Pacifismo e nonviolenza: il ‘caso esemplare’ di Alessandria e dintorni / 1 – UNA STORIA EMBLEMATICA

Pressenza - Tuesday, September 22, 2026

Esaminando i materiali documentali custoditi nell’archivio dall’Associazione per la pace e la nonviolenza di Alessandria che le descrivono e illustrano, Alberto Drera ha analizzato le attività praticate e organizzate dai gruppi pacifisti locali nell’ultimo decennio del XX secolo.

Subito salta all’occhio il nesso tra pace ed ecologia, due questioni fortemente correlate tra loro nelle attività dei movimenti nonviolento e ambientalista ai loro esordi 1  e oggi, proprio in queste giornate in cui è in svolgimento la terza Settimana di azione globale per la Pace e la Giustizia climatica.

La collezione di volantini, manifesti e articoli di giornale e di opuscoli e riviste conservata all’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea in provincia di Alessandria (ISRAL) fornisce informazioni sulle attività svolte dai pacifisti alessandrini dal 1968 fino al 2013 e, in specifico, nelle tre fasi epocali in cui nella città e nella provincia si è sviluppato il movimento di protesta nonviolenta.

La prima fase, dal ’68 al 1975, quando si formano il Comitato per la pace di Acqui Terme e il Comitato Italia-Vietnam alessandrino; la seconda (1976-1986) in cui i collettivi pacifisti proliferano in tutto il Piemonte e si aggregano nel Coordinamento regionale dei Comitati per la pace; la terza (1987-2001) in cui i numerosi gruppi territoriali accrescono e, coagulati in coordinamenti nazionali e reti globali, si rafforzano a vicenda.

Tre periodi in cui l’agenda dei pacifisti alessandrini, italiani, europei e americani era fitta di impegni: iniziative di solidarietà con i movimenti di liberazione da apartheid e colonialismo e con il popolo palestinese e le popolazioni indigene di Africa, Asia e America Latina e manifestazioni di protesta contro le guerre delle grandi potenze ‘occidentali’ nei cosiddetti ‘paesi del terzo mondo’ e la ‘crociata in Iraq’ condotta dagli USA insieme agli alleati NATO e Israele…

Tra il 1990 e il 1991, mentre la prima guerra del Golfo riportava il conflitto armato al centro della scena internazionale, anche in provincia di Alessandria si levò una voce diversa: quella di cittadini, movimenti, associazioni, studenti e credenti che scelsero di opporsi alla guerra in nome della pace. Questo libro ricostruisce lo sviluppo del movimento pacifista alessandrino in uno dei momenti più delicati della storia contemporanea. Emerge il racconto di una mobilitazione civile capace di unire sensibilità diverse attorno a un obiettivo comune: affermare il valore del dialogo contro la logica delle armi  – 2

“La guerra del Golfo (1990-1991) ha rappresentato un momento spartiacque  – evidenzia l’ISRAL presentando la ricerca  3 – A poco meno di un anno dalla caduta del muro di Berlino, quando i conflitti sembravano solo un lontano ricordo, l’Iraq invase il Kuwait, producendo una serie di reazioni a livello internazionale, che poi sfociarono nell’operazione Desert Storm“.

Intanto, parallelamente alla fondazione dell’Associazione per la pace (ASSOPACE), dal 1988 ad Alessandria cominciava a operare il collettivo che “nel 2002, dopo i fatti del G8 a Genova e l’attentato alle Torri Gemelle, si costituì come Associazione per la pace e la nonviolenza per meglio specificare la vicinanza ad una cultura che rifiuta la violenza, e ritiene che la riduzione delle armi, il disarmo nucleare, una democratizzazione delle Nazioni Unite, un’economia di giustizia, una distribuzione delle risorse più equa e un rispetto dell’ambiente più responsabile possano davvero assicurare una pace stabile fra i popoli e una vita dignitosa per i singoli abitanti del pianeta”.

Ad Alessandria e dintorni il decennio 1990-2000 era anche il periodo delle lotte sindacali, poi civili e adesso giudiziarie contro i dirigenti delle multinazionali Eternit a Casale Monferrato e Solvay a Spinetta Marengo…

… e mentre è attesa la sentenza finale del processo Eternit bis 5 all’udienza del 16 novembre prossimo al Tribunale di Alessandria comincerà la fase cruciale del procedimento contro gli imputati accusati responsabili della contaminazione del territorio alessandrino con sostanze chimiche tossiche 6.

  • Quali problematiche o istanze ambientaliste riverberavano nelle idee e iniziative dei gruppi pacifisti attivi ad Alessandria e dintorni nel decennio 1990-2000?

Alberto Drera  – Negli anni Novanta, per molti pacifisti alessandrini la difesa della pace cominciò a intrecciarsi sempre più con la difesa dell’ambiente. La guerra non veniva considerata soltanto come distruzione di vite, città e infrastrutture, ma anche come una delle forme più estreme di devastazione dei territori e di sfruttamento delle risorse.

La guerra del Golfo del 1990-1991 rappresentò, da questo punto di vista, un passaggio particolarmente significativo. Il ruolo strategico del petrolio, gli incendi dei pozzi e le conseguenze ambientali del conflitto rendevano evidente il legame tra guerra, interessi economici e risorse naturali.

Da questa consapevolezza derivavano anche battaglie come quella per il disarmo, contro la crescita della spesa militare e per la riconversione dell’industria bellica.

L’idea era che le risorse destinate alla produzione e alla preparazione della guerra potessero essere orientate verso finalità sociali, civili e, in prospettiva, anche ambientali. Proprio questa ‘contaminazione’ contribuì ad allargare l’idea stessa di pace, non più soltanto come assenza di guerra, ma come ricerca di un modello di società fondato sulla giustizia sociale, sulla tutela dell’ambiente e su un rapporto diverso con le risorse del pianeta.

Nel territorio alessandrino queste sensibilità entrarono inoltre in contatto con un associazionismo sempre più attento alla tutela dell’acqua, dell’aria, del suolo e della salute.

È importante, però, non immaginare un movimento perfettamente omogeneo.

Pacifismo e ambientalismo rimanevano esperienze distinte, ma con importanti zone di sovrapposizione.

  • Quali esperienze o vicende memorabili avvenute ad Alessandria e provincia sono emblematiche della storia del pacifismo italiano, o del pacifismo in generale?

Alberto Drera  – Credo che una delle vicende più emblematiche sia il lungo digiuno contro la guerra del Golfo, durato 42 giorni e organizzato ad Alessandria in piazza della Libertà, dove era stata allestita la Tenda per la pace, una sorta di quartier generale permanente dei pacifisti.

Fu un’esperienza importante non soltanto per il suo valore simbolico e per la radicalità della scelta nonviolenta, ma soprattutto perché trasformò Alessandria in un punto di riferimento per il movimento pacifista nazionale. Durante quei 42 giorni i pacifisti alessandrini mantennero infatti un contatto costante con numerosi gruppi presenti in altre città italiane, da Bologna a Cagliari, da Torino a Sestu, da Piacenza ad Asti, contribuendo al coordinamento delle iniziative contro la guerra.

Altrettanto significativa fu l’esperienza del Telefono contro la guerra.

I pacifisti alessandrini mettevano a disposizione delle famiglie e delle persone che ricevevano la cartolina di preallerta per la chiamata alle armi un servizio di ascolto e di assistenza molto concreto. Non si limitavano a dare sostegno morale a chi si trovava improvvisamente di fronte alla possibilità di partire per il fronte, ma fornivano anche informazioni sulle possibilità di obiezione e sulle modalità per sottrarsi alla chiamata alle armi.  Fu un’iniziativa che ebbe anche un costo politico e giudiziario, perché l’Associazione per la pace venne denunciata e dovette affrontare pesanti accuse, tra cui quella di istigazione a delinquere.

Infine, penso sia importante ricordare il ruolo che alcuni pacifisti alessandrini ebbero direttamente nelle strutture nazionali dell’Associazione per la pace.

Alcuni membri dell’associazione locale facevano infatti parte del Gruppo Operativo Nazionale, il GON, e questo permetteva ad Alessandria di partecipare non soltanto alle mobilitazioni del territorio, ma anche alla progettazione e all’organizzazione di iniziative di carattere nazionale.

In questo senso, la storia del pacifismo alessandrino è interessante proprio perché mostra come una realtà provinciale potesse diventare un laboratorio di partecipazione, organizzazione e nonviolenza con una dimensione che andava ben oltre i confini locali.

  1. Pace ed ecologia: un ‘binomio’ indissolubile, e imprescindibile
  2. Pacifismo locale, conflitto globale. Il movimento pacifista alessandrino e la guerra del Golfo (Impressioni Grafiche, 2026), di Alberto Drera, ricercatore in “Ecologia dei sistemi culturali e istituzionali” al Dipartimento di Giurisprudenza e Scienza Politiche, Economiche e Sociali dell’UPO / Università del Piemonte Orientale
  3. Un contributo di Alberto Drera alla storia del movimento pacifista Alessandrino
  4. L’appello del processo Eternit bis coincide con il 118° anno dall’inizio della produzione a Casale Monferrato
  5. Pfas, due dirigenti della Solvay di Spinetta Marengo a processo per disastro ambientale

Maddalena Brunasti