Report sulla visita al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Caltanissetta

Progetto Melting Pot Europa - Monday, September 28, 2026

ALESSANDRA DALLARI, ANNAMARIA FORMAGGIA, EVA GONZATO, MARIA ROCCO 1

Introduzione e obiettivi del sopralluogo

Il presente report riporta quanto emerso durante un sopralluogo al CPR di Caltanissetta – Pian del Lago svoltosi il 13 luglio 2026.

Esso fa seguito ad altri sopralluoghi precedentemente svolti che avevano rilevato gravi criticità riguardo sia le condizioni materiali di trattenimento sia il rispetto dei diritti delle persone detenute, tra cui la visita svolta dal Garante Nazionale delle persone private della libertà personale nel maggio 2024 2 e quella effettuata da una delegazione ASGI nel novembre 2022 3. 

Nel luglio 2023 la gestione del CPR è passata alla Cooperativa Sociale a.r.l. Albatros 1973, già gestore fino al 2021 del CPR di Ponte Galeria 4. Nonostante il cambio di gestione, il sopralluogo ha riscontrato che molte delle criticità evidenziate nel 2022 non sono state sanate, né relativamente alle condizioni materiali di trattenimento, che non paiono migliorate rispetto alle criticità emerse nel novembre 2022, né relativamente ai diritti delle persone trattenute, che sono rimasti compressi in egual maniera. 

I soggetti incontrati e collocazione della struttura

Alla visita erano presenti il vice Prefetto, il vice Questore e Dirigente dell’Ufficio Immigrazione di Caltanissetta e il personale dell’ente gestore, tra cui il Direttore, alcuni operatori, un mediatore culturale, la dirigente sanitaria, la psicologa e l’assistente sociale, i quali si sono resi disponibili ad interloquire e a rispondere alla maggioranza dei quesiti posti dalla delegazione. 

Alla delegazione non è stato possibile visionare il registro del personale né sapere quante unità fossero impiegate e con quali mansioni. 

Il CPR di Caltanissetta è ubicato all’interno di una struttura definita “Centro Governativo Polifunzionale per Immigrati”. Si tratta di un’ ex struttura militare posta a circa 7 km dal centro di Caltanissetta, composta da vari edifici e completamente circondata da una recinzione alta circa 3 metri. L’ingresso principale è sorvegliato da militari. 

All’interno dell’area si trovano l’ufficio Immigrazione di Caltanissetta che gestisce anche l’utenza esterna al centro e un CPA (centro di prima accoglienza), gestito dalla cooperativa Officine Sociali, il quale sta venendo utilizzato anche come centro per le procedure accelerate di frontiera. Il CPA è collocato all’interno di un’ulteriore recinzione, al momento del sopralluogo il cancello è aperto e non sorvegliato. 

I nostri interlocutori ci riferiscono inoltre che il Centro Governativo Polifunzionale è già attrezzato per svolgere le procedure di screening da rintraccio sul territorio, che al momento del sopralluogo non avevano ancora avuto inizio. 

Dati e informazioni generali

La struttura

L’area adibita a CPR è separata dal resto della struttura e circondata da una recinzione alta circa una decina di metri, concava nella parte terminale, in modo da impedire alle persone trattenute di tentare la fuga. 

All’interno della recinzione, l’area è divisa in 3 padiglioni, due da 36 posti e uno da 20 posti, quest’ultimo costruito durante l’emergenza Covid per permettere l’isolamento sanitario, per una capienza massima di 92 persone. Il CPR è dichiarato totalmente agibile. 

Ci viene riferito che è previsto l’ampliamento del CPR attraverso la creazione di un nuovo  padiglione, in un’area già individuata, che porterebbe la capienza a 140 posti circa. Tale informazione era già stata riferita durante il sopralluogo di ASGI del 2022 5 e ad oggi si vedono dei lavori nelle aree antistanti il CPR. 

Il CPR è sorvegliato esternamente da personale militare; secondo quanto riferito gli ufficiali dell’esercito entrerebbero nei padiglioni alloggiativi solamente in caso di necessità.

Subito dopo l’ingresso principale si trova un’area comune con un container composto da due stanze, una adibita a somministrazione della terapia da parte del medico e dell’infermiere, l’altra è un’anticamera dove dovrebbero rimanere gli operatori dell’ente gestore ed eventuale personale dell’esercito nel caso sia richiesto un intervento durante la somministrazione della terapia.

A destra e a sinistra dell’area comune si trovano rispettivamente i due padiglioni alloggiativi da 36 posti ciascuno (A e B), non comunicanti tra loro e circondati a loro volta da ulteriori recinzioni 6. Il padiglione C si trova invece verso il fondo del Centro in posizione più isolata. 

I padiglioni sono a un unico piano e sono dotati ciascuno di un cortile di cemento, esternamente sono dipinti di rosso e scrostati e affacciano sul cortile tramite delle finestre dotate di sbarre. Al momento del sopralluogo le finestre erano aperte e coperte da stracci appesi per ombreggiare, paiono infatti prive di tapparelle.

Non ci è stato possibile verificare se le finestre fossero effettivamente funzionanti. Nel cortile è presente una struttura tipo veranda, il cui tetto però è assente ed è stato sostituito da stoffe appese per cercare di creare un’ombreggiatura. 

Ci viene riferito che le persone presenti nei diversi padiglioni non si incontrano mai e sono divise per “compatibilità” non meglio specificata.

I tre padiglioni sono collegati tra loro e alla mensa tramite un corridoio molto stretto con le pareti di cemento alte almeno 10 metri e senza tetto. La mensa si trova nello stesso stabile della cucina, quest’ultima non è accessibile da parte dei trattenuti e comunica con la sala mensa con una finestrella da cui vengono distribuiti i pasti.

La sala è composta da tavoli in cemento ricoperti da una lastra in metallo e dalle panche sempre in cemento, fissate al suolo e inamovibili. Fuori dalla mensa si trova un cortile con identici tavoli e panche in cemento.

Dietro la mensa, raggiungibile sempre tramite lo stesso corridoio di collegamento, si trova un piazzale di cemento con disegnate le aree del gioco del calcio, privo di porte e di qualsivoglia ombreggiatura o arredo. 

Le presenze e i rimpatri

Al momento della visita le persone trattenute nel CPR erano 79, su una capienza di 92 posti.

Ci viene consegnato l’elenco delle persone trattenute al 13/07/2026, composte da: 28 persone di nazionalità tunisina;11 persone di nazionalità marocchina; 9 persone di nazionalità gambiana; 4 persone di nazionalità algerina; 4 persone di nazionalità georgiana; 4 persone di nazionalità bangladese; 3 persone di nazionalità egiziana; 2 persone di nazionalità afghana; 1 persona di nazionalità serba; 1 persona di nazionalità cinese; 1 persona di nazionalità ciadiana; 1 persona di nazionalità pakistana; 1 persona di nazionalità albanese; 1 persona di nazionalità ghanese; 1 persona di nazionalità ivoriana; 1 persona di nazionalità irachena; 1 persona di nazionalità turkmena; 1 persona di nazionalità albanese; 1 persona di nazionalità tanzana; 1 persona di nazionalità slovena; 1 persona di nazionalità senegalese; 1 persona di nazionalità libica

I provvedimenti sui trattenimenti riguardano:

  • Espulsione art. 14 co. 5 TER TUI (12 persone)
  • Decisione commissione art. 32 D.Lgs 25/2008 (11 persone)
  • Tratt. art.6 co. 2 D.lgs 142/2015 (5 persone)
  • Espulsione art. 13 co. 2 Lett. A TUI (17 persone)
  • Espulsione art. 13 co. 2 Lett.B TUI (15 persone)
  • Espulsione art. 13 co. 2 Lett.C TUI (16 persone)
  • Misura di sicurezza (1 persona)
  • Respingimento Questura art. 10/2 TU (1 persona)
  • All. comunitario art. 20 co.3 e 11 D.lgs30/2007 (1 persona)

Non vengono riferite le età anagrafiche né il numero di persone che hanno attuato atti autolesivi. 

È stato possibile interloquire solamente con i trattenuti della struttura alloggiativa A, i quali hanno riferito che in quella struttura sarebbero “tutti giovani e tutti tranquilli” mentre nell’altro padiglione sarebbero presenti anche anziani. Le interlocuzioni sono avvenute alla presenza del mediatore dell’ente gestore che a volte ha risposto alle domande poste ai trattenuti o ha indirizzato le loro risposte.

Molti trattenuti ci riferiscono di avere parenti italiani, o figli minori in Italia, uno di loro riferisce di essere in attesa di permesso di soggiorno ex art 31 per assistenza minori. Un trattenuto ci comunica di essere apolide, due trattenuti di essere neomaggiorenni e arrivati in Italia da minori. Un trattenuto afferma di lavorare regolarmente in Italia da 14 anni. Un altro di essere stato spostato da altro CPR e di essere trattenuto da oltre 18 mesi.

Relativamente ai rimpatri, dal vice Prefetto viene riferito che dall’inizio del 2026 sino al 13 luglio sono stati effettuati 187 rimpatri, molti dei quali sarebbero stati concordati con le persone trattenute, che sarebbero state collaborative nello svolgimento del rimpatrio stesso. Infatti, molti dei rimpatri sono organizzati con Frontex e con le persone da rimpatriare, fissando una data per l’esecuzione del rimpatrio. 

I trattenuti tuttavia riferiscono che molti di loro scelgono questa modalità di rimpatrio a causa delle insostenibili condizioni di vita all’interno del CPR, preferendo essere rimpatriati piuttosto che permanere all’interno del Centro.

I trattenuti riferiscono inoltre che le modalità di comunicazione dell’imminente rimpatrio sarebbero diverse da quelle raccomandate dagli organismi di garanzia: i rimpatriandi verrebbero svegliati nel cuore della notte subito prima dell’esecuzione del rimpatrio, e non sarebbe data loro alcuna comunicazione relativa alla deportazione 7. 

Criticità riscontrate

Informativa legale e accesso alla domanda di protezione internazionale 

Ci viene riferito che l’informativa legale viene effettuata al momento dell’ingresso tramite la consegna di opuscoli ai trattenuti. Gli stessi opuscoli contenenti la carta dei servizi, il regolamento interno del CPR, l’informativa sull’asilo e l’opuscolo informativo per il richiedente lo status di rifugiato sono affissi al muro della sala mensa e ce ne viene consegnata copia al termine del sopralluogo. 

Si tratta di informative redatte soltanto nelle lingue veicolari (italiano, inglese, arabo, francese e spagnolo) e che soprattutto nella parte legale risultano datate e non aggiornate alla normativa attuale.

Il documento chiamato “Informativa asilo” riporta per esteso l’art.10 del D.Lgs 25/2008, precedente alle modifiche introdotte dal D.L. 100/2026 del 12 giugno 2026, e successivamente riporta una breve e generica informativa sulla protezione internazionale, anch’essa non aggiornata alle modifiche introdotte dal Patto.

Il documento chiamato “opuscolo informativo per il richiedente lo status di rifugiato” invece presenta aspetti ben più problematici. In primo luogo esso pare redatto tra il 2002 e il 2008 (circa 20 anni fa!) e da allora mai più rivisto nella sua totalità: le prime righe affermano di “nuova normativa in materia di immigrazione” riferendosi alla legge 189/2002; inoltre si nota che tutto il documento si riferisce ai CPR chiamandoli “Centri di Accoglienza Temporanea ed Assistenza”, nome assegnato dalla legge Turco-Napolitano nel 1998 e cambiato in “Centri di Identificazione ed Espulsione” nel 2008 8.

Inoltre i contatti dell’ACNUR/UNHCR indicati a pagina 3 risultano diversi da quelli indicati sul sito ufficiale dell’organizzazione 9. In generale, molte delle informazioni fornite dall’opuscolo sono generiche, imprecise o datate, quando non totalmente errate.

Per quanto riguarda la possibilità di nomina di un difensore, ai trattenuti viene fornito un elenco contenente tutti gli avvocati iscritti all’Albo su tutto il territorio italiano. La maggior parte delle nomine avvengono tuttavia sulla base del passaparola tra persone trattenute. Ci viene riferito che solo raramente vengono nominati avvocati d’ufficio. 

Le udienze di convalida e proroga del trattenimento si tengono con collegamento da remoto tramite videoconferenza nella stessa sala utilizzata per le visite e i colloqui con gli avvocati 10. 

Tutela della salute

Viene riferito che la valutazione di idoneità sanitaria al trattenimento viene talvolta effettuata nelle ventiquattro ore successive all’ingresso in CPR.

La struttura dispone di un protocollo con l’ASP che consente di eseguire internamente esami ematochimici, elettrocardiogrammi ed ecografie grazie a strumentazione dedicata, riducendo i trasferimenti ospedalieri e i relativi rischi di fuga.

Tuttavia, non è chiaro se tali accertamenti siano condotti da personale pubblico o dipendente dell’ente gestore e resta da verificarne l’effettiva operatività. In ogni caso, l’accesso al registro degli eventi critici risulta precluso.

Numerosi trattenuti segnalano di aver messo in atto comportamenti autolesivi, come l’ingestione di corpi estranei tipo “lamette” o tagli alle braccia, prevalentemente per opporsi al rimpatrio. I trattenuti lamentano inoltre  numerosi ostacoli nel proseguire all’interno del PCR le terapie farmacologiche prescritte all’esterno. 

Sul fronte della salute mentale, su un totale di 77 trattenuti, si registrano 37 prese in carico psichiatriche: 11 riguardano casi gravi con certificazioni preesistenti all’ingresso, mentre i restanti presentano quadri clinici più lievi.

A fronte di ciò, i medici interni preferiscono optare per dosaggi inferiori e sostituendo ampiamente i medicinali tradizionali con rimedi omeopatici, una prassi che solleva forti perplessità sull’adeguatezza delle cure terapeutiche fornite, acuite dall’impossibilità di visionare l’elenco dei farmaci acquistati e di accedere ai locali della farmacia.

Corrispondenza telefonica e contatti col mondo esterno

Rispetto al diritto alla comunicazione con l’esterno, apprendiamo che le persone trattenute non possono disporre dei propri telefoni cellulari, requisiti al momento dell’ingresso in CPR 11. Il centro, che ha dismesso le cabine telefoniche 12, fornirebbe loro alcuni telefoni cordless, consegnati al mattino e ritirati alla sera, attivabili tramite scheda telefonica acquistabile con il pocket money per un valore di cinque euro. 

Le schede telefoniche non permettono l’utilizzo di messaggistica istantanea e prevedono un tariffario fisso per eseguire telefonate verso paesi terzi, sembrerebbe – da quanto condiviso dai trattenuti stessi – che una telefonata in uscita verso la Tunisia possa durare indicativamente un massimo di 7 minuti 13.

Al momento dell’inserimento del codice riportato sulla scheda telefonica, le indicazioni fornite dalla voce registrata per poter effettuare la chiamata vengono rese solamente in italiano.

Si può richiedere di fare accesso al CPR, in veste di familiari anche non stretti, chiedendo autorizzazione alla prefettura. Sembrerebbe, da quanto condiviso dal vice Questore e dal vice Prefetto, che non vi siano moltissime richieste in tal senso e che l’autorizzazione ad accedere verrebbe concessa nel giro di due o tre giorni. Raccogliamo informazioni discordanti da parte dei trattenuti che rappresentano tempi di attesa molto più lunghi, stimati in mesi. 

I colloqui con parenti e avvocati sarebbero garantiti all’interno di una sala separata – la stessa utilizzata in sede di audizione telematica presso la Commissione Territoriale – con la presenza fissa di agenti di sorveglianza. Ci viene detto che è data facoltà agli avvocati di recarsi in qualsiasi momento all’interno del CPR per poter svolgere i colloqui con i propri assistiti. 

Condizioni generali di trattenimento, servizi generali all’interno del centro, qualità della vita e attività ludico-ricreative

Relativamente alle condizioni del centro si evidenza una generale carenza di luoghi ombreggiati e riparati e di vegetazione. Non ci è stato possibile verificare se fossero presenti impianti di riscaldamento o condizionamento, ma le persone trattenute lamentano la mancanza di sistemi di condizionamento e il caldo. 

Non ci è stato possibile visitare il padiglione alloggiativo C da 20 posti, né entrare in alcun padiglione alloggiativo, né all’interno dei bagni, ma affacciandoci dalle finestre abbiamo potuto verificare che le stanze sono ancora prive di porte, nonostante le raccomandazioni del Garante Nazionale 14.

Esse sono composte da 6 letti ognuna, in cemento e inamovibili, dotati di materassi ignifughi. Non sono presenti tavoli né sedie e mancano totalmente arredi e vani per riporre gli effetti personali. I trattenuti ci riferiscono che è successo di trovare pulci nei materassi.

Relativamente alle condizioni dei bagni, i detenuti lamentano lo stato degradato e non funzionante dei servizi, nonostante la presenza di acqua corrente. Anche questi sarebbero ancora privi di porte costringendo le persone a utilizzarli in totale assenza di riservatezza, in condizioni umilianti e degradanti.

Per quanto riguarda il tempo libero, è presente una televisione comune nel corridoio del padiglione, ma sono totalmente assenti sedie e tavoli e in generale qualsiasi arredo mobile, per cui i trattenuti sono costretti a guardarla stando in piedi o seduti per terra.

Per lo stesso motivo i trattenuti non utilizzano i giochi da tavolo che sarebbero loro forniti. Allo stesso modo, non utilizzano il “campo da calcio” della struttura dal momento che è completamente esposto al sole e totalmente in cemento. 

Non sono previste attività ricreative né formative, né sono presenti convenzioni con organizzazioni della società civile presenti sul territorio, al fine di implementare attività ludico ricreative all’interno del Centro.

Non sono presenti nemmeno accordi con enti religiosi per l’ingresso di ministri di culto all’interno del Centro, né vi sono zone dedicate alla preghiera e i trattenuti solitamente pregano nel corridoio del padiglione o all’esterno a terra.  

Per quanto riguarda la somministrazione dei pasti, essa è gestita dalla società Gam SRL con sede a Foggia. Ai trattenuti sarebbero garantiti solamente due litri di acqua potabile a testa al giorno. L’acquisto di generi alimentari e di conforto non forniti è consentito a proprie spese, tramite una lista consegnata periodicamente all’ente gestore. 

Relativamente al pocket money, ogni persona trattenuta ha diritto a ricevere 2,50€ al giorno, che vengono erogati ogni due giorni sotto forma di sigarette o di scheda telefonica, per un valore di 5€. Non è possibile richiedere l’erogazione del pocket money in altro modo. Anche all’uscita dal CPR, se la persona trattenuta ha ancora pocket money da riscuotere, esso viene erogato sotto forma di sigarette.

Il personale dell’ente gestore ci riferisce di avere a disposizione delle sigarette extra da poter elargire ai detenuti in maniera discrezionale come strumento per regolarne il comportamento. Si sottolinea che tale prassi, insieme all’utilizzo della divisa da parte degli operatori, riproduce dinamiche di potere sia simboliche sia materiali, ben lontane dal rapporto di fiducia tra operatori e trattenuti descritto invece da Vice Questore e Vice Prefetto.

Contrariamente a quanto dichiarato nella carta dei servizi del CPR, non è presente né il servizio di lavanderia, che è dichiarato accessibile tutti i giorni nonostante il CPR sia privo di lavatrici, né il servizio di barberia e parrucchiere, che secondo la carta dei servizi dovrebbe essere effettuato tutti i giorni dalle 9 alle 10:30.

In generale, tutti i trattenuti che provenivano da strutture detentive carcerarie erano concordi nell’affermare che le condizioni di vita all’interno del carcere fossero di gran lunga migliori. 

Conclusioni 

A quasi quattro anni dal precedente sopralluogo, nonostante il cambio dell’ente gestore e le raccomandazioni del Garante Nazionale, le condizioni materiali di trattenimento risultano quasi sostanzialmente immutate; come si è avuto modo di argomentare, persistono ancora gravi e diffuse criticità. 

Pensiamo sia però di fondamentale importanza allontanarsi dalla prospettiva puramente empirica di rilevazione delle singole criticità riscontrate per riportare lo sguardo sulla funzione sociale e politica dei CPR 15. Pur gestendo illeciti di natura amministrativa, i CPR sono infatti strutturati come vere e proprie carceri, ma con standard di tutela dei diritti e della salute nettamente inferiori al sistema penitenziario. Proprio su questo fronte, in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta è attiva la campagna NO CPR – Torino, rivolta al personale sanitario 16.

La mobilitazione invita a riflettere sui rischi clinici, etici e giuridici della detenzione amministrativa, con l’obiettivo di opporsi alla struttura torinese e promuovere una rete nazionale che ne chieda ovunque la chiusura. In particolare, i professionisti della salute denunciano come questi luoghi siano fisiologicamente patogeni; di conseguenza, le certificazioni di idoneità alla vita in centro risultano lesive per le persone e contrarie alla deontologia medica.

Su scala più ampia, la violenza della detenzione amministrativa va inserita in un quadro politico e sociale articolato. I CPR costituiscono infatti solo la punta dell’iceberg della macchina delle espulsioni, in cui si intrecciano i diversi strati di un razzismo sistemico che si attiva non appena una persona varca i confini europei.

Chi affronta il viaggio migratorio viene implicitamente punito per la scelta di aver lasciato il proprio paese d’origine: una colpa fatta pesare fin dal primo contatto con le istituzioni, durante la richiesta di un permesso di soggiorno, o anche nell’esercizio del diritto fondamentale di asilo. 

Guardare a queste strutture oltre la sola prospettiva antidetentiva rivela la loro funzione primaria: rafforzare il ricatto del documento. Lottare contro la detenzione amministrativa significa quindi schierarsi al fianco delle persone migranti che rivendicano documenti e tutele, ossia la possibilità stessa di esistere all’interno di uno spazio. Il CPR è la manifestazione più concreta della frontiera: attaccarlo, esigendo la sua abolizione o pretendendo quanto meno il rispetto degli standard minimi di legge, vuol dire sostenere attivamente chi subisce questo dispositivo.

Aggiornamento

Il 26 agosto 2026 è scoppiata una rivolta all’interno del padiglione C (quello che non era stato possibile visitare) del CPR di Caltanissetta. Secondo le ricostruzioni la rivolta sarebbe scoppiata per opporsi ad una deportazione e tre persone sono state arrestate 17.

  1. Le autrici sono attiviste dello Sportello Giuridico Mederì, uno sportello di supporto legale e pratiche di autonomia dedicato principalmente ai cittadini stranieri e ai migranti a Bologna ↩︎
  2. Garante Nazionale Privati Libertà, Rapporto sulla visita effettuata nel Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Caltanissetta dell’11 maggio 2024 (pag.3) ↩︎
  3. ASGI, Report sulla visita al Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Caltanissetta, novembre 2022 ↩︎
  4.  Cfr. ActionAid Italia e UNIBE, CPR Caltanissetta – Pian del Lago ↩︎
  5. Cfr. ASGI, op. cit., p.5 ↩︎
  6. Da quanto si legge nel report dell’11 maggio 2024 redatto dal Garante Nazionale prima degli interventi di ristrutturazione attuati nel 2020 i tre padiglioni erano comunicanti. Sempre dallo stesso report emerge che tali interventi, lungi dall’aver apportato significative migliorie «nelle condizioni materiali della struttura […] hanno riguardato quasi esclusivamente la costruzione di alti muri perimetrali in cemento armato (sostanzialmente riproduttivi del modello logistico proprio dei luoghi di detenzione carceraria) […] Inoltre, si è provveduto a rinforzare la recinzione perimetrale esterna allo scopo di prevenire tentativi di fuga. I padiglioni A, B e C sono stati semplicemente ripuliti» 
    Garante Nazionale Privati Libertà, Rapporto sulla visita effettuata nel Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Caltanissetta dell’11 maggio 2024, p.3 ↩︎
  7.  «La comunicazione del rimpatrio […] viene fatta nel momento stesso in cui vengono prelevati dal proprio “modulo abitativo”, dalla scorta della Polizia. Tale prassi è in uso anche al Cpr di Caltanissetta come confermato dal responsabile della Polizia del centro […] Il Garante nazionale ha più volte raccomandato che la data della partenza sia comunicata tempestivamente agli interessati, in modo da consentire loro di organizzarsi per il viaggio, verificare la restituzione di tutti gli effetti personali trattenuti all’ingresso nel centro, preparare in condizioni dignitose i propri bagagli, avvisare i familiari o comunque le persone di fiducia e/o l’avvocato a conoscenza dei quali portare eventuali aggiornamenti riguardanti la propria posizione giuridica» Garante Nazionale Privati Libertà, op.cit., p.7 ↩︎
  8. «Le parole: “centro di permanenza temporanea” ovvero: “centro di permanenza temporanea ed assistenza” sono sostituite, in generale, in tutte le disposizioni di legge o di regolamento, dalle seguenti: “centro di identificazione ed espulsione” quale nuova denominazione delle medesime strutture». Decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, articolo 9, in materia di “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” ↩︎
  9. Cfr. UNHCR Italia – Contatti ↩︎
  10. Come evidenziato nel Rapporto del Garante Nazionale del maggio 2024, tale prassi si è consolidata a seguito dell’emergenza Covid e non è stata modificata da allora nonostante il Garante ritenesse «che nei casi in cui si valuti l’applicazione di una misura di privazione della libertà, sia da considerarsi prioritaria la modalità che prevede la comparizione fisica della persona davanti al giudice; tale approccio infatti consente di valutare meglio le condizioni generali della persona sia dal punto di vista fisico che psichico e previene eventuali condizionamenti o pressioni alle quali la persona potrebbe essere esposta». Garante Nazionale Privati Libertà, op. cit., p.8 ↩︎
  11. Sulla problematicità della prescrizione si esprime anche il Garante. Per una disamina dal punto di vista giuridico si rimanda al Report sulla visita al Centro di Permanenza e Rimpatrio (CPR) di Caltanissetta, pp. 12-14 ↩︎
  12. Nel 2024 le cabine telefoniche disponibili, nel numero di due per ogni padiglione, erano poste, in riferimento al padiglione A, all’esterno della recinzione stessa, obbligando le persone a comunicare attraverso le sbarre. Cfr. Garante Nazionale Privati Libertà, op.cit. p. 4. ↩︎
  13. Su questo punto si sofferma anche il Report del Garante, che riporta il tariffario attivo nel 2024: 8 minuti verso la Tunisia; 22 minuti verso il Marocco; 16 minuti verso l’Egitto; 18 minuti verso la Nigeria; 14 minuto verso lo Sri Lanka; 20 minuti verso il Bangladesh; 20 minuti verso l’Iran; 15 minuti verso il Pakistan.
    Garante Nazionale Privati Libertà, op.cit., p. 5 ↩︎
  14. «Completamente assenti le porte, inadeguatamente sostituite dalle coperte di lana in dotazione, sia per quanto riguarda le stanze di pernottamento (da sei), sia per quanto concerne i bagni. In particolare, l’assenza di porte che possano garantire la privacy all’interno dei servizi igienici, è una condizione umiliante e degradante per le persone trattenute […] Si raccomanda la necessità che i bagni e le docce, così come gli ambienti di pernottamento, siano dotati di porte che garantiscano l’imprescindibile e necessaria riservatezza di chi usufruisce dei servizi». Garante Nazionale Privati Libertà, op.cit., p.3 ↩︎
  15. Nelle conclusioni al lungo lavoro di monitoraggio a vari CPR  promosso dalle realtà aderenti al TAI si legge: «La condizione di degrado materiale registrata in tutti i centri, la totale spersonalizzazione dei reclusi, la abituale violenza fisica e psicologica esercitata su di loro, e la condizione di persone solo “immagazzinate” nelle strutture, come acutamente ha messo in luce il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura nel suo rapporto sui CPR italiani, delineano un quadro generale estremamente grave che non è riconducibile a specifiche situazioni di mala gestione di determinati CPR, ma dipende da fattori di natura strutturale non modificabili; come avviene in tutte le istituzioni totali le finalità ufficialmente dichiarate poste alla base della realizzazione delle istituzioni stesse (nel caso dei manicomi la cura della malattia mentale, nel caso dei CPR l’allontanamento coattivo degli stranieri espulsi) servono a coprire altre e del tutto diverse finalità di natura prevalentemente politica», TAI, CPR D’ITALIA: ISTITUZIONI TOTALI Secondo rapporto di monitoraggio sui CPR di Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino, Trapani. Gennaio 2026, cit. p. 91. ↩︎
  16. Il documento integrale della campagna “NO CPR di TORINO!” ↩︎
  17. Avvenire, Migranti, tre arresti per la protesta nel CPR di Caltanissetta, 28.08.2026 ↩︎