Educare alla nonviolenza, disarmare la scuola: il confronto a Scuola Democratica

Pressenza - Friday, September 11, 2026

Alla Sapienza di Roma, la quarta Conferenza internazionale di Scuola Democratica ha riunito ricercatori, educatori e realtà impegnate nella costruzione di una cultura di pace. Due sessioni dedicate all’educazione nonviolenta hanno intrecciato pensiero pedagogico, ricerca e pratiche sul campo.

Dal 1° al 4 settembre 2026, la Sapienza Università di Roma ha ospitato la quarta Conferenza internazionale di Scuola Democratica. Tra gli spazi di confronto, il panel Nonviolent Education and Demilitarization of Schools: Practices, Tools, and Pedagogical Perspectives Towards Universalist Humanism ha riunito ricercatori, educatori e realtà impegnate nella costruzione di una cultura di pace.

Coordinato da Annabella Coiro, Chiarlie Barnao e Federica Zanetti, il panel ha affrontato una questione sempre più attuale: quale ruolo può avere l’educazione nella costruzione di una società nonviolenta? Barnao, impegnato in attività di ricerca in Palestina, non ha potuto essere presente.

Le due sessioni, svoltesi il 3 e 4 settembre, hanno messo in dialogo prospettive teoriche, ricerche e pratiche educative. Il filo comune è stato il superamento di un’idea di pace intesa soltanto come assenza di guerra, per interrogare le forme di violenza che attraversano le relazioni, le istituzioni e i processi educativi.

Il pensiero di Capitini, gli archivi e le comunità educanti

La prima sessione ha aperto il confronto con il contributo di Gabriella Falcicchio e Daniele Taurino sull’antifascismo intergenerazionale e sulla pedagogia nonviolenta di Aldo Capitini, seguito dall’intervento di Emanuele Follenti sulla non-collaborazione con la guerra come prassi pedagogica.

Un altro percorso è stato quello degli Archives for Peace, presentato da Pamela Giorgi, Tiziana Rita Morgante, Annabella Coiro e Gabriella Fanara: un lavoro che porta le fonti storiche nell’educazione alla nonviolenza nella scuola primaria.

Tiziana Landra, membro di Energia per i Diritti Umani, e Dino Mancarella hanno affrontato il tema delle alleanze tra scuola e comunità attraverso uno studio di buone pratiche per la pace e la nonviolenza. Lo stesso Mancarella, insieme a Caterina Benelli, ha presentato l’autobiografia come dispositivo al servizio della pace.

La sessione ha incluso anche il contributo di Vidmantas Tūtlys e Povilas Dievaitis sull’educazione alla pace nelle politiche educative della Lituania e quello di Federica Zanetti sulle pedagogie trasformative, l’impegno pubblico dell’università e le pratiche di cittadinanza attiva.

Dalla formazione degli insegnanti alla trasformazione dei conflitti

La seconda giornata ha approfondito gli strumenti e le prospettive della formazione nonviolenta. Maria Sangaletti e Agnese Graticola hanno presentato il Teatro dell’Oppresso come pratica trasformativa in un percorso formativo, mentre Agnese Graticola ha proposto una rassegna narrativa sulla formazione nonviolenta degli insegnanti.

Vito Correddu ha portato al centro il passaggio dall’identità rigida all’identità narrativa, interrogando l’educazione nonviolenta come condizione per la riconciliazione. Un contributo che ha ampliato il confronto dalla dimensione didattica a quella delle identità e delle relazioni.

Lucia Irene Porzio ha affrontato il tema della restituzione dei risultati nella ricerca psicologica scolastica, attraverso pratiche partecipative e generative.

Energia per i Diritti Umani è stata presente nel panel anche con il contributo Pedagogy of Nonviolence Between Theory and Practice: The Significance of Energia Per i Diritti Umani, a firma di Vittoria Suriano, Francesca De Vito e Mirko Vecchiarelli. L’intervento ha messo in relazione riflessione pedagogica ed esperienza educativa, richiamando il valore della pratica quotidiana della nonviolenza nelle relazioni.

A chiudere il percorso, Annabella Coiro ha proposto una riflessione collettiva sulla nonviolenza come categoria pubblica e politica dell’educazione.

Una domanda che riguarda tutta la società

Nel loro insieme, i contributi hanno mostrato come l’educazione nonviolenta attraversi molti livelli: la formazione degli insegnanti, la memoria storica, le relazioni in classe, la partecipazione delle comunità, la ricerca e le politiche educative.

Il panel ha così restituito l’immagine di un campo di ricerca e di azione vivo, nel quale la nonviolenza non è soltanto un tema da insegnare, ma una prospettiva capace di interrogare il modo in cui si costruiscono conoscenza, relazioni e cittadinanza.

Come possiamo fare in modo che la nonviolenza diventi una pratica quotidiana nelle relazioni educative? È una domanda che il confronto di Scuola Democratica consegna non soltanto alla scuola e all’università, ma all’intera società.

Redazione Roma