Legambiente: Rapporto “Stop SAD” 2026Nel 2024 il Governo Meloni ha speso 48,3 miliardi di euro in sussidi
ambientalmente dannosi (SAD) destinati a 76 voci tra attività, opere e progetti
connessi, direttamente e indirettamente, alle fossili e alle attività
inquinanti. Una crescita rispetto all’anno precedente che, escludendo i sussidi
straordinari legati all’emergenza bollette, stimava 45,3 miliardi di euro. In 15
anni – dal 2011 (anno di inizio del monitoraggio dell’associazione) ad oggi – la
spesa complessiva per questi sussidi ha raggiunto almeno 436 miliardi di euro.
Sono i numeri del rapporto di Legambiente “Stop Sussidi ambientalmente dannosi
2026”.
Cifre importanti ma solo in parte raccolte nel Catalogo dei Sussidi
Ambientalmente Dannosi e Favorevoli del Ministero dell’Ambiente e della
Sicurezza Energetica, impedendone una reale quantificazione, rimodulazione ed
eliminazione.
Sono 4 in particolare le criticità nel Catalogo che Legambiente denuncia: 18
voci di sussidi non quantificate (come IVA agevolata, sostegni settoriali, fondi
di garanzia e bonus), 14 voci di sussidi assenti (tra cui l’inadeguatezza di
royalties e canoni per le trivellazioni, prestiti e garanzie pubbliche di CDP,
contributi all’autotrasporto e fondi nazionali per l’allevamento), per un totale
di 11,9 miliardi di euro non contabilizzati.
Ben 11 voci di spesa che non trovano corrispondenza tra il Catalogo e i
documenti della Ragioneria dello Stato relativi al 2024, per una differenza,
ingiustificata, di 377,2 milioni di euro.
In aggiunta 18 voci di Sussidi Ambientalmente Incerti (SAI) per 26,4 miliardi di
euro che sostengono allo stesso tempo attività dannose per l’ambiente e
componenti innovative richiederebbero uno studio preliminare e un piano di
trasformazione in “favorevoli”, ma restando “incerti” vengono esclusi da
qualsiasi rimodulazione e il loro impatto negativo non è contabilizzato.
Un caso emblematico di mancata trasparenza nel Catalogo del MASE riguarda le
esenzioni delle royalties sulle estrazioni di gas: riportate per la prima volta,
compaiono sempre con lo stesso valore di 5 milioni di euro dal 2020 al 2024,
indipendentemente dalla quantità di gas estratto e dall’Indice QE.
A fronte di questi numeri, ci sono 23,1 miliardi di euro di SAD che potrebbero
essere eliminati e 25,2 miliardi rimodulati entro il 2030 con un’azione decisa
del Governo, liberando risorse da investire nella transizione energetica e in
settori strategici legati al welfare, alla qualità della vita, alla sanità e
all’innovazione.
Da qui la richiesta che Legambiente avanza all’esecutivo per politiche
strutturali in grado di accelerare rinnovabili ed efficienza energetica
elencando 7 priorità d’azione:
1. un Piano per eliminare e rimodulare i sussidi ambientalmente dannosi (SAD)
entro il 2030;
2. intervenire sulle criticità del Catalogo in termini di quantificazione,
incongruenza e mancanza di voci, per una contabilizzazione completa e
omogenea, propedeutica per l’attuazione del Piano di eliminazione e
rimodulazione;
3. riformare gli oneri di sistema in bolletta, eliminando sussidi diretti e
trasferendoli alla fiscalità generale, per ridurre i costi energetici di
famiglie e imprese;
4. garantire la quota italiana di sostegno ai Paesi poveri secondo la Roadmap
Baku-Belem;
5. riformare accise e tasse sui fossili secondo il principio “chi inquina
paga”, convertendo esenzioni in incentivi verdi;
6. rendere gli incentivi edilizi sostenibili e a zero emissioni, con sussidi
per abitazioni efficienti;
7. rimodulare il sostegno alle fossili secondo il principio Do No Significant
Harm, finanziando solo misure compatibili con la tassonomia UE.
Tra gli interventi prioritari secondo l’associazione ambientalista figura
l’eliminazione dei sussidi alle trivellazioni: nel 2024, l’inadeguatezza dei
canoni e delle tasse nel settore oil & gas, aggravata da esenzioni e tetti
massimi sulle royalties, ha comportato 547,4 milioni di euro di mancati introiti
per lo Stato rispetto ad altri Paesi. E ancora l’eliminazione dei Prestiti e
garanzie pubblici (in particolare Garanzie deliberate nel settore del gas da
SACE e Finanziamenti di CDP nel settore del gas). Una rimodulazione dei
contributi agli impianti alle centrali alle fonti fossili – passati da 1,02
miliardi di euro del 2023 ai 1,18 miliardi del 2024 – che, pur avendo un ruolo
sociale in aree come le isole minori e i territori svantaggiati, necessitano di
politiche strutturate per il passaggio a fonti rinnovabili, riducendo i costi
energetici.
“L’Italia – ha sottolineato Stefano Ciafani, presidente nazionale di
Legambiente – resta ostaggio del gas fossile, mentre rinnovabili, accumuli, reti
ed efficienza, fondamentali per l’indipendenza energetica, continuano a essere
messe in panchina. Una strategia che non rispetta gli impegni internazionali né
il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima e ignora le lezioni dei conflitti
in Ucraina e Medio Oriente, che spingono sempre più in alto i costi dei
combustibili e delle bollette pagate da famiglie e imprese. Un quadro che
potrebbe complicarsi stando ai recenti provvedimenti del Governo come il DL
bollette, i finanziamenti alle campagne sul nucleare o il mantenimento in
riserva delle centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia. Chiediamo
all’esecutivo un cambio di rotta, a partire da un Piano per l’eliminazione e
rimodulazione dei SAD entro il 2030 e la risoluzione delle lacune del Catalogo,
l’unico strumento che dovrebbe aggiornare annualmente queste cifre ma che mostra
una contabilizzazione incompleta e disomogenea”.
https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/03/SSAD26-report_01-1.pdf
Giovanni Caprio