META a processo per aver causato volontariamente dipendenza nei bambini

L'INDIPENDENTE - Wednesday, August 19, 2026

Meta si trova nuovamente nella situazione perniciosa di dover rispondere di un’accusa che le viene mossa ormai da decenni, ovvero quella di progettare le sue piattaforme deliberatamente per creare dipendenza. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg si trova così coinvolta in un ennesimo processo che mira ad accertare i danni causati dalle piattaforme social. Questa volta, però, la Big Tech non dovrà vedersela con singoli soggetti che si sentono danneggiati da algoritmi asfissianti, bensì con buona parte degli Stati americani – 29 su 50 –, i quali chiedono che Meta paghi una multa da 1.400 miliardi di dollari – in pratica il valore stesso dell’azienda –, oltre a un profondo stravolgimento dei meccanismi che alimentano Instagram e Facebook.

L’episodio è epocale: potrebbe rappresentare un punto di svolta nella gestione di ogni social presente nella vita degli utenti e stravolgere le economie di alcune delle imprese tech più opulente e influenti, quelle legate a doppio filo con politica e finanza. E il Mercato se n’è accorto: mentre Meta si presenta in tribunale, i suoi titoli a Wall Street calano di più del 4,4%. Le premesse, d’altronde, non sono delle migliori. Sebbene il settore tecnologico sia ben lontano dal mirino presidenziale, la presa di posizione di gran parte degli USA riflette un sentimento ormai radicato in buona parte della popolazione.

Da quando esistono, le Big Tech sono state perlopiù graziate da due fattori: la vicinanza agli interessi governativi statunitensi e la famigerata “sezione 230”. La prima ha fatto sì che ogni tentativo di regolamentazione da parte di Paesi terzi venisse inquadrato come un attacco diretto agli Stati Uniti, elemento che comporta complessità geopolitiche non indifferenti; la seconda ha invece creato uno scudo normativo che ha sollevato ogni social e ogni forum dalla responsabilità di ciò che viene pubblicato dai propri utenti. L’idea era fortemente ancorata al desiderio iniziale di garantire che il web prendesse piede: se i portali avessero dovuto imporre una selezione dei contenuti comparabile alla responsabilità editoriale di una testata, internet avrebbe faticato a decollare.

Il processo avviato in California intraprende dunque una direzione completamente diversa, concentrandosi sul benessere dei minori e appoggiandosi su precedenti recenti che hanno già riconosciuto Meta e YouTube come autori di mali digitali. Non potendo far leva sulla responsabilità editoriale delle piattaforme, le recenti cause contro le Big Tech si stanno infatti concentrando su come queste aziende abbiano progettato e sviluppato gli algoritmi di raccomandazione ignorandone la pericolosità, se non addirittura perseguendo dinamiche psicologiche che generano dipendenza al fine di attanagliare gli utenti ai loro servizi.

La posizione dell’accusa è sintetizzata in maniera efficace dal Procuratore generale della California, Rob Bonta, secondo il quale Meta “ha progettato un prodotto pericoloso per i giovani utenti, sapeva che era pericoloso e poi ha mentito ai bambini, alle famiglie e alla comunità sulla sua pericolosità”. Oltre alla sostanziosa multa, gli Stati chiedono dunque a Zuckerberg di introdurre una serie di modifiche strutturali importanti: l’implementazione di un processo di verifica parentale per gli account dei teenager, la rimozione dei filtri dalle foto, l’interruzione dell’autoplay dei contenuti video, il divieto di creare account multipli e l’impossibilità di pubblicare post “effimeri”, ovvero l’eliminazione delle cosiddette “Storie” di Instagram. In sostanza, si pretende che Meta rinunci a tutti quegli espedienti che, per quanto potenzialmente dannosi, le permettono di restare competitiva e agguerrita sul Mercato.

Il caso viene spesso letto, oltreoceano, attraverso la lente delle cause intentate negli anni Novanta contro la Big Tobacco, la lobby delle sigarette che per decenni ha cercato di nascondere e minimizzare gli effetti reali del fumo sulla salute umana. Quelle cause, all’epoca, sconvolsero il settore ma, soprattutto, rivoluzionarono la vita quotidiana delle persone: le aree per fumatori vennero progressivamente ridimensionate e oggi risultano, in molti contesti, quasi del tutto scomparse.

Che qualcosa si stia muovendo per contrastare lo strapotere delle Big Tech è comunque evidente. Gli utenti, pur continuando a fare uso dei social, hanno ormai iniziato a comprendere che questi strumenti sono spesso gestiti in maniera dannosa per la salute mentale e lesiva nei confronti dei diritti individuali, mentre, in Europa, la Commissione Europea ha riconosciuto che Instagram e Facebook non fanno abbastanza per evitare che i loro servizi finiscano con il causare dipendenza.

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