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«Sarà una risata che vi seppellirà». Considerazioni sulla diserzione e sulla guerra
Il breve esergo ci serve per commentare il fenomeno della resistenza alle armi che, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, registriamo. Nel mondo, attualmente, si stanno svolgendo decine e decine di conflitti locali e di guerre dichiarate. E sono migliaia i renitenti alla leva nelle guerre o coloro che disertano. Potremmo partire da quelle considerate – dalla retorica patria – più gloriose. Ad esempio, durante il Risorgimento venivano reclutati i contadini meridionali, ignari spesso di quel che andava accadendo, ma sicuri di dover lasciare nell’incuria e nell’ulteriore miseria le loro campagne. Oppure possiamo citare le centinaia di soldati passati per le armi durante la Prima guerra mondiale, perché avevano osato fraternizzare in trincea con l’esercito nemico o si erano rifiutati di obbedire a ordini suicidi. L’origine della didascalia è incerta, ma certo è l’orgoglio dell’irrisione anarchica alla repressione, alla guerra. Certa è l’efficacia del messaggio: il cambiamento sociale e politico è ineluttabile: siamo dalla parte vincente e la storia ce ne darà atto. OGNI GUERRA SI PORTA DIETRO IL SUO BEL NUMERO DI MORTI, DI RENITENTI CHE PAGANO LA LORO CORAGGIOSA SCELTA CON ANNI DI CARCERE. In Ucraina da mesi sono particolarmente forti le proteste contro i reclutatori che passano di villaggio in villaggio catturando giovani in età da militare per spedirli al fronte, cronaca documenta da decine di episodi culminati anche in feriti e morti. La fuga verso la Polonia è iniziata quasi subito, soprattutto da parte dei frontalieri che, ad esempio in Galizia, andavano oltre confine a lavorare, integrando così i magri salari e la perdita di ogni tutela sociale, dagli anni Novanta. I disertori sono più numerosi di quelli presenti nelle statistiche ufficiali. C’è chi non risponde alla chiamata militare, chi scappa all’estero, chi abbandona l’esercito facendo perdere le tracce. Ci sono gli obiettori di coscienza che rifiutano di prendere le armi e, meno numerosi, ma sicuramente presenti, coloro che hanno rifiutato anche impieghi civili in subordine alla macchina militare. Unimondo – testata giornalistica che si occupa di temi legati alla sostenibilità ambientale e alla pace (temi correlati, ovviamente) – ha documentato e provato a quantificare la diserzione (https://www.unimondo.org/dossier/dossier-disertori-1). Un paragrafo di questo dossier a cura di Raffaele Crocco offre una panoramica esaustiva della diserzione nella guerra in corso in Ucraina. Il numero che ha raggiunto, pur considerando che negli ultimi mesi il governo non ha aggiornato i dati (sarebbero una pessima propaganda antipatriottica) arriva a circa 200mila disertori, spesso militari assenti senza autorizzazione dei comandi (importanti sono le distinzioni che il giornalista opera in incipit, fra tipologie di abbandono): «Nel settembre 2025 l’Ufficio del Procuratore generale ucraino fornì una delle ultime serie statistiche dettagliate disponibili. Dall’inizio dell’invasione su vasta scala erano stati registrati: 202.650 procedimenti per assenza non autorizzata dal reparto; 50.029 procedimenti per diserzione. Soltanto 12.448 procedimenti del primo tipo e 670 per diserzione erano stati trasmessi ai tribunali. È un dato importante: un procedimento aperto non equivale ad una condanna e neppure necessariamente ad una persona diversa. In realtà, il fenomeno sta accelerando rapidamente. Nei primi dieci mesi del 2025 sono stati registrati 161.461 nuovi procedimenti per AWOL, circa quattro volte più di quelli dello stesso periodo dell’anno precedente. La media era arrivata a circa 16.000 procedimenti al mese. Poi, dal 2026, i numeri sono diventati più difficili da conoscere. Nel dicembre 2025 l’Ufficio del Procuratore generale ha deciso di limitare l’accesso pubblico alle statistiche relative ai reati militari, comprese assenza non autorizzata e diserzione, sostenendo che la loro diffusione durante la legge marziale avrebbe potuto fornire informazioni sensibili sulla situazione delle forze armate». Teniamo conto che in questi anni di guerra sono intervenuti anche i legislatori per consentire ai disertori di rientrare volontariamente in servizio evitando l’arresto. Non è dato conoscere il numero dei detenuti per renitenza alla leva. Lo stesso diritto alla obiezione di coscienza, insieme ad abusi di varia natura, viene denunciato dall’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU. Pur riconoscendo teoricamente il diritto ad un servizio alternativo a quello militare di cui si è tuttavia perso traccia. Anzi, ad onore del vero, non esiste alcuna possibilità concreta di scegliere l’obiezione di coscienza. E i numeri ci confermano quanto vasta sia la renitenza al servizio militare. Continua il dossier: «Circa 200.000 militari AWOL, secondo la dichiarazione del ministro della Difesa del gennaio 2026. Circa due milioni di persone ricercate in relazione alla mobilitazione. Centinaia di migliaia di procedimenti aperti negli anni precedenti. Programmi speciali per convincere chi è scappato a rientrare. Non possiamo chiamarli tutti disertori, questo lo abbiamo chiarito. Possiamo però dire che la guerra sta producendo una frattura. Da una parte c’è uno Stato, inteso come organizzazione e istituzione, che ha bisogno di uomini per continuare a difendersi. Dall’altra ci sono individui che, per ragioni diversissime e legittime, non vogliono partire, non vogliono tornare o non vogliono proprio combattere». LA GUERRA PRODUCE DRAMMATICHE FRATTURE, RICORDA CROCCO. LE GUERRE SONO SEMPRE ANCHE GUERRE FAMIGLIARI, QUANDO NON APERTAMENTE CIVILI. UN ASPETTO CHE STA CARATTERIZZANDO ANCHE LA PIÙ COMPAGINATA SOCIETÀ RUSSA: LA GUERRA-LAMPO, SECONDO L’INTENTO PUTINIANO, STA CORROMPENDOSI IN ORMAI QUATTRO ANNI DI CONFLITTO, E ANCHE LA POPOLAZIONE RUSSA È STANCA. SONO STANCHI GLI ISRAELIANI? È sdegnata una parte della società chiamata alle armi, generazioni e generazioni di giovani, di riservisti, donne e uomini, da oltre un secolo. E, certo, non basta perché cessi il genocidio in atto. Ma, mentre occorrerebbe leggere la prosecuzione del lavoro documentario di Unimondo su questo punto, e non è l’intento di questo commento, scriviamo qualche annotazione conclusiva. Mentre i dati sono numeri dotati di qualche oggettività razionale, per altro sempre incerta, importanti in tutte le guerre sono anche le testimonianze. Il testimone, il testis, in greco màrtys (così accolto nella liturgia cristiana) è colui che ha visto, ha patito e che può raccontare. Annette Wieviorka scriveva che la testimonianza è dentro e fuori della lingua, sta fra l’indicibile, il rimosso, il volutamente dimenticato, o manipolato, e la potenza della parola spesa di fronte a chi ascolta, e non ha né vissuto, né visto direttamente le vicende raccontate (L’era del testimone, Cortina Editore, Milano 1998). Il testimone spesso non è attendibile (o gli viene attribuito un eccesso di veridicità), lo si è visto nei clamorosi processi di Norimberga del 1945/’46 e di Gerusalemme a Adolf Eichmann nel 1961. Nelle aule dei tribunali ordinari ugualmente è difficile per le parti in gioco appurare l’attendibilità del testimone. In Italia lavorano migliaia di donne ucraine. Ciascuna di loro ha una storia di emigrazione da raccontare che data da prima della guerra del 2022. Risale al crollo del regime sovietico. È il caso di Irina (nome di fantasia) che, ginecologa all’ospedale di Leopoli, perde il lavoro dopo la privatizzazione del sistema sanitario. Viene a lavorare in Italia, suo figlio, laureato in economia, è impiegato in banca. Deve costantemente integrare lo stipendio con lavori da manovale in Polonia, frontiera che passa molto spesso. Ha partecipato alle manifestazioni di Piazza Maidan del 2014, ci ha creduto, malgrado le manipolazioni evidenti, credeva nell’Europa come nuova cornice valoriale ed economica, sistema migliore del regime precedente. Nel 2022 è stato reclutato: è morto mettendo la testa fuori dalla sua trincea, come si moriva nella Prima Guerra Mondiale. Suo cugino, coetaneo, è scappato, forse in Germania. Irina, che pure vive i rigori della guerra sentendosi vittima, si chiede perché suo figlio non ha fatto altrettanto. E, ancora, non testimone, ma prestigioso corrispondente per il New York Times, Yaralov Trofinov, in una conversazione con Lucio Caracciolo condotta da Massimo Cacciari, glissa sulle responsabilità delle NATO, continua a credere che l’Europa aiuterà l’Ucraina a respingere la Russia, tratteggia un ritratto di Volodymyr Zelensky statista democratico nonché di origini ebraiche (titolo di merito?). Malgrado lo correggano spesso – anche se non proprio decisamente, Caracciolo e Cacciari – per lui la guerra in Ucraina è paragonabile a quella del Peloponneso, che crede sia un modello di arroganti invasori cacciati ai margini della storia. Al tema di questo nostro pezzo, il rifiuto della guerra, accennano il conduttore e l’altro ospite. Il giornalista testimonia solo le ragioni del paese invaso e anche lui – come il ragazzo di Maidan – crede che l’Europa lo salverà dall’orso russo. ALLORA, VISTO CHE LE GUERRE DISPENSANO ONORI E INFAMIE, NOI STIAMO A FIANCO DEL RENITENTE, DEL DISERTORE, DI CHI FUGGE, DI CHI OBIETTA CHE LA GUERRA NON È MAI LA SUA.   Federico Giusti, Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Carlo Greppi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo intervento della giornata Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Infowar e AI – Sentenza violenze al carcere di Ivrea – Germania/Israele – Automazione vs Diserzione@0
Estratti dalla puntata del 30 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia AI, INFOWAR E DISTRUZIONE DEL DATO DI REALTA’ Tra finte soldatesse influencer generate con AI e JD Vance che sostiene che gli UFO siano Demoni, oscilliamo tra fenomeni artificiali e fenomeni implausibili. Ma gli eserciti sono reali, così come le guerre del Board of Peace. Mentre oltre 200 soldati statunitensi hanno denunciato alla Military Religious Freedom Foundation (MRFF) che i loro comandanti inquadrano le operazioni militari in scenari biblici, mentre la narrazione da “Fine dei Tempi” permea i discorsi delle leadership sioniste-evangeliste, dopo la normalizzazione del concetto operativo di “Grande Israele” si fa largo quello di “Grande Nord America”. Ma tornando all’AI generativa e all’introduzione di livelli di ingegneria sociale senza precedenti, tanto nelle truffe, quanto nella infowar, osserviamo la storia di due fratelli israeliani che avrebbero venduto all’Iran finti dati di intelligence spacciandosi per figure vicine alla Unit 8200. GUERRA COGNITIVA E LE CORRENTI DELLA INFOWAR Partiamo osservando la centralità del ruolo della comunicazione in tempi di guerra, dai volantini lanciati dal cielo allo hacking delle app per la preghiera in Iran, per arrivare a Sakara AI: azienda giapponese che sviluppato tecniche per delineare i flussi della guerra di informazione online. l’AI genera e veicola gli attacchi nel campo della Guerra Cognitiva, ma allo stesso tempo ne analizza i flussi: AUTOMAZIONE: ISTRUZIONE, GUERRA, DISERZIONE Melania Trump ha fatto ingresso al summit di Fostering The Future accompagnata da un androide Figure 3, quindi si è lanciata in un intervento sulla centralità salvifica dell’intelligenza artificiale per risolvere il problema del mancato accesso all’istruzione per milione di bambine e bambini. Assuefare fin dall’infanzia a relazionarsi con entità cognitive artificiali, inquadrarle come “adulti di riferimento”, obbedire alle loro consegne. Ma la sostituzione insegnate/robot ci rimanda a una questione cruciale, soprattutto di fronte a un incremento del 1000% * delle obbiezioni di coscienza tra i militari americani: gli umani possono ammutinarsi e disertare, le macchine no. * fonte: Mike Prysner, ex-militare, direttore del Center on Conscience and War e cofondatore di March Forward SENTENZA DEL PROCESSO PER LE VIOLENZE NEL CARCERE DI IVREA Sono passati 10 anni dalla lettera di denuncia pubblicata su infoaut.org che consentì l’emersione delle violenze nel carcere di Ivrea. La Procura locale aveva subito provato ad archiviare il tutto, i rallentamenti tecnici hanno portato alla prescrizione delle accuse di violenza e lesioni, ma il quadro che emerge descrive molto efficacemente la violenza strutturale dell’apparato detentivo italiano e una connivenza che va ben oltre quella “di corpo”, endemica nella polizia penitenziaria. Ne parliamo con l’avvocata Simona Filippi: RELAZIONI GERMANIA-ISRAELE: REPRESSIONE, CYBER E ARMI Le scaramuccie attorno al mancato supporto tedesco per la guerra israelo-americana contro l’Iran non devono distrarci dalla solida rete di cooperazione repressiva, cyber e militare-industriale tra Berlino e Tel Aviv… e il recente accordo tra VolksWagen e Rafael ne è solo il fenomeno più visibile:
March 31, 2026
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Infowar e AI – Sentenza violenze al carcere di Ivrea – Germania/Israele – Automazione vs Diserzione@1
Estratti dalla puntata del 30 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia AI, INFOWAR E DISTRUZIONE DEL DATO DI REALTA’ Tra finte soldatesse influencer generate con AI e JD Vance che sostiene che gli UFO siano Demoni, oscilliamo tra fenomeni artificiali e fenomeni implausibili. Ma gli eserciti sono reali, così come le guerre del Board of Peace. Mentre oltre 200 soldati statunitensi hanno denunciato alla Military Religious Freedom Foundation (MRFF) che i loro comandanti inquadrano le operazioni militari in scenari biblici, mentre la narrazione da “Fine dei Tempi” permea i discorsi delle leadership sioniste-evangeliste, dopo la normalizzazione del concetto operativo di “Grande Israele” si fa largo quello di “Grande Nord America”. Ma tornando all’AI generativa e all’introduzione di livelli di ingegneria sociale senza precedenti, tanto nelle truffe, quanto nella infowar, osserviamo la storia di due fratelli israeliani che avrebbero venduto all’Iran finti dati di intelligence spacciandosi per figure vicine alla Unit 8200. GUERRA COGNITIVA E LE CORRENTI DELLA INFOWAR Partiamo osservando la centralità del ruolo della comunicazione in tempi di guerra, dai volantini lanciati dal cielo allo hacking delle app per la preghiera in Iran, per arrivare a Sakara AI: azienda giapponese che sviluppato tecniche per delineare i flussi della guerra di informazione online. l’AI genera e veicola gli attacchi nel campo della Guerra Cognitiva, ma allo stesso tempo ne analizza i flussi: AUTOMAZIONE: ISTRUZIONE, GUERRA, DISERZIONE Melania Trump ha fatto ingresso al summit di Fostering The Future accompagnata da un androide Figure 3, quindi si è lanciata in un intervento sulla centralità salvifica dell’intelligenza artificiale per risolvere il problema del mancato accesso all’istruzione per milione di bambine e bambini. Assuefare fin dall’infanzia a relazionarsi con entità cognitive artificiali, inquadrarle come “adulti di riferimento”, obbedire alle loro consegne. Ma la sostituzione insegnate/robot ci rimanda a una questione cruciale, soprattutto di fronte a un incremento del 1000% * delle obbiezioni di coscienza tra i militari americani: gli umani possono ammutinarsi e disertare, le macchine no. * fonte: Mike Prysner, ex-militare, direttore del Center on Conscience and War e cofondatore di March Forward SENTENZA DEL PROCESSO PER LE VIOLENZE NEL CARCERE DI IVREA Sono passati 10 anni dalla lettera di denuncia pubblicata su infoaut.org che consentì l’emersione delle violenze nel carcere di Ivrea. La Procura locale aveva subito provato ad archiviare il tutto, i rallentamenti tecnici hanno portato alla prescrizione delle accuse di violenza e lesioni, ma il quadro che emerge descrive molto efficacemente la violenza strutturale dell’apparato detentivo italiano e una connivenza che va ben oltre quella “di corpo”, endemica nella polizia penitenziaria. Ne parliamo con l’avvocata Simona Filippi: RELAZIONI GERMANIA-ISRAELE: REPRESSIONE, CYBER E ARMI Le scaramuccie attorno al mancato supporto tedesco per la guerra israelo-americana contro l’Iran non devono distrarci dalla solida rete di cooperazione repressiva, cyber e militare-industriale tra Berlino e Tel Aviv… e il recente accordo tra VolksWagen e Rafael ne è solo il fenomeno più visibile:
March 31, 2026
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Infowar e AI – Sentenza violenze al carcere di Ivrea – Germania/Israele – Automazione vs Diserzione@2
Estratti dalla puntata del 30 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia AI, INFOWAR E DISTRUZIONE DEL DATO DI REALTA’ Tra finte soldatesse influencer generate con AI e JD Vance che sostiene che gli UFO siano Demoni, oscilliamo tra fenomeni artificiali e fenomeni implausibili. Ma gli eserciti sono reali, così come le guerre del Board of Peace. Mentre oltre 200 soldati statunitensi hanno denunciato alla Military Religious Freedom Foundation (MRFF) che i loro comandanti inquadrano le operazioni militari in scenari biblici, mentre la narrazione da “Fine dei Tempi” permea i discorsi delle leadership sioniste-evangeliste, dopo la normalizzazione del concetto operativo di “Grande Israele” si fa largo quello di “Grande Nord America”. Ma tornando all’AI generativa e all’introduzione di livelli di ingegneria sociale senza precedenti, tanto nelle truffe, quanto nella infowar, osserviamo la storia di due fratelli israeliani che avrebbero venduto all’Iran finti dati di intelligence spacciandosi per figure vicine alla Unit 8200. GUERRA COGNITIVA E LE CORRENTI DELLA INFOWAR Partiamo osservando la centralità del ruolo della comunicazione in tempi di guerra, dai volantini lanciati dal cielo allo hacking delle app per la preghiera in Iran, per arrivare a Sakara AI: azienda giapponese che sviluppato tecniche per delineare i flussi della guerra di informazione online. l’AI genera e veicola gli attacchi nel campo della Guerra Cognitiva, ma allo stesso tempo ne analizza i flussi: AUTOMAZIONE: ISTRUZIONE, GUERRA, DISERZIONE Melania Trump ha fatto ingresso al summit di Fostering The Future accompagnata da un androide Figure 3, quindi si è lanciata in un intervento sulla centralità salvifica dell’intelligenza artificiale per risolvere il problema del mancato accesso all’istruzione per milione di bambine e bambini. Assuefare fin dall’infanzia a relazionarsi con entità cognitive artificiali, inquadrarle come “adulti di riferimento”, obbedire alle loro consegne. Ma la sostituzione insegnate/robot ci rimanda a una questione cruciale, soprattutto di fronte a un incremento del 1000% * delle obbiezioni di coscienza tra i militari americani: gli umani possono ammutinarsi e disertare, le macchine no. * fonte: Mike Prysner, ex-militare, direttore del Center on Conscience and War e cofondatore di March Forward SENTENZA DEL PROCESSO PER LE VIOLENZE NEL CARCERE DI IVREA Sono passati 10 anni dalla lettera di denuncia pubblicata su infoaut.org che consentì l’emersione delle violenze nel carcere di Ivrea. La Procura locale aveva subito provato ad archiviare il tutto, i rallentamenti tecnici hanno portato alla prescrizione delle accuse di violenza e lesioni, ma il quadro che emerge descrive molto efficacemente la violenza strutturale dell’apparato detentivo italiano e una connivenza che va ben oltre quella “di corpo”, endemica nella polizia penitenziaria. Ne parliamo con l’avvocata Simona Filippi: RELAZIONI GERMANIA-ISRAELE: REPRESSIONE, CYBER E ARMI Le scaramuccie attorno al mancato supporto tedesco per la guerra israelo-americana contro l’Iran non devono distrarci dalla solida rete di cooperazione repressiva, cyber e militare-industriale tra Berlino e Tel Aviv… e il recente accordo tra VolksWagen e Rafael ne è solo il fenomeno più visibile:
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March 31, 2026
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Estratti dalla puntata del 30 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia AI, INFOWAR E DISTRUZIONE DEL DATO DI REALTA’ Tra finte soldatesse influencer generate con AI e JD Vance che sostiene che gli UFO siano Demoni, oscilliamo tra fenomeni artificiali e fenomeni implausibili. Ma gli eserciti sono reali, così come le guerre del Board of Peace. Mentre oltre 200 soldati statunitensi hanno denunciato alla Military Religious Freedom Foundation (MRFF) che i loro comandanti inquadrano le operazioni militari in scenari biblici, mentre la narrazione da “Fine dei Tempi” permea i discorsi delle leadership sioniste-evangeliste, dopo la normalizzazione del concetto operativo di “Grande Israele” si fa largo quello di “Grande Nord America”. Ma tornando all’AI generativa e all’introduzione di livelli di ingegneria sociale senza precedenti, tanto nelle truffe, quanto nella infowar, osserviamo la storia di due fratelli israeliani che avrebbero venduto all’Iran finti dati di intelligence spacciandosi per figure vicine alla Unit 8200. GUERRA COGNITIVA E LE CORRENTI DELLA INFOWAR Partiamo osservando la centralità del ruolo della comunicazione in tempi di guerra, dai volantini lanciati dal cielo allo hacking delle app per la preghiera in Iran, per arrivare a Sakara AI: azienda giapponese che sviluppato tecniche per delineare i flussi della guerra di informazione online. l’AI genera e veicola gli attacchi nel campo della Guerra Cognitiva, ma allo stesso tempo ne analizza i flussi: AUTOMAZIONE: ISTRUZIONE, GUERRA, DISERZIONE Melania Trump ha fatto ingresso al summit di Fostering The Future accompagnata da un androide Figure 3, quindi si è lanciata in un intervento sulla centralità salvifica dell’intelligenza artificiale per risolvere il problema del mancato accesso all’istruzione per milione di bambine e bambini. Assuefare fin dall’infanzia a relazionarsi con entità cognitive artificiali, inquadrarle come “adulti di riferimento”, obbedire alle loro consegne. Ma la sostituzione insegnate/robot ci rimanda a una questione cruciale, soprattutto di fronte a un incremento del 1000% * delle obbiezioni di coscienza tra i militari americani: gli umani possono ammutinarsi e disertare, le macchine no. * fonte: Mike Prysner, ex-militare, direttore del Center on Conscience and War e cofondatore di March Forward SENTENZA DEL PROCESSO PER LE VIOLENZE NEL CARCERE DI IVREA Sono passati 10 anni dalla lettera di denuncia pubblicata su infoaut.org che consentì l’emersione delle violenze nel carcere di Ivrea. La Procura locale aveva subito provato ad archiviare il tutto, i rallentamenti tecnici hanno portato alla prescrizione delle accuse di violenza e lesioni, ma il quadro che emerge descrive molto efficacemente la violenza strutturale dell’apparato detentivo italiano e una connivenza che va ben oltre quella “di corpo”, endemica nella polizia penitenziaria. Ne parliamo con l’avvocata Simona Filippi: RELAZIONI GERMANIA-ISRAELE: REPRESSIONE, CYBER E ARMI Le scaramuccie attorno al mancato supporto tedesco per la guerra israelo-americana contro l’Iran non devono distrarci dalla solida rete di cooperazione repressiva, cyber e militare-industriale tra Berlino e Tel Aviv… e il recente accordo tra VolksWagen e Rafael ne è solo il fenomeno più visibile:
March 31, 2026
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Obiezione di coscienza al servizio militare, tre incontri con voci da Russia, Ucraina e Israele
Il MIR Italia (Movimento Internazionale della Riconciliazione) promuove un ciclo di tre incontri pubblici dedicati all’obiezione di coscienza al servizio militare nei contesti di guerra. Gli appuntamenti si terranno il 30 marzo a Ivrea, il 31 marzo a Torino e il 1° aprile a Vicenza, con la partecipazione di obiettori e attivisti collegati in diretta da alcuni dei principali scenari di conflitto nel mondo. Il titolo del ciclo — Ripudiare la guerra — richiama esplicitamente l’articolo 11 della Costituzione italiana e indica una strada concreta: quella di chi, anche in tempo di guerra, sceglie di dire no all’arruolamento. Un diritto umano fondamentale, sancito dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che tutela la libertà di pensiero, coscienza e religione — ma che in molti paesi è sistematicamente negato, con obiettori perseguitati, incarcerati e costretti all’esilio. Gli ospiti e le loro storie Tra i relatori figura Zaira Zafarana, coordinatrice dell’advocacy internazionale presso Connection e.V. e rappresentante alla War Resisters’ International presso l’ONU di Ginevra, nonché responsabile delle relazioni internazionali del MIR Italia. Dall’esilio in Germania, parteciperà Artem Klyga, avvocato russo che assiste obiettori in fuga, etichettato come “agente straniero” dal governo di Mosca, dove collabora con Stop Army, movimento che sostiene chi si oppone alla guerra in Russia. In collegamento dall’Ucraina interverrà Yuri Sheliazhenko, segretario esecutivo del Movimento Pacifista Ucraino e membro di diversi organismi internazionali per la pace. La sua storia è emblematica della repressione di chi dissente: arrestato il 19 marzo scorso, è rimasto irrintracciabile per 44 ore prima di essere liberato il 21 marzo denunciando trattamenti che potrebbero configurare il reato di tortura. È tuttora a rischio di arruolamento forzato, in violazione del diritto ucraino e internazionale. Da Israele parteciperanno due rappresentanti di Mesarvot, rete di giovani che si rifiutano di servire nell’IDF: Ayana Gerstmann, obiettrice che ha ottenuto l’esonero dopo una detenzione nell’agosto scorso, e Daniel Mizrahi, che ha trascorso 50 giorni in una prigione militare prima del 2023. Il programma I tre incontri si svolgono in collaborazione con realtà locali e nazionali impegnate per la pace: 30 marzo, ore 20:45 — Ivrea, ZAC! – Movicentro, Via Dora Baltea 40 (con Ayana Gerstmann) 31 marzo, ore 18:30 — Torino, Sala Gandhi, Via Garibaldi 13 (con il Centro Studi Sereno Regis, Casa Umanista Torino e Pressenza) 1° aprile, ore 20:30 — Vicenza, “La Centrale”, Via G. Medici 96 (con Daniel Mizrahi; in collaborazione con ANPI, Emergency, ARCI Servizio Civile, Movimento Nonviolento, Pax Christi e altri) Per informazioni Zaira Zafarana, referente per i rapporti internazionali del MIR Italia: segreteria@miritalia.org Maggiori dettagli: http://www.miritalia.org/2026/03/18/ripudiare-la-guerra-ciclo-di-eventi-mir-a-ivrea-torino-e-vicenza/     Peacelink Telematica per la Pace
March 28, 2026
Pressenza
Ucraina. Allarme per la detenzione del pacifista Yurii Sheliazhenko: “Nessuna notizia su dove si trovi”
Cresce la preoccupazione internazionale per la sorte di Yurii Sheliazhenko, difensore dei diritti umani e noto obiettore di coscienza, fermato il 19 marzo a Kyiv in circostanze che diverse organizzazioni denunciano come gravemente irregolari. A pochi giorni dall’arresto, il suo destino resta incerto: le autorità ucraine non avrebbero fornito informazioni né sulla sua ubicazione né sulle sue condizioni. “Abbiamo appena ricevuto notizie poco incoraggianti da Kyiv. Le autorità locali si rifiutano di fornire qualsiasi informazione sulla sua ubicazione o sulle sue condizioni e nessuno, compreso l’avvocato, è in grado, al momento, di rintracciare Yurii e di contattarlo direttamente. Si registra quindi un’ulteriore mancanza delle garanzie procedurali fondamentali”, denunciano le organizzazioni firmatarie di un appello congiunto. Una detenzione senza garanzie Secondo quanto ricostruito, Sheliazhenko sarebbe stato fermato da agenti della polizia del distretto Pechersk di Kyiv senza un’adeguata base giuridica e senza il rispetto delle procedure previste dalla legge. Le segnalazioni parlano di gravi anomalie: nessun verbale di detenzione redatto, assenza di motivazioni legali chiare, ostacoli all’accesso all’assistenza legale e difficoltà nei contatti con l’Ufficio Statale di Investigazione. A destare ulteriore allarme è la possibilità che il pacifista sia stato – o fosse in procinto di essere – trasferito a un Centro Territoriale di Reclutamento e Supporto Sociale (TCC), strutture legate alla mobilitazione militare. Una prospettiva che, secondo i firmatari, aggraverebbe ulteriormente il quadro delle violazioni. Le organizzazioni sottolineano che tali pratiche, se confermate, potrebbero configurare violazioni della Costituzione ucraina e di diversi strumenti internazionali, tra cui la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, in particolare per quanto riguarda il diritto alla libertà personale e alla sicurezza. Un attivista da anni nel mirino Figura nota nel panorama pacifista internazionale, Sheliazhenko si è dichiarato obiettore di coscienza già nel 1998. Accademico e attivista, è segretario esecutivo del Movimento Pacifista Ucraino, organizzazione affiliata alla War Resisters International, e ricopre incarichi anche nell’European Bureau for Conscientious Objection e in World Beyond War. Negli ultimi anni ha denunciato pubblicamente pratiche controverse legate alla mobilitazione militare in Ucraina, tra cui la cosiddetta “busificazione” – ossia il prelievo forzato di cittadini per l’arruolamento – e altri episodi che, secondo le sue dichiarazioni, avrebbero comportato abusi, violenze e perfino morti nei centri di reclutamento. Il caso di Sheliazhenko non è nuovo all’attenzione degli organismi internazionali. Era già stato oggetto di una comunicazione congiunta di relatori speciali delle Nazioni Unite su libertà di associazione, minoranze e libertà religiosa, ed è stato citato in rapporti dell’OHCHR e nel rapporto annuale 2023/2024 di Amnesty International. Le organizzazioni promotrici dell’appello denunciano ora un’escalation: la detenzione del 19 marzo arriva infatti a poche settimane da una precedente richiesta alle autorità ucraine di cessare le persecuzioni contro gli obiettori di coscienza. “Condanniamo con fermezza tutte queste azioni come gravi violazioni dei diritti umani, incompatibili con un ordinamento democratico”, si legge nella dichiarazione, che chiede il rilascio immediato dell’attivista e la fine delle pratiche di coscrizione forzata. La richiesta alla comunità internazionale L’appello si rivolge infine alla comunità internazionale, affinché intervenga per garantire la protezione dei difensori dei diritti umani e degli attivisti per la pace. Al centro, la richiesta di non criminalizzare chi promuove la nonviolenza e di assicurare il pieno riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza, anche attraverso strumenti come l’asilo. Nel silenzio delle autorità e senza notizie certe sulla sua sorte, il caso di Yurii Sheliazhenko si trasforma così in un banco di prova per il rispetto delle libertà fondamentali in un contesto segnato dalla guerra e dalle sue conseguenze. Laura Tussi
March 21, 2026
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