La 230ma Presenza di Pace in un fine settimana difficileCon le Presenze di Pace sabato 25 luglio siamo arrivati al 230° momento. Ebbene
sì, più di quattro anni, persone diverse, a volte diversissime si sono riunite
in barba alle condizioni meteo per dire, urlare, sostenere il proprio no alle
guerre a partire dal no al riarmo nucleare e alla richiesta di ratifica
dell’accordo sulle armi nucleari, cosa che in Italia non è ancora stata fatta.
Un sabato a dire no alla guerra, “quanti direbbero si vogliamo la guerra?” tra i
passanti casualmente fermati con la domanda: ma tu sei a favore della guerra?”
nessuna risposta affermativa e fortunatamente possiamo dire. Eppure non è stato
un sabato pacifico.
Uno degli interventi ha richiamato l’attenzione sull’innalzamento della tensione
fra Iran e Stati Uniti, tra minacce di Trump, attacchi a navi mercantili e
droni. Proprio nella mattinata di sabato, mentre in piazza ci si riuniva per la
Presenza di Pace, il regime ucraino attaccava una nave mercantile iraniana nel
Mar Caspio, causando la morte di un marinaio e il ferimento di un altro.
Mentre in piazza Carignano parlavamo e chiedevamo la pace, nonostante tutto, in
Val di Susa, a meno di un’ora da Torino, era già attivo il Festival dell’Alta
Felicità. Una tre giorni di musica, incontri e dibattiti e una manifestazione,
proprio il sabato per ribadire e urlare il NO di tutta la comunità della valle.
Parliamo proprio di comunità, non solo giovani alternativi, come a volte vengono
descritti ma proprio tutti gli abitanti della Valle, famiglie, anziani, anche
amministratori pubblici, contrari alla distruzione del proprio territorio a
favore dell’arricchimento di alcuni.
Sabato, giorno centrale del Festival, si è tenuta la consueta manifestazione che
ha toccato tutti i cantieri aperti, 20.000 persone, una vera marea che percorso
strade e sentieri, salire per chi non era riuscito ad arrivare prima è stato
complicato. Lunedì, a Festival concluso, è stato ancora peggio tornare a casa.
Nella mattinata Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi sono arrivati in elicottero
per visitare i cantieri, mentre le forze dell’ordine sottoponevano a controlli i
partecipanti che stavano lasciando la valle. Immediata la risposta del Movimento
NoTav che, velocemente, ha convocato una conferenza stampa proprio per
rispondere allo stato intimidatorio venutosi a creare. Riportiamo le parole di
Nicoletta Dosio, storica attivista del movimento: “Abbiamo praticato il diritto
alla difesa anche sui cantieri ma ci viene imputata la devastazione del cantiere
di Chiomonte: ebbene la devastazione noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su
questo territorio e il vero dire no è dire no a quella devastazione”. Parole
riportate sul loro sito dove continuano “sottolineando che la bellezza di una
Valle è stata trasformata in un deserto e il deserto che vorrebbero è anche
economico e sociale oltre che ambientale. La grande opera doveva essere una
linea passeggeri, poi una linea per le merci e oggi, secondo i suoi promotori, è
sempre più necessaria. Questo perché un’opera del genere deve diventare
“strumento per trasportare armi e eserciti. Ma noi siamo contro la guerra. Noi
diciamo no a questi disegni dell’Europa di Maastricht della Nato”. “Si è parlato
di violenza ma la violenza è quella che noi da trent’anni subiamo con la
militarizzazione che anche oggi viene riproposta con i blocchi di questa mattina
per uscire da Venaus”, queste sono invece le parole di Matilde, giovane
attivista, anche lei presente alla conferenza.
E poiché questo finale di luglio non è caldo soltanto dal punto di vista
meteorologico, non si può ignorare quanto sta accadendo in Cisgiordania. Sabato
notte sono state date alle fiamme due moschee. Vari villaggi sono stati
attaccati. L’aumento dell’aggressività dei coloni era già stato segnalato dal
gruppo Castelnuovo per la Palestina in un incontro tenutosi mercoledì sera a
Casalborgone. La situazione è, purtroppo, presto peggiorata anche se non occupa
un primo piano nelle notizie che vengono diffuse e se lo sono non sempre vengono
comunicate in modo corretto.
Il comitato spontaneo Rete Cuneo per la Palestina ce ne fornisce un esempio. In
un loro comunicato stampa scrivono: “Il 24 luglio 2026, al TG1 delle ore 20:00,
il giornalista Giovan Battista Brunori ha aperto il servizio sui fatti di Tell
con queste parole: «Vicino all’insediamento israeliano di Avat Gilad, non
lontano da Nablus, un gruppo di palestinesi ha attaccato alcuni israeliani che
stavano facendo una escursione e è scoppiato uno scontro»”. Secondo il
comunicato invece “quel giorno un gruppo di coloni armati provenienti da
quell’insediamento era entrato con la forza nelle case e nei terreni del
villaggio palestinese di Tell, un’area interdetta ai civili israeliani. Il
bilancio di questa aggressione è tragico: sono state uccise quattro persone
della stessa famiglia, Farooq Ramadan, 41 anni, Imran, 33 anni, Ibrahim, 31,
Jawad, 28, e altre quattro sono rimaste ferite in condizioni critiche. Nelle ore
successive i coloni hanno attaccato altri cinque villaggi intorno a Nablus” e
continuano: “Definire escursionisti degli aggressori armati e descrivere come
attacco palestinese il tentativo di difesa di una comunità assediata è un atto
di sciacallaggio mediatico”. Per questo motivo il comitato ha presentato un
esposto.
Insomma, quello che è ancora positivo è il coraggio, la tenacia è la voglia di
non mollare, da Matilde e Nicoletta in Val di Susa, agli attivisti che cercano
di sostenere le comunità palestinesi, fino a chi, ogni sabato, continua a
partecipare alle Presenze di Pace. Duecentotrenta volte, ostinatamente.
Sara Panarella