Continua l’aggressione criminale alle coste e al mare. I dati di Mare Monstrum 2026

Pressenza - Monday, September 7, 2026

Sono quattro i principali fattori di pressione sull’ecosistema marino e costiero: l’inquinamento, il cemento illegale, la pesca di frodo e le violazioni del Codice di navigazione. A dircelo è Mare Monstrum 2026 di Legambiente, che nel 2025 ha accertato 20.490 reati, con una diminuzione del 20,4% rispetto all’anno precedente, ai quali si aggiungono però 36.322 illeciti amministrativi (-10,3%), per un totale complessivo di 56.812 violazioni ai danni delle coste e del mare.

Un dato che restituisce comunque la misura di un fenomeno ancora ampio e diffuso in maniera capillare: circa 156 illeciti al giorno e oltre 6 ogni ora lungo le coste del nostro Paese. Vale sempre la pena ricordare che questi numeri sono il risultato dei 750.828 controlli effettuati nel 2025 (-19,8% rispetto al 2024), una flessione che contribuisce a spiegare, almeno in parte, la riduzione complessiva degli illeciti accertati. Sono 21.726 le persone denunciate (-19,2%) e 93 quelle arrestate (-31,1%), mentre i sequestri effettuati sono stati 3.267 (-19,9%). Sul fronte amministrativo si registrano 37.680 sanzioni irrogate (-6,6%), per un valore complessivo pari a oltre 191 milioni di euro, in forte contrazione rispetto al 2024 (-58,1%), a conferma di un ridimensionamento complessivo delle attività sanzionatorie rilevate.

Al primo posto della classifica nazionale per numero di reati si conferma la Campania (4.002), seguita da Puglia (2.599), Sicilia (2.448) e Calabria (1.929). Complessivamente, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra il 53,6% dei reati nazionali, un dato che evidenzia la persistenza di una forte pressione delle illegalità ambientali in questi territori. Analizzando le principali filiere dell’illegalità, il maggior numero di reati riguarda il ciclo illegale dei rifiuti e l’inquinamento marino, con 7.317 reati (pari al 35,7% del totale), seguito dal ciclo illegale del cemento con 6.189 reati (30,2%), dalla pesca illegale con 4.338 reati (21,2%) e dalle violazioni del Codice di navigazione e della nautica da diporto, anche in aree protette, con 2.646 reati (12,9%). Un quadro che, pur nella flessione complessiva rispetto all’anno precedente, conferma la strutturazione e la diffusione dei principali fenomeni illegali lungo le coste italiane.

La morsa delle illegalità lungo le coste italiane, sottolinea Legambiente, richiede interventi urgenti. Nel nostro rapporto, oltre ai focus in cui denunciamo le aggressioni criminali alle coste, abbiamo elaborato anche le 10 proposte che abbiamo avanzato al Parlamento e al Governo per tutelare in maniera più efficace lo straordinario patrimonio ambientale marino del Belpaese.

Queste le 10 proposte avanzate da Legambiente:

1. Ripristinare l’efficacia dell’art.10-bis della legge 120/2020, affidando ai Prefetti l’abbattimento degli abusi edilizi non demoliti dai Comuni;

2. Prevedere il finanziamento con 100 milioni di euro l’anno del Fondo di rotazione istituito presso la Cassa depositi e prestiti a favore dei Comuni che demoliscono abusi edilizi e destinare 50 milioni l’anno a procure Generali e Prefetture per l’esecuzione delle sentenze di condanna;

3. Rafforzare il contrasto alle occupazioni abusive del demanio marittimo per ripristinare la legalità, tutelare l’ambiente e garantirne la fruizione pubblica;

4. Prevedere sanzioni penali per dirigenti comunali che non applicano le norme contro l’abusivismo edilizio e per i funzionari delle aziende erogatrici che stipulano contratti illegittimi con proprietari di immobili abusivi;

5. Rilanciare, a livello locale e nazionale, la costruzione e l’adeguamento dei sistemi fognari e di depurazione, integrando la gestione del ciclo idrico con quella dei rifiuti;

6. Aumentare la circolarità delle acque reflue e dei fanghi di depurazione, puntando su riuso (non è stato ancora emanato il DPR su questo tema), recupero di materia ed energia, e aggiornando la normativa con regole chiare “end of waste”;

7. La piena attuazione alla Direttiva UE 2019/883 sugli impianti portuali per la raccolta dei rifiuti delle navi e introdurre divieti stringenti per lo scarico in mare, come zone speciali di divieto anche oltre le 12 miglia dalla costa.

8. Promuovere politiche attive e misure per la prevenzione nella produzione e per la lotta all’abbandono e la dispersione dei rifiuti;

9. Potenziare i controlli delle Agenzie regionali e provinciali protezione ambientale attraverso il Sistema Nazionale SNPA, rendendo operativa la legge 132/2016 con l’approvazione dei decreti attuativi mancanti;

10. L’adozione, da parte del Governo e del Parlamento, di adeguati interventi normativi con sanzioni efficaci contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata.

Qui il Rapporto: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/09/MareMonstrum2026-02-2.pdf.

Giovanni Caprio