[Almere – Paesi Bassi] Ma sì, i data center possono bruciare!da Sans Nom, 21.07.26
Forse in tanti si ricordano dell’incendio del data center di OVH a Strasburgo
nel marzo 2021, con i suoi circa quattro milioni di siti internet messi fuori
servizio, e certamente un po’ di meno si ricordano di quello del data center di
Daejong a settembre 2025, che aveva mandato in tilt 647 servizi dello Stato
sud-coreano, centralizzati in questa nave di punta digitale con un assaggio di
cenere. Perché sì, i data center possono bruciare e, aggiungerai un piccolo
sorriso malizioso, se posso farlo accidentalmente e dall’interno, perché non
potrebbero anche volontariamente e dall’esterno?
Per alimentare il dibattito, un nuovo esempio è venuto da Almere, città di circa
230’000 abitanti situati sulla riva opposta della capitale olandese, per
partecipare al banchetto di immaginari infiammati. E’ lo scorso 7 maggio, verso
le 8:30 del mattino, che un allarme anti-incendio è scattato in uno dei data
center del nord della città, provocando l’evaquazione del suo personale, la
reclusione della popolazione circostante avvolta dai fumi tossici e l’arrivo in
forze dei pompieri trenta minuti più tardi. L’incendio del centro di dati di
Almere, presto classificato come maggiore e aggidentale, ha portato i vigili del
fuoco a lottare per circa 12 ore di fila contro le fiamme affrontando il
paradosso che sono partite proprio nel luogo che avrebbe dovuto garantire la
continuità del flusso: la sala di raffreddamento tecnica situata sul retro degli
edifici che ospitano anche i generatori di emergenza e il cosiddetto “sistema di
alimentazione ininterrotta” (UPS-ASI). Senza contare che i serbatoi sotterranei,
contenenti quasi un milione di litri di diesel per poter fornire questi sistemi
di backup autonomi in caso di interruzione di corrente o sabotaggio, sono stati
a loro volta colpiti.
Alla fine, la totalità di questi locali tecnici è stata distrutta su tre piani,
contemporaneamente a una parte dell’approvvigionamento elettrico del data center
da 26’000 metri quadrati e 11 megawatt, che appartiene a Keppel DC REIT ed
affittato alla società olandese NorthC, che già gestisce circa altri venti
centri nei Paesi Bassi, Germania e Svizzera. Di fronte al disastro, NorthC ha
rapidamente messo avanti il fatto che le fiamme non sono riuscite ad arrivare ai
loro preziosi server, ma questa piccola vanteria non è riuscita a mascherare il
fatto che erano comunque messi fuori servizio dopo il blackout generale causando
interruzioni a cascata di servizio. Bisogna dire che l’incendio del data center
di Almere non solo è riuscito a privare di dati il sistema cloud di IBM (sito
“Amsterdam 03”) per quasi cinque giorni, ma che NorthC riuscì a riavviare tutti
i suoi flussi con difficoltà solo dopo una settimana, il 13 maggio, dopo aver
fatto tirare con urgenza più di un chilometro di cavi ad alta tensione, fatto
arrivare sul luogo una ventina di generatori potenti, etc.
Quanto alle conseguenze pratiche, è dal 7 maggio mattina che la Camera di
Commercio Olandese (KVK), il comune di Dronten e il servizio regionale di
gestione delle acque (HDSR, responsabile di dighe, canali, etc.) hanno segnalato
gravi malfunzionamenti informatici mentre l’Università di Utrecht ha dovuto
chiudere la maggior parte dei suoi edifici dal giorno successivo al 12 maggio,
annullando numerosi esami programmati sia da remoto che in presenza. Il taglio
improvvisato dell’accesso ai contenuti dei suoi server in effetti ha bloccato il
funzionamento dell’extranet, ma anche la gestione dei pass digitali posti
all’ingresso di ogni edificio e laboratorio di ricerca.
Quanto alle aziende, è stata prima Brittany Ferries a indicare di essere stata
privata del sistema di prenotazione online, seguita dalla compagnia di traghetti
Rederij Doeksen, le cui scansioni automatiche del controllo dei biglietti
smisero di funzionare, poi furono gli autisti di autobus e tram della regione di
Utrecht ad annunciare di aver perso ogni contatto con il centro di controllo e
coordinamento della loro compagnia di trasporto (Transdev). Allo stesso modo,
diverse cliniche e studi medici hanno dichiatato di aver perso l’accesso ai dati
e ai contatti dei loro pazienti, mentre l’Ufficio Statistico Olandese (Centraal
Bureau voor de Statistiek, CBS) il 16 maggio ha confermato che i suoi database
sulla popolazione e le attività del paese erano stati inaccessibili per diversi
giorni.
Ad oggi sono passati due mesi e questo bell’incendio non ha certamente intaccato
l’arroganza dei tecnici del dominio, ad esempio in termini di ridondanza del
flusso, sia elettrico che di dati. Ma chissà se non si potrà alimentare
l’immaginazione delle creature della notte, per esempio in termini di giganti
dai piedi di argilla sia per il punto di partenza sia per le conseguenze delle
fiamme di Almere?
[Riassunto della stampa olandese, 7-15 maggio 2026]