Il Regno Unito aggiorna i piani di difesa nazionale per prepararsi alle “minacce straniere”
Il Regno Unito aggiorna i piani di difesa nazionale e prepara i cittadini a una
possibile aggressione straniera. Sullo sfondo, le minacce russe e il recente
attacco informatico contro un impianto energetico britannico, attribuito ad
hacker legati all’Iran. Il governo si prepara così a lanciare una campagna per
invitare le famiglie ad accumulare cibo in scatola, acqua e altri beni
essenziali con cui affrontare blackout, cyberattacchi e prolungate interruzioni
dei servizi. Parallelamente, Londra sta riscrivendo il proprio “war book”, il
manuale che stabilisce come reagire alle minacce esterne sul fronte civile e
militare. «Non è allarmismo, è buon senso», assicurano fonti dell’esecutivo, ma
quando persino la dispensa entra nella pianificazione bellica, è lo stesso
governo ad alimentare la psicosi di una guerra presentata come un pericolo
imminente.
Secondo quanto riferito dal Financial Times, la nuova iniziativa, non ancora
presentata ufficialmente nei dettagli, dovrebbe essere coordinata dal Cabinet
Office e accompagnata da una campagna di sensibilizzazione sui social.
L’obiettivo dichiarato del governo Burnham è rafforzare la «resilienza
nazionale», consentendo alle famiglie di cavarsela autonomamente durante la
prima fase di un’emergenza e lasciando allo Stato la possibilità di concentrare
le risorse sui più vulnerabili. Il portale governativo Prepare raccomanda già di
conservare batterie, medicinali, radio, almeno 2,5-3 litri d’acqua al giorno per
persona e alimenti non deperibili che non richiedano cottura, indicazioni valide
in caso di emergenze capaci di interrompere l’erogazione di acqua, energia o
altri servizi essenziali. A cambiare oggi è la cornice nella quale queste misure
vengono riproposte. Il National Risk Register 2026 passa in rassegna i
principali pericoli per il Paese, mentre il rapporto governativo sul Resilience
Action Plan descrive un ambiente sempre più «pericoloso e conteso», segnato da
conflitti, cyberattacchi e azioni attribuite alla Russia mantenute al di sotto
della soglia della guerra aperta. Il consiglio pratico si salda così alla
rappresentazione di un nemico permanente: ogni blackout o anomalia può diventare
l’anticamera di un attacco e ogni cittadino viene trasformato nel terminale
domestico della mobilitazione nazionale.
Il precedente più evidente risale al marzo 2025, quando la Commissione europea
presentò la Preparedness Union Strategy, un pacchetto di trenta azioni per
affrontare calamità naturali, pandemie, attacchi informatici e possibili
aggressioni militari. La commissaria europea per l’Uguaglianza, la Preparazione
e la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, mostrò in un video una borsa di
emergenza con gli oggetti ritenuti utili per affrontare le prime 72 ore senza
assistenza, contenente cibo, acqua e persino contanti. Il kit era soltanto la
parte più scenografica del progetto: la strategia prevedeva anche esercitazioni
periodiche, educazione alla preparazione nelle scuole, coordinamento tra
strutture civili e militari, scorte strategiche e una giornata europea dedicata.
La strada era stata anticipata dalla Svezia, dove nel novembre 2024 il governo
aveva distribuito alle famiglie l’opuscolo In caso di crisi o di guerra, con
istruzioni per resistere autonomamente almeno una settimana e l’avvertimento di
prepararsi allo scenario peggiore: un attacco armato. Non mancano all’appello
della pianificazione bellica neppure gli ospedali: dopo Francia e Germania,
anche l’Italia si muove per garantire la sicurezza delle strutture sanitarie in
caso si verificasse un conflitto militare. Dalle dispense ai reparti
ospedalieri, prende forma quella “cultura della preparazione” che rischia di
trasformare la crisi permanente nella condizione ordinaria dentro cui
organizzare la società.
La campagna britannica arriva nel pieno dell’escalation tra Londra e Mosca. Il
governo ha autorizzato il gruppo europeo specializzato nella progettazione e
produzione di missili e sistemi missilistici MBDA a trasferire informazioni
classificate sulle componenti britanniche dello SCALP, la versione francese
dello Storm Shadow, per consentirne l’assemblaggio in Ucraina. Il 27 agosto,
Maria Zakharova ha avvertito che «Londra e Parigi giocano col fuoco» e che in
risposta ad attacchi contro la Russia compiuti con armi britanniche, Mosca
potrebbe colpire strutture e mezzi militari del Regno Unito «in Ucraina e oltre
i suoi confini». Nel giro di poche ore, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov
ha smorzato i toni, precisando che la Russia non ha nessuna intenzione di
attaccare un Paese NATO. Il 25 agosto, il direttore della CIA John Ratcliffe ha
incontrato a Mosca il capo dell’intelligence estera Sergei Naryshkin: secondo
fonti citate da Reuters, avrebbe affrontato anche il rischio di operazioni russe
contro la NATO, mentre Trump ha definito la missione «semi-routine». È
precisamente nello spazio tra fatti accertati e scenari evocati che prospera il
terrorismo psicologico e la cosiddetta “teoria dello shock”: la guerra diventa
prima una possibilità, poi una previsione e, infine, un destino al quale
adattarsi. Il panico rende accettabili il riarmo, la militarizzazione della
società, l’imposizione di misure draconiane e nuove compressioni delle libertà.
Quando i governi chiedono ai cittadini di prepararsi ogni giorno al peggio, il
pericolo è che nessuno chieda più loro di lavorare per evitarlo.
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