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Una vita intera, e lotta continua, contro l’amianto in Belgio e in tutto il mondo
UNA VITTIMA DEL MESOTELIOMA, CHE LO HA UCCISO NEL 2024 DOPO CHE LUI LO AVEVA COMBATTUTO IN DIFESA DI OGNI PERSONA AGGREDITA DALLA MALATTIA LETALE DIFFUSA DOVE IL MINERALE TOSSICO VIENE ESTRATTO E LAVORATO, ERIC JONCKHEERE È STATO RICORDATO ALLA PRIMA DEL CICLO DI CONFERENZE WHWB SAEED AWAN 2026.  La serie annuale di incontri dedicati alle persone che hanno contributo a migliorare la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo è organizzata dall’associazione Workplace Health Without Borders (WHWB), che nel 2023 ha intitolato la rassegna in memoria del pakistano Saeed Awan, dal 1988 fino alla morte, avvenuta nel 2014 per cause correlate alla sua attività professionale, direttore del Centro per il Miglioramento delle Condizioni di Lavoro e dell’Ambiente (CIWCE) di Lahore. La conferenza svolta martedì 29 settembre scorso era dedicata a Éric Jonckheere, presidente dell’Associazione Belga delle Vittime dell’Amianto (ABEVA) due anni stroncato dal mesotelioma, una forma tumorale che, come l’asbestosi, è una patologia direttamente correlata all’esposizione delle persone alle particelle di una qualsiasi delle 6 tipologie di asbesto, un minerale cancerogeno del Gruppo 1 (classificazione IARC – Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), contenute in molti materiali, tra cui il cemento-amianto prodotto dall’Eternit. Il mesotelioma aveva colpito suo padre, un direttore dello stabilimento Eternit a Kapelle-op-den-Bos, poi sua madre e due suoi fratelli – e, oltre che di persona, Éric Jonckheere combatteva contro questa malattia letale come esponente dell’ABEVA e anche come membro dell’International Mesothelioma Interest Group (iMig). Poco prima di morire aveva appreso che un altro suo fratello era affetto della stessa malattia che lo stava uccidendo, che negli anni prima aveva massacrato la sua famiglia e che, dopo miriadi nel passato, oggi nel mondo è causa di oltre 200˙000 decessi all’anno. All’incontro di mercoledì scorso a lui dedicato e a cui hanno partecipato sua moglie, Dorothée Van Eecke, suo fratello, Xavier Jonckheere, sono intervenuti Alec Farquhar del consiglio di amministrazione di Workplace Health Without Borders, Dua Awan, figlia di Saeed Awan, e numerosi esponenti di associazioni di tutto il mondo: * Marc Molitor e Marie-Anne Mengeot in rappresentanza dell’ABEVA * il francese Jacques Faugeron, presidente dell’Association Nationale de Défense des Victimes de l’Amiante (ANDEVA) * i canadesi Eudice Goldberg, presidente della Fondazione canadese per il mesotelioma, e Daniel Green, referente dell’Association pour les victimes de l’amiante du Québec (AVAQ) * la statunitense Linda Reinstein, presidente dell’Organizzazione per la sensibilizzazione sulle malattie da amianto * Sugio Furuya, segretario generale del Centro giapponese per la sicurezza e la salute sul lavoro, e referente della rete giapponese per la messa al bando dell’amianto (BANJAN) e della sezione asiatica della rete internazionale per la messa al bando dell’amianto (ABAN) e il referente dell’Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato, Bruno Pesce, che ha focalizzato l’attenzione sulla gravità del problema in Italia. In Italia infatti il mesotelioma miete oltre 1˙800 vittime all’anno e continuano a venire accertate varie patologie provocate dall’esposizione all’amianto, per la maggior parte ‘malattie professionali’, ma non solo, anche causate da contatti e inalazioni della sostanza tossica contenuta in molti manufatti e materiali edilizi. Bruno Pesce ha evidenziato: > Purtroppo, salvo lodevoli eccezioni, la presenza di questo minerale, che è > stato impiegato in mille usi non è considerata una priorità per la quale è > urgente intervenire in modo efficacemente programmato, adeguato alle risposte > da dare. > > Risposte più che necessarie e doverose, ovviamente in primis la messa al bando > dell’amianto nel mondo, ancora estratto ed utilizzato in gran parte del > pianeta, soprattutto nei paesi più estesi, con grandi giacimenti minerari, e > in particolare negli stati governati da regimi più o meno dittatoriali… > > Ci è giunta la buona notizia della decisione della Suprema Corte Federal > brasiliana in merito al “completamento” della messa al bando dell’amianto nel > più grande paese dell’America Latina: quindi avanti per l’affermazione della > Giustizia- Bonifica-Ricerca sanitaria e cura. > > In Italia invece, fatto ancora rarissimo nel mondo, sulla giustizia siamo > ancora impegnati nel penale in significativi e partecipati maxi Processi > Eternit che hanno messo in luce varie carenze molto importanti: tempi > lunghissimi, come quello del primo processo iniziato a Casale Monferrato nel > 1993 e concluso con “mancata giustizia”, deficit nell’aggiornamento > normativo/procedurale e ritardi nell’organizzazione, con rafforzamento e > formazione, della Magistratura nel suo complesso. > > Ad esempio, la prescrizione del reato di “disastro ambientale” oggi è ancora > interpretabile in maniere opposte: molti anni fa il disastro si consumava e si > avvertiva in breve tempo, mentre con l’avvento della chimica, dell’amianto, > ecc., i disastri si consumano in molte decine d’anni ma, come ha sentenziato > la nostra Cassazione nel 2014, si dichiara prescritto il “disastro ambientale > doloso” mentre il numero di migliaia di morti provocate dallo stesso amianto > criminale non ha ancora raggiunto il picco!!! > > Altro esempio lampante è il nesso tra causalità dell’insorgenza e > accelerazione del mesotelioma, vedi esposizioni multi stadio: speriamo vinca > la scienza, cioè i molteplici studi internazionali che hanno confermato il > “rapporto dose-effetto”, altrimenti nei confronti di un’esposizione > all’amianto suddivisa in due periodi, i relativi responsabili di tali gestioni > sarebbero entrambi innocenti… e ‘buonanotte’ al concorso di colpa! > > Ora attendiamo “fiduciosi” l’esito della quarta sezione della Cassazione in > merito alla sentenza del processo Eternit bis che, convocata per il 10 > novembre prossimo, delibererà sull’applicazione della condanna del reo > giudicato responsabile di omicidio colposo plurimo aggravato. > > Il nostro Sito d’Interesse Nazionale per le bonifiche è una conquista > importante, già del 1998, che, fatto unico, comprende i territori del comune > di Casale Monferrato e di altri 47 piccoli comuni del comprensorio. Così con > le istituzioni locali infatti abbiamo ottenuto molte decine di milioni di euro > erogati dallo stato italiano e così avviato molte bonifiche, ora in buon > avanzamento, il dato migliore nella nostra nazione. Pertanto credo che > dobbiamo insistere per programmare il percorso per completare la bonifica e > poter al più presto dichiarare il Monferrato un “territorio de-amiantizzato”. > > Ma complessivamente in Italia le bonifiche vanno molto a rilento e, salvo > lodevoli eccezioni, non esistono concrete pianificazioni al riguardo. Basti > pensare che l’unica discarica pubblica per materiali contenenti amianto a > Casale Monferrato è a disposizione dei 48 comuni del Sito d’Interesse > Nazionale. Nel Monferrato ve ne sono poche altre private, di cui alcune chiuse > per malaffare, e dunque la maggior parte dei materiali contenenti amianto > vengono trasportati e smaltiti all’estero… oppure in discariche abusive. > > Sulla ricerca e cura, particolarmente del mesotelioma, con la nostra > lunghissima mobilitazione e con il coinvolgimento delle istituzioni sanitarie > abbiamo ottenuto, ora da già oltre 10 anni, la trasformazione della specifica > sanità locale – ovvero degli ospedali di Alessandria e Casale Monferrato – in > una Struttura Dipartimentale Interaziendale Mesotelioma, con l’acquisizione di > personale dedicato alla ricerca. > > Si tratterebbe, quindi, di ottenere il pieno riconoscimento nazionale di > questa struttura che rapidamente è diventata un centro d’eccellenza. > > Occorre generalizzare ed ottimizzare a livello nazionale il metodo della > “totale presa in carico del paziente” e il sistema della cura e assistenza, > anche psicologica, dei malati e dei loro famigliari. Dopo aver esordito dicendo “partecipo con una certa commozione al ricordo del carissimo Erik”, di cui aveva rammentato il ruolo come “grande compagno di lotta e persona con una umanità veramente bella ed intensa”, Bruno Pesce ha concluso: > Sì, c’è ancora molto lavoro da fare, anche in tuo nome, caro Erik. > > L’amianto ha le sue multinazionali dei disastri e delle stragi, noi abbiamo la > nostra: la multinazionale delle vittime. La nostra multinazionale per la lotta > per la giustizia. Maddalena Brunasti
October 1, 2026
Pressenza
In Brasile l’amianto è stato ‘messo al bando’ dalla sentenza recente, e già storica
LO RIFERISCE BRUNO PESCE, REFERENTE DELL’AFEVA DI CASALE MONFERRATO, DIVULGANDO LA NOTIZIA DIFFUSA DAL SUPREMO TRIBUNAL FEDERAL (STF): > Dopo un lunghissimo contenzioso, finalmente la sentenza definitiva! > > Nel 2017 con Italo Ferrero avevo partecipato ad un’udienza presso il Supremo > Tribunal Federal a Brasilia, ma il contenzioso, per il completamento della > messa al bando dell’amianto in Brasile, non fu concluso. > > Nei giorni precedenti Italo Ferrero aveva ottenuto il riconoscimento > dell’asbestosi presso un ospedale brasiliano molto importante. > > Infatti nel 1956 era stato assunto anche lui alla Eternit di Rio de Janeiro: > aveva seguito, da bambino, suo padre con la famiglia a Rio nel 1950, il papà, > con un gruppo di operai specializzati e tecnici della Eternit di Casale > Monferrato, avevano contribuito ad avviare uno stabilimento, appunto > dell’Eternit, nella città brasiliana. > > Raggiunti i 15 anni Italo andò a lavorare con il papà e gli altri casalesi > nella Eternit di Rio… e in Brasile portò avanti la lotta per la messa al bando > dell’amianto con la Fernanda, l’ABREA e altre associazioni, anche in > strettissima collaborazione con l’AFeVA di Casale Monferrato. portal.stf.jus.br, 22/09/2026: La Corte Suprema brasiliana ha annullato la legge dello stato di Goiás che autorizzava l’estrazione di amianto crisotilo a scopo di esportazione  La proposta di rinviare l’entrata in vigore della decisione è stata respinta in quanto non ha raggiunto gli otto voti necessari.  Con voto unanime, la Corte Suprema Federale (CSF) ha invalidato una legge dello Stato di Goiás che autorizzava l’estrazione e la lavorazione dell’amianto crisotilo esclusivamente a scopo di esportazione. La decisione è stata presa nell’ambito del procedimento di incostituzionalità (ADI) n. 6200 , giudicato nella sessione virtuale conclusasi venerdì (18 settembre 2026).   Il relatore, il ministro Alexandre de Moraes, ha osservato che non esistono livelli di esposizione sicuri all’amianto crisotilo, un minerale la cui cancerogenicità è stata dimostrata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla comunità scientifica internazionale. Ha inoltre sottolineato che la Corte Suprema Federale (CSF) ha numerosi precedenti che vietano l’estrazione, l’industrializzazione, l’uso e la commercializzazione dell’amianto crisotilo su tutto il territorio nazionale in qualsiasi circostanza, compresa l’esportazione.   Un altro punto sottolineato dal ministro è il fatto che l’estrazione dell’amianto crisotilo è estremamente dannosa per l’ambiente e per la salute delle persone che entrano in contatto con il minerale. Ha citato uno studio internazionale secondo il quale ogni 20 tonnellate di amianto prodotte e consumate causano la morte di persone in altre parte del mondo.  A suo avviso, l’estrazione e la lavorazione dell’amianto crisotilo, pur apparendo meno dannose di altre varietà di amianto, contraddicono i principi costituzionali di sviluppo economico ed equilibrio ecologico, che mirano a una crescita basata sulla sostenibilità.  La proposta del relatore di modulare gli effetti della decisione, in modo che entrasse in vigore due anni dopo la pubblicazione del verbale della sentenza, non è stata accolta. Secondo il ministro Alexandre, tale periodo sarebbe necessario per consentire il completamento in sicurezza delle attività minerarie, compresa la chiusura dell’impianto, la bonifica ambientale, i licenziamenti e il pagamento degli indennizzi.   Il rapporto ha inoltre evidenziato la necessità di un adattamento socioeconomico nel Comune di Minaçu, la cui attività predominante è l’estrazione dell’amianto e che ha addirittura dichiarato lo stato di calamità pubblica a causa della disoccupazione derivante dalle precedenti chiusure. Richieste in tal senso sono state avanzate dalla Procura Generale (AGU) e dallo Stato di Goiás, che hanno sottolineato i rischi per la sussistenza sociale della città.  Il ministro Gilmar Mendes, a sua volta, ha proposto che il mandato fosse di cinque anni. Tuttavia, nessuna delle due proposte ha ottenuto gli otto voti richiesti dalla legge ADI (articolo 27 della legge 9.868/1999).   La causa è stata intentata dall’Associazione Nazionale dei Procuratori del Lavoro (ANPT) contro la Legge Statale 20.514/2019. L’argomentazione era che l’estrazione del minerale viola i diritti fondamentali alla salute, alla protezione dai rischi professionali e all’ambiente.   I ministri Flávio Dino, successore della ministra Rosa Weber (che aveva già votato), e Dias Toffoli, dichiarato ineleggibile, non hanno votato.      Maddalena Brunasti
September 25, 2026
Pressenza
Giocattoli con amianto, numerosi richiami: l’elenco dei prodotti coinvolti
Il ministero della Salute ha emesso quattro provvedimenti per il ritiro dal mercato di giocattoli per bambini contenenti sabbia contaminata. Quest’ultima, infatti, potrebbe contenere tremolite, una tipologia di amianto: in caso di rottura dell’involucro che la contiene, il giocattolo potrebbe dunque diventare estremamente pericoloso per le persone che vi entrano in contatto, soprattutto se si tratta di bambini piccoli. L’amianto, infatti, è considerato un cancerogeno di categoria 1A, ovvero i cui effetti cancerogeni diretti sull’uomo sono certi. In alcuni di questi prodotti, la percentuale di amianto rilevata è compresa tra l’1 e il 5%. Si tratta di giocattoli che sono destinati al mercato europeo, anche italiano, tanto fisico quanto online. Alcuni dei giocattoli segnalati dal ministero della Salute italiano Di seguito, l’elenco dei giocattoli segnalati fino ad ora dal ministero della Salute italiano: * Fun Sand Scented Blueberry (marca HTI; n. modello: 1376732.V25; lotto 14WW4) * Super Stretchy Soldier (marca TOI-TOYS; n. modello: 35162Z; lotto 2300596) * Magic Voodoo Feel Better Buddy – Amico da schiacciare (marca Trendhouse; n. modello: 964700; lotto 2026 = CH34194; 2025 = CH33501) * Happy Spring Time – Carote elastiche (marca Trendhouse; n. modello: 967176; lotto 2025 = CH33287) * Alphabet Sand Painting (marca Lion; n. modello: tws-9266; lotto sconosciuto) * Sand Play Set Unicorn (marca Hohosunlar; n. modello: WIN-126; lotto 2024-WIN-126-001) * Rainbow Coloured Sand Bags x7 (marca Baker Ross; n. modello: AX960 ASIN B093PWRQZ6, lotto sconosciuto) * Amazing Sand (marca Xiaohong; modello: pacco da 12 contenitori in plastica da 4lbs con sabbia di colori vari; lotto 2025108 2025/10/08) * x7 Pack Colourful Magic Sand (marca Meiest Toy; n. modello: 0042; lotto 20240803001) La parte contaminata del giocattolo è la sabbia: in alcuni, questa è contenuta all’interno di involucri che rischiano di rompersi; in altri, la sabbia è presente libera in diversi colori, pronta da utilizzare. Sebbene questi siano specificatamente destinati al mercato italiano, le segnalazioni di giocattoli contenenti asbesto e dunque inserite nel Rapex (il sistema europeo di allerta rapido per i prodotti non alimentari pericolosi) sono numerose in Europa.   The post Giocattoli con amianto, numerosi richiami: l’elenco dei prodotti coinvolti appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 31, 2026
L'INDIPENDENTE
La discarica della vergogna: il progetto approvato dalla Provincia di Alessandria
Il 28 agosto è stata deliberata la realizzazione del sito alla Cava ‘La Bolla’, un terreno nei pressi di Spinetta Marengo e attiguo allo stabilimento Solvay/Syensqo e al ristorante La Fermata. “Un via libera arrivato nonostante il parere negativo espresso dall’Ufficio Urbanistica del Comune di Alessandria, che nella propria istruttoria aveva richiamato diverse norme e articoli di legge ritenuti ostativi al progetto – spiega il comunicato dell’Associazione Pro Natura /E.R.I.C.A. I 2 Fiumi – Rilievi che, tuttavia, sono stati di fatto superati dal consenso espresso dalla Regione Piemonte, che ha così scavalcato le riserve sollevate dall’ente comunale”. Pianificata come deposito dei rifiuti speciali non pericolosi provenienti dai cantieri per l’edificazione di un nuovo scalo merci nel nodo ferroviario alessandrino, la realizzazione della discarica è da già molto tempo stata affidata alla società Silpdue. “Nel corso dell’iter autorizzativo sia la Provincia che ASL e ARPA hanno imposto numerose prescrizioni, che la ditta proponente ha recepito – precisa l’associazione ambientalista – Sulla carta lavorazioni, trasporti, movimentazioni e coperture risultano quindi conformi. Non sono tuttavia mancati momenti di incertezza”. Ad allarmare gli ecologisti sono molte questioni, alcune emerse anche durante la Conferenza dei Servizi convocata il 28 agosto scorso: “Un tecnico della Provincia ha chiesto chiarimenti proprio sulle modalità di movimentazione dei big bag contenenti amianto – osserva l’Associazione Pro Natura / E.R.I.C.A. I 2 Fiumi – Segno che anche a livello progettuale alcuni nodi restano da sciogliere”. “Resta perciò da verificare cosa accadrà nella pratica quotidiana del cantiere – evidenzia l’Associazione – Il personale addetto sarà adeguatamente formato per queste lavorazioni? Il progetto prevede inoltre l’uso di cannoni nebulizzatori (cannon fog) per l’abbattimento delle polveri: con quale acqua verranno alimentati? Una domanda tutt’altro che secondaria, se si considera che nella falda dell’area sono già presenti cromo esavalente, cloroformio, metalli pesanti e, non ultimi per rilevanza, i PFAS“. Prima della riunione, l’Associazione Pro Natura / E.R.I.C.A. I 2 Fiumi aveva mandato alla Provincia di Alessandria un proprio memorandum elencante le criticità rilevate dall’ARPA e in cui, rilevando l’incompatibilità urbanistica e idrogeologica espressa dal Comune di Alessandria, il problema del trasporto dei rifiuti con passaggio dei mezzi pesanti attraverso aree fortemente urbanizzate, in particolare un quartiere densamente popolato, e l’assenza di una reale valutazione delle alternative localizzative e osservando che “la disponibilità di un’area di proprietà non può rappresentare da sola il criterio per scegliere dove realizzare un impianto di smaltimento”, sollecitava la Provincia di Alessandria a considerare invece la possibilità di utilizzare impianti già in funzione. * IL PICCOLO di Alessandria – Spinetta: Pro Natura, «no alla nuova discarica, troppe criticità ambientali e sanitarie» L’autorizzazione all’avvio dei lavori è stata deliberata rigettando anche le obiezioni del Comune Alessandria: “Il parere di Palazzo Rosso è stato favorevole, con prescrizione, con la Direzione Ambiente, come hanno fatto gli altri enti – ha comunicato la Provincia di Alessandria – Il parere contrario del Comune dal punto di vista urbanistico è stato superato dalle controdeduzioni della Regione. Il Comune di Alessandria, per legge, al pari di tutti gli altri enti, è parte del procedimento e quindi di tutte le conferenze dei servizi, compresa anche la decisoria. Per questa Conferenza dei Servizi ha mandato un parere tecnico accompagnato da una lettera del sindaco proprio pochi minuti prima della conferenza. I rappresentanti del comune hanno scelto di non partecipare ai lavori e quindi alla discussione dei pareri che è avvenuta in sede di conferenza decisoria di ieri, limitandosi a trasmettere un parere scritto”. * RADIO GOLD – Autorizzata a Spinetta una discarica rifiuti dallo scalo ferroviario: no del Comune e la protesta di Pro Natura “Una decisione che arriva mentre la mobilitazione dei cittadini non si è fermata – ha commentato l’Associazione Pro Natura / E.R.I.C.A. I 2 Fiumi – Nella giornata di oggi [28 agosto – NdR] nonostante i violenti temporali che si sono abbattuti sulla zona, un gruppo di residenti si è comunque radunato davanti al cancello della cava per manifestare la propria contrarietà al progetto. Sul posto era presente anche una troupe della Rai, che ha documentato la protesta e raccolto le testimonianze dei presenti”. * RAI News – TG3 Piemonte: La rabbia contro la nuova discarica di Spinetta Marengo: “Così siamo la nuova terra dei fuochi” Esprimendo “forte preoccupazione per un iter autorizzativo che ha visto le valutazioni tecniche dell’amministrazione comunale superate da un livello decisionale sovraordinato” e ribadendo “la necessità di massima trasparenza su tutti gli aspetti ambientali e sanitari legati al progetto, a partire dalle analisi sulla qualità delle acque superficiali e di falda dell’area interessata”, l’Associazione Pro Natura / E.R.I.C.A. I 2 Fiumi conferma il suo impegno “a seguire da vicino gli sviluppi della vicenda, a fianco dei cittadini di Spinetta Marengo”. Redazione Piemonte Orientale
August 29, 2026
Pressenza
Amianto e mesotelioma: al 30 giugno 2026 sono 3.860 i casi in Emilia-Romagna
Amianto e mesotelioma: al 30 giugno 2026 sono 3.860 i casi in Emilia-Romagna, 173 a Rimini, ma la mappatura amianto del territorio resta incompleta Pubblicati dal COR-RENAM Emilia-Romagna i dati del Registro Mesoteliomi aggiornati al 30 giugno 2026, a cura di R. Perduri, C. Storchi, L. Mangone, P. Giorgi Rossi Mesotelioma: di cosa si tratta | Il mesotelioma maligno (MM) è un tumore raro ma strettamente correlato all’esposizione, anche modesta, alle fibre di amianto. Nonostante il bando dell’amianto in Italia (legge 257/1992), il lungo tempo di latenza – oltre 40 anni – continua a determinare nuove diagnosi. In Emilia-Romagna la sorveglianza è garantita dal Registro Mesoteliomi (ReM), istituito nel 1995 e operativo dal 1996 presso l’Ausl-IRCCS di Reggio Emilia, che funge anche da Centro Operativo Regionale (COR) della rete nazionale ReNaM. Amianto e mesotelioma in Emilia-Romagna e a Rimini | Al 30 giugno 2026 il Registro ha archiviato complessivamente 4.657 casi, di cui 4.448 confermati come mesoteliomi maligni; al netto dei casi antecedenti al 1996 e dei non residenti, l’analisi riguarda 3.860 casi diagnosticati in cittadini dell’Emilia-Romagna. L’andamento recente conferma il trend: 156 casi nel 2023 (dato stabilizzato), 143 nel 2024 (ultimo anno consolidato), 114 nel 2025 (dato provvisorio) e già 53 nuovi casi nel solo primo semestre 2026. La media annua è passata dai 77,25 casi del 1996-1999 ai 153,6 del 2020-2024, con un picco negli ultimi dieci anni. Nella provincia di Rimini, che registra il tasso più basso in regione per gli uomini (2,2 casi ogni 100.000 abitanti, contro una media regionale di 4,4), dal 1996 sono stati diagnosticati 173 casi, 103 dei quali di origine professionale; 17 legati a esposizioni non professionali (11 familiari, 2 ambientali, 4 extra-lavorative), mentre i restanti 53 risultano di esposizione improbabile, ignota, da definire o non classificabile. A livello regionale, i settori produttivi più coinvolti restano l’edilizia (13,9% dei casi ad esposizione professionale), la costruzione e riparazione di rotabili ferroviari (9,7%), l’industria metalmeccanica (8,8%) e l’industria alimentare/zuccherifici (8,1%), a conferma di come l’amianto abbia riguardato lavorazioni molto diverse tra loro. Lavoro, amianto, mesotelioma: che fare All’interno della Camera del Lavoro CGIL è possibile avere informazioni e fare segnalazioni in relazione all’esposizione o alla presenza di amianto sul territorio: basta contattare lo Sportello AFeVA (associazione familiari e vittime amianto), al 0541779912 oppure scrivere a rimini.afeva@er.cgil.it. Per gli ex esposti all’amianto è inoltre attivo gratuitamente l’Ambulatorio Amianto di Rimini dell’Azienda AUSL Romagna, dove è possibile attivare uno specifico protocollo di sorveglianza sanitaria. Per accedere al servizio, senza prescrizione medica, è necessario l’invio di un modulo scaricabile dal sito dell’Ausl Romagna o disponibile allo Sportello AFeVA di Rimini. Il ruolo delle amministrazioni locali Restano dunque centrali, come previsto dalle linee guida del “Piano regionale amianto”, la mappatura completa dell’amianto ancora presente in provincia di Rimini e la piena attuazione del Piano stesso, a oggi non ancora completata sul territorio. Cgil Rimini e AFeVA Rimini Redazione Romagna
August 20, 2026
Pressenza
Laurentina-Vallerano: Sportello Amianto Nazionale interviene e diffida gli enti ad agire
L’associazione di protezione ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente (D.M. MASE n. 166/2025) interviene formalmente sulla vicenda dell’area di via Laurentina / Vallerano, interessata dall’incendio del 26-27 luglio scorso e da un sospetto interramento di rifiuti sollecitato dalla consigliera capitolina ed ex Sindaca di Roma Virginia Raggi e dalla Consigliera della Lista Civica Virginia Raggi presso il Municipio IX, Carla Canale. Ciò che, ad avviso dello Sportello Amianto Nazionale, rende la situazione particolarmente grave è il profilo amianto: da una nota della Direzione Generale competente del Ministero dell’Ambiente. Lo Sportello Amianto Nazionale ha appreso che quest’ultima ha dato atto, in un proprio atto ufficiale, del rischio di dispersione aerea di fibre di amianto friabile «storicamente tombato nel sito e adesso anche affiorante». Il friabile in dispersione, a differenza del cemento-amianto compatto, costituisce un’emergenza sanitaria che richiede un intervento immediato. Per questo lo Sportello Amianto Nazionale ha formalmente messo in mora gli enti competenti – Roma Capitale, Città Metropolitana e Regione Lazio – affinché adottino senza perdere tempo le misure di messa in sicurezza d’emergenza, per poi procedere alla bonifica e alla rivalsa sui responsabili. Contestualmente, annuncia che ha già avviato in proprio indagini satellitari per verificare la vastità del fenomeno di occultamento dei rifiuti nell’area e presenterà denuncia alle Autorità, oltre a aver già avviato le richieste di accesso agli atti per accertare la titolarità del fondo ed eventuali autorizzazioni. Ogni valutazione sulle responsabilità resta rimessa all’Autorità giudiziaria. Lo Sportello Amianto Nazionale si riserva ogni azione consentita dalla legge, ivi compresa la costituzione di parte civile nell’eventuale giudizio e si rende disponibile per operare al fianco dei Comitati di Quartiere del Municipio IX secondo il proprio mandato istituzionale: documentare e segnalare. Redazione Roma
August 11, 2026
Pressenza
[entropia massima] Emergenza 0
Puntata 27 - Stagione 26 2025-2026 Puntata 26 di EM, sesta del ciclo Emergenza0. In questa puntata parliamo di amianto con  Marcello Zinola, giornalista, autore del libro “la strage silenziosa. Genova e i morti d’amianto, storia di una battaglia operaia” (M.Grasso e M.Zinola, Rubettino, 2018) e con Martino Terrone di Geologia Senza Frontiere ETS.  Nella prima parte Con Martino Terrone vediamo gli aspetti tecnici dell'amianto, a partire dalla mineralogia e gli ambienti di formazione dei diversi minerali che vanno sotto in nome commerciale di "amianto", i rischi per la salute e le malattie amianto-correlate,  la gestione dei siti contaminati e lo smaltimento. Nella seconda parte Marcello Zinola ci racconta della lunga battaglia degli operai dell'amianto di Genova, dove ad essere processati sono stati gli operai stessi, mentre chiedevano che fossero rispettati i loro diritti, e non i veri responsabili delle migliaia di morti per mesotelioma. 
May 25, 2026
Radio Onda Rossa
Monterenzio: se (H-)era amianto…
… meglio un giorno da Leoni o un silenzio del Comune? Lettera aperta di Vito Totire, medico del lavoro. Spettabili signori in indirizzo (*), si è verificato un evento che definirei “sentinella”.  Ormai diverse settimane fa abbiamo segnalato uno smaltimento abusivo che comprendeva pezzi di tubazione in fibrocemento. Referenti e rappresentanti del Comune hanno riferito che, a seconda della natura
Lavorare fino a lasciarci la pelle
Letteralmente: da quando la Regione ha iniziato a cercare attivamente i tumori alla cute legati all'esposizione al sole in edilizia o agricoltura le diagnosi sono più che raddoppiate. In calo invece i nuovi casi di mesotelioma da amianto, stabili quelli di neoplasie da inalazione di polveri di legno o cuoio.
URANIO IMPOVERITO: SENTENZA STORICA IN SERBIA. ACCERTATO IL “NESSO CAUSALE” CON L’INSOGENZA DEI TUMORI NELLA POPOLAZIONE
Il tribunale di Pancevo, in Serbia, ha riconosciuto il nesso causale tra le armi all’uranio impoverito utilizzate durante l’intervento Nato del 1999 e il dilagare di tumori che, nel paese balcanico, ha causato e continua a causare morti non soltanto tra ex-militari, ma soprattutto tra i civili. Una sentenza storica, arrivata il 24 marzo scorso, che accerta la correlazione causale tra esposizione all’uranio impoverito e l’insorgenza di gravi patologie tumorali, dopo anni di processi e i ripetuti i tentativi dell’Alleanza, tuttora in corso, di ostacolare la giustizia anche attraverso l’immunità che le è stata riconosciuta. Un traguardo ottenuto in Serbia anche grazie alla giurisprudenza costruita negli anni in Italia e che permetterà, da un lato, di avviare un più concreto percorso di giustizia al personale militare e alle migliaia di civili che si sono ammalati in Serbia, Kosovo, e più in generale nei Balcani, a causa dei proiettili utilizzati dalla Nato – quindi anche alle Forze Armate italiane – durante il conflitto di fine anni Novanta; dall’altro, di provare finalmente a inchiodare quest’ultima alle sue responsabilità di guerra, ormai accertate. L’ex Jugoslavia non è infatti l’unico teatro bellico in cui è stato accertato l’utilizzo di uranio impoverito da parte della Nato. L’utilizzo di questo metallo radioattivo – spesso combinato con l’amianto – è stato infatti comprovato anche in Somalia, Afghanistan e in Iraq. Ma non sono le uniche armi la cui eredità tossica si proietta ben oltre la cessazione dei conflitti che ne hanno autorizzato l’utilizzo. Si pensi al Libano di oggi e all’aggressione israeliana portata avanti anche attraverso il fosforo bianco. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il punto con Ezio Bonanni, Direttore Osservatorio Nazionale sull’Amianto Ascolta o scarica
May 11, 2026
Radio Onda d`Urto