Discorso di Shirō Suzuki, sindaco di Nagasaki, 9 agosto 2026

Pressenza - Sunday, August 16, 2026

Questo discorso è stato letto in occasione della 233 Presenza di Pace in piazza Carignano a Torino

Il 9 agosto 1945, una bomba atomica sganciata da un aereo militare statunitense distrusse in un istante la città di Nagasaki; entro la fine di quell’anno, ben 150.000 persone, pari a due terzi della popolazione, persero la vita o rimasero ferite.

Il defunto Katsuji Yoshida, che all’età di 13 anni fu vittima dell’esplosione, descrisse così quella scena infernale:

Dirigendosi verso l’epicentro dell’esplosione, si vedevano persone carbonizzate e annerite, altre con gli occhi fuori dalle orbite, altre ancora con le viscere fuoriuscite e altre senza arti che vagavano senza meta. Giunti al fiume Urakami, anche lì c’erano molte persone ustionate che, tra olio, sangue e acqua sporca, morivano una dopo l’altra bevendo quell’acqua. Io ero ricoperto di sangue da capo a piedi, la pelle mi si era staccata e penzolava floscia nella parte inferiore del corpo. Anche se la pelle del viso era ancora attaccata, era bruciata e annerita.

Sul volto del signor Yoshida sono rimaste grandi cicatrici da ustioni che non scompariranno mai, e ha continuato a soffrire per gli sguardi di chi lo circondava. Anche le persone che sono riuscite a sfuggire a malapena alla morte hanno riportato profonde ferite fisiche e psicologiche e continuano a portare con sé per tutta la vita l’ansia e la paura di sviluppare tumori e altre malattie a causa delle radiazioni.

Attualmente, sulla Terra esistono oltre 12.000 testate nucleari.

Perché alcuni paesi continuano a ostinarsi a utilizzare armi così crudeli?

Sullo sfondo della sfiducia reciproca, dei conflitti e delle divisioni che dilagano nella comunità internazionale, il «dominio attraverso la forza» delle grandi potenze sta dilagando. Anche i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, che vedono coinvolte potenze nucleari, presentano ancora una situazione che non permette di prevedere soluzioni rapide. Inoltre, si stanno accelerando le iniziative che vanno contro il disarmo nucleare, come la modernizzazione e il potenziamento delle armi nucleari. Si è così entrati in un circolo vizioso che aggrava ulteriormente la sfiducia reciproca, i conflitti e le divisioni.

Ciò è evidenziato anche dal fatto che la Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) non sia riuscita, per la terza volta consecutiva, ad adottare un documento finale orientato al disarmo nucleare.

I paesi che fanno affidamento sulle armi nucleari sostengono la “teoria della deterrenza nucleare”, secondo cui il solo possesso di tali armi, anche senza il loro effettivo utilizzo, è in grado di dissuadere altri paesi dall’attaccarli. Ma chi può affermare con certezza che, in una situazione estrema come la guerra, quando si è costretti a prendere una decisione definitiva che mette in gioco la sopravvivenza della propria nazione, non si finirebbe comunque per premere il «pulsante nucleare»?

Il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki ha messo a nudo la realtà secondo cui l’uomo è in grado di oltrepassare persino il limite dell’uso delle armi nucleari contro altri esseri umani.

I sopravvissuti alle bombe atomiche e le città colpite, che hanno sperimentato sulla propria pelle la potenza delle armi nucleari, capaci di ridurre in frantumi sia la vita che la dignità umana, lanciano un appello con convinzione, forti di quell’esperienza.

La teoria della deterrenza nucleare è estremamente pericolosa. Le armi nucleari non sono un «male necessario», ma un «male assoluto», e l’umanità non potrà mai coesistere con esse.

Cari «cittadini del mondo» che vivete su questo unico pianeta. Per costruire un mondo di pace, c’è qualcosa che possiamo fare.

«Il punto di partenza della pace è avere un cuore capace di comprendere il dolore altrui.»

Queste sono le parole che il signor Yoshida ripeteva sempre quando raccontava la sua esperienza di sopravvissuto alla bomba atomica.

Immedesimarsi nella posizione e nella sofferenza dell’altro e sforzarsi di capirsi a vicenda costituisce un passo fondamentale per evitare contrasti e scontri. Questo diventa il fondamento per coltivare la fiducia e costruire relazioni amichevoli tra persone e tra nazioni, in ogni contesto.

Imprimiamo nel cuore le parole del signor Yoshida e traduciamole in azioni concrete.

A tutti i leader dei vari paesi: vi esortiamo a ripristinare al più presto il multilateralismo e lo «stato di diritto» basati sui principi della Carta delle Nazioni Unite. Vi invitiamo a tornare allo spirito che animava la fondazione delle Nazioni Unite: proteggere la dignità umana e i diritti umani fondamentali e realizzare la pace permanente e la prosperità comune dell’umanità attraverso la cooperazione internazionale.

A tutti i leader delle potenze nucleari e dei paesi che fanno affidamento sulla deterrenza nucleare: dovete guardare in faccia la realtà: più ci si affida alla deterrenza nucleare, più aumenta il rischio di una guerra nucleare.

In particolare, il governo giapponese dovrebbe partecipare alla Conferenza di revisione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, che si terrà per la prima volta quest’anno, e adempiere alla propria missione storica in qualità di unico Paese ad aver subito un attacco atomico durante una guerra. È necessario mantenere saldi i principi di pace e i tre principi antinucleari sanciti dalla Costituzione giapponese, che incarna la determinazione a non ricorrere alla guerra, e rafforzare la diplomazia volta all’allentamento delle tensioni e al disarmo nella comunità internazionale. Chiediamo una svolta verso una politica di sicurezza che non faccia affidamento sulle armi nucleari, anche attraverso la realizzazione di una zona denuclearizzata nell’Asia nord-orientale.

Inoltre, chiediamo con forza il potenziamento dell’assistenza ai sopravvissuti alle bombe atomiche, la cui età media supera gli 86 anni, e il più rapido possibile sostegno a coloro che hanno vissuto l’esperienza dell’esplosione, ma non sono ancora stati riconosciuti come sopravvissuti.

Porgo le mie più sentite condoglianze alle persone che hanno perso la vita a causa delle bombe atomiche e a tutte le vittime della guerra.

Proprio ora che abbiamo ancora la possibilità di ascoltare direttamente le testimonianze dei sopravvissuti alle bombe atomiche, ci impegniamo a tramandare con fermezza, per il futuro, la memoria dell’attacco e i sentimenti dei sopravvissuti.

«Che Nagasaki sia l’ultima città colpita da una bomba atomica». Affinché questo giuramento diventi una realtà eterna, Nagasaki dichiara qui solennemente che, in solidarietà con tutte le persone del mondo che aspirano alla pace, continuerà a progredire senza mai arrendersi verso l’abolizione delle armi nucleari e la realizzazione di una pace mondiale permanente.

Traduzione in italiano a cura di Chie Wada

Coordinamento AGiTe