
Il caso Aegean Boat Report: al via il processo contro i due difensori dei diritti umani
Progetto Melting Pot Europa - Friday, October 2, 2026Il 6 ottobre, a Rodi, inizierà il processo contro Tommy Olsen, fondatore di Aegean Boat Report, e Panayote Dimitras, rappresentante del Greek Helsinki Monitor. I due difensori dei diritti umani sono accusati dalle autorità greche di favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza irregolare di cittadini di Paesi terzi.
A darne notizia è Amnesty International 1, che in un comunicato stampa torna sul caso e chiede che le accuse contro i due vengano ritirate, denunciando i rischi per chi svolge attività di monitoraggio delle frontiere e difesa dei diritti delle persone in movimento.
Al centro del procedimento ci sono le attività svolte dai due nel 2021 sull’isola di Kos: assistere persone che chiedevano protezione internazionale e documentare le violazioni dei diritti umani commesse alle frontiere greche, comprese le operazioni di respingimento, i cosiddetti pushback.
Secondo Amnesty International, non vi sarebbero elementi che indichino che l’attività di Olsen e Dimitras sia andata oltre il supporto alle persone nell’esercizio dei propri diritti e la documentazione della situazione alle frontiere. L’organizzazione denuncia l’uso della legislazione greca contro il traffico di persone per colpire attività di tutela dei diritti umani.
Il processo arriva dopo un anno segnato da un passaggio giudiziario che ha portato il caso ben oltre i confini greci.
Nel marzo 2026 Tommy Olsen era stato arrestato nella sua abitazione a Tromsø, in Norvegia, sulla base di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità greche nell’ambito dell’inchiesta avviata nel 2022. Dopo alcuni giorni di detenzione era stato rilasciato in attesa dell’esame del ricorso contro l’estradizione.
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Il 15 maggio la Corte d’appello di Hålogaland ha respinto definitivamente la richiesta greca. Secondo la decisione, le condotte contestate a Olsen non costituiscono reato secondo la legge norvegese e l’estradizione avrebbe comportato un rischio concreto per il suo diritto alla libertà di espressione. La decisione non è stata impugnata.
La decisione norvegese, tuttavia, non ha chiuso il procedimento in Grecia. Il mandato d’arresto europeo e le accuse nei confronti di Olsen sono rimasti in vigore e il processo è stato fissato per il 6 ottobre a Rodi.
Tommy Olsen ha fondato Aegean Boat Report nel 2017 con l’obiettivo di monitorare gli arrivi sulle isole greche, documentare le situazioni di pericolo e denunciare le violazioni dei diritti delle persone in movimento. Nel corso degli anni l’organizzazione ha raccolto e diffuso informazioni sui respingimenti alle frontiere greche, fornendo dati e testimonianze a organizzazioni umanitarie, media e altri soggetti impegnati nel monitoraggio delle frontiere.
Panayote Dimitras, attraverso il Greek Helsinki Monitor, ha a sua volta documentato violenze razziste e violazioni dei diritti delle persone migranti e presentato denunce alle autorità greche sui presunti pushback.
È proprio questo lavoro ad essere finito nel mirino dell’inchiesta.
Per Amnesty International, il caso rappresenta un ulteriore esempio dei rischi legati all’utilizzo della normativa greca contro il traffico di migranti. L’organizzazione sostiene che le norme, formulate in termini ampi e vaghi, non offrano adeguate garanzie a chi svolge attività di tutela dei diritti umani e assistenza.
Se condannati, Olsen e Dimitras rischiano fino a 20 anni di carcere. Dimitras, inoltre, è sottoposto dal 2023 a misure cautelari particolarmente restrittive: non può lasciare la Grecia, deve presentarsi periodicamente alla polizia e ha dovuto versare una cauzione di 10.000 euro.
Questo procedimento non è un caso isolato. La Grecia è da anni uno dei principali teatri europei della criminalizzazione delle attività di solidarietà con le persone in movimento.
Nel gennaio 2026, dopo sette anni di procedimento, 24 operatori umanitari erano stati assolti a Lesbo dalle accuse più gravi legate alle attività di soccorso e assistenza alle persone migranti. Anche in quel caso gli operatori erano stati accusati di favoreggiamento dell’ingresso irregolare.
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Il 6 ottobre, quindi, a Rodi non sarà soltanto la posizione di due operatori per i diritti umani ad essere sottoposta al giudizio del tribunale. Sullo sfondo del procedimento resta la questione di quali attività possano essere considerate assistenza e tutela dei diritti e quali, invece, possano essere ricondotte al favoreggiamento dell’ingresso irregolare.
Per Tommy Olsen, il procedimento rischia di produrre un messaggio preciso per chi opera lungo le frontiere europee: documentare le violazioni e assistere le persone in movimento può trasformarsi in un’accusa penale.