
Un rapporto ONU accusa gli Stati Uniti di aver commesso crimini di guerra in Iran
L'INDIPENDENTE - Friday, September 18, 2026Il 28 febbraio, l’aviazione degli Stati Uniti inaugurava l’operazione Epic Fury, lanciando intensi raid in tutto l’Iran. Un bombardamento colpiva la scuola elementare di Minab, uccidendo almeno 168 persone, delle quali almeno 120 erano bambini. Nello stesso giorno, un altro attacco colpiva un impianto sportivo di Lamerd, uccidendo almeno 21 civili. Per mesi, Washington ha negato la responsabilità degli attacchi. Un rapporto di esperti incaricati dalle Nazioni Unite, tuttavia, ha individuato «ragionevoli motivi» per ritenere che gli Stati Uniti abbiano commesso crimini di guerra in relazione ai due bombardamenti. Nel caso di Minab, le prove raccolte indicano che la scuola è stata colpita direttamente da armi guidate statunitensi e che il bombardamento non sarebbe riconducibile a un errore casuale. Gli esperti hanno inoltre rilevato che l’edificio scolastico costituiva con ogni probabilità il punto d’impatto previsto, perché colpito ripetutamente.
I tre esperti della Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sull’Iran, che hanno stilato un rapporto destinato al Consiglio dei diritti umani dell’ONU, hanno ricostruito entrambi gli attacchi. A Minab sono stati impiegati missili Tomahawk, che nel conflitto possiedono soltanto gli Stati Uniti. La scuola Shajareh Tayyebeh sorgeva accanto a un complesso navale dei Pasdaran, colpito anch’esso quel giorno. Secondo la missione, però, l’edificio era chiaramente riconoscibile e nessuna informazione ne indicava un uso militare. I sopravvissuti riferiscono che fu centrato due volte, e per gli esperti il danno non deriva da un colpo deviato né da effetti collaterali dell’attacco alla base. Pesa anche un’indagine preliminare dell’esercito americano che, secondo i resoconti di stampa citati nel rapporto, avrebbe già individuato la responsabilità delle forze statunitensi. A Lamerd, invece, i PrSM hanno disperso nuvole di pallini di tungsteno su un complesso sportivo e sull’area residenziale circostante. Fra le vittime ci sono sette bambini. Anche qui l’obiettivo era riconoscibile e privo di funzioni militari, e anche qui gli Stati Uniti risultano l’unica parte in guerra a disporre di quell’arma. In entrambi i casi la missione parla di un «attacco indiscriminato» che ha causato morti, feriti e danni a beni civili.
L’indagine conferma i risultati raccolti da associazioni indipendenti, come Amnesty International, che nel marzo di quest’anno aveva già rilevato come gli USA non avessero usato «tutte le precauzioni possibili per evitare danni alla popolazione civile», atto di «grave violazione del diritto internazionale umanitario». Washington ha respinto le conclusioni e un funzionario del Dipartimento di Stato ha dichiarato che gli Stati Uniti non le ritengono attendibili. L’esercito continua a negare di aver colpito Lamerd e contesta che l’arma usata fosse un Precision Strike Missiles (PrSM). Su Minab, l’esercito starebbe invece indagando, ma non ha mai reso noti risultati. Come scrive la BBC, il segretario alla Difesa Pete Hegseth si è limitato ad assicurare che gli Stati Uniti non prenderebbero «mai di mira obiettivi civili».
Il rapporto riguarda anche le autorità di Teheran. Secondo gli esperti, la repressione delle proteste antigovernative tra dicembre 2025 e gennaio 2026 ha visto commessi una lunga serie di crimini contro l’umanità, tra i quali omicidio, detenzione arbitraria e tortura. Testimoni, operatori sanitari e familiari delle vittime descrivono agenti appostati sui tetti che sparavano sulla folla con fucili d’assalto, e pallini metallici che hanno lasciato molti manifestanti ciechi. Le forze di sicurezza iraniane hanno fatto irruzione negli ospedali, arrestando feriti e personale sanitario, e questo ha dissuaso molte vittime dal cercare cure. Le decine di migliaia di detenuti hanno subito torture, isolamento e la negazione dell’assistenza legale, e almeno 29 persone sono state giustiziate dopo processi sommari. Il bilancio ufficiale parla di 3.000 morti, in gran parte agenti o passanti secondo il governo. La missione ritiene la cifra reale significativamente più alta, mentre l’agenzia statunitense Hrana dice di aver confermato oltre 7.000 uccisioni, quasi tutte di manifestanti. Teheran attribuisce le morti a «terroristi e rivoltosi» sostenuti da Stati Uniti e Israele. Come scrive la Missione, i civili iraniani restano intrappolati fra i crimini del proprio governo e una guerra con Washington e Tel Aviv.
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