Il Regno Unito aggiorna i piani di difesa nazionale per prepararsi alle “minacce straniere”

L'INDIPENDENTE - Saturday, August 29, 2026

Il Regno Unito aggiorna i piani di difesa nazionale e prepara i cittadini a una possibile aggressione straniera. Sullo sfondo, le minacce russe e il recente attacco informatico contro un impianto energetico britannico, attribuito ad hacker legati all’Iran. Il governo si prepara così a lanciare una campagna per invitare le famiglie ad accumulare cibo in scatola, acqua e altri beni essenziali con cui affrontare blackout, cyberattacchi e prolungate interruzioni dei servizi. Parallelamente, Londra sta riscrivendo il proprio “war book”, il manuale che stabilisce come reagire alle minacce esterne sul fronte civile e militare. «Non è allarmismo, è buon senso», assicurano fonti dell’esecutivo, ma quando persino la dispensa entra nella pianificazione bellica, è lo stesso governo ad alimentare la psicosi di una guerra presentata come un pericolo imminente.

Secondo quanto riferito dal Financial Times, la nuova iniziativa, non ancora presentata ufficialmente nei dettagli, dovrebbe essere coordinata dal Cabinet Office e accompagnata da una campagna di sensibilizzazione sui social. L’obiettivo dichiarato del governo Burnham è rafforzare la «resilienza nazionale», consentendo alle famiglie di cavarsela autonomamente durante la prima fase di un’emergenza e lasciando allo Stato la possibilità di concentrare le risorse sui più vulnerabili. Il portale governativo Prepare raccomanda già di conservare batterie, medicinali, radio, almeno 2,5-3 litri d’acqua al giorno per persona e alimenti non deperibili che non richiedano cottura, indicazioni valide in caso di emergenze capaci di interrompere l’erogazione di acqua, energia o altri servizi essenziali. A cambiare oggi è la cornice nella quale queste misure vengono riproposte. Il National Risk Register 2026 passa in rassegna i principali pericoli per il Paese, mentre il rapporto governativo sul Resilience Action Plan descrive un ambiente sempre più «pericoloso e conteso», segnato da conflitti, cyberattacchi e azioni attribuite alla Russia mantenute al di sotto della soglia della guerra aperta. Il consiglio pratico si salda così alla rappresentazione di un nemico permanente: ogni blackout o anomalia può diventare l’anticamera di un attacco e ogni cittadino viene trasformato nel terminale domestico della mobilitazione nazionale.

Il precedente più evidente risale al marzo 2025, quando la Commissione europea presentò la Preparedness Union Strategy, un pacchetto di trenta azioni per affrontare calamità naturali, pandemie, attacchi informatici e possibili aggressioni militari. La commissaria europea per l’Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, mostrò in un video una borsa di emergenza con gli oggetti ritenuti utili per affrontare le prime 72 ore senza assistenza, contenente cibo, acqua e persino contanti. Il kit era soltanto la parte più scenografica del progetto: la strategia prevedeva anche esercitazioni periodiche, educazione alla preparazione nelle scuole, coordinamento tra strutture civili e militari, scorte strategiche e una giornata europea dedicata. La strada era stata anticipata dalla Svezia, dove nel novembre 2024 il governo aveva distribuito alle famiglie l’opuscolo In caso di crisi o di guerra, con istruzioni per resistere autonomamente almeno una settimana e l’avvertimento di prepararsi allo scenario peggiore: un attacco armato. Non mancano all’appello della pianificazione bellica neppure gli ospedali: dopo Francia e Germania, anche l’Italia si muove per garantire la sicurezza delle strutture sanitarie in caso si verificasse un conflitto militare. Dalle dispense ai reparti ospedalieri, prende forma quella “cultura della preparazione” che rischia di trasformare la crisi permanente nella condizione ordinaria dentro cui organizzare la società.

La campagna britannica arriva nel pieno dell’escalation tra Londra e Mosca. Il governo ha autorizzato il gruppo europeo specializzato nella progettazione e produzione di missili e sistemi missilistici MBDA a trasferire informazioni classificate sulle componenti britanniche dello SCALP, la versione francese dello Storm Shadow, per consentirne l’assemblaggio in Ucraina. Il 27 agosto, Maria Zakharova ha avvertito che «Londra e Parigi giocano col fuoco» e che in risposta ad attacchi contro la Russia compiuti con armi britanniche, Mosca potrebbe colpire strutture e mezzi militari del Regno Unito «in Ucraina e oltre i suoi confini». Nel giro di poche ore, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha smorzato i toni, precisando che la Russia non ha nessuna intenzione di attaccare un Paese NATO. Il 25 agosto, il direttore della CIA John Ratcliffe ha incontrato a Mosca il capo dell’intelligence estera Sergei Naryshkin: secondo fonti citate da Reuters, avrebbe affrontato anche il rischio di operazioni russe contro la NATO, mentre Trump ha definito la missione «semi-routine». È precisamente nello spazio tra fatti accertati e scenari evocati che prospera il terrorismo psicologico e la cosiddetta “teoria dello shock”: la guerra diventa prima una possibilità, poi una previsione e, infine, un destino al quale adattarsi. Il panico rende accettabili il riarmo, la militarizzazione della società, l’imposizione di misure draconiane e nuove compressioni delle libertà. Quando i governi chiedono ai cittadini di prepararsi ogni giorno al peggio, il pericolo è che nessuno chieda più loro di lavorare per evitarlo.

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