L’idiota di Byung-Chul Han

Pressenza - Thursday, October 1, 2026

Il concetto di idiotismo terapeutico coniato dal filosofo Byung-Chul Han rappresenta l’atto di sabotaggio più radicale e rivoluzionario che un individuo possa compiere nella società contemporanea, come risulta dal saggio “Psicopolitica”.

Per comprendere la portata di questa provocazione, è necessario spogliare la parola idiota da qualsiasi insulto o giudizio clinico e restituirle il suo antico significato etimologico greco di persona privata, ovvero colui che sceglie deliberatamente di vivere al di fuori dello spazio pubblico e delle sue dinamiche di potere.

Oggi questo rifiuto si traduce in una resistenza totale e metodica contro l’impero dei mass media e delle piattaforme digitali.

L’idiota, o l’eretico digitale come lo definisce Han, non è un ignorante, ma una persona che decide lucidamente di non sapere, di rendersi intenzionalmente disconnessa e inaccessibile al flusso perenne delle informazioni.

Il capitalismo neoliberista ha costruito la sua prigione psicopolitica non attraverso la censura, ma attraverso l’obbligo di trasparenza, di visibilità e di comunicazione continua. Ci viene costantemente ordinato di partecipare al dibattito pubblico, di commentare le notizie del giorno, di esprimere opinioni sui social e di esporre la nostra interiorità.

In questo contesto, l’eretico digitale capisce che la massima forma di sottomissione coincide proprio con l’essere costantemente reperibili e profilabili. Scegliere l’idiotismo significa quindi spegnere il rumore di fondo dei media e trasformarsi in un angolo cieco per gli algoritmi che tracciano ogni nostro movimento psicologico. Se non produci dati, se non consumi notizie preconfezionate, se non reagisci agli stimoli emotivi dello sciame digitale, diventi invisibile e di conseguenza libero.

Questa disconnessione assume un valore terapeutico fondamentale perché cura la mente dalle patologie moderne causate dall’iperinformazione, come l’ansia cronica e la frammentazione dell’attenzione. L’eretico che si sottrae ai mass media riconquista il silenzio e la solitudine, due dimensioni che la società attuale tenta disperatamente di eliminare perché improduttive. È solo all’interno di questo vuoto mediatico che può rinascere il pensiero critico autentico e la vera creatività.

Mentre la massa si uniforma reagendo in modo automatico alle breaking news e alle tendenze della rete, l’idiota si concede il lusso dell’inazione e della contemplazione, rifiutando di ottimizzare il proprio tempo secondo le logiche del profitto.

Non si tratta di una fuga infantile dalla realtà, ma di una ritirata strategica per difendere la propria integrità psichica. L’idiota terapeutico è colui che rompe il legame di dipendenza con lo schermo, che smette di alimentare la macchina del consenso digitale e che ritrova la propria unicità non nella condivisione globale, ma nell’intimità di un’esistenza non tracciabile.

In un’epoca che santifica la connessione totale, l’eresia più imperdonabile è il silenzio di chi ha deciso di non far parte del gioco. Sembra un percorso impossibile. Un’utopia. Eppure io ne ho conosciuti di idioti, eretici e saggi. Oggi loro sono le persone più libere e autonome del mondo. Non sono volate nell’iperuranio. Esistono e resistono con una lucidità inaudita.

Non sono eremiti. Hanno solo scelto di non farsi trascinare dall’odio o dalla rabbia, o dalle paure, che straboccano, esondano dai mass media e dai social media. Come si fa a non amarli? Bisogna provare per qualche giorno la fantastica ebrezza dell’idiota di Byung-Chul Han e leggersi un buon libro per disintossicarsi.

 

Ray Man