
Una vita intera, e lotta continua, contro l’amianto in Belgio e in tutto il mondo
Pressenza - Thursday, October 1, 2026Una vittima del mesotelioma, che lo ha ucciso nel 2024 dopo che lui lo aveva combattuto in difesa di ogni persona aggredita dalla malattia letale diffusa dove il minerale tossico viene estratto e lavorato, Eric Jonckheere è stato ricordato alla prima del ciclo di Conferenze WHWB Saeed Awan 2026.
La serie annuale di incontri dedicati alle persone che hanno contributo a migliorare la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo è organizzata dall’associazione Workplace Health Without Borders (WHWB), che nel 2023 ha intitolato la rassegna in memoria del pakistano Saeed Awan, dal 1988 fino alla morte, avvenuta nel 2014 per cause correlate alla sua attività professionale, direttore del Centro per il Miglioramento delle Condizioni di Lavoro e dell’Ambiente (CIWCE) di Lahore.
La conferenza svolta martedì 29 settembre scorso era dedicata a Éric Jonckheere, presidente dell’Associazione Belga delle Vittime dell’Amianto (ABEVA) due anni stroncato dal mesotelioma, una forma tumorale che, come l’asbestosi, è una patologia direttamente correlata all’esposizione delle persone alle particelle di una qualsiasi delle 6 tipologie di asbesto, un minerale cancerogeno del Gruppo 1 (classificazione IARC – Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), contenute in molti materiali, tra cui il cemento-amianto prodotto dall’Eternit.
Il mesotelioma aveva colpito suo padre, un direttore dello stabilimento Eternit a Kapelle-op-den-Bos, poi sua madre e due suoi fratelli – e, oltre che di persona, Éric Jonckheere combatteva contro questa malattia letale come esponente dell’ABEVA e anche come membro dell’International Mesothelioma Interest Group (iMig).
Poco prima di morire aveva appreso che un altro suo fratello era affetto della stessa malattia che lo stava uccidendo, che negli anni prima aveva massacrato la sua famiglia e che, dopo miriadi nel passato, oggi nel mondo è causa di oltre 200˙000 decessi all’anno.
All’incontro di mercoledì scorso a lui dedicato e a cui hanno partecipato sua moglie, Dorothée Van Eecke, suo fratello, Xavier Jonckheere, sono intervenuti Alec Farquhar del consiglio di amministrazione di Workplace Health Without Borders, Dua Awan, figlia di Saeed Awan, e numerosi esponenti di associazioni di tutto il mondo:
- Marc Molitor e Marie-Anne Mengeot in rappresentanza dell’ABEVA
- il francese Jacques Faugeron, presidente dell’Association Nationale de Défense des Victimes de l’Amiante (ANDEVA)
- i canadesi Eudice Goldberg, presidente della Fondazione canadese per il mesotelioma, e Daniel Green, referente dell’Association pour les victimes de l’amiante du Québec (AVAQ)
- la statunitense Linda Reinstein, presidente dell’Organizzazione per la sensibilizzazione sulle malattie da amianto
- Sugio Furuya, segretario generale del Centro giapponese per la sicurezza e la salute sul lavoro, e referente della rete giapponese per la messa al bando dell’amianto (BANJAN) e della sezione asiatica della rete internazionale per la messa al bando dell’amianto (ABAN)
e il referente dell’Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato, Bruno Pesce, che ha focalizzato l’attenzione sulla gravità del problema in Italia.
In Italia infatti il mesotelioma miete oltre 1˙800 vittime all’anno e continuano a venire accertate varie patologie provocate dall’esposizione all’amianto, per la maggior parte ‘malattie professionali’, ma non solo, anche causate da contatti e inalazioni della sostanza tossica contenuta in molti manufatti e materiali edilizi.
Bruno Pesce ha evidenziato:
Purtroppo, salvo lodevoli eccezioni, la presenza di questo minerale, che è stato impiegato in mille usi non è considerata una priorità per la quale è urgente intervenire in modo efficacemente programmato, adeguato alle risposte da dare.
Risposte più che necessarie e doverose, ovviamente in primis la messa al bando dell’amianto nel mondo, ancora estratto ed utilizzato in gran parte del pianeta, soprattutto nei paesi più estesi, con grandi giacimenti minerari, e in particolare negli stati governati da regimi più o meno dittatoriali…
Ci è giunta la buona notizia della decisione della Suprema Corte Federal brasiliana in merito al “completamento” della messa al bando dell’amianto nel più grande paese dell’America Latina: quindi avanti per l’affermazione della Giustizia- Bonifica-Ricerca sanitaria e cura.
In Italia invece, fatto ancora rarissimo nel mondo, sulla giustizia siamo ancora impegnati nel penale in significativi e partecipati maxi Processi Eternit che hanno messo in luce varie carenze molto importanti: tempi lunghissimi, come quello del primo processo iniziato a Casale Monferrato nel 1993 e concluso con “mancata giustizia”, deficit nell’aggiornamento normativo/procedurale e ritardi nell’organizzazione, con rafforzamento e formazione, della Magistratura nel suo complesso.
Ad esempio, la prescrizione del reato di “disastro ambientale” oggi è ancora interpretabile in maniere opposte: molti anni fa il disastro si consumava e si avvertiva in breve tempo, mentre con l’avvento della chimica, dell’amianto, ecc., i disastri si consumano in molte decine d’anni ma, come ha sentenziato la nostra Cassazione nel 2014, si dichiara prescritto il “disastro ambientale doloso” mentre il numero di migliaia di morti provocate dallo stesso amianto criminale non ha ancora raggiunto il picco!!!
Altro esempio lampante è il nesso tra causalità dell’insorgenza e accelerazione del mesotelioma, vedi esposizioni multi stadio: speriamo vinca la scienza, cioè i molteplici studi internazionali che hanno confermato il “rapporto dose-effetto”, altrimenti nei confronti di un’esposizione all’amianto suddivisa in due periodi, i relativi responsabili di tali gestioni sarebbero entrambi innocenti… e ‘buonanotte’ al concorso di colpa!
Ora attendiamo “fiduciosi” l’esito della quarta sezione della Cassazione in merito alla sentenza del processo Eternit bis che, convocata per il 10 novembre prossimo, delibererà sull’applicazione della condanna del reo giudicato responsabile di omicidio colposo plurimo aggravato.
Il nostro Sito d’Interesse Nazionale per le bonifiche è una conquista importante, già del 1998, che, fatto unico, comprende i territori del comune di Casale Monferrato e di altri 47 piccoli comuni del comprensorio. Così con le istituzioni locali infatti abbiamo ottenuto molte decine di milioni di euro erogati dallo stato italiano e così avviato molte bonifiche, ora in buon avanzamento, il dato migliore nella nostra nazione. Pertanto credo che dobbiamo insistere per programmare il percorso per completare la bonifica e poter al più presto dichiarare il Monferrato un “territorio de-amiantizzato”.
Ma complessivamente in Italia le bonifiche vanno molto a rilento e, salvo lodevoli eccezioni, non esistono concrete pianificazioni al riguardo. Basti pensare che l’unica discarica pubblica per materiali contenenti amianto a Casale Monferrato è a disposizione dei 48 comuni del Sito d’Interesse Nazionale. Nel Monferrato ve ne sono poche altre private, di cui alcune chiuse per malaffare, e dunque la maggior parte dei materiali contenenti amianto vengono trasportati e smaltiti all’estero… oppure in discariche abusive.
Sulla ricerca e cura, particolarmente del mesotelioma, con la nostra lunghissima mobilitazione e con il coinvolgimento delle istituzioni sanitarie abbiamo ottenuto, ora da già oltre 10 anni, la trasformazione della specifica sanità locale – ovvero degli ospedali di Alessandria e Casale Monferrato – in una Struttura Dipartimentale Interaziendale Mesotelioma, con l’acquisizione di personale dedicato alla ricerca.
Si tratterebbe, quindi, di ottenere il pieno riconoscimento nazionale di questa struttura che rapidamente è diventata un centro d’eccellenza.
Occorre generalizzare ed ottimizzare a livello nazionale il metodo della “totale presa in carico del paziente” e il sistema della cura e assistenza, anche psicologica, dei malati e dei loro famigliari.
Dopo aver esordito dicendo “partecipo con una certa commozione al ricordo del carissimo Erik”, di cui aveva rammentato il ruolo come “grande compagno di lotta e persona con una umanità veramente bella ed intensa”, Bruno Pesce ha concluso:
Sì, c’è ancora molto lavoro da fare, anche in tuo nome, caro Erik.
L’amianto ha le sue multinazionali dei disastri e delle stragi, noi abbiamo la nostra: la multinazionale delle vittime. La nostra multinazionale per la lotta per la giustizia.