Report sulla visita al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Caltanissetta
ALESSANDRA DALLARI, ANNAMARIA FORMAGGIA, EVA GONZATO, MARIA ROCCO 1
INTRODUZIONE E OBIETTIVI DEL SOPRALLUOGO
Il presente report riporta quanto emerso durante un sopralluogo al CPR di
Caltanissetta – Pian del Lago svoltosi il 13 luglio 2026.
Esso fa seguito ad altri sopralluoghi precedentemente svolti che avevano
rilevato gravi criticità riguardo sia le condizioni materiali di trattenimento
sia il rispetto dei diritti delle persone detenute, tra cui la visita svolta dal
Garante Nazionale delle persone private della libertà personale nel maggio 2024
2 e quella effettuata da una delegazione ASGI nel novembre 2022 3.
Nel luglio 2023 la gestione del CPR è passata alla Cooperativa Sociale a.r.l.
Albatros 1973, già gestore fino al 2021 del CPR di Ponte Galeria 4. Nonostante
il cambio di gestione, il sopralluogo ha riscontrato che molte delle criticità
evidenziate nel 2022 non sono state sanate, né relativamente alle condizioni
materiali di trattenimento, che non paiono migliorate rispetto alle criticità
emerse nel novembre 2022, né relativamente ai diritti delle persone trattenute,
che sono rimasti compressi in egual maniera.
I SOGGETTI INCONTRATI E COLLOCAZIONE DELLA STRUTTURA
Alla visita erano presenti il vice Prefetto, il vice Questore e Dirigente
dell’Ufficio Immigrazione di Caltanissetta e il personale dell’ente gestore, tra
cui il Direttore, alcuni operatori, un mediatore culturale, la dirigente
sanitaria, la psicologa e l’assistente sociale, i quali si sono resi disponibili
ad interloquire e a rispondere alla maggioranza dei quesiti posti dalla
delegazione.
Alla delegazione non è stato possibile visionare il registro del personale né
sapere quante unità fossero impiegate e con quali mansioni.
Il CPR di Caltanissetta è ubicato all’interno di una struttura definita “Centro
Governativo Polifunzionale per Immigrati”. Si tratta di un’ ex struttura
militare posta a circa 7 km dal centro di Caltanissetta, composta da vari
edifici e completamente circondata da una recinzione alta circa 3 metri.
L’ingresso principale è sorvegliato da militari.
All’interno dell’area si trovano l’ufficio Immigrazione di Caltanissetta che
gestisce anche l’utenza esterna al centro e un CPA (centro di prima
accoglienza), gestito dalla cooperativa Officine Sociali, il quale sta venendo
utilizzato anche come centro per le procedure accelerate di frontiera. Il CPA è
collocato all’interno di un’ulteriore recinzione, al momento del sopralluogo il
cancello è aperto e non sorvegliato.
I nostri interlocutori ci riferiscono inoltre che il Centro Governativo
Polifunzionale è già attrezzato per svolgere le procedure di screening da
rintraccio sul territorio, che al momento del sopralluogo non avevano ancora
avuto inizio.
DATI E INFORMAZIONI GENERALI
LA STRUTTURA
L’area adibita a CPR è separata dal resto della struttura e circondata da una
recinzione alta circa una decina di metri, concava nella parte terminale, in
modo da impedire alle persone trattenute di tentare la fuga.
All’interno della recinzione, l’area è divisa in 3 padiglioni, due da 36 posti e
uno da 20 posti, quest’ultimo costruito durante l’emergenza Covid per permettere
l’isolamento sanitario, per una capienza massima di 92 persone. Il CPR è
dichiarato totalmente agibile.
Ci viene riferito che è previsto l’ampliamento del CPR attraverso la creazione
di un nuovo padiglione, in un’area già individuata, che porterebbe la capienza
a 140 posti circa. Tale informazione era già stata riferita durante il
sopralluogo di ASGI del 2022 5 e ad oggi si vedono dei lavori nelle aree
antistanti il CPR.
Il CPR è sorvegliato esternamente da personale militare; secondo quanto riferito
gli ufficiali dell’esercito entrerebbero nei padiglioni alloggiativi solamente
in caso di necessità.
Subito dopo l’ingresso principale si trova un’area comune con un container
composto da due stanze, una adibita a somministrazione della terapia da parte
del medico e dell’infermiere, l’altra è un’anticamera dove dovrebbero rimanere
gli operatori dell’ente gestore ed eventuale personale dell’esercito nel caso
sia richiesto un intervento durante la somministrazione della terapia.
A destra e a sinistra dell’area comune si trovano rispettivamente i due
padiglioni alloggiativi da 36 posti ciascuno (A e B), non comunicanti tra loro e
circondati a loro volta da ulteriori recinzioni 6. Il padiglione C si trova
invece verso il fondo del Centro in posizione più isolata.
I padiglioni sono a un unico piano e sono dotati ciascuno di un cortile di
cemento, esternamente sono dipinti di rosso e scrostati e affacciano sul cortile
tramite delle finestre dotate di sbarre. Al momento del sopralluogo le finestre
erano aperte e coperte da stracci appesi per ombreggiare, paiono infatti prive
di tapparelle.
Non ci è stato possibile verificare se le finestre fossero effettivamente
funzionanti. Nel cortile è presente una struttura tipo veranda, il cui tetto
però è assente ed è stato sostituito da stoffe appese per cercare di creare
un’ombreggiatura.
Ci viene riferito che le persone presenti nei diversi padiglioni non si
incontrano mai e sono divise per “compatibilità” non meglio specificata.
I tre padiglioni sono collegati tra loro e alla mensa tramite un corridoio molto
stretto con le pareti di cemento alte almeno 10 metri e senza tetto. La mensa si
trova nello stesso stabile della cucina, quest’ultima non è accessibile da parte
dei trattenuti e comunica con la sala mensa con una finestrella da cui vengono
distribuiti i pasti.
La sala è composta da tavoli in cemento ricoperti da una lastra in metallo e
dalle panche sempre in cemento, fissate al suolo e inamovibili. Fuori dalla
mensa si trova un cortile con identici tavoli e panche in cemento.
Dietro la mensa, raggiungibile sempre tramite lo stesso corridoio di
collegamento, si trova un piazzale di cemento con disegnate le aree del gioco
del calcio, privo di porte e di qualsivoglia ombreggiatura o arredo.
LE PRESENZE E I RIMPATRI
Al momento della visita le persone trattenute nel CPR erano 79, su una capienza
di 92 posti.
Ci viene consegnato l’elenco delle persone trattenute al 13/07/2026, composte
da: 28 persone di nazionalità tunisina;11 persone di nazionalità marocchina; 9
persone di nazionalità gambiana; 4 persone di nazionalità algerina; 4 persone di
nazionalità georgiana; 4 persone di nazionalità bangladese; 3 persone di
nazionalità egiziana; 2 persone di nazionalità afghana; 1 persona di nazionalità
serba; 1 persona di nazionalità cinese; 1 persona di nazionalità ciadiana; 1
persona di nazionalità pakistana; 1 persona di nazionalità albanese; 1 persona
di nazionalità ghanese; 1 persona di nazionalità ivoriana; 1 persona di
nazionalità irachena; 1 persona di nazionalità turkmena; 1 persona di
nazionalità albanese; 1 persona di nazionalità tanzana; 1 persona di nazionalità
slovena; 1 persona di nazionalità senegalese; 1 persona di nazionalità libica
I provvedimenti sui trattenimenti riguardano:
* Espulsione art. 14 co. 5 TER TUI (12 persone)
* Decisione commissione art. 32 D.Lgs 25/2008 (11 persone)
* Tratt. art.6 co. 2 D.lgs 142/2015 (5 persone)
* Espulsione art. 13 co. 2 Lett. A TUI (17 persone)
* Espulsione art. 13 co. 2 Lett.B TUI (15 persone)
* Espulsione art. 13 co. 2 Lett.C TUI (16 persone)
* Misura di sicurezza (1 persona)
* Respingimento Questura art. 10/2 TU (1 persona)
* All. comunitario art. 20 co.3 e 11 D.lgs30/2007 (1 persona)
Non vengono riferite le età anagrafiche né il numero di persone che hanno
attuato atti autolesivi.
È stato possibile interloquire solamente con i trattenuti della struttura
alloggiativa A, i quali hanno riferito che in quella struttura sarebbero “tutti
giovani e tutti tranquilli” mentre nell’altro padiglione sarebbero presenti
anche anziani. Le interlocuzioni sono avvenute alla presenza del mediatore
dell’ente gestore che a volte ha risposto alle domande poste ai trattenuti o ha
indirizzato le loro risposte.
Molti trattenuti ci riferiscono di avere parenti italiani, o figli minori in
Italia, uno di loro riferisce di essere in attesa di permesso di soggiorno ex
art 31 per assistenza minori. Un trattenuto ci comunica di essere apolide, due
trattenuti di essere neomaggiorenni e arrivati in Italia da minori. Un
trattenuto afferma di lavorare regolarmente in Italia da 14 anni. Un altro di
essere stato spostato da altro CPR e di essere trattenuto da oltre 18 mesi.
Relativamente ai rimpatri, dal vice Prefetto viene riferito che dall’inizio del
2026 sino al 13 luglio sono stati effettuati 187 rimpatri, molti dei quali
sarebbero stati concordati con le persone trattenute, che sarebbero state
collaborative nello svolgimento del rimpatrio stesso. Infatti, molti dei
rimpatri sono organizzati con Frontex e con le persone da rimpatriare, fissando
una data per l’esecuzione del rimpatrio.
I trattenuti tuttavia riferiscono che molti di loro scelgono questa modalità di
rimpatrio a causa delle insostenibili condizioni di vita all’interno del CPR,
preferendo essere rimpatriati piuttosto che permanere all’interno del Centro.
I trattenuti riferiscono inoltre che le modalità di comunicazione dell’imminente
rimpatrio sarebbero diverse da quelle raccomandate dagli organismi di garanzia:
i rimpatriandi verrebbero svegliati nel cuore della notte subito prima
dell’esecuzione del rimpatrio, e non sarebbe data loro alcuna comunicazione
relativa alla deportazione 7.
CRITICITÀ RISCONTRATE
INFORMATIVA LEGALE E ACCESSO ALLA DOMANDA DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE
Ci viene riferito che l’informativa legale viene effettuata al momento
dell’ingresso tramite la consegna di opuscoli ai trattenuti. Gli stessi opuscoli
contenenti la carta dei servizi, il regolamento interno del CPR, l’informativa
sull’asilo e l’opuscolo informativo per il richiedente lo status di rifugiato
sono affissi al muro della sala mensa e ce ne viene consegnata copia al termine
del sopralluogo.
Si tratta di informative redatte soltanto nelle lingue veicolari (italiano,
inglese, arabo, francese e spagnolo) e che soprattutto nella parte legale
risultano datate e non aggiornate alla normativa attuale.
Il documento chiamato “Informativa asilo” riporta per esteso l’art.10 del D.Lgs
25/2008, precedente alle modifiche introdotte dal D.L. 100/2026 del 12 giugno
2026, e successivamente riporta una breve e generica informativa sulla
protezione internazionale, anch’essa non aggiornata alle modifiche introdotte
dal Patto.
Il documento chiamato “opuscolo informativo per il richiedente lo status di
rifugiato” invece presenta aspetti ben più problematici. In primo luogo esso
pare redatto tra il 2002 e il 2008 (circa 20 anni fa!) e da allora mai più
rivisto nella sua totalità: le prime righe affermano di “nuova normativa in
materia di immigrazione” riferendosi alla legge 189/2002; inoltre si nota che
tutto il documento si riferisce ai CPR chiamandoli “Centri di Accoglienza
Temporanea ed Assistenza”, nome assegnato dalla legge Turco-Napolitano nel 1998
e cambiato in “Centri di Identificazione ed Espulsione” nel 2008 8.
Inoltre i contatti dell’ACNUR/UNHCR indicati a pagina 3 risultano diversi da
quelli indicati sul sito ufficiale dell’organizzazione 9. In generale, molte
delle informazioni fornite dall’opuscolo sono generiche, imprecise o datate,
quando non totalmente errate.
Per quanto riguarda la possibilità di nomina di un difensore, ai trattenuti
viene fornito un elenco contenente tutti gli avvocati iscritti all’Albo su tutto
il territorio italiano. La maggior parte delle nomine avvengono tuttavia sulla
base del passaparola tra persone trattenute. Ci viene riferito che solo
raramente vengono nominati avvocati d’ufficio.
Le udienze di convalida e proroga del trattenimento si tengono con collegamento
da remoto tramite videoconferenza nella stessa sala utilizzata per le visite e i
colloqui con gli avvocati 10.
TUTELA DELLA SALUTE
Viene riferito che la valutazione di idoneità sanitaria al trattenimento viene
talvolta effettuata nelle ventiquattro ore successive all’ingresso in CPR.
La struttura dispone di un protocollo con l’ASP che consente di eseguire
internamente esami ematochimici, elettrocardiogrammi ed ecografie grazie a
strumentazione dedicata, riducendo i trasferimenti ospedalieri e i relativi
rischi di fuga.
Tuttavia, non è chiaro se tali accertamenti siano condotti da personale pubblico
o dipendente dell’ente gestore e resta da verificarne l’effettiva operatività.
In ogni caso, l’accesso al registro degli eventi critici risulta precluso.
Numerosi trattenuti segnalano di aver messo in atto comportamenti autolesivi,
come l’ingestione di corpi estranei tipo “lamette” o tagli alle braccia,
prevalentemente per opporsi al rimpatrio. I trattenuti lamentano inoltre
numerosi ostacoli nel proseguire all’interno del PCR le terapie farmacologiche
prescritte all’esterno.
Sul fronte della salute mentale, su un totale di 77 trattenuti, si registrano 37
prese in carico psichiatriche: 11 riguardano casi gravi con certificazioni
preesistenti all’ingresso, mentre i restanti presentano quadri clinici più
lievi.
A fronte di ciò, i medici interni preferiscono optare per dosaggi inferiori e
sostituendo ampiamente i medicinali tradizionali con rimedi omeopatici, una
prassi che solleva forti perplessità sull’adeguatezza delle cure terapeutiche
fornite, acuite dall’impossibilità di visionare l’elenco dei farmaci acquistati
e di accedere ai locali della farmacia.
CORRISPONDENZA TELEFONICA E CONTATTI COL MONDO ESTERNO
Rispetto al diritto alla comunicazione con l’esterno, apprendiamo che le persone
trattenute non possono disporre dei propri telefoni cellulari, requisiti al
momento dell’ingresso in CPR 11. Il centro, che ha dismesso le cabine
telefoniche 12, fornirebbe loro alcuni telefoni cordless, consegnati al mattino
e ritirati alla sera, attivabili tramite scheda telefonica acquistabile con il
pocket money per un valore di cinque euro.
Le schede telefoniche non permettono l’utilizzo di messaggistica istantanea e
prevedono un tariffario fisso per eseguire telefonate verso paesi terzi,
sembrerebbe – da quanto condiviso dai trattenuti stessi – che una telefonata in
uscita verso la Tunisia possa durare indicativamente un massimo di 7 minuti 13.
Al momento dell’inserimento del codice riportato sulla scheda telefonica, le
indicazioni fornite dalla voce registrata per poter effettuare la chiamata
vengono rese solamente in italiano.
Si può richiedere di fare accesso al CPR, in veste di familiari anche non
stretti, chiedendo autorizzazione alla prefettura. Sembrerebbe, da quanto
condiviso dal vice Questore e dal vice Prefetto, che non vi siano moltissime
richieste in tal senso e che l’autorizzazione ad accedere verrebbe concessa nel
giro di due o tre giorni. Raccogliamo informazioni discordanti da parte dei
trattenuti che rappresentano tempi di attesa molto più lunghi, stimati in mesi.
I colloqui con parenti e avvocati sarebbero garantiti all’interno di una sala
separata – la stessa utilizzata in sede di audizione telematica presso la
Commissione Territoriale – con la presenza fissa di agenti di sorveglianza. Ci
viene detto che è data facoltà agli avvocati di recarsi in qualsiasi momento
all’interno del CPR per poter svolgere i colloqui con i propri assistiti.
CONDIZIONI GENERALI DI TRATTENIMENTO, SERVIZI GENERALI ALL’INTERNO DEL CENTRO,
QUALITÀ DELLA VITA E ATTIVITÀ LUDICO-RICREATIVE
Relativamente alle condizioni del centro si evidenza una generale carenza di
luoghi ombreggiati e riparati e di vegetazione. Non ci è stato possibile
verificare se fossero presenti impianti di riscaldamento o condizionamento, ma
le persone trattenute lamentano la mancanza di sistemi di condizionamento e il
caldo.
Non ci è stato possibile visitare il padiglione alloggiativo C da 20 posti, né
entrare in alcun padiglione alloggiativo, né all’interno dei bagni, ma
affacciandoci dalle finestre abbiamo potuto verificare che le stanze sono ancora
prive di porte, nonostante le raccomandazioni del Garante Nazionale 14.
Esse sono composte da 6 letti ognuna, in cemento e inamovibili, dotati di
materassi ignifughi. Non sono presenti tavoli né sedie e mancano totalmente
arredi e vani per riporre gli effetti personali. I trattenuti ci riferiscono che
è successo di trovare pulci nei materassi.
Relativamente alle condizioni dei bagni, i detenuti lamentano lo stato degradato
e non funzionante dei servizi, nonostante la presenza di acqua corrente. Anche
questi sarebbero ancora privi di porte costringendo le persone a utilizzarli in
totale assenza di riservatezza, in condizioni umilianti e degradanti.
Per quanto riguarda il tempo libero, è presente una televisione comune nel
corridoio del padiglione, ma sono totalmente assenti sedie e tavoli e in
generale qualsiasi arredo mobile, per cui i trattenuti sono costretti a
guardarla stando in piedi o seduti per terra.
Per lo stesso motivo i trattenuti non utilizzano i giochi da tavolo che
sarebbero loro forniti. Allo stesso modo, non utilizzano il “campo da calcio”
della struttura dal momento che è completamente esposto al sole e totalmente in
cemento.
Non sono previste attività ricreative né formative, né sono presenti convenzioni
con organizzazioni della società civile presenti sul territorio, al fine di
implementare attività ludico ricreative all’interno del Centro.
Non sono presenti nemmeno accordi con enti religiosi per l’ingresso di ministri
di culto all’interno del Centro, né vi sono zone dedicate alla preghiera e i
trattenuti solitamente pregano nel corridoio del padiglione o all’esterno a
terra.
Per quanto riguarda la somministrazione dei pasti, essa è gestita dalla società
Gam SRL con sede a Foggia. Ai trattenuti sarebbero garantiti solamente due litri
di acqua potabile a testa al giorno. L’acquisto di generi alimentari e di
conforto non forniti è consentito a proprie spese, tramite una lista consegnata
periodicamente all’ente gestore.
Relativamente al pocket money, ogni persona trattenuta ha diritto a ricevere
2,50€ al giorno, che vengono erogati ogni due giorni sotto forma di sigarette o
di scheda telefonica, per un valore di 5€. Non è possibile richiedere
l’erogazione del pocket money in altro modo. Anche all’uscita dal CPR, se la
persona trattenuta ha ancora pocket money da riscuotere, esso viene erogato
sotto forma di sigarette.
Il personale dell’ente gestore ci riferisce di avere a disposizione delle
sigarette extra da poter elargire ai detenuti in maniera discrezionale come
strumento per regolarne il comportamento. Si sottolinea che tale prassi, insieme
all’utilizzo della divisa da parte degli operatori, riproduce dinamiche di
potere sia simboliche sia materiali, ben lontane dal rapporto di fiducia tra
operatori e trattenuti descritto invece da Vice Questore e Vice Prefetto.
Contrariamente a quanto dichiarato nella carta dei servizi del CPR, non è
presente né il servizio di lavanderia, che è dichiarato accessibile tutti i
giorni nonostante il CPR sia privo di lavatrici, né il servizio di barberia e
parrucchiere, che secondo la carta dei servizi dovrebbe essere effettuato tutti
i giorni dalle 9 alle 10:30.
In generale, tutti i trattenuti che provenivano da strutture detentive
carcerarie erano concordi nell’affermare che le condizioni di vita all’interno
del carcere fossero di gran lunga migliori.
CONCLUSIONI
A quasi quattro anni dal precedente sopralluogo, nonostante il cambio dell’ente
gestore e le raccomandazioni del Garante Nazionale, le condizioni materiali di
trattenimento risultano quasi sostanzialmente immutate; come si è avuto modo di
argomentare, persistono ancora gravi e diffuse criticità.
Pensiamo sia però di fondamentale importanza allontanarsi dalla prospettiva
puramente empirica di rilevazione delle singole criticità riscontrate per
riportare lo sguardo sulla funzione sociale e politica dei CPR 15. Pur gestendo
illeciti di natura amministrativa, i CPR sono infatti strutturati come vere e
proprie carceri, ma con standard di tutela dei diritti e della salute nettamente
inferiori al sistema penitenziario. Proprio su questo fronte, in Piemonte,
Liguria e Valle d’Aosta è attiva la campagna NO CPR – Torino, rivolta al
personale sanitario 16.
La mobilitazione invita a riflettere sui rischi clinici, etici e giuridici della
detenzione amministrativa, con l’obiettivo di opporsi alla struttura torinese e
promuovere una rete nazionale che ne chieda ovunque la chiusura. In particolare,
i professionisti della salute denunciano come questi luoghi siano
fisiologicamente patogeni; di conseguenza, le certificazioni di idoneità alla
vita in centro risultano lesive per le persone e contrarie alla deontologia
medica.
Su scala più ampia, la violenza della detenzione amministrativa va inserita in
un quadro politico e sociale articolato. I CPR costituiscono infatti solo la
punta dell’iceberg della macchina delle espulsioni, in cui si intrecciano i
diversi strati di un razzismo sistemico che si attiva non appena una persona
varca i confini europei.
Chi affronta il viaggio migratorio viene implicitamente punito per la scelta di
aver lasciato il proprio paese d’origine: una colpa fatta pesare fin dal primo
contatto con le istituzioni, durante la richiesta di un permesso di soggiorno, o
anche nell’esercizio del diritto fondamentale di asilo.
Guardare a queste strutture oltre la sola prospettiva antidetentiva rivela la
loro funzione primaria: rafforzare il ricatto del documento. Lottare contro la
detenzione amministrativa significa quindi schierarsi al fianco delle persone
migranti che rivendicano documenti e tutele, ossia la possibilità stessa di
esistere all’interno di uno spazio. Il CPR è la manifestazione più concreta
della frontiera: attaccarlo, esigendo la sua abolizione o pretendendo quanto
meno il rispetto degli standard minimi di legge, vuol dire sostenere attivamente
chi subisce questo dispositivo.
AGGIORNAMENTO
Il 26 agosto 2026 è scoppiata una rivolta all’interno del padiglione C (quello
che non era stato possibile visitare) del CPR di Caltanissetta. Secondo le
ricostruzioni la rivolta sarebbe scoppiata per opporsi ad una deportazione e tre
persone sono state arrestate 17.
1. Le autrici sono attiviste dello Sportello Giuridico Mederì, uno sportello
di supporto legale e pratiche di autonomia dedicato principalmente ai
cittadini stranieri e ai migranti a Bologna ↩︎
2. Garante Nazionale Privati Libertà, Rapporto sulla visita effettuata nel
Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Caltanissetta dell’11 maggio
2024 (pag.3) ↩︎
3. ASGI, Report sulla visita al Centro di Permanenza per il Rimpatrio di
Caltanissetta, novembre 2022 ↩︎
4. Cfr. ActionAid Italia e UNIBE, CPR Caltanissetta – Pian del Lago ↩︎
5. Cfr. ASGI, op. cit., p.5 ↩︎
6. Da quanto si legge nel report dell’11 maggio 2024 redatto dal Garante
Nazionale prima degli interventi di ristrutturazione attuati nel 2020 i tre
padiglioni erano comunicanti. Sempre dallo stesso report emerge che tali
interventi, lungi dall’aver apportato significative migliorie «nelle
condizioni materiali della struttura […] hanno riguardato quasi
esclusivamente la costruzione di alti muri perimetrali in cemento armato
(sostanzialmente riproduttivi del modello logistico proprio dei luoghi di
detenzione carceraria) […] Inoltre, si è provveduto a rinforzare la
recinzione perimetrale esterna allo scopo di prevenire tentativi di fuga. I
padiglioni A, B e C sono stati semplicemente ripuliti»
Garante Nazionale Privati Libertà, Rapporto sulla visita effettuata nel
Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Caltanissetta dell’11 maggio
2024, p.3 ↩︎
7. «La comunicazione del rimpatrio […] viene fatta nel momento stesso in cui
vengono prelevati dal proprio “modulo abitativo”, dalla scorta della
Polizia. Tale prassi è in uso anche al Cpr di Caltanissetta come confermato
dal responsabile della Polizia del centro […] Il Garante nazionale ha più
volte raccomandato che la data della partenza sia comunicata
tempestivamente agli interessati, in modo da consentire loro di
organizzarsi per il viaggio, verificare la restituzione di tutti gli
effetti personali trattenuti all’ingresso nel centro, preparare in
condizioni dignitose i propri bagagli, avvisare i familiari o comunque le
persone di fiducia e/o l’avvocato a conoscenza dei quali portare eventuali
aggiornamenti riguardanti la propria posizione giuridica» Garante Nazionale
Privati Libertà, op.cit., p.7 ↩︎
8. «Le parole: “centro di permanenza temporanea” ovvero: “centro di permanenza
temporanea ed assistenza” sono sostituite, in generale, in tutte le
disposizioni di legge o di regolamento, dalle seguenti: “centro di
identificazione ed espulsione” quale nuova denominazione delle medesime
strutture». Decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, articolo 9, in materia di
“Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” ↩︎
9. Cfr. UNHCR Italia – Contatti ↩︎
10. Come evidenziato nel Rapporto del Garante Nazionale del maggio 2024, tale
prassi si è consolidata a seguito dell’emergenza Covid e non è stata
modificata da allora nonostante il Garante ritenesse «che nei casi in cui
si valuti l’applicazione di una misura di privazione della libertà, sia da
considerarsi prioritaria la modalità che prevede la comparizione fisica
della persona davanti al giudice; tale approccio infatti consente di
valutare meglio le condizioni generali della persona sia dal punto di vista
fisico che psichico e previene eventuali condizionamenti o pressioni alle
quali la persona potrebbe essere esposta». Garante Nazionale Privati
Libertà, op. cit., p.8 ↩︎
11. Sulla problematicità della prescrizione si esprime anche il Garante. Per
una disamina dal punto di vista giuridico si rimanda al Report sulla visita
al Centro di Permanenza e Rimpatrio (CPR) di Caltanissetta, pp. 12-14 ↩︎
12. Nel 2024 le cabine telefoniche disponibili, nel numero di due per ogni
padiglione, erano poste, in riferimento al padiglione A, all’esterno della
recinzione stessa, obbligando le persone a comunicare attraverso le sbarre.
Cfr. Garante Nazionale Privati Libertà, op.cit. p. 4. ↩︎
13. Su questo punto si sofferma anche il Report del Garante, che riporta il
tariffario attivo nel 2024: 8 minuti verso la Tunisia; 22 minuti verso il
Marocco; 16 minuti verso l’Egitto; 18 minuti verso la Nigeria; 14 minuto
verso lo Sri Lanka; 20 minuti verso il Bangladesh; 20 minuti verso l’Iran;
15 minuti verso il Pakistan.
Garante Nazionale Privati Libertà, op.cit., p. 5 ↩︎
14. «Completamente assenti le porte, inadeguatamente sostituite dalle coperte
di lana in dotazione, sia per quanto riguarda le stanze di pernottamento
(da sei), sia per quanto concerne i bagni. In particolare, l’assenza di
porte che possano garantire la privacy all’interno dei servizi igienici, è
una condizione umiliante e degradante per le persone trattenute […] Si
raccomanda la necessità che i bagni e le docce, così come gli ambienti di
pernottamento, siano dotati di porte che garantiscano l’imprescindibile e
necessaria riservatezza di chi usufruisce dei servizi». Garante Nazionale
Privati Libertà, op.cit., p.3 ↩︎
15. Nelle conclusioni al lungo lavoro di monitoraggio a vari CPR promosso
dalle realtà aderenti al TAI si legge: «La condizione di degrado materiale
registrata in tutti i centri, la totale spersonalizzazione dei reclusi, la
abituale violenza fisica e psicologica esercitata su di loro, e la
condizione di persone solo “immagazzinate” nelle strutture, come acutamente
ha messo in luce il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura nel
suo rapporto sui CPR italiani, delineano un quadro generale estremamente
grave che non è riconducibile a specifiche situazioni di mala gestione di
determinati CPR, ma dipende da fattori di natura strutturale non
modificabili; come avviene in tutte le istituzioni totali le finalità
ufficialmente dichiarate poste alla base della realizzazione delle
istituzioni stesse (nel caso dei manicomi la cura della malattia mentale,
nel caso dei CPR l’allontanamento coattivo degli stranieri espulsi) servono
a coprire altre e del tutto diverse finalità di natura prevalentemente
politica», TAI, CPR D’ITALIA: ISTITUZIONI TOTALI Secondo rapporto di
monitoraggio sui CPR di Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo,
Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino, Trapani. Gennaio 2026,
cit. p. 91. ↩︎
16. Il documento integrale della campagna “NO CPR di TORINO!” ↩︎
17. Avvenire, Migranti, tre arresti per la protesta nel CPR di Caltanissetta,
28.08.2026 ↩︎