Cannabis, la via olandese alla legalizzazione: i primi dati mostrano che normare funziona
Per mezzo secolo l’Olanda è stata l’esempio per la gestione degli stupefacenti,
e cannabis in particolare, che tutti citavano e quasi nessuno aveva capito. Nei
coffeeshop la vendita al dettaglio era tollerata, non legale: la polizia non
interveniva, ma coltivare e rifornire quei negozi restava un reato. Il risultato
era un paradosso che gli olandesi chiamavano “il problema della porta di
servizio”: davanti si vendeva alla luce del sole, dietro la merce arrivava anche
dalla criminalità organizzata. Solo dal 2025 quella porta è stata parzialmente
chiusa, con dieci comuni in cui coltivatori autorizzati riforniscono legalmente
i distributori, dando vita alla prima filiera della cannabis interamente legale
in Europa.
Il 9 settembre il governo dell’Aja ha consegnato al Parlamento i primi dati di
analisi del progetto in uno studio coordinato dal WODC, il centro di ricerca del
ministero della Giustizia, e condotto da tre istituti indipendenti; confronta i
dieci comuni dell’esperimento con altri dieci rimasti sotto il vecchio regime,
coprendo il periodo che va dal 7 aprile 2025, avvio della fase sperimentale, al
primo trimestre del 2026.
I risultati smentiscono con precisione le previsioni di chi da anni annuncia
catastrofi. Il numero di clienti dei coffeeshop e la frequenza delle visite non
sono cambiati. Sul consumo non emerge alcuna differenza rispetto ai comuni di
controllo: né nella frequenza d’uso, né nei giorni di consumo al mese, né nella
quantità giornaliera. Nulla di rilevante nemmeno su salute percepita e consumo
problematico. Sulla vivibilità dei quartieri attorno ai negozi, residenti e
lavoratori assegnano un voto medio tra 7,6 e 7,8, in linea con la rilevazione
precedente e con la media nazionale. Nel frattempo l’assortimento si è ampliato
e il prezzo medio della cannabis è sceso più che nei comuni di confronto. Quel
che è cambiato, insomma, è il lato dell’offerta: più scelta, prezzi più bassi e
una catena interamente tracciata dalla serra allo scaffale.
Non è un caso isolato. A poche centinaia di chilometri, la Svizzera ha scelto
una strada diversa ma con la stessa filosofia: prima i dati, poi la legge. Sette
progetti pilota autorizzati dall’Ufficio federale della sanità pubblica
distribuiscono cannabis controllata a partecipanti iscritti, in farmacia o in
punti dedicati. Lo studio Weed Care di Basilea, avviato nel 2023 su circa 370
persone divise per sorteggio fra accesso legale e approvvigionamento illegale, è
stato il primo a essere pubblicato su una rivista scientifica internazionale:
chi comprava legalmente ha mostrato un calo significativo del consumo
problematico, senza aumenti nelle quantità. A Zurigo il progetto Züri Can,
partito con oltre 2mila partecipanti, è stato prorogato fino al 2028; secondo le
autorità cittadine ha sottratto al mercato nero circa 7,5 milioni di franchi.
Nel 2025 la commissione sanità del Consiglio nazionale ha approvato la bozza di
una legge federale per regolamentare produzione e vendita.
Allargando lo sguardo, il quadro trova nuove conferme. Il Canada ha legalizzato
nel 2018, primo Paese del G7, ed è oggi il laboratorio più grande al mondo.
L’indagine nazionale del governo federale mostra che nel 2024 il 72% dei
consumatori si riforniva da fonti legali, contro il 37% del 2019, mentre chi
comprava da fonti illegali era sceso al 3% dal 16%. Nello stesso periodo il
consumo fra i sedici-diciannovenni è rimasto stabile, la quota di consumatori
quotidiani non si è mossa dal 2018 e chi dichiara di mettersi alla guida dopo
aver fumato è passato dal 27% al 18%. Negli Stati Uniti, dove oltre venti Stati
hanno regolamentato il mercato, l’indagine federale sul consumo di sostanze
pubblicata quest’estate registra l’8,7% di uso annuale fra i dodici e i
diciassette anni: nel 2011, prima della prima legalizzazione statale, era il
14,2%.
Quattro contesti diversi, con regole diverse, restituiscono lo stesso esito.
Regolamentare non ha aumentato il consumo e non ha peggiorato la sicurezza dei
quartieri. Ha invece tolto ossigeno al mercato nero, reso i prodotti tracciabili
e spostato una quota crescente di denaro dai criminali allo Stato, oltre ad aver
permesso un fisiologico calo dei reati inerenti gli stupefacenti, permettendo
alle forze dell’ordine di concentrarsi di più su altri crimini. Restano problemi
da affrontare, come la difficoltà di far scendere i prezzi legali sotto quelli
del mercato nero, ad esempio. Ma sono i problemi di chi governa un mercato dopo
averlo fatto emergere da sotto il tappeto, non di chi finge che non esista.
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