Abbiamo perso la possibilità di autonomia della mente

Comune-info - Saturday, September 12, 2026

Negli ultimi giorni sono apparsi su Comune tre stimolanti articoli sulla cosiddetta intelligenza artificiale: L’amaro calice (Franco Berardi Bifo), Il calice condiviso. Per un’AI come bene comune? (Stefano Lena) e Umanità e nuove tecnologie (Rino Malinconico). Qui una nuova nota di Bifo

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Ho letto i due testi – Il calice condiviso. Per un’AI come bene comune? (Stefano Lena) e Umanità e nuove tecnologie (Rino Malinconico) – e ringrazio Stefano e Rino per averli scritti. Sembra che io mi sia messo nell’antipatica posizione del cattivo e che devo avere per forza un piglio un po’ severo, e ribadire malefiche profezie (posizione imbarazzante, lo ammetto, ma me la sono andato a cercare e me lo merito).

La risposta di Stefano è molto interessante, e su molti punti credo che abbia più ragioni lui che Doctorow. 

L’automa cognitivo (quella che abitualmente si chiama Intelligenza artificiale è in ultima analisi l’automa capace di simulare e sostituire l’intelligenza umana) potrebbe avere funzioni utili piuttosto che funzioni distruttive. Ma perché questo accada occorre una cosa molto semplice ma in verità molto complicata: l’autonomia della soggettività sociale dall’interesse del Capitale. Questa autonomia, a mio (meditato) parere, non è più nell’ordine del possibile per ragioni politiche, strutturali, tecniche, e soprattutto cognitive.

Il secolo ventuno non conosce più l’alternativa sociale al capitalismo perché non conosce più la possibilità di autonomia della mente. La sconfitta del movimento operaio (avvenuta nel ventesimo secolo) non è stata un incidente di percorso… è stata l’ultima possibilità di emancipazione della razza umana dalla tanatopolitica del capitale. Quell’ultima possibilità è andata a finire come sappiamo, per ragioni che andrebbero approfondite (se ne avessimo il tempo): tradimento strategico della sinistra, precarizzazione del lavoro, decomposizione sociale prodotta dalla grande migrazione…

In assenza di una soggettivazione autonoma, la tecnologia è nelle mani del profitto e della guerra.

Quando dico “soggettività” intendo prima di tutto: che ne è della mente collettiva? Anche qui la mia risposta è antipatica, la mente collettiva è già stata riformattata: siamo di fronte alla disintegrazione dell’attenzione per effetto dell’accelerazione del flusso, alla cancellazione della memoria vivente per effetto della frammentazione del tempo e dell’appiattimento sull’istante. Non si tratta di minacce per il futuro, si tratta di quel che è già accaduto negli ultimi due decenni, e le conseguenze sono già in via di dispiegamento. Il lavoro vivo della mente è sottomesso al capitale tecnologico. Il cervello umano è per gran parte (nella generazione emergente) dipendente dall’automa.

Probabilmente è tutta colpa mia: non sono più in grado di immaginare un futuro perché è svanita in me la simpatia per il genere umano. L’ho detta grossa, no? Ma è così. Dopo Auschwitz era possibile pensare che il genere umano sarebbe divenuto umano, e che il femminile avrebbe prevalso sull’istinto di dominazione. Dopo Gaza non è più possibile. E mi pare che questa antipatia per il genere umano ormai sia quel che di meglio c’è in circolazione. L’evidente intenzione maggioritaria di non riprodurre il genere umano ne è la prova.

E i bambini mi chiederà qualcuno? Per i bambini provo compassione perché sono vittime dell’egoismo riproduttivo (che per fortuna regredisce), e futuri carnefici per vendetta. Mi pare che l’inconscio femminile stia maturando una intenzione: piuttosto che così, meglio niente.

Simpatia per il nulla? Lo confesso, anche se so che sarò accusato di nichilismo. Ma non ho più paura di quell’accusa, forse perché il nulla è il mio prossimo futuro.

[Franco Berardi Bifo]

[Forse con questa nota alcuni lettori di Comune, cui sto già abbastanza antipatico, finiranno per detestarmi. Ma io gli voglio bene lo stesso]

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Franco Berardi Bifo ha aderito alla campagna Un tetto Comune

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