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Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Affoga nel ridicolo “l’attentato” alla base inglese
L’allarmismo guerrafondaio ha superato da tempo i confini del ridicolo, ma i britannici hanno deciso di alzare il livello fino a superare i Monty Pyton nel capolavoro Brian di Nazareth. La notizia del presunto attentato alla base aerea di Fairford, nel sud dell’Inghilterra, vicino Oxford, era sembrata da subito piuttosto […] L'articolo Affoga nel ridicolo “l’attentato” alla base inglese su Contropiano.
September 29, 2026
Contropiano
Inghilterra, vietato manifestare per la Palestina: altri 16 arresti
Nel Regno Unito cambiano i governi, ma a quanto pare la repressione del movimento solidale con la Palestina no. Proprio mentre Andy Burnham teneva a Liverpool il suo primo congresso da premier laburista, circa 200 persone si sono riunite per protestare contro la messa al bando di Palestine Action, individuato dalla precedente maggioranza come gruppo terrorista. Come in tante altre occasioni negli ultimi mesi, è bastato reggere un cartello con scritto: «Mi oppongo al genocidio. Supporto Palestine Action» per far scattare gli arresti a Liverpool. Domenica scorsa sono state arrestate 15 persone, cui si aggiunge il fermo di Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, il giorno precedente. È durata circa due ore la manifestazione di Liverpool, organizzata nei pressi del Liverpool Experience Campus, sede scelta dal Partito Laburista per la sua conferenza annuale. La piazza ha visto schierati in prima linea medici, sacerdoti e pensionati che, rispondendo alla chiamata dell’organizzazione Defend Our Juries, hanno puntato il dito contro la repressione del dissenso. Appellandosi alla sezione 13 del Terrorism Act — che vieta di mostrare o indossare scritte a sostegno di organizzazioni proibite — gli agenti hanno proceduto con gli arresti. Per lo stesso motivo era stato fermato qualche ora prima Robert Del Naja, che ai poliziotti ha detto di non riconoscere il reato contestatogli. Per il frontman dei Massive Attack si tratta del secondo fermo in pochi mesi: già ad aprile aveva manifestato a sostegno di Palestine Action, venendo arrestato insieme ad altre 500 persone. Sono più di 3mila gli arresti effettuati dalla polizia britannica da quando, nel giugno del 2025, l’allora ministra dell’Interno Yvette Cooper ha deciso di inserire Palestine Action tra le organizzazioni terroristiche, criminalizzando attivisti e sostenitori. Sin dalla sua costituzione nel 2020, Palestine Action si è distinta per azioni dirette e dal basso a sostegno del popolo palestinese. Di fronte al genocidio perpetrato da Israele, l’organizzazione ha realizzato diverse azioni di boicottaggio e sabotaggio, come nel caso dell’irruzione, a Bristol, nella fabbrica dell’israeliana Elbit Systems. Parte delle accuse sono nel corso del tempo cadute, mentre la designazione di organizzazione terroristica è tutt’oggi oggetto di valutazione da parte della magistratura britannica. I manifestanti chiedono al nuovo governo un intervento immediato, ripristinando la legalità di Palestine Action. Per questo motivo si sono presentati a Liverpool, nei pressi dei lavori congressuali, che andranno avanti fino al 30 settembre. Il premier Burnham — il settimo nel giro di un decennio — avrà modo di definire ulteriormente i contorni del suo mandato. Dal basso, organizzazioni e cittadini spingono per aumentare il sostegno al popolo palestinese e rompere i rapporti con Israele. A inizio settembre hanno ottenuto un primo risultato: il Regno Unito ha infatti promosso un’azione congiunta con altri 11 Paesi occidentali per vietare i prodotti provenienti dalle colonie israeliane in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale. The post Inghilterra, vietato manifestare per la Palestina: altri 16 arresti appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 28, 2026
L'INDIPENDENTE
PALESTINE ACTION CRIMINALIZZATA COME “TERRORISTA”, MENTRE 12 PAESI SANZIONANO LE COLONIE ISRAELIANE
Il 26 agosto il Dipartimento del Tesoro statunitense ha inserito Palestine Action tra le organizzazioni designate come terroristiche, dopo che una decisione analoga era stata presa l’anno scorso dal governo britannico. La misura ha già prodotto conseguenze concrete: è stata rimossa la pagina Instagram di Palestine Action Global, mentre in Italia Donorbox, piattaforma statunitense utilizzata dal movimento per la raccolta fondi, ha chiuso il suo account citando le proprie policy e il rischio di sanzioni da parte dell’OFAC. La decisione statunitense arriva dopo che l’anno scorso era stato il governo britannico a dare l’etichetta di associazione terroristica al movimento Palestine Action UK. E in un quadro composto da continue sanzioni a realtà di base e movimenti per la Palestina, si segnala anche una forte contraddizione politica. Una dozzina di Paesi hanno annunciato l’intenzione di introdurre o sostenere restrizioni sul commercio di beni proveniente dagli insediamenti israeliani illegali nella Cisgiordania Occupata. “Oggi, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito” confermano la loro intenzione di introdurre restrizioni nazionali e/o sostenere restrizioni europee sul commercio di merci con insediamenti illegali secondo il diritto internazionale, o che stanno valutando attivamente queste e altre misure, in conformità con le loro procedure nazionali”, si legge nella dichiarazione congiunta diffusa martedì 8 settembre. Per ripicca, Israele ha chiuso il consolato di Londra a Gerusalemme Est, espulso i rappresentanti del Regno Unito nel Board of Peace e il divieto di ingresso di 12 funzionari di Londra. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Bruno, di Palestine Action Italia. Ascolta o scarica.
September 8, 2026
Radio Onda d`Urto
Autistici/Inventati chiude dopo le sanzioni USA, colpita anche Palestine Action
Il collettivo Autistici/Inventati ha chiuso i battenti. Il gruppo, noto per i suoi servizi digitali mirati all’anonimato ed erogati ad attivisti e collettivi, è infine caduto vittima delle pressioni politiche ed economiche statunitensi. L’episodio è frutto di un’ingerenza politica – non giuridica – che richiama da vicino quanto già accaduto alla relatrice delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese e al giudice della Corte Penale Internazionale Nicolas Guillou, a conferma di una coercizione diplomatica che si sta progressivamente normalizzando. La vicenda è iniziata venerdì 26 agosto 2026, quando il Dipartimento del Tesoro statunitense ha reso pubblico che l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) ha designato Autistici/Inventati come organizzazione che sostiene “cellule antifa e altri violenti dell’estrema sinistra, comprese organizzazioni terroristiche straniere”. Si tratta di una designazione di matrice totalmente politica, frutto di un ordine esecutivo e non di un’indagine di tribunale o di un riconoscimento formale di responsabilità: una misura che si è estesa anche al gruppo inglese Palestine Action e al collettivo transnazionale Masar Badil, ricollegato al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Alla luce della decisione dell’OFAC, il 1° settembre Banca Etica ha comunicato pubblicamente la sospensione del conto corrente di Autistici/Inventati. Tecnicamente, la segnalazione ha imposto all’istituto finanziario di innalzare il livello di rischio del gruppo in attesa di ulteriori verifiche, tuttavia le insidie reali vanno ben al di là delle mere meccaniche gestionali: anche qualora venisse riconosciuta l’innocenza di Autistici/Inventati, avere a che fare con il gruppo esporrebbe comunque a una serie di sanzioni secondarie. In altre parole, chiunque commerci o fornisca servizi a un soggetto inserito nella lista nera dell’OFAC rischia multe da parte degli Stati Uniti e, cosa ancora peggiore, l’esclusione dal sistema finanziario di matrice statunitense: pene che si estendono extraterritorialmente, raggiungendo soggetti e istituzioni altrimenti al di fuori della portata formale di Washington. Pur condannando l’episodio, Banca Etica si è dunque trovata con le spalle al muro, non riuscendo a garantire ad Autistici/Inventati il sostegno necessario a consentire loro di proseguire le operazioni, decidendo piuttosto per la rescissione del contratto. I fondi presenti sul conto non potranno piú essere recuperati. Ieri, 6 settembre, il collettivo ha dunque annunciato la cessazione delle proprie attività, annunciando di voler innanzitutto tutelare i suoi utenti: «non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali. La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi, non ci permette altre scelte», si legge nel comunicato. Per non mettere a rischio o danneggiare persone legate alle proprie attività, Autistici/Inventati ha dunque fatto un passo indietro, preferendo l’invito a “restare umani” a uno scontro ideologico diretto che, con tutta probabilità, avrebbe prodotto vittime collaterali. In reazione alle mosse dell’amministrazione statunitense, anche Palestine Action Italia sta affrontando difficoltà evidenti: il 2 settembre la piattaforma Donorbox, utilizzata per raccogliere donazioni, ha annunciato senza troppe cerimonie la chiusura dell’account del gruppo, bloccandone l’afflusso di fondi proprio mentre i suoi attivisti sono coinvolti procedimenti giudiziari, uno già avviato e un secondo in partenza a novembre, all’interno dei quali Leonardo S.p.A. si è costituita parte offesa. Parallelamente, Instagram ha chiuso il profilo di Palestine Action Global, decisione presa anch’essa in risposta alle pressioni esercitate dall’OFAC. Episodi di questo tipo sono giá stati ufficialmente condannati dalle Nazioni Unite e da tribunali di diverse parti del mondo, tuttavia le vittime di questa strategia punitiva si vedono costrette ad affrontare una strada in salita fatta di cause internazionali e di scontri diplomatici che spesso le isolano, poiché l’infrastruttura finanziaria globale é estremamente vulnerabile alle decisioni unilaterali degli Stati Uniti, condizione che mette in scacco ogni azienda e in difficoltá qualsiasi governo. The post Autistici/Inventati chiude dopo le sanzioni USA, colpita anche Palestine Action appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 7, 2026
L'INDIPENDENTE
Palestine Action Italia: chiuso l’account Donorbox per le donazioni
La decisione della piattaforma per non conformità alle policy e timori di sanzioni del Dipartimento del Tesoro USA dopo l’inserimento di Palestine action nella lista OFAC È successo di nuovo, ma questa volta più in grande. Dopo che l’anno scorso era stato il governo britannico a dare l’etichetta di associazione terroristica al movimento Palestine Action UK , questa volta è stato il Dipartimento del Tesoro USA con un provvedimento emesso il 26 agosto a designare il movimento, che non è presente solo in UK ma ha versioni in diversi paesi, inclusa l’Italia, come associazione terroristica, inserendolo nella lista OFAC, Office of Foreign Assets Control. Per intenderci si tratta dello stesso provvedimento che ha colpito il collettivo informatico italiano Autistici/Inventati accusato di supporto a diverse associazioni di “estrema sinistra”. L’effetto principale di questo provvedimento è quello di inibire qualsiasi soggetto che rientri nella giurisdizione USA a collaborare con i movimenti e le persone colpite. Un provvedimento simile aveva colpito Francesca Albanese, cittadina italiana alla quale era diventato impossibile avere un conto corrente. Il problema è che, per come funziona il nostro sistema finanziario USA-centrico, una sanzione del Dipartimento del Tesoro USA di fatto esclude i soggetti target da attività quotidiane come appunto gestire un conto e tutti i connessi – anche se non sono cittadini o associazioni statunitensi. Un assaggio di ciò l’abbiamo avuto il 2 settembre: Donorbox ci annuncia di aver eliminato il nostro account. Donorbox, che è un’azienda statunitense, è lo strumento che utilizziamo per raccogliere donazioni. La mail che ci dà questa comunicazione è piuttosto stringata: a seguito di una verifica di conformità l’azienda ha riscontrato che il nostro profilo non è conforme alla loro policy; aggiungono anche che vogliono evitare possibile sanzioni da parte del U.S. Office of Foreign Assets Control: l’OFAC per l’appunto. Abbiamo chiesto dei chiarimenti a riguardo, ma sembra tutto chiaro. Questo avviene in un momento delicato, in cui attiviste e attivisti del movimento stanno affrontando due processi, con relative spese legali (uno già iniziato e uno che inizierà a novembre) in cui la Leonardo si è costituita parte offesa. Intanto, ieri sera la pagina Instagram di Palestine Action Global veniva eliminata. Anche qui, per “terrorismo”. Ci sarebbe molto da dire: che le Nazioni Unite hanno condannato questa designazione; che è incredibile che uno stato che fa un uso sistematico del terrore in casa sua (vedi gli energumeni mascherati dell’ICE che rapiscono e uccidono persone impunemente) e all’estero, definisca “terrorista” un movimento che si oppone al genocidio senza fare violenza sulle persone e adotti provvedimenti che hanno effetti diretti su cittadini e movimenti che non ricadono nella sua giurisdizione, provvedimenti a cui il nostro governo plaude e si accoda; che non è sano che il sistema finanziario mondiale debba ruotare intorno ad un unico paese, che ha la tendenza a fare il buono e il cattivo .tempo, in base agli umori, sempre più labili, sempre più squilibrati, del suo “comandante in capo”. In questo momento però vogliamo solo ricordare questo: dopo che lo scorso anno il governo britannico stigmatizzò Palestine Action UK , decine di migliaia di persone, di tutte le età, scesero in strada per manifestare solidarietà al movimento; migliaia furono arrestate per aver espresso solidarietà reggendo cartelli scritti a mano. Intanto l’Alta Corte britannica dichiarava “sproporzionata e illegittima” la decisione del governo. Questo è ciò che succede quando i prepotenti (per usare un eufemismo) perdono la bussola delle loro azioni e della loro ipocrisia: che le persone di buona volontà si uniscono e provano a ristabilire la verità. Siamo sicuri che anche in questo caso, superate le difficoltà pratiche e prendendo forme diverse, le cose andranno così. Redazione Italia
September 6, 2026
Pressenza
Antifa, il nuovo nemico globale – di Emanuele Braga
Perché la destra radicale avanza, e la sinistra ha smarrito gli strumenti per fermarla Da Washington a Budapest, fino a Torino, l’antifascismo viene progressivamente riscritto come minaccia terroristica. Mentre una nuova internazionale delle destre radicali costruisce nemici, alleanze e un linguaggio comune, una sinistra che per trent’anni ha creduto nella fine delle ideologie fatica persino [...]
August 30, 2026
Effimera
La caccia alle streghe contro gli Antifa
Dagli Stati Uniti all’Europa, l’antiterrorismo si allarga fino a colpire antifascisti, movimenti, solidarietà palestinese e infrastrutture indipendenti. C’è qualcosa di molto più grande del caso Autistici/Inventati nella decisione dell’amministrazione statunitense …