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Una vita intera, e lotta continua, contro l’amianto in Belgio e in tutto il mondo
UNA VITTIMA DEL MESOTELIOMA, CHE LO HA UCCISO NEL 2024 DOPO CHE LUI LO AVEVA COMBATTUTO IN DIFESA DI OGNI PERSONA AGGREDITA DALLA MALATTIA LETALE DIFFUSA DOVE IL MINERALE TOSSICO VIENE ESTRATTO E LAVORATO, ERIC JONCKHEERE È STATO RICORDATO ALLA PRIMA DEL CICLO DI CONFERENZE WHWB SAEED AWAN 2026.  La serie annuale di incontri dedicati alle persone che hanno contributo a migliorare la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo è organizzata dall’associazione Workplace Health Without Borders (WHWB), che nel 2023 ha intitolato la rassegna in memoria del pakistano Saeed Awan, dal 1988 fino alla morte, avvenuta nel 2014 per cause correlate alla sua attività professionale, direttore del Centro per il Miglioramento delle Condizioni di Lavoro e dell’Ambiente (CIWCE) di Lahore. La conferenza svolta martedì 29 settembre scorso era dedicata a Éric Jonckheere, presidente dell’Associazione Belga delle Vittime dell’Amianto (ABEVA) due anni stroncato dal mesotelioma, una forma tumorale che, come l’asbestosi, è una patologia direttamente correlata all’esposizione delle persone alle particelle di una qualsiasi delle 6 tipologie di asbesto, un minerale cancerogeno del Gruppo 1 (classificazione IARC – Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), contenute in molti materiali, tra cui il cemento-amianto prodotto dall’Eternit. Il mesotelioma aveva colpito suo padre, un direttore dello stabilimento Eternit a Kapelle-op-den-Bos, poi sua madre e due suoi fratelli – e, oltre che di persona, Éric Jonckheere combatteva contro questa malattia letale come esponente dell’ABEVA e anche come membro dell’International Mesothelioma Interest Group (iMig). Poco prima di morire aveva appreso che un altro suo fratello era affetto della stessa malattia che lo stava uccidendo, che negli anni prima aveva massacrato la sua famiglia e che, dopo miriadi nel passato, oggi nel mondo è causa di oltre 200˙000 decessi all’anno. All’incontro di mercoledì scorso a lui dedicato e a cui hanno partecipato sua moglie, Dorothée Van Eecke, suo fratello, Xavier Jonckheere, sono intervenuti Alec Farquhar del consiglio di amministrazione di Workplace Health Without Borders, Dua Awan, figlia di Saeed Awan, e numerosi esponenti di associazioni di tutto il mondo: * Marc Molitor e Marie-Anne Mengeot in rappresentanza dell’ABEVA * il francese Jacques Faugeron, presidente dell’Association Nationale de Défense des Victimes de l’Amiante (ANDEVA) * i canadesi Eudice Goldberg, presidente della Fondazione canadese per il mesotelioma, e Daniel Green, referente dell’Association pour les victimes de l’amiante du Québec (AVAQ) * la statunitense Linda Reinstein, presidente dell’Organizzazione per la sensibilizzazione sulle malattie da amianto * Sugio Furuya, segretario generale del Centro giapponese per la sicurezza e la salute sul lavoro, e referente della rete giapponese per la messa al bando dell’amianto (BANJAN) e della sezione asiatica della rete internazionale per la messa al bando dell’amianto (ABAN) e il referente dell’Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato, Bruno Pesce, che ha focalizzato l’attenzione sulla gravità del problema in Italia. In Italia infatti il mesotelioma miete oltre 1˙800 vittime all’anno e continuano a venire accertate varie patologie provocate dall’esposizione all’amianto, per la maggior parte ‘malattie professionali’, ma non solo, anche causate da contatti e inalazioni della sostanza tossica contenuta in molti manufatti e materiali edilizi. Bruno Pesce ha evidenziato: > Purtroppo, salvo lodevoli eccezioni, la presenza di questo minerale, che è > stato impiegato in mille usi non è considerata una priorità per la quale è > urgente intervenire in modo efficacemente programmato, adeguato alle risposte > da dare. > > Risposte più che necessarie e doverose, ovviamente in primis la messa al bando > dell’amianto nel mondo, ancora estratto ed utilizzato in gran parte del > pianeta, soprattutto nei paesi più estesi, con grandi giacimenti minerari, e > in particolare negli stati governati da regimi più o meno dittatoriali… > > Ci è giunta la buona notizia della decisione della Suprema Corte Federal > brasiliana in merito al “completamento” della messa al bando dell’amianto nel > più grande paese dell’America Latina: quindi avanti per l’affermazione della > Giustizia- Bonifica-Ricerca sanitaria e cura. > > In Italia invece, fatto ancora rarissimo nel mondo, sulla giustizia siamo > ancora impegnati nel penale in significativi e partecipati maxi Processi > Eternit che hanno messo in luce varie carenze molto importanti: tempi > lunghissimi, come quello del primo processo iniziato a Casale Monferrato nel > 1993 e concluso con “mancata giustizia”, deficit nell’aggiornamento > normativo/procedurale e ritardi nell’organizzazione, con rafforzamento e > formazione, della Magistratura nel suo complesso. > > Ad esempio, la prescrizione del reato di “disastro ambientale” oggi è ancora > interpretabile in maniere opposte: molti anni fa il disastro si consumava e si > avvertiva in breve tempo, mentre con l’avvento della chimica, dell’amianto, > ecc., i disastri si consumano in molte decine d’anni ma, come ha sentenziato > la nostra Cassazione nel 2014, si dichiara prescritto il “disastro ambientale > doloso” mentre il numero di migliaia di morti provocate dallo stesso amianto > criminale non ha ancora raggiunto il picco!!! > > Altro esempio lampante è il nesso tra causalità dell’insorgenza e > accelerazione del mesotelioma, vedi esposizioni multi stadio: speriamo vinca > la scienza, cioè i molteplici studi internazionali che hanno confermato il > “rapporto dose-effetto”, altrimenti nei confronti di un’esposizione > all’amianto suddivisa in due periodi, i relativi responsabili di tali gestioni > sarebbero entrambi innocenti… e ‘buonanotte’ al concorso di colpa! > > Ora attendiamo “fiduciosi” l’esito della quarta sezione della Cassazione in > merito alla sentenza del processo Eternit bis che, convocata per il 10 > novembre prossimo, delibererà sull’applicazione della condanna del reo > giudicato responsabile di omicidio colposo plurimo aggravato. > > Il nostro Sito d’Interesse Nazionale per le bonifiche è una conquista > importante, già del 1998, che, fatto unico, comprende i territori del comune > di Casale Monferrato e di altri 47 piccoli comuni del comprensorio. Così con > le istituzioni locali infatti abbiamo ottenuto molte decine di milioni di euro > erogati dallo stato italiano e così avviato molte bonifiche, ora in buon > avanzamento, il dato migliore nella nostra nazione. Pertanto credo che > dobbiamo insistere per programmare il percorso per completare la bonifica e > poter al più presto dichiarare il Monferrato un “territorio de-amiantizzato”. > > Ma complessivamente in Italia le bonifiche vanno molto a rilento e, salvo > lodevoli eccezioni, non esistono concrete pianificazioni al riguardo. Basti > pensare che l’unica discarica pubblica per materiali contenenti amianto a > Casale Monferrato è a disposizione dei 48 comuni del Sito d’Interesse > Nazionale. Nel Monferrato ve ne sono poche altre private, di cui alcune chiuse > per malaffare, e dunque la maggior parte dei materiali contenenti amianto > vengono trasportati e smaltiti all’estero… oppure in discariche abusive. > > Sulla ricerca e cura, particolarmente del mesotelioma, con la nostra > lunghissima mobilitazione e con il coinvolgimento delle istituzioni sanitarie > abbiamo ottenuto, ora da già oltre 10 anni, la trasformazione della specifica > sanità locale – ovvero degli ospedali di Alessandria e Casale Monferrato – in > una Struttura Dipartimentale Interaziendale Mesotelioma, con l’acquisizione di > personale dedicato alla ricerca. > > Si tratterebbe, quindi, di ottenere il pieno riconoscimento nazionale di > questa struttura che rapidamente è diventata un centro d’eccellenza. > > Occorre generalizzare ed ottimizzare a livello nazionale il metodo della > “totale presa in carico del paziente” e il sistema della cura e assistenza, > anche psicologica, dei malati e dei loro famigliari. Dopo aver esordito dicendo “partecipo con una certa commozione al ricordo del carissimo Erik”, di cui aveva rammentato il ruolo come “grande compagno di lotta e persona con una umanità veramente bella ed intensa”, Bruno Pesce ha concluso: > Sì, c’è ancora molto lavoro da fare, anche in tuo nome, caro Erik. > > L’amianto ha le sue multinazionali dei disastri e delle stragi, noi abbiamo la > nostra: la multinazionale delle vittime. La nostra multinazionale per la lotta > per la giustizia. Maddalena Brunasti
October 1, 2026
Pressenza
Laurentina-Vallerano: Sportello Amianto Nazionale interviene e diffida gli enti ad agire
L’associazione di protezione ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente (D.M. MASE n. 166/2025) interviene formalmente sulla vicenda dell’area di via Laurentina / Vallerano, interessata dall’incendio del 26-27 luglio scorso e da un sospetto interramento di rifiuti sollecitato dalla consigliera capitolina ed ex Sindaca di Roma Virginia Raggi e dalla Consigliera della Lista Civica Virginia Raggi presso il Municipio IX, Carla Canale. Ciò che, ad avviso dello Sportello Amianto Nazionale, rende la situazione particolarmente grave è il profilo amianto: da una nota della Direzione Generale competente del Ministero dell’Ambiente. Lo Sportello Amianto Nazionale ha appreso che quest’ultima ha dato atto, in un proprio atto ufficiale, del rischio di dispersione aerea di fibre di amianto friabile «storicamente tombato nel sito e adesso anche affiorante». Il friabile in dispersione, a differenza del cemento-amianto compatto, costituisce un’emergenza sanitaria che richiede un intervento immediato. Per questo lo Sportello Amianto Nazionale ha formalmente messo in mora gli enti competenti – Roma Capitale, Città Metropolitana e Regione Lazio – affinché adottino senza perdere tempo le misure di messa in sicurezza d’emergenza, per poi procedere alla bonifica e alla rivalsa sui responsabili. Contestualmente, annuncia che ha già avviato in proprio indagini satellitari per verificare la vastità del fenomeno di occultamento dei rifiuti nell’area e presenterà denuncia alle Autorità, oltre a aver già avviato le richieste di accesso agli atti per accertare la titolarità del fondo ed eventuali autorizzazioni. Ogni valutazione sulle responsabilità resta rimessa all’Autorità giudiziaria. Lo Sportello Amianto Nazionale si riserva ogni azione consentita dalla legge, ivi compresa la costituzione di parte civile nell’eventuale giudizio e si rende disponibile per operare al fianco dei Comitati di Quartiere del Municipio IX secondo il proprio mandato istituzionale: documentare e segnalare. Redazione Roma
August 11, 2026
Pressenza
Giornata mondiale delle vittime dell’amianto
Riceviamo e pubblichiamo dalla agenzia stampa Interris.it Lo smaltimento dell’amianto è un’operazione complessa, delicata e costosa, che richiede l’intervento di personale altamente specializzato. È noto da decenni quanto questa fibra sia estremamente pericolosa: l’amianto è un agente cancerogeno tra i più aggressivi, capace di provocare gravi patologie anche in seguito a esposizioni minime. In base al picco epidemiologico osservato anche in Europa, i limiti di esposizione sono stati progressivamente abbassati: oggi si parla di un massimo di 10 fibre/litro all’esterno e 0,2 fibre/litro negli ambienti chiusi. L’unica strategia realmente efficace per proteggersi è evitare qualsiasi forma di esposizione e procedere alla completa rimozione dell’amianto. L’intervista In occasione della Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto, Interris.it ha intervistato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Da anni impegnato nella tutela delle vittime dell’amianto, Bonanni ha dedicato importanti pubblicazioni al tema, tra cui “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia”, per sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere interventi efficaci. Presidente Bonanni, perché la bonifica dell’amianto è considerata una pratica così delicata? “La difficoltà principale sta nel fatto che, se non eseguita correttamente, la bonifica e lo smaltimento dell’amianto possono causare la dispersione di fibre nell’ambiente. Per questo si procede inizialmente con l’incapsulamento, per isolare il materiale cancerogeno, e, in alcuni casi, con il confinamento. Quest’ultima tecnica prevede l’installazione di una barriera a tenuta che separi l’asbesto dalle aree occupate dell’edificio. Tuttavia, anche in questo caso, se non si abbina a un trattamento incapsulante, il rilascio di fibre può continuare all’interno della zona confinata. Tutto ciò rende evidente come la bonifica dell’amianto sia una procedura estremamente complessa e delicata, che non ammette errori”. Quali sono i rischi legati a un’operazione di smaltimento eseguita in modo scorretto? “Il rischio più grave è quello di causare un ulteriore danno alla salute pubblica e all’ambiente. Se il materiale friabile viene smaltito in modo non conforme, le fibre possono disperdersi nell’aria, provocando inquinamento atmosferico e contaminazione degli ambienti circostanti. Le fibre di amianto aerodisperse possono essere inalate o ingerite da cittadini, lavoratori e persino dagli stessi addetti alle operazioni di bonifica. L’esposizione può provocare patologie gravi, spesso letali, come il mesotelioma pleurico, il cancro al polmone, alla laringe e alle ovaie. In sintesi, uno smaltimento errato equivale a una bomba a orologeria per la salute collettiva”. Come deve avvenire correttamente lo smaltimento dell’amianto? “E’ fondamentale affidarsi esclusivamente a professionisti regolarmente iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, come previsto dall’art. 212 del D.lgs. 152/2006. Solo le ditte autorizzate possono operare in sicurezza, seguendo protocolli precisi per la tutela della salute dei lavoratori e la protezione dell’ambiente. Le aziende qualificate redigono un Piano di Lavoro, in cui vengono specificate le modalità operative, le misure di sicurezza e le precauzioni ambientali. Generalmente si procede con la rimozione dell’amianto e il successivo smaltimento in discariche autorizzate, trattandosi di rifiuto speciale. Solo in casi specifici si opta per incapsulamento o confinamento, come spiegato precedentemente”. L’Italia è preparata a gestire i rischi di un errato smaltimento? “Purtroppo, non completamente. In Italia le bonifiche sono ancora in corso, e ci sono numerosi siti contaminati, tra cui scuole e ospedali. Si stima la presenza di circa 40 milioni di tonnellate di amianto sul territorio nazionale: un dato allarmante, soprattutto per l’impatto sanitario. La curva epidemiologica è ancora in crescita. L’VIII Rapporto ReNaM dell’INAIL (fino al 2021) evidenzia numerosi casi di mesotelioma, ma non tiene conto delle altre gravi patologie legate all’amianto, come il tumore ai polmoni, alla laringe e alle ovaie, già riconosciuti dall’INAIL nella Lista I”. Quando potremo finalmente parlare di un’Italia libera dall’amianto? “Servirà ancora molto tempo. Sono passati più di trent’anni dall’approvazione della legge 257/1992, che ne ha vietato l’uso, ma le bonifiche procedono a rilento. Serve un intervento urgente e capillare, con una mappatura completa dei siti contaminati e una priorità assoluta per quelli più sensibili, come le scuole e gli ospedali. Anche la burocrazia andrebbe snellita: la circolare del Ministero della Salute n. 45 del 1986 è rimasta inapplicata. Quando fui nominato Commissario Amianto dall’allora Ministro dell’Ambiente, Gen. Sergio Costa, il mio primo obiettivo fu avviare la bonifica degli istituti scolastici e ospedalieri. Il Gen. Costa, oggi Vicepresidente della Camera, stanziò 385 milioni di euro proprio per la progettazione degli interventi. Purtroppo, con il cambio di governo il processo si è nuovamente rallentato. Oggi più che mai è necessario un forte impulso politico. Nel frattempo, l’Osservatorio Nazionale Amianto APS continua la propria opera di sensibilizzazione, assistenza legale e medica a cittadini e lavoratori esposti, attraverso il numero verde 800 034 294 e i canali online. Non va sottovalutato neppure il rischio di contaminazione domestica: in molti casi, le famiglie di lavoratori del settore militare, ferroviario o della cantieristica navale si sono ammalate a causa del contatto con divise o indumenti contaminati. L’amianto è un killer silenzioso, che colpisce senza discriminazioni. Per questo è fondamentale interrompere le esposizioni e accelerare la bonifica totale del territorio”. Redazione Italia
April 28, 2025
Pressenza