie convinzioni, per garantire un domani di dignità e libertà a se stessi, ai propri cari, al Paese. Una lettura che fa buona Memoria – https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/matite-sbriciolate/ Il testo affronta un tema comune a nonni e bisnonni di tante famiglie italiane e mai affrontato nei libri scolastici: la deportazione militare italiana dopo l’8 settembre ’43. Attraverso la scoperta di alcuni disegni realizzati da nonno Antonio, prigioniero di guerra, due fratellini Agata e Nicola si raccontano la difficile condizione della detenzione dei soldati italiani nei lager nazisti. – https://www.voglinoeditrice.it/shop/le-matite-sbriciolate-di-nonno-antonio/   “Ricordare gli Internati Militari Italiani significa custodire una pagina fondamentale della nostra storia e trasmettere alle nuove generazioni il valore delle scelte compiute, anche nelle condizioni più drammatiche, in difesa della libertà e della dignità”, rammenta Giovanni Battista Filiberti, presidente del Comitato Unitario Antifascista e del Consiglio Comunale della Città di Casale Monferrato. INFORMAZIONI: https://comune.casale-monferrato.al.it/novita/celebrazioni-per-la-giornata-degli-internati-italiani-nei-campi-di-concentramento-tedeschi-durante-la-seconda-guerra-mondiale/   Redazione Piemonte Orientale
September 24, 2026
Pressenza
Rassegna stampa Costruire la pace, decostruire la guerra
E’ disponibile il numero 30, 15 settembre 2026, della “Rassegna stampa Costruire la pace, decostruire la guerra” , scaricala a questo link con 70 nuove notizie https://padreangelocavagna.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/09/rassegna-stampa-sito-cavagna-trenta-15-settembre-2026.pdf In questo numero: – In cronaca: superate le 50mila firme per la difesa civile non armata – In cronaca: i giovani Dem e la “diserzione”. Spariscono dal dibattito le 50mila firme, a destra si grida ai vigliacchi, al reato e tutto si frulla con Ucraina, primarie, Conte/Schlein, ripudio e sacro dovere. – Di nuova la leva? narrazioni opposte tra Germania e Danimarca – Leone XIV°: no al riarmo atomico, attenti alla AI, costruire case di pace – Palestina: una rete di pacifisti per proteggere gli agricoltori in Cisgiordania – Nonviolenza: libri e percorsi formativi – Stravolgimenti: ora è la politica ad essere la continuazione della guerra con altri mezzi – Militarizzazione e retoriche nella società: maranza, l’AI per mostrarci nonni e nipotini inneggiare all’eroismo, anche il design si militarizza – Armamenti. Nasce la “filiale” di Leonardo in Ucraina. Le armi leggere italiane (Brescia docet) valgono 8 miliardi – Guerra e media. Al TG1 la giornalista sta dicendo “..a Gaza 5 bambini sono stati ucc…e immediatamente si corregge con…sono rimasti uccisi in un raid israeliano”. Da “sono stati uccisi” a “sono rimasti uccisi” nel festival della ipocrisia – Una ricca sezione di libri, documenti, film – Appuntamenti:, 16 segnalazioni di conferenze, convegni, corsi L’invio della Rassegna stampa è libero e gratuito, iscriviti con una mail a: 30passi@libero.it I numeri arretrati li trovi qui: https:// padreangelocavagna.wordpress. com/rassegna-stampa/ La rassegna è prodotto da un gruppo informale di ex obiettori di coscienza del GAVCI di Bologna e Modena per ricordare la figura di p.Angelo Cavagna (1929-2024), sacerdote dehoniano, giornalista, impegnato sui fronti della pace, obiezione di coscienza, servizio civile, nonviolenza, disarmo, cooperazione internazionale. Redazione Italia
September 24, 2026
Pressenza
Dal 17 al 20 settembre in Piemonte sulla ‘via maestra’ di Danilo Dolci
DUE INCONTRI, GIOVEDÌ POMERIGGIO A CASALE MONFERRATO E VENERDÌ SERA A POZZOLO FORMIGARO, E UN CICLO DI LABORATORI, SABATO POMERIGGIO A IVREA E DOMENICA MATTINA A CASTELLO DI ALBIANO. Nel centenario della nascita di Danilo Dolci (1924-1997), è tornata vigorosamente alla ribalta la figura del sociologo, educatore e poeta che elesse dimora in Sicilia, dove lottò contro ogni forma di mafia e sopraffazione, e uno tra i più influenti pensatori della nonviolenza. I suoi insegnamenti hanno tracciato un solco indelebile nella strada per l’emancipazione del Sud e per il diritto al pane, al lavoro e alla democrazia e nella via della pace. Un suo collaboratore sin dal 1985, attualmente vicepresidente del Centro per lo Sviluppo Creativo ‘Danilo Dolci’ e coordinatore del comitato scientifico del Borgo Danilo Dolci, Giuseppe Barone nel 2024 ha aggiornato il libro edito da Altrɘconomia con un’intervista di Mao Valpiana a Dolci e un ricordo di Luca Baranelli del suo incontro con il Gandhi italiano. In questi anni caotici, mesi turbolenti e giorni frenetici la biografia di Danilo Dolci è una ‘guida’ utile. UNA RIVOLUZIONE NONVIOLENTA. LA VITA E L’OPERA DI UN UOMO DI PACE rammenta che Dolci si era posto una domanda cruciale, Come puoi essere felice se intorno a te i tuoi fratelli vengono consumati e travolti dalla fame e dalla miseria?, a cui ha dato molte risposte tuttora molto attuali, tra cui “l’obiezione di coscienza è importante… Preferisco parlare di obiezione/azione di coscienza. Perché obiettore sembra solo uno che dice di no… ma ‘dire di no’ non basta… Il lavoro preventivo è un lavoro per la salute; ‘dire di no’ alla guerra è intervenire già nella malattia, nella nevrosi“, e ai propri collaboratori, contemporanei e posteri ha lasciato un monito di esortazione alla premura, cioè ad agire con tempestività e con concretezza: Fare presto (e bene) perché si muore. E, a distanza di 20 anni dal suo primo reportage, nel 2025 il regista Alberto Castiglione è tornato a ‘indagare’ sulla vita e sull’operato di Danilo Dolci: «Qual è lo scopo di un’inchiesta? E quali i suoi contorni? La verità senza dubbio! E se al centro di una ipotetica inchiesta ci fosse l’opera e l’operato di un personaggio “al di sopra di ogni sospetto”? In un mondo devastato da conflitti e da una incapacità nella costruzione di percorsi di dialogo e pace, forse è possibile delineare un nuovo orizzonte sulla scia della grande eredità lasciata da Dolci».   L’EREDITÀ DI DANILO DOLCI IN UN LIBRO BIOGRAFICO E UN FILM DOCUMENTALE Casale Monferrato, AL – giovedì 17 settembre alle h 18:00 Salone della Casa del Terzo Settore (via Magnocavallo 13) «Un viaggio nell’opera del Gandhi italiano, l’incontro con Giuseppe Barone e il figlio di Danilo Dolci, Amico, esplora la sociologia di comunità e il metodo educativo della maieutica reciproca – spiega Monica Simioni, referente degli organizzatori dell’iniziativa – Si tratta di un’esperienza di dialogo in cerchio dove non c’è un maestro che sale in cattedra, ma sono le persone stesse a confrontarsi e a far nascere le idee dal basso. Una testimonianza forte su come l’ascolto, il pensiero critico e la partecipazione attiva siano le vere chiavi per lo sviluppo della consapevolezza e per l’emancipazione umana». Svolta nell’ambito del ciclo Un libro o due al mese per parlare di pace incluso nella rassegna EireneFest / Festival del libro per la pace e la nonviolenza 2026, l’iniziativa è coordinata dalla bottega cittadina della Società Cooperativa EquAzione ETS insieme ad associazione EduCare, centro comunitario MonFree–Style, gruppo di volontari della Rete Radié Resh, circolo ARCI Il Paniere e Consulta di Partecipazione ‘Centro Storico’ con patrocinio della Città di Casale Monferrato.   DA POZZOLO AL MONDO. LA TESTIMONIANZA DI UN UOMO DI PACE Pozzolo Formigaro, AL – venerdì 18 settembre alle h 21  Palazzo Raggio (ex Asilo) Insieme al direttore del Centro Studi ‘Pietro Gobetti’ di Torino, Pietro Polito, e al giornalista Luca Rolandi, Giuseppe Barone e Amico Dolci parteciperanno all’incontro pubblico in svolgimento nella cittadina alessandrina in cui Danilo Dolci visse la propria adolescenza e negli anni della seconda guerra mondiale: il luogo dove maturò l’avversione al fascismo, alla dittatura e al militarismo. Poi, dopo essere arrestato e riuscito a scappare, si rifugiò negli Appennini abruzzesi.   LA PACIFICA INVASIONE: TANTI MODI PER VOLERE LA PACE sabato 19 settembre alle h 16 / Ivrea – Liceo A. Gramsci domenica 20 settembre alle h 10 / Albiano d’Ivrea – CISV Insieme a Ettore Macchieraldo, Giuseppe Barone e Amico Dolci condurranno i laboratori svolti nel programma di eventi e attività coordinato da Emergency, Sentieri di Pace e Presidio per la pace di Ivrea. INFORMAZIONI: * Casale Monferrato – https://www.eirenefest.it/evento/danilo-dolci-film-e-bio/ * Pozzolo Formigaro – https://www.alexala.it/it/eventi/danilo-dolci-da-pozzolo-al-mondo-la-testimonianza-di-un-uomo-di-pace/   Maddalena Brunasti
September 15, 2026
Pressenza