Cannabis, la via olandese alla legalizzazione: i primi dati mostrano che normare funziona

L'INDIPENDENTE - Monday, September 14, 2026

Per mezzo secolo l’Olanda è stata l’esempio per la gestione degli stupefacenti, e cannabis in particolare, che tutti citavano e quasi nessuno aveva capito. Nei coffeeshop la vendita al dettaglio era tollerata, non legale: la polizia non interveniva, ma coltivare e rifornire quei negozi restava un reato. Il risultato era un paradosso che gli olandesi chiamavano “il problema della porta di servizio”: davanti si vendeva alla luce del sole, dietro la merce arrivava anche dalla criminalità organizzata. Solo dal 2025 quella porta è stata parzialmente chiusa, con dieci comuni in cui coltivatori autorizzati riforniscono legalmente i distributori, dando vita alla prima filiera della cannabis interamente legale in Europa.

Il 9 settembre il governo dell’Aja ha consegnato al Parlamento i primi dati di analisi del progetto in uno studio coordinato dal WODC, il centro di ricerca del ministero della Giustizia, e condotto da tre istituti indipendenti; confronta i dieci comuni dell’esperimento con altri dieci rimasti sotto il vecchio regime, coprendo il periodo che va dal 7 aprile 2025, avvio della fase sperimentale, al primo trimestre del 2026.

I risultati smentiscono con precisione le previsioni di chi da anni annuncia catastrofi. Il numero di clienti dei coffeeshop e la frequenza delle visite non sono cambiati. Sul consumo non emerge alcuna differenza rispetto ai comuni di controllo: né nella frequenza d’uso, né nei giorni di consumo al mese, né nella quantità giornaliera. Nulla di rilevante nemmeno su salute percepita e consumo problematico. Sulla vivibilità dei quartieri attorno ai negozi, residenti e lavoratori assegnano un voto medio tra 7,6 e 7,8, in linea con la rilevazione precedente e con la media nazionale. Nel frattempo l’assortimento si è ampliato e il prezzo medio della cannabis è sceso più che nei comuni di confronto. Quel che è cambiato, insomma, è il lato dell’offerta: più scelta, prezzi più bassi e una catena interamente tracciata dalla serra allo scaffale.

Non è un caso isolato. A poche centinaia di chilometri, la Svizzera ha scelto una strada diversa ma con la stessa filosofia: prima i dati, poi la legge. Sette progetti pilota autorizzati dall’Ufficio federale della sanità pubblica distribuiscono cannabis controllata a partecipanti iscritti, in farmacia o in punti dedicati. Lo studio Weed Care di Basilea, avviato nel 2023 su circa 370 persone divise per sorteggio fra accesso legale e approvvigionamento illegale, è stato il primo a essere pubblicato su una rivista scientifica internazionale: chi comprava legalmente ha mostrato un calo significativo del consumo problematico, senza aumenti nelle quantità. A Zurigo il progetto Züri Can, partito con oltre 2mila partecipanti, è stato prorogato fino al 2028; secondo le autorità cittadine ha sottratto al mercato nero circa 7,5 milioni di franchi. Nel 2025 la commissione sanità del Consiglio nazionale ha approvato la bozza di una legge federale per regolamentare produzione e vendita.

Allargando lo sguardo, il quadro trova nuove conferme. Il Canada ha legalizzato nel 2018, primo Paese del G7, ed è oggi il laboratorio più grande al mondo. L’indagine nazionale del governo federale mostra che nel 2024 il 72% dei consumatori si riforniva da fonti legali, contro il 37% del 2019, mentre chi comprava da fonti illegali era sceso al 3% dal 16%. Nello stesso periodo il consumo fra i sedici-diciannovenni è rimasto stabile, la quota di consumatori quotidiani non si è mossa dal 2018 e chi dichiara di mettersi alla guida dopo aver fumato è passato dal 27% al 18%. Negli Stati Uniti, dove oltre venti Stati hanno regolamentato il mercato, l’indagine federale sul consumo di sostanze pubblicata quest’estate registra l’8,7% di uso annuale fra i dodici e i diciassette anni: nel 2011, prima della prima legalizzazione statale, era il 14,2%.

Quattro contesti diversi, con regole diverse, restituiscono lo stesso esito. Regolamentare non ha aumentato il consumo e non ha peggiorato la sicurezza dei quartieri. Ha invece tolto ossigeno al mercato nero, reso i prodotti tracciabili e spostato una quota crescente di denaro dai criminali allo Stato, oltre ad aver permesso un fisiologico calo dei reati inerenti gli stupefacenti, permettendo alle forze dell’ordine di concentrarsi di più su altri crimini. Restano problemi da affrontare, come la difficoltà di far scendere i prezzi legali sotto quelli del mercato nero, ad esempio. Ma sono i problemi di chi governa un mercato dopo averlo fatto emergere da sotto il tappeto, non di chi finge che non esista.

 

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