Obiezione di coscienza: oltre il muro del silenzio, una nuova consapevolezza?/1
Il tema della guerra e di chi oggi le si oppone cercando di smontare la
narrazione pubblica – finora dominante – della sua ineluttabilità è emerso nelle
ultime due settimane nel dibattito pubblico. Chi si è formato ai valori e ai
metodi della nonviolenza può certamente evidenziare tutti i limiti di un
discorso ancora insufficiente, a volte approssimativo, dove le parole e i
concetti utilizzati da alcuni personaggi pubblici, più o meno navigati, appaiono
lontani da un lessico e da un argomentare maturo dal punto di vista nonviolento.
Bisognerebbe ritornare a tanti altri maestri che, da Gandhi a Galtung, in
svariate situazioni storiche, hanno messo in atto positivamente: la gestione dei
conflitti senza l’uso di armi e di violenza. Di loro come di altrettanti casi
storici a loro precedenti nessuno sa parlare.
Eppure, se il mondo della nonviolenza non vuole restare nel chiuso di una
cerchia ristretta, anch’essa autoreferenziale e insofferente per il sistema
pubblico dell’informazione a ragione ritenuto, specie sul tema della Pace,
uniformemente chiuso ad ogni alternativa alla guerra, dovrebbe provare a
cogliere in queste ultime “emersioni”, alcuni elementi di novità.
Provo quindi a riprendere una cronologia di dichiarazioni e di commenti e dentro
questa alcuni elementi che potrebbero segnare un leggero cambio di rotta.
Domenica 13 settembre dal palco della festa dell’Unità di Reggio Emilia la
segretaria dei giovani Dem, Virginia Libero, fa una dichiarazione in cui,
rivolgendosi alle destre al governo, afferma che nel caso in cui queste
dovessero portare i giovani ad una qualsiasi guerra, lei con altri giovani
organizzerebbe la diserzione.
È bastato l’uso di questa parola per riportare sui giornali e sui social
l’intero intervento della giovane politica, con vari commenti, nella quasi
totalità critici e censori.
La forma radicale dell’opposizione alla guerra di una giovane esponente del PD,
in realtà, non poteva lasciare indifferenti poiché mai un esponente adulto dello
stesso partito in cui milita Virginia Libero si sarebbe espresso in quel modo.
In molti quindi hanno pensato che quel messaggio, molto applaudito dalla platea,
non era rivolto solo alle destre, ma anche alle componenti del partito molto
moderate sui temi della politica estera e del riarmo nazionale ed europeo.
Un segnale questo di novità nell’ambito di una tradizione di una formazione
politica in cui, a mia memoria, le componenti giovanili non si discostano mai,
anche velatamente, dalle linee ufficiali del partito.
Nei giorni seguenti LA7 è tornata sull’argomento facendo riascoltare l’appello
della Libero a due importanti personalità: Pierluigi Bersani e Gustavo
Zagrebelsky.
Nella trasmissione “Otto e mezzo” del 17 settembre Pierluigi Bersani, pur
apprezzando la passione e lo spirito pacifista della segretaria dei giovani
democratici, affermava che avrebbe fatto meglio ad usare il termine “Obiezione
di coscienza” al posto di diserzione.
Due giorni dopo, durante la trasmissione “In altre parole” Massimo Gramellini
invitava a commentare l’appello della Libero gli attivisti Emma Rizzon
dell’Università di Padova e Giacomo Gervasini della Normale di Pisa; collegato
da remoto il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky.
Quest’ultimo, a differenza di Bersani, condivideva in pieno le parole usate da
Virginia Libero, dando una interpretazione, del tutto originale, dei termini
Obiezione e Diserzione. Mentre l’obiezione di coscienza, a giudizio del
giurista, è motivata da fattori ideali, la diserzione parte dal vissuto diretto
e tragico del disertore: il disertore è colui che abbandona il campo perché
tocca direttamente con mano tutta l’assurdità e la mostruosità della guerra.
Anche qui un segno di novità: Gramellini dà voce, in prima serata, a due
studenti (uno dei quali attivo nelle proteste e nel fermo di un treno carico di
armi alla stazione di Pisa) e ad un illustre giurista pacifista. Tutti e tre
solidarizzano, in forme diverse, con il discorso di opposizione radicale alla
guerra. Non è un evento al quale siamo stati certo abituati in questi ultimi
anni.
Ancora su LA7 Corrado Augias ne “La torre di Babele”, il 28 settembre, dopo 15
giorni, ritorna sull’appello alla diserzione di Virgina Libero definendolo “una
sciocchezza”. Aldo Cazzullo, con il quale Augias dialoga, dal canto suo,
distingue i disertori “ignavi” (“coloro che vogliono semplicemente salvarsi la
vita”) da coloro che disertano da una chiamata alle armi ma, come nel caso di un
disertore narrato in un romanzo di Fenoglio, non se la sentono di unirsi ad
un’altra lotta armata come quella dei partigiani.
In quest’ultimo caso ritorna la narrazione comune: la diserzione è morale solo a
patto di schierarsi e armarsi dalla parte giusta. La nonviolenza, personale e
politica, non è neanche concepita dai due saggi e stimati personaggi televisivi.
È importante cogliere da questi eventi l’occasione per ritornare sul senso delle
parole usate a partire dai loro ètimi, per poi sviluppare quell’orizzonte
nonviolento che le giovani generazioni ci invitano a guardare.
continua…
Redazione Sicilia