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Educare alla nonviolenza, disarmare la scuola: il confronto a Scuola Democratica
Alla Sapienza di Roma, la quarta Conferenza internazionale di Scuola Democratica ha riunito ricercatori, educatori e realtà impegnate nella costruzione di una cultura di pace. Due sessioni dedicate all’educazione nonviolenta hanno intrecciato pensiero pedagogico, ricerca e pratiche sul campo. Dal 1° al 4 settembre 2026, la Sapienza Università di Roma ha ospitato la quarta Conferenza internazionale di Scuola Democratica. Tra gli spazi di confronto, il panel Nonviolent Education and Demilitarization of Schools: Practices, Tools, and Pedagogical Perspectives Towards Universalist Humanism ha riunito ricercatori, educatori e realtà impegnate nella costruzione di una cultura di pace. Coordinato da Annabella Coiro, Chiarlie Barnao e Federica Zanetti, il panel ha affrontato una questione sempre più attuale: quale ruolo può avere l’educazione nella costruzione di una società nonviolenta? Barnao, impegnato in attività di ricerca in Palestina, non ha potuto essere presente. Le due sessioni, svoltesi il 3 e 4 settembre, hanno messo in dialogo prospettive teoriche, ricerche e pratiche educative. Il filo comune è stato il superamento di un’idea di pace intesa soltanto come assenza di guerra, per interrogare le forme di violenza che attraversano le relazioni, le istituzioni e i processi educativi. Il pensiero di Capitini, gli archivi e le comunità educanti La prima sessione ha aperto il confronto con il contributo di Gabriella Falcicchio e Daniele Taurino sull’antifascismo intergenerazionale e sulla pedagogia nonviolenta di Aldo Capitini, seguito dall’intervento di Emanuele Follenti sulla non-collaborazione con la guerra come prassi pedagogica. Un altro percorso è stato quello degli Archives for Peace, presentato da Pamela Giorgi, Tiziana Rita Morgante, Annabella Coiro e Gabriella Fanara: un lavoro che porta le fonti storiche nell’educazione alla nonviolenza nella scuola primaria. Tiziana Landra, membro di Energia per i Diritti Umani, e Dino Mancarella hanno affrontato il tema delle alleanze tra scuola e comunità attraverso uno studio di buone pratiche per la pace e la nonviolenza. Lo stesso Mancarella, insieme a Caterina Benelli, ha presentato l’autobiografia come dispositivo al servizio della pace. La sessione ha incluso anche il contributo di Vidmantas Tūtlys e Povilas Dievaitis sull’educazione alla pace nelle politiche educative della Lituania e quello di Federica Zanetti sulle pedagogie trasformative, l’impegno pubblico dell’università e le pratiche di cittadinanza attiva. Dalla formazione degli insegnanti alla trasformazione dei conflitti La seconda giornata ha approfondito gli strumenti e le prospettive della formazione nonviolenta. Maria Sangaletti e Agnese Graticola hanno presentato il Teatro dell’Oppresso come pratica trasformativa in un percorso formativo, mentre Agnese Graticola ha proposto una rassegna narrativa sulla formazione nonviolenta degli insegnanti. Vito Correddu ha portato al centro il passaggio dall’identità rigida all’identità narrativa, interrogando l’educazione nonviolenta come condizione per la riconciliazione. Un contributo che ha ampliato il confronto dalla dimensione didattica a quella delle identità e delle relazioni. Lucia Irene Porzio ha affrontato il tema della restituzione dei risultati nella ricerca psicologica scolastica, attraverso pratiche partecipative e generative. Energia per i Diritti Umani è stata presente nel panel anche con il contributo Pedagogy of Nonviolence Between Theory and Practice: The Significance of Energia Per i Diritti Umani, a firma di Vittoria Suriano, Francesca De Vito e Mirko Vecchiarelli. L’intervento ha messo in relazione riflessione pedagogica ed esperienza educativa, richiamando il valore della pratica quotidiana della nonviolenza nelle relazioni. A chiudere il percorso, Annabella Coiro ha proposto una riflessione collettiva sulla nonviolenza come categoria pubblica e politica dell’educazione. Una domanda che riguarda tutta la società Nel loro insieme, i contributi hanno mostrato come l’educazione nonviolenta attraversi molti livelli: la formazione degli insegnanti, la memoria storica, le relazioni in classe, la partecipazione delle comunità, la ricerca e le politiche educative. Il panel ha così restituito l’immagine di un campo di ricerca e di azione vivo, nel quale la nonviolenza non è soltanto un tema da insegnare, ma una prospettiva capace di interrogare il modo in cui si costruiscono conoscenza, relazioni e cittadinanza. Come possiamo fare in modo che la nonviolenza diventi una pratica quotidiana nelle relazioni educative? È una domanda che il confronto di Scuola Democratica consegna non soltanto alla scuola e all’università, ma all’intera società. Redazione Roma
September 11, 2026
Pressenza
LA CONSULTA RICONOSCE IL CONGEDO GENITORIALE ALLE COPPIE DI DONNE
La Corte costituzionale riconosce il diritto al congedo genitoriale anche nelle coppie formate da due donne. Prima della sentenza di oggi, soltanto il padre di una coppia etero aveva diritto al congedo di dieci giorni pagato dall’Inps. Gli ermellini hanno infatti stabilito l’illegittimità dell’articolo 27-bis del decreto legislativo 151 del 2001, quello cioè che non riconosce il congedo obbligatorio a una lavoratrice, genitore intenzionale in una coppia di donne che risultano genitori nei registri dello stato civile. La questione era stata sollevata dalla Corte d’appello di Brescia, che aveva ritenuto discriminatoria la legge, la quale consentiva soltanto al padre di fruire del congedo di paternità obbligatorio, pari a 10 giorni di astensione dal lavoro retribuiti al 100%, escludendo, quindi, dal beneficio la “seconda madre”, nel caso in cui la coppia di genitori sia formata da due donne riconosciute entrambe, perché iscritte nei registri dello stato civile, come madri dallo Stato italiano. Il commento di Angelo Schillaci, docente di Diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza di Roma. Ascolta o scarica
July 21, 2025
Radio Onda d`Urto
ROMA: “CAMBIARE ROTTA” CHIEDERE LA CHIUSURA DI TUTTE LE COLLABORAZIONI ACCADEMICHE CON ISRAELE
Nella mattinata di giovedì 8 maggio, presso il rettorato dell’Università La Sapienza di Roma, si è svolto un flash mob organizzato dall’organizzazione giovanile Cambiare Rotta. Attiviste e attivisti hanno chiesto “il boicottaggio totale di Israele e la rottura di ogni rapporto istituzionale”. La mobilitazione prosegue nel pomeriggio quando studenti e studentesse sono invitate alle ore 17 presso l’aula Majorana, all’edificio di fisica “Marconi”, per proseguire la discussione e capire bloccare i nuovi accordi che l’Università romana continua a firmare con le università di Israele, come ad esempio quello per una ricerca in ottica di precisione che verrebbe direttamente applicata nel settore militare. L’accordo in questione è quello tra il dipartimento di fisica della Sapienza e la Hebrew University, finanziato dal bando Maeci”. Al flash mob attiviste e attiviste hanno ricordato che “per 19 mesi di genocidio in Palestina” si sono susseguite numerose mobilitazioni “contro la barbarie sionista” per chiedere “la fine della complicità con Israele da parte delle nostre istituzioni e delle nostre università, che invece è proseguita impunemente. Solo un mese fa il ministro della difesa israeliano Israel Katz è stato accolto a Roma con tutti gli onori dal ministro Tajani, che insieme alla Bernini e alla rettrice Polimeni della Sapienza ha continuato a ripetere che la collaborazione con Israele è necessaria anche per il ben dei palestinesi, portando come esempio il progetto Food for Gaza, operazione di facciata per ripulire la realtà di una rinnovata collaborazione con le istituzioni criminali israeliane, mentre si continuano a siglare nuovi accordi di ricerca ad applicazione militare”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’intervista a Bartolomeo, rappresentante alla facoltà di Scienze per Cambiare Rotta. Ascolta o scarica