Un rapporto ONU accusa gli Stati Uniti di aver commesso crimini di guerra in Iran
Il 28 febbraio, l’aviazione degli Stati Uniti inaugurava l’operazione Epic Fury,
lanciando intensi raid in tutto l’Iran. Un bombardamento colpiva la scuola
elementare di Minab, uccidendo almeno 168 persone, delle quali almeno 120 erano
bambini. Nello stesso giorno, un altro attacco colpiva un impianto sportivo di
Lamerd, uccidendo almeno 21 civili. Per mesi, Washington ha negato la
responsabilità degli attacchi. Un rapporto di esperti incaricati dalle Nazioni
Unite, tuttavia, ha individuato «ragionevoli motivi» per ritenere che gli Stati
Uniti abbiano commesso crimini di guerra in relazione ai due bombardamenti. Nel
caso di Minab, le prove raccolte indicano che la scuola è stata colpita
direttamente da armi guidate statunitensi e che il bombardamento non sarebbe
riconducibile a un errore casuale. Gli esperti hanno inoltre rilevato che
l’edificio scolastico costituiva con ogni probabilità il punto d’impatto
previsto, perché colpito ripetutamente.
I tre esperti della Missione internazionale indipendente di accertamento dei
fatti sull’Iran, che hanno stilato un rapporto destinato al Consiglio dei
diritti umani dell’ONU, hanno ricostruito entrambi gli attacchi. A Minab sono
stati impiegati missili Tomahawk, che nel conflitto possiedono soltanto gli
Stati Uniti. La scuola Shajareh Tayyebeh sorgeva accanto a un complesso navale
dei Pasdaran, colpito anch’esso quel giorno. Secondo la missione, però,
l’edificio era chiaramente riconoscibile e nessuna informazione ne indicava un
uso militare. I sopravvissuti riferiscono che fu centrato due volte, e per gli
esperti il danno non deriva da un colpo deviato né da effetti collaterali
dell’attacco alla base. Pesa anche un’indagine preliminare dell’esercito
americano che, secondo i resoconti di stampa citati nel rapporto, avrebbe già
individuato la responsabilità delle forze statunitensi. A Lamerd, invece, i PrSM
hanno disperso nuvole di pallini di tungsteno su un complesso sportivo e
sull’area residenziale circostante. Fra le vittime ci sono sette bambini. Anche
qui l’obiettivo era riconoscibile e privo di funzioni militari, e anche qui gli
Stati Uniti risultano l’unica parte in guerra a disporre di quell’arma. In
entrambi i casi la missione parla di un «attacco indiscriminato» che ha causato
morti, feriti e danni a beni civili.
L’indagine conferma i risultati raccolti da associazioni indipendenti, come
Amnesty International, che nel marzo di quest’anno aveva già rilevato come gli
USA non avessero usato «tutte le precauzioni possibili per evitare danni alla
popolazione civile», atto di «grave violazione del diritto internazionale
umanitario». Washington ha respinto le conclusioni e un funzionario del
Dipartimento di Stato ha dichiarato che gli Stati Uniti non le ritengono
attendibili. L’esercito continua a negare di aver colpito Lamerd e contesta che
l’arma usata fosse un Precision Strike Missiles (PrSM). Su Minab, l’esercito
starebbe invece indagando, ma non ha mai reso noti risultati. Come scrive la
BBC, il segretario alla Difesa Pete Hegseth si è limitato ad assicurare che gli
Stati Uniti non prenderebbero «mai di mira obiettivi civili».
Il rapporto riguarda anche le autorità di Teheran. Secondo gli esperti, la
repressione delle proteste antigovernative tra dicembre 2025 e gennaio 2026 ha
visto commessi una lunga serie di crimini contro l’umanità, tra i quali
omicidio, detenzione arbitraria e tortura. Testimoni, operatori sanitari e
familiari delle vittime descrivono agenti appostati sui tetti che sparavano
sulla folla con fucili d’assalto, e pallini metallici che hanno lasciato molti
manifestanti ciechi. Le forze di sicurezza iraniane hanno fatto irruzione negli
ospedali, arrestando feriti e personale sanitario, e questo ha dissuaso molte
vittime dal cercare cure. Le decine di migliaia di detenuti hanno subito
torture, isolamento e la negazione dell’assistenza legale, e almeno 29 persone
sono state giustiziate dopo processi sommari. Il bilancio ufficiale parla di
3.000 morti, in gran parte agenti o passanti secondo il governo. La missione
ritiene la cifra reale significativamente più alta, mentre l’agenzia
statunitense Hrana dice di aver confermato oltre 7.000 uccisioni, quasi tutte di
manifestanti. Teheran attribuisce le morti a «terroristi e rivoltosi» sostenuti
da Stati Uniti e Israele. Come scrive la Missione, i civili iraniani restano
intrappolati fra i crimini del proprio governo e una guerra con Washington e Tel
Aviv.
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