Francia: il governo fa concessioni, ma la protesta degli studenti va avanti
La mobilitazione che da settimane ormai sta portando in piazza gli studenti in
tutta la Francia non accenna ad attenuarsi, e il governo arranca nel cercare una
soluzione. Ieri, 13 ottobre, centinaia di migliaia di giovani – mezzo milione,
secondo i sindacati studenteschi – sono tornati a mobilitarsi in tutto il Paese,
esprimendo insoddisfazione per la risposta dell’esecutivo. Nei giorni scorsi, il
ministro dell’Istruzione Édouard Geffray e il primo ministro Sébastien Lecornu
avevano infatti annunciato l’assegnazione urgente di oltre 3.000 insegnanti a
circa 500 scuole con grave carenza di personale, autorizzato nuove assunzioni e
promesso emendamenti alla Legge di Bilancio 2027. Non abbastanza per gli
studenti, che ieri hanno messo in atto il «quinto atto» della mobilitazione
contro il governo Macron, caratterizzato da scioperi, blocchi e centinaia di
scuole chiuse.
«Il governo deve cedere per le nostre 10 misure con 10 miliardi di euro» ha
dichiarato l’Union Syndicale Lycéenne, «finché non saranno lì, la nostra
mobilitazione continuerà e si intensificherà». La scorsa settimana, infatti, i
sindacati studenteschi avevano presentato all’esecutivo una lista di dieci
richieste per porre fine alle proteste e migliorare la situazione all’interno
dei licei. Tra queste, vi sono un massiccio piano di ristrutturazione degli
edifici scolastici, nuove assunzioni di personale scolastico e la fine della
repressione del movimento studentesco. Parallelamente, il governo aveva lanciato
una consultazione nazionale e promesso di avviare cinque progetti dedicati alle
«condizioni di apprendimento e di vita» nelle scuole, dalla copertura delle
cattedre vacanti al miglioramento dei locali fatiscenti, fino all’adeguamento
degli istituti alle ondate di caldo, al miglioramento dell’accesso alle attività
sportive e a momenti di vita collettiva e il potenziamento del ruolo dei
Consigli studenteschi.
Secondo i dati diffusi dal primo ministro Lecornu, sono oltre 76mila gli
studenti che hanno risposto alla consultazione, lamentando soprattutto
l’eccessivo carico di lavoro, le condizioni materiali degli edifici e le
cattedre che rimangono a vuoto troppo a lungo per via della mancata assegnazione
di insegnanti o sostituti. Proprio a questo proposito, il ministro
dell’Istruzione Geffray ha presentato un piano di emergenza, con oltre tremila
insegnanti dispiegati per coprire le cattedre vuote in maniera rapida, mentre
saranno disposte «centinaia» di assunzioni e «diverse centinaia di migliaia» di
ore supplementari per le sostituzioni di breve durata. Nel frattempo, il governo
ha promesso di presentare emendamenti alla Legge di Bilancio, per soddisfare le
richieste dei liceali.
Tuttavia, fino a che le promesse non si trasformeranno in azioni concrete, gli
studenti promettono battaglia. Ieri, in quello che hanno definito il «quinto
atto» delle proteste, centinaia di migliaia di giovani hanno occupato le strade
delle principali città francesi, da Parigi a Lione, Marsiglia e Strasburgo. Una
mobilitazione «storica», come l’hanno definita i rappresentanti dei sindacati,
che si ripete «per la terza volta in una settimana». Secondo questi ultimi,
nella giornata di ieri il 90% delle università, che si sono unite alla protesta
dei liceali, era chiusa o bloccata. Durante la giornata è anche stata rilanciata
la grande mobilitazione del prossimo sabato 17 ottobre, che dovrebbe vedere il
ritorno in piazza anche dei “Gilet Gialli”.
Dal canto suo, il governo cerca di mostrarsi aperto al dialogo. «I liceali
devono avere voce in capitolo» ha dichiarato Geffray, che a tal proposito
promette di concedere un maggior numero di studenti dei licei eletti nel
Consiglio Superiore dell’Istruzione (con un terzo dei seggi riservato agli
studenti del percorso professionale) e partecipazione garantita agli organismi
di rappresentanza scolastici territoriali, un budget dedicato per venire
incontro alle loro richieste e un maggiore collegamento con le regioni, per
migliorare il dialogo diretto sui temi d’interesse specifici. Dichiarazioni alle
quali le piazze chiedono impegni concreti e immediati.
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