
Autistici/Inventati chiude dopo le sanzioni USA, colpita anche Palestine Action
L'INDIPENDENTE - Monday, September 7, 2026Il collettivo Autistici/Inventati ha chiuso i battenti. Il gruppo, noto per i suoi servizi digitali mirati all’anonimato ed erogati ad attivisti e collettivi, è infine caduto vittima delle pressioni politiche ed economiche statunitensi. L’episodio è frutto di un’ingerenza politica – non giuridica – che richiama da vicino quanto già accaduto alla relatrice delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese e al giudice della Corte Penale Internazionale Nicolas Guillou, a conferma di una coercizione diplomatica che si sta progressivamente normalizzando.
La vicenda è iniziata venerdì 26 agosto 2026, quando il Dipartimento del Tesoro statunitense ha reso pubblico che l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) ha designato Autistici/Inventati come organizzazione che sostiene “cellule antifa e altri violenti dell’estrema sinistra, comprese organizzazioni terroristiche straniere”. Si tratta di una designazione di matrice totalmente politica, frutto di un ordine esecutivo e non di un’indagine di tribunale o di un riconoscimento formale di responsabilità: una misura che si è estesa anche al gruppo inglese Palestine Action e al collettivo transnazionale Masar Badil, ricollegato al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.
Alla luce della decisione dell’OFAC, il 1° settembre Banca Etica ha comunicato pubblicamente la sospensione del conto corrente di Autistici/Inventati. Tecnicamente, la segnalazione ha imposto all’istituto finanziario di innalzare il livello di rischio del gruppo in attesa di ulteriori verifiche, tuttavia le insidie reali vanno ben al di là delle mere meccaniche gestionali: anche qualora venisse riconosciuta l’innocenza di Autistici/Inventati, avere a che fare con il gruppo esporrebbe comunque a una serie di sanzioni secondarie. In altre parole, chiunque commerci o fornisca servizi a un soggetto inserito nella lista nera dell’OFAC rischia multe da parte degli Stati Uniti e, cosa ancora peggiore, l’esclusione dal sistema finanziario di matrice statunitense: pene che si estendono extraterritorialmente, raggiungendo soggetti e istituzioni altrimenti al di fuori della portata formale di Washington.
Pur condannando l’episodio, Banca Etica si è dunque trovata con le spalle al muro, non riuscendo a garantire ad Autistici/Inventati il sostegno necessario a consentire loro di proseguire le operazioni, decidendo piuttosto per la rescissione del contratto. I fondi presenti sul conto non potranno piú essere recuperati. Ieri, 6 settembre, il collettivo ha dunque annunciato la cessazione delle proprie attività, annunciando di voler innanzitutto tutelare i suoi utenti: «non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali. La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi, non ci permette altre scelte», si legge nel comunicato. Per non mettere a rischio o danneggiare persone legate alle proprie attività, Autistici/Inventati ha dunque fatto un passo indietro, preferendo l’invito a “restare umani” a uno scontro ideologico diretto che, con tutta probabilità, avrebbe prodotto vittime collaterali.
In reazione alle mosse dell’amministrazione statunitense, anche Palestine Action Italia sta affrontando difficoltà evidenti: il 2 settembre la piattaforma Donorbox, utilizzata per raccogliere donazioni, ha annunciato senza troppe cerimonie la chiusura dell’account del gruppo, bloccandone l’afflusso di fondi proprio mentre i suoi attivisti sono coinvolti procedimenti giudiziari, uno già avviato e un secondo in partenza a novembre, all’interno dei quali Leonardo S.p.A. si è costituita parte offesa. Parallelamente, Instagram ha chiuso il profilo di Palestine Action Global, decisione presa anch’essa in risposta alle pressioni esercitate dall’OFAC.
Episodi di questo tipo sono giá stati ufficialmente condannati dalle Nazioni Unite e da tribunali di diverse parti del mondo, tuttavia le vittime di questa strategia punitiva si vedono costrette ad affrontare una strada in salita fatta di cause internazionali e di scontri diplomatici che spesso le isolano, poiché l’infrastruttura finanziaria globale é estremamente vulnerabile alle decisioni unilaterali degli Stati Uniti, condizione che mette in scacco ogni azienda e in difficoltá qualsiasi governo.
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