
Ed ora è necessario interrompere i rapporti con l’Egitto
Pressenza - Tuesday, September 29, 2026La pronuncia del Tribunale dice chiaramente che il sequestro e le torture di Giulio Regeni non sono stati l’opera di criminali comuni o di schegge impazzite, ma un crimine di Stato orchestrato dagli apparati di sicurezza interna (il National Security egiziano).
Esso segna anche la indegnità.
Da oggi è indifendibile la linea politica dei governi italiani secondo cui era possibile attendersi una “collaborazione spontanea” da parte delle autorità egiziane.
È stato confermato l’ostruzionismo sistematico denunciato fin dall’inizio dai genitori di Giulio, Procura di Roma e dai legali della famiglia Regeni.
L’ineffabile Tajani, che pure è Ministro degli Esteri, ha vergognosamente tentato di derubricare il significato della sentenza, come se avesse accettato solo le responsabilità dei “singoli soggetti”, nel puerile e servile tentativo di preservare i rapporti con l’Egitto.
Ma la sentenza ha tolto ogni residuo velo di ipocrisia ed è ora insostenibile e vergognoso lasciar proseguire gli accordi commerciali, le forniture militari e la cooperazione sui flussi migratori con Il Cairo.
Si sapeva già, ma ora non può esistere nemmeno l’ipocrisia: è accertato che gli imputati erano la catena di comando di una struttura statale.
Ora il governo italiano si trova davanti a un obbligo anche formale: dare seguito a quanto richiesto dall’Avvocatura di Stato ed esigere ufficialmente dall’Egitto il risarcimento del danno.
Il Governo italiano deve pretendere un confronto formale con il regime di al-Sisi, denunciando la politica di tutti questi anni imperniata sul “far finta di nulla”.
Questo sì sarebbe normale e giusto patriottismo.