
Michigan, sette settimane dopo: i confini della coalizione cominciano a muoversi
Pressenza - Thursday, September 24, 2026Sette settimane dopo le primarie democratiche del Michigan, la corsa al Senato sembra entrare in una nuova fase. Non perché Abdul El-Sayed abbia costruito un vantaggio decisivo, né perché Mike Rogers abbia perso terreno in modo irreversibile. La novità è un’altra: i confini delle rispettive coalizioni cominciano a diventare meno rigidi.
La domanda non è più soltanto se El-Sayed possa allargare la propria base senza dividerla. Sempre più spesso, entrambi i candidati cercano di parlare anche a elettori che, almeno sulla carta, appartengono al campo avversario.
Una parte dell’elettorato ebraico si organizza a favore di El-Sayed
Nelle settimane precedenti, il rapporto fra El-Sayed e gli elettori ebrei del Michigan era apparso soprattutto come un problema da risolvere. Alcuni rabbini e leader della comunità avevano indicato principi “non negoziabili”; altri ebrei del Michigan avevano annunciato il proprio sostegno a Rogers.
Il 17 settembre, però, più di 600 ebrei del Michigan hanno firmato una lettera pubblica impegnandosi a votare per El-Sayed. “Michigan Jews for Democracy” comprende esponenti liberali e progressisti, rabbini e figure della vita pubblica dello Stato. La lettera riconosce esplicitamente divergenze su Israele e su alcune posizioni del candidato, ma distingue queste differenze dalla scelta elettorale. [1]
La novità non è quindi che El-Sayed abbia “riconquistato” l’elettorato ebraico. È che la divisione interna è diventata pubblica e organizzata in entrambe le direzioni. L’immagine di una comunità ebraica compatta contro di lui non descrive più adeguatamente la realtà.
Anche il Partito democratico si avvicina a El-Sayed
Un secondo movimento riguarda l’establishment democratico.
Durante le primarie, una parte importante della leadership nazionale aveva sostenuto Haley Stevens. Ora il Senate Majority PAC, vicino alla leadership democratica del Senato, ha aggiunto altri 10 milioni di dollari agli investimenti in Michigan, portando l’impegno complessivo a 30 milioni. Axios ha descritto la decisione come un segnale della ricomposizione del partito attorno a El-Sayed. [2]
Il 22 settembre anche Kamala Harris è intervenuta in Michigan a sostegno del candidato democratico, con particolare attenzione alla mobilitazione degli elettori neri e progressisti. [3]
Qui il movimento è significativo: El-Sayed non sembra essersi spostato drasticamente verso il centro del partito. È invece una parte crescente del partito che, dopo la sua vittoria, sta convergendo sulla sua candidatura.
Rogers cerca voti oltre il proprio campo
Il movimento, però, avviene anche nella direzione opposta. Rogers sta cercando democratici, indipendenti, elettori neri ed ebrei, presentandosi come candidato pragmatico e concentrandosi anche su temi urbani come istruzione e abitazione. [4]
Allo stesso tempo, alla convention repubblicana El-Sayed è stato trasformato in uno dei principali bersagli nazionali del partito: sono stati attaccati le sue posizioni progressiste, i suoi rapporti passati con il commentatore politico online di sinistra Hasan Piker e perfino la sua identità musulmana. El-Sayed ha cercato di sottrarsi a questo terreno, riportando il discorso su benzina, casa, industria automobilistica e costo delle guerre all’estero. [5]
Più interessante ancora è il cambiamento sulla guerra con l’Iran. Rogers, che aveva sostenuto l’intervento dell’amministrazione Trump, ha ora chiesto una rapida conclusione del conflitto, collegandolo all’aumento dei prezzi dell’energia e alle difficoltà economiche delle famiglie. Reuters ha sottolineato la distanza rispetto alla linea di Trump. [6]
Nelle settimane scorse avevamo osservato Tucker Carlson, commentatore politico conservatore, trovare punti di contatto con El-Sayed sull’opposizione all’interventismo. Quel segnale non si è trasformato in una corrente conservatrice a suo favore. Ma ora è Rogers stesso ad avvicinarsi, almeno su un tema, a un terreno occupato da tempo da El-Sayed: il rapporto fra guerra all’estero e costo della vita.
I sondaggi: un piccolo segnale comune
Anche i sondaggi mostrano qualcosa di nuovo. Gli ultimi cinque rilevamenti raccolti da 270toWin danno tutti El-Sayed leggermente avanti, con una media del 47,2% contro il 45,0%. RealClearPolitics calcola un margine medio simile, 46,9% contro 44,8%. [7]
Le differenze restano piccole e spesso entro o vicino al margine d’errore. Non indicano quindi un vantaggio consolidato. Ma, rispetto alle settimane in cui i sondaggi puntavano in direzioni diverse, mostrano per ora una convergenza limitata ma visibile.
Quando i confini diventano mobili
La novità della settima settimana non è un singolo endorsement o un singolo sondaggio. È la simultaneità dei movimenti.
Una parte degli elettori ebrei si organizza a favore di El-Sayed. La leadership democratica nazionale investe sempre più sulla sua candidatura. Rogers cerca democratici, indipendenti, elettori neri ed ebrei e, sulla guerra con l’Iran, si sposta verso un linguaggio più vicino alle preoccupazioni anti-interventiste e al costo della vita.
Le coalizioni non sono ancora cambiate. Ma i loro confini stanno diventando più permeabili.
Entrambi i candidati cercano ormai voti e temi oltre i confini del proprio campo. È in questa zona mobile che la corsa potrebbe decidersi.
Note
[2] Axios, 16 settembre 2026, “Scoop: Schumer’s super PAC doubles down in Michigan”.
[7] 270toWin / RealClearPolitics, sondaggi per il Senato del Michigan, aggiornati a settembre 2026. / RealClearPolitics