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Un prigioniero politico al Kremlino
Un conduttore televisivo russo, piuttosto antipatico, riempie di insulti Giorgia Meloni. Il governo, tramite l’apposito ministro degli esteri, convoca l’ambasciatore russo in Italia per protestare. Posto che, come qui da noi, anche da quelle parti un conduttore televisivo non ricopre alcuna carica statale, se i russi adottassero lo stesso criterio […] L'articolo Un prigioniero politico al Kremlino su Contropiano.
April 22, 2026
Contropiano
“L’allargamento della NATO è una provocazione per la Russia”, lo dicono anche documenti di Londra
L’esercito britannico ha affermato centinaia di volte che l’invasione russa dell’Ucraina è stata “non provocata”, ma i documenti declassificati raccontano una storia diversa. Secondo documenti declassificati del 1997, i funzionari britannici ritenevano che l’espansione della NATO “sarebbe stata una provocazione per i russi” se un folto gruppo di stati europei […] L'articolo “L’allargamento della NATO è una provocazione per la Russia”, lo dicono anche documenti di Londra su Contropiano.
April 22, 2026
Contropiano
Cuba, inizia la distribuzione del petrolio russo
Cuba ha iniziato a distribuire in diverse provincie le 100.000 tonnellate di petrolio ricevuto dalla Russia trasportate dalla petroliera Anatoli Kolodkin, ha annunciato Irenaldo Pérez Cardoso, vicedirettore dell’Unione Cuba-Petrolio (CUPET), nel mezzo della crisi energetica causata dal blocco statunitense. Vengono distribuiti benzina, gasolio e gas liquefatto, dando la priorità alla generazione di elettricità e ai servizi essenziali. Pérez Cardoso ha spiegato che la lavorazione del greggio continua e può richiedere da 12 a 15 giorni e che la produzione giornaliera inizierà immediatamente il suo viaggio verso i centri di consumo, utilizzando camion, treni e navi che la porteranno nella regione orientale e nella Isla de la Juventud. Secondo la stima di Pérez Cardoso, però, il petrolio russo coprirà solo circa un terzo della domanda nazionale mensile. “Non risolve l’intero problema energetico, ma costituisce un’importante tregua in mezzo all’assedio imposto”, ha dichiarato. “Una petroliera russa è arrivata a Cuba. È un fatto significativo, di sostegno e vicinanza in situazioni difficili come hanno sempre fatto la Russia e il fratello popolo russo”, ha detto il presidente, Miguel Díaz Canel,  commentando a RT l’arrivo del greggio a sull’isola. Il leader cubano ha aggiunto che i primi benefici dell’arrivo del petrolio russo saranno visibili tra pochi giorni. “Ci sono persone che si chiedono: ‘Beh, perché se la nave è arrivata qualche giorno fa non si vede ancora l’impatto?’. Perché è arrivato petrolio greggio che deve essere raffinato, dopo la distribuzione, da oggi o domani si inizieranno a vedere i risultati dell’aiuto russo”. La petroliera Anatoli Kolodkin è arrivata a Cuba alla fine di marzo con circa 100.000 tonnellate di petrolio, la prima ad arrivare a Cuba da mesi, dopo che gli Stati Uniti hanno costretto il Venezuela e il Messico a tagliare la fornitura di energia all’isola. Cuba non ha ricevuto alcuna fornitura di petrolio dal 9 gennaio, il che ha causato una crisi energetica. All’inizio di aprile il Ministro dell’Energia russo Sergei Tsiviliov ha affermato che la Russia si sta preparando a spedire una seconda petroliera sull’isola caraibica e assicurato che non avrebbe lasciato solo il popolo cubano. Intanto il Messico, la Spagna e il Brasile hanno annunciato l’aumento degli aiuti a Cuba. I governi delle tre nazioni hanno firmato un documento in cui parlano della complessa situazione che la nazione caraibica sta attraversando a causa del blocco degli Stati uniti. “Esortiamo ad adottare le misure necessarie per alleviare questa situazione e a evitare azioni che aggravino le condizioni di vita della popolazione, o siano contrarie al diritto internazionale”, hanno sottolineato nel testo. Inoltre, si sono impegnati “ad aumentare in modo coordinato la risposta umanitaria volta ad alleviare la sofferenza del popolo cubano”. In precedenza la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha chiesto, durante la sua partecipazione al IV vertice in difesa della democrazia, che i Paesi presenti all’evento raggiungessero un accordo per condannare gli attacchi contro la più grande isola delle Antille. (RT, Sputnik) www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
April 20, 2026
Pressenza
Bulgaria. In testa il candidato meno gradito da Bruxelles
I seggi in Bulgaria hanno chiuso alle ore 19.00. Si è registrato un aumento dell’affluenza al voto (fino al 55%). Stando agli exit poll, in testa ci sarebbe il partito di nuova formazione “Bulgaria progressista” guidato dall’ex presidente Radev con circa il 38% dei voti. Al secondo posto si conferma […] L'articolo Bulgaria. In testa il candidato meno gradito da Bruxelles su Contropiano.
April 20, 2026
Contropiano
La UE degli asini che volano
Continua a girare questa fiaba derelitta per cui l’aggressione statunitense all’Iran sarebbe comprensibile e persino utile, avendo come fine uno strangolamento della Cina. Ho addirittura sentito editorialisti spiegare che Trump sta aiutando le partite IVA italiane perché colpisce la “concorrenza sleale” cinese. Ok, giusto per intenderci. La Cina è sicuramente […] L'articolo La UE degli asini che volano su Contropiano.
April 18, 2026
Contropiano
Prigionieri del gas
La guerra scatenata da Trump e Netanyahu contro l’Iran ha provocato, come era prevedibile, uno shock energetico con ripercussioni a livello globale. A pagarne direttamente le conseguenze sono famiglie e imprese che hanno visto schizzare in alto il costo delle bollette. La nuova crisi energetica, la più grave degli ultimi 40 anni secondo l’AD di Eni Claudio Descalzi, impone una riflessione sul perché l’Italia è tra i Paesi più colpiti in Europa. Quasi tutti gli analisti sono d’accordo (tranne il solito Tabarelli, sempre più schiacciato sulle posizioni di Eni e Snam) nell’attribuirne la causa all’eccessiva dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili e in particolare dal gas. Il problema che l’Italia ha di fronte non è la carenza di infrastrutture, che anzi sono in eccesso, ma la difficoltà a reperire la materia prima. Tant’è che Giorgia Meloni è volata in Algeria e Qatar per cercare nuovi acquisti di gas e Descalzi, a sorpresa, nei giorni scorsi ha chiesto di sospendere il bando sui contratti di GNL (gas naturale liquefatto) con la Russia, deciso dall’Unione Europea a partire dal 1° gennaio 2027. L’uscita di Descalzi, che ha creato imbarazzo nel Governo, ha messo a nudo una realtà da sempre sottaciuta: l’Italia è nella trappola delle fonti fossili e non solo non vuole uscirne ma continua addirittura ad investire risorse per rendere ancora più stringente la morsa di questa trappola. L’esempio virtuoso, diametralmente opposto a quello dell’Italia, ci viene dalla Spagna. Il governo Sanchez negli ultimi anni ha investito molto nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili (solare, eolico e idroelettrico) al punto che oggi nel Paese iberico il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica è mediamente il 50 per cento inferiore rispetto all’Italia. Perché? La risposta sta nel fatto che i Paesi che dipendono di meno dalla generazione elettrica tramite gas sono meno colpiti dall’aumento dei costi dell’elettricità. A decidere sono soprattutto i picchi di prezzo nelle ore di punta della sera e del mattino. Spiega Ember, il think tank energetico indipendente, nel suo ultimo rapporto economico: “l’Italia rimane il Paese più esposto, con le centrali a gas che determinano il costo dell’elettricità nell’89 per cento delle ore nel 2026. Al contrario la Spagna ha raggiunto un disaccoppiamento strutturale, con il gas che influenza i prezzi solo nel 15 per cento delle ore grazie all’elevata penetrazione delle energie rinnovabili”. Facendo un confronto tra Spagna e Italia vediamo infatti che nel mix energetico la Spagna copre il fabbisogno di elettricità con il 56 per cento di rinnovabili, 25 per cento gas e 19 per cento nucleare. In Italia, invece, il gas incide per circa il 50 per cento, 34 per cento le rinnovabili, 13 per cento l’import dall’estero e 3 per cento il carbone. Per quanto riguarda l’apporto del nucleare, che attualmente contribuisce a tenere basso il prezzo dell’elettricità, il Governo spagnolo ha deciso di chiudere entro il 2035 le cinque centrali oggi attive e di puntare tutto sull’ulteriore sviluppo delle energie rinnovabili e sugli accumuli. Al contrario il Governo italiano – prima con Draghi e poi con Meloni –, prendendo come pretesto la guerra della Russia contro l’Ucraina, a partire dal 2022 ha varato un paradossale programma di sviluppo delle infrastrutture metanifere che mira ad aumentare di molto la dipendenza dell’Italia dal gas. Con grande soddisfazione, per l’incremento dei loro profitti, da parte delle multinazionali del fossile, in prima fila Eni e Snam. In questo programma, in parte già realizzato, rientrano i due nuovi rigassificatori di GNL a Piombino e Ravenna; il grande metanodotto Linea Adriatica di 425 km da Sulmona a Minerbio (BO) con nuova centrale di compressione a Sulmona; il raddoppio del Tap dall’Azerbaigian; il nuovo metanodotto EastMed – Poseidon da Israele; tre nuovi rigassificatori a sud: Gioia Tauro, Porto Empedocle e Taranto; la metanizzazione della Sardegna. Il Governo Meloni, inoltre, ha deciso di rimandare al 2038 la chiusura delle centrali a carbone, impianti fossili che hanno effetti climalteranti maggiori rispetto al metano. In più ha intrapreso la strada di un costoso e futuribile ritorno al nucleare, mentre resta ancora irrisolto il problema delle scorie delle centrali chiuse 40 anni fa, e mentre altri Paesi europei hanno deciso di dismetterlo.  Oggi l’Italia consuma 63 miliardi di metri cubi di gas, e va detto che tutti gli impianti risultano sottoutilizzati in quanto la capacità tecnica di importazione dall’estero (metanodotti e rigassificatori) supera i 100 miliardi di metri cubi. E questo escludendo le forniture dalla Russia. Qualora tutti i progetti in programma dovessero essere realizzati il nostro Paese avrebbe una disponibilità potenziale di gas superiore a 150 miliardi di metri cubi.  Se, finita la guerra in Ucraina, tornassimo al gas russo, la disponibilità tecnica salirebbe a 190 miliardi di metri cubi. Mentre i consumi al 2030 – ma probabilmente anche prima – scenderanno a meno di 60 miliardi, come prevede l’obiettivo del Pniec (piano nazionale energia e clima) e anche per rispettare il target di riduzione del 55 per cento di CO2 al 2030 fissato dall’UE. Questo esorbitante gap tra infrastrutture e consumi comporterà quattro pesanti conseguenze. In primo luogo, il costo dell’energia in Italia continuerà a dipendere dal gas con forti riflessi negativi sulle bollette.  In secondo luogo, le enormi somme investite nelle nuove infrastrutture, data la loro inutilità, diventeranno improduttive, ma dovranno comunque essere ammortizzate per i prossimi 40/50 anni, contribuendo così ad un ulteriore aumento del costo delle bollette.  In terzo luogo, le risorse spese per i nuovi impianti saranno sottratte allo sviluppo delle fonti pulite e rinnovabili che invece rappresentano l’unica strada virtuosa da percorrere.  Infine, questa folle bulimia fossile avrà come conseguenza un ulteriore peggioramento della crisi climatica e quindi un aumento degli eventi estremi con il suo inevitabile costo in termini di sfascio del territorio e di perdita di vite umane. Non c’è che dire. E’ proprio un bel frutto avvelenato che il nostro Governo sta facendo crescere per farlo digerire ai cittadini italiani e soprattutto alle future generazioni.                                                                                          Mario Pizzola
April 17, 2026
Pressenza
Secondo gli Stati Uniti Cuba è coinvolta nella guerra in Ucraina
Secondo il Dipartimento di Stato USA Cuba sarebbe direttamente coinvolta nella guerra in Ucraina fornendo combattenti all’esercito russo,. Con la precisione di un orologio svizzero ritorna, proprio adesso che le pressioni di Donald Trump e soci si fanno sempre più violente, l’accusa al governo cubano di sostenere militarmente la Russia inviando suoi cittadini a combattere nelle file dell’esercito di Mosca. Accusa che da tempo gira e periodicamente, nei momenti di maggiore pressione, ritorna sul piatto. In un rapporto al Congresso il Dipartimento di Stato ha dichiarato che Cuba potrebbe aver inviato fino a 5.000 propri cittadini per partecipare al conflitto militare in Ucraina dalla parte della Russia e che fornisce attivamente a Mosca sostegno diplomatico e politico. Il rapporto non fornisce prove dirette dell’invio ufficiale di cubani nelle Forze Armate della Federazione Russa, ma contiene indicazioni che il regime abbia tollerato, facilitato o selettivamente agevolato il flusso di reclute e non abbia protetto i propri cittadini. Secondo dati statunitensi e fonti aperte, quindi del tutto inaffidabili, ma poco importa, basta che sia  Washington ad affermarlo per renderli del tutto attendibili, i cubani sono diventati uno dei gruppi più numerosi di combattenti stranieri dalla parte della Russia nella zona del conflitto in Ucraina; le stime variano da 1.000 a 5.000 unità, mentre l’intelligence ucraina parla di diverse migliaia di cubani al fronte. Sullo sfondo dell’inasprimento della pressione di Washington su L’Avana (incluso un blocco di fatto delle forniture di petrolio), Cuba dichiara di aver avviato procedimenti contro i reclutatori, tuttavia gli Stati Uniti considerano il sistema giudiziario del Paese estremamente opaco. La stessa notizia, priva di ogni conferma, è stata usata come pretesto dagli Stati Uniti per votare contro durante la consueta votazione alla sessione ordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove viene ogni anno presentata da Cuba una proposta di risoluzione per la cessazione del sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti all’isola. Ovviamente in una situazione dove gli Stati Uniti cercano ogni pretesto possibile per inasprire le sanzioni e magari far digerire all’opinione pubblica occidentale la necessità di un intervento armato a Cuba per riportare la democrazia, usare l’argomento Ucraina, dove ovviamente la retorica impone alla Russia di essere l’aggressore, fa facile breccia nelle menti dell’opinione pubblica poco informata che si alimenta della propaganda occidentale. L’amministrazione di Donald Trump ha ritirato fuori questa storiella anche per screditare tutto il movimento di solidarietà con Cuba che negli ultime settimane ha cercato di alleviare la difficile situazione economica che l’isola sopporta proprio a causa del blocco imposto dalle varie amministrazioni statunitensi dal 1962. Se riescono a far percepire alla maggioranza dell’opinione pubblica che questo movimento internazionale sta aiutando un Paese attivamente coinvolto nella guerra dell’aggressore contro l’aggredito ucraino, il gioco è presto fatto. Insomma, ogni scusa è buona per il pacificatore della domenica per attaccare Cuba, sperando che ciò serva a far crollare il legittimo governo, senza contare poi che le accuse, come sempre fanno dalla Casa Bianca, non hanno uno straccio di prova che le dimostri. Ma si sa, quando lo affermano loro non dobbiamo dubitare; oggi poi che Donald Trump è paragonato a Dio, quindi in possesso della verità assoluta e indiscutibile, dobbiamo fidarci. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 16, 2026
Pressenza
Quella tentazione di riaprire i tubi con la Russia
Di fronte al collasso delle forniture energetiche provenienti dal Medio Oriente, anche in Italia si sta riaffacciando la tentazione di riaprire i canali di rifornimento dalla Russia interrotti unilateralmente da quattro anni dall’Unione Europea con le sanzioni o con gli attentati terroristici, come nel caso del gasdotto North Stream. L’ultimo […] L'articolo Quella tentazione di riaprire i tubi con la Russia su Contropiano.
April 14, 2026
Contropiano
Nel gioco del Golfo entrano “gli adulti”
“Non interrompere mai un tuo nemico mentre sta commettendo un errore.” Che sia una massima di Napoleone oppure di Sun Tzu, il significato strategico non cambia. Di errori catastrofici l’amministrazione Trump ne sta accumulando a decine, e il ritmo accelera. Neanche il tempo di mordersi la lingua per aver stupidamente […] L'articolo Nel gioco del Golfo entrano “gli adulti” su Contropiano.
April 14, 2026
Contropiano