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Anche dalla Presenza di Pace arriva l’invito per l’Eirenefest
Scorrono le settimane, sabato 26 settembre le persone riunite in piazza Carignano lo hanno fatto per la 239ma volta. Il numero dovrebbe far paura, sono passati quasi 5 anni dall’aggressione della Russia ai danni dell’Ucraina e ancora la situazione non accenna a risolversi. Anni in cui di guerre ne sono continuate e iniziate altre: Sudan, Congo, Myanmar, Gaza, Cuba… Anni in cui però la manifestazione del dissenso non si è mai interrotto. sabato in piazza è stato ricordato l’imminente inizio dell’ottava edizione dell’Eirenefest, il Festival della Nonviolenza che, non a caso, ha come sottotitolo: Pratiche di Dissidenza, Disobbedienza, Diserzione. Pressenza è media partner dell’evento. Il programma completo dell’Eirenefest è consultabile qui Tra gli interventi, che sono tutti ascoltabili grazie al podcast, ricordiamo il riferimento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite quando, durante l’intervento di Netanyahu, la sala si è parzialmente svuotata. Foto di Lino Brunetti Sara Panarella
September 29, 2026
Pressenza
Una poesia di Darwish alla 237ma Presenza e al primo giorno di scuola
PENSA AGLI ALTRI di Mahmoud Darwish Mentre prepari la tua colazione, pensa gli altri, non dimenticare il cibo delle colombe. Mentra fai le tue guerre, pensa agli altri, non dimenticare coloro che chiedono la pace. Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, coloro che mungono le nuvole. Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, non dimenticare i popoli delle tende. Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri, coloro che non trovano un posto dove dormire. Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, coloro che hanno perso il diritto di esprimersi. Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio La poesia è stata letta durante la Presenza di Pace di sabato 12 settembre. Ieri, primo giorno per studenti e studentesse piemontesi, è stata letta anche in alcune scuole su iniziativa di Scuola per la Pace. Mahmoud Darwish è uno dei più importanti scrittori palestinesi contemporanei. E’ stato anche giornalista e politico come membro dell’OLP per cui scrisse la Dichiarazione d’Indipendenza Palestinese letta da Yasser Arafat il 15 novembre 1988 durante la sessione conclusiva del 19° Consiglio Nazionale Palestinese. La Dichiarazione proclama la Palestina Stato Indipendente. Uscì dall’OLP in seguito agli Accordi di Oslo firmati da Arafat nel 1993. Il rientro dei profughi era una sua priorità, lui che aveva vissuto in prima persona il dolore dell’esilio quando ancora bambino vide il villaggio natale, al-Birwa, distrutto. Al suo posto hanno trovato spazio le colonie ebraiche di Yas’ur e Ahihud. Durante la Presenza sono stati ricordati alcuni eventi accaduti in passato ma sempre il giorno 11. Impossibile non pensare al colpo di Stato cileno. Era l’11 settembre 1973 quando venne rovesciato il governo del presidente, eletto democraticamente, Salvador Allende. Il presidente morì durante l’attacco, il generale Pinoche prese il potere, una crudele dittatura che ancora oggi ha lasciato nella popolazione cilena un certo timore, come testimoniato in piazza, pur in via indiretta. Sempre l’11 settembre ma nel 1906 invece, a Johannesburg in Sud Africa, Gandhi alla guida degli immigrati indiani adottò per la prima volta la Satyagraha, traducibile come forza della verità: si tratta della teoria alla base della disobbedienza civile praticata come lotta nonviolenta. Una lotta non passiva, non un’astensione ma un attivo atto di ribellione senza violenza. E’ stato ricordato anche l’attacco alle Torri Gemelle del 2001. Foto Lino Brunetti   Sara Panarella
September 15, 2026
Pressenza
L’emergenza climatica alla Presenza di Pace
Le Presenze di Pace hanno raggiunto la 236ma volta sabato 5 settembre. La giornata ha segnato il definitivo rientro dalle vacanze estive anche se le temperature non accennano ancora a diminuire. Proprio temperature roventi e cambiamento climatico sono argomenti trattati già all’inizio della Presenza. Il primo pensiero è stato rivolto al disastro avvenuto in Nepal al confine con il Tibet dove, il 26 agosto, una valanga di ghiaccio e di roccia si è staccata da un ghiacciaio, ha creato uno sbarramento lungo il corso del Fiume Lhende Khola, creando una diga che a sua volta ad un certo punto ha ceduto rilasciando acqua e detriti ad una velocità tra i 100 e i 200 km/h. La frana ha causato oltre 1.300 morti e quasi 5.000 dispersi. A staccarsi non è stato solo ghiaccio, ha ceduto anche parte del permafrost che è la parte di suolo che risulta ghiacciato. In questo caso quindi è venuta giù la roccia trascinando con sé il ghiacciaio. Secondo quanto riportato in rete occorre però valutare se a cedere sia stato il permafrost oppure lo strato ancora più profondo con una quantità di detriti che alcuni hanno paragonato alla frana del Vajont, altri all’energia prodotta dalla bomba nucleare di Hiroshima. Inizialmente il disastro era stato preso per un terremoto di magnitudo 5,2. Legata al dramma in Nepal è stata citata l’ammissione del mancato rispetto del limite di 1,5° di aumento della temperatura fissato a Parigi nel 2015. Ammissione contenuta nell’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) intitolato Limiting Overshoot Spotlight Report che afferma: il clima sta cambiando, il limite non verrà rispettato, cerchiamo di fare in modo che questo superamento sia “il più breve possibile”. Secondo quanto riportato sul sito di Unep “Lo scenario più ottimistico vedrà l’aumento della temperatura raggiungere il picco a 1,8° °C rispetto ai livelli preindustriali, al di sopra dell’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5° °C fissato dall’accordo di Parigi. La maggior parte degli altri scenari prevede picchi più elevati. Al di sopra di 1,5°C, i rischi e gli impatti si intensificheranno con ogni frazione di grado in più e ogni anno. Gli impatti previsti includono condizioni meteorologiche estreme intensificate, perdita di ecosistemi e sommersione dei piccoli stati insulari in via di sviluppo e delle città costiere basse. Si prevedono gravi danni alla salute umana, alla sicurezza alimentare, all’approvvigionamento idrico, alla natura, alle città, alle infrastrutture e alle economie”. Il rapporto è un drammatico richiamo alla necessità di evitare la perdita di ulteriore tempo. Da adesso in poi sarà necessario capire come mitigare gli effetti delle nuove temperature, e purtroppo, anche come adattarsi. Usando le parole di Inger Andersen, Direttore esecutivo dell’UNEP “Possiamo – e dobbiamo – imboccare la strada giusta. Riducendo le emissioni di gas serra, rafforzando la resilienza e l’adattamento e garantendo il superamento di 1,5 °C è il più piccolo e breve possibile”. Un “possiamo e dobbiamo” che passa anche dallo stop alle guerre che sono tragedie umane ma anche ambientali. Tornando alla Presenza, sono stati tanti i punti toccati. Merita sottolineare quanto, durante l’incontro, è emerso in ben due interventi: la questione dello sfruttamento sessuale durante la guerra. Esplicito il riferimento alla portaerei statunitense Abraham Lincoln che ha attraccato a Pattaya, in Thailandia dopo nove mesi di navigazione continua. Si tratta di 5.000 uomini a cui è concesso qualche giorno di “svago” nella città famosa per la sua “vivace vita notturna” così scrive L’Agi. In un paese famoso, insieme ad altri, per lo sfruttamento sessuale di donne giovani, spesso troppo giovani. Per ascoltare gli interventi è disponibile il podcast: Sara Panarella
September 9, 2026
Pressenza
Discorso di Shirō Suzuki, sindaco di Nagasaki, 9 agosto 2026
Questo discorso è stato letto in occasione della 233 Presenza di Pace in piazza Carignano a Torino Il 9 agosto 1945, una bomba atomica sganciata da un aereo militare statunitense distrusse in un istante la città di Nagasaki; entro la fine di quell’anno, ben 150.000 persone, pari a due terzi della popolazione, persero la vita o rimasero ferite. Il defunto Katsuji Yoshida, che all’età di 13 anni fu vittima dell’esplosione, descrisse così quella scena infernale: Dirigendosi verso l’epicentro dell’esplosione, si vedevano persone carbonizzate e annerite, altre con gli occhi fuori dalle orbite, altre ancora con le viscere fuoriuscite e altre senza arti che vagavano senza meta. Giunti al fiume Urakami, anche lì c’erano molte persone ustionate che, tra olio, sangue e acqua sporca, morivano una dopo l’altra bevendo quell’acqua. Io ero ricoperto di sangue da capo a piedi, la pelle mi si era staccata e penzolava floscia nella parte inferiore del corpo. Anche se la pelle del viso era ancora attaccata, era bruciata e annerita. Sul volto del signor Yoshida sono rimaste grandi cicatrici da ustioni che non scompariranno mai, e ha continuato a soffrire per gli sguardi di chi lo circondava. Anche le persone che sono riuscite a sfuggire a malapena alla morte hanno riportato profonde ferite fisiche e psicologiche e continuano a portare con sé per tutta la vita l’ansia e la paura di sviluppare tumori e altre malattie a causa delle radiazioni. Attualmente, sulla Terra esistono oltre 12.000 testate nucleari. Perché alcuni paesi continuano a ostinarsi a utilizzare armi così crudeli? Sullo sfondo della sfiducia reciproca, dei conflitti e delle divisioni che dilagano nella comunità internazionale, il «dominio attraverso la forza» delle grandi potenze sta dilagando. Anche i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, che vedono coinvolte potenze nucleari, presentano ancora una situazione che non permette di prevedere soluzioni rapide. Inoltre, si stanno accelerando le iniziative che vanno contro il disarmo nucleare, come la modernizzazione e il potenziamento delle armi nucleari. Si è così entrati in un circolo vizioso che aggrava ulteriormente la sfiducia reciproca, i conflitti e le divisioni. Ciò è evidenziato anche dal fatto che la Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) non sia riuscita, per la terza volta consecutiva, ad adottare un documento finale orientato al disarmo nucleare. I paesi che fanno affidamento sulle armi nucleari sostengono la “teoria della deterrenza nucleare”, secondo cui il solo possesso di tali armi, anche senza il loro effettivo utilizzo, è in grado di dissuadere altri paesi dall’attaccarli. Ma chi può affermare con certezza che, in una situazione estrema come la guerra, quando si è costretti a prendere una decisione definitiva che mette in gioco la sopravvivenza della propria nazione, non si finirebbe comunque per premere il «pulsante nucleare»? Il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki ha messo a nudo la realtà secondo cui l’uomo è in grado di oltrepassare persino il limite dell’uso delle armi nucleari contro altri esseri umani. I sopravvissuti alle bombe atomiche e le città colpite, che hanno sperimentato sulla propria pelle la potenza delle armi nucleari, capaci di ridurre in frantumi sia la vita che la dignità umana, lanciano un appello con convinzione, forti di quell’esperienza. La teoria della deterrenza nucleare è estremamente pericolosa. Le armi nucleari non sono un «male necessario», ma un «male assoluto», e l’umanità non potrà mai coesistere con esse. Cari «cittadini del mondo» che vivete su questo unico pianeta. Per costruire un mondo di pace, c’è qualcosa che possiamo fare. «Il punto di partenza della pace è avere un cuore capace di comprendere il dolore altrui.» Queste sono le parole che il signor Yoshida ripeteva sempre quando raccontava la sua esperienza di sopravvissuto alla bomba atomica. Immedesimarsi nella posizione e nella sofferenza dell’altro e sforzarsi di capirsi a vicenda costituisce un passo fondamentale per evitare contrasti e scontri. Questo diventa il fondamento per coltivare la fiducia e costruire relazioni amichevoli tra persone e tra nazioni, in ogni contesto. Imprimiamo nel cuore le parole del signor Yoshida e traduciamole in azioni concrete. A tutti i leader dei vari paesi: vi esortiamo a ripristinare al più presto il multilateralismo e lo «stato di diritto» basati sui principi della Carta delle Nazioni Unite. Vi invitiamo a tornare allo spirito che animava la fondazione delle Nazioni Unite: proteggere la dignità umana e i diritti umani fondamentali e realizzare la pace permanente e la prosperità comune dell’umanità attraverso la cooperazione internazionale. A tutti i leader delle potenze nucleari e dei paesi che fanno affidamento sulla deterrenza nucleare: dovete guardare in faccia la realtà: più ci si affida alla deterrenza nucleare, più aumenta il rischio di una guerra nucleare. In particolare, il governo giapponese dovrebbe partecipare alla Conferenza di revisione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, che si terrà per la prima volta quest’anno, e adempiere alla propria missione storica in qualità di unico Paese ad aver subito un attacco atomico durante una guerra. È necessario mantenere saldi i principi di pace e i tre principi antinucleari sanciti dalla Costituzione giapponese, che incarna la determinazione a non ricorrere alla guerra, e rafforzare la diplomazia volta all’allentamento delle tensioni e al disarmo nella comunità internazionale. Chiediamo una svolta verso una politica di sicurezza che non faccia affidamento sulle armi nucleari, anche attraverso la realizzazione di una zona denuclearizzata nell’Asia nord-orientale. Inoltre, chiediamo con forza il potenziamento dell’assistenza ai sopravvissuti alle bombe atomiche, la cui età media supera gli 86 anni, e il più rapido possibile sostegno a coloro che hanno vissuto l’esperienza dell’esplosione, ma non sono ancora stati riconosciuti come sopravvissuti. Porgo le mie più sentite condoglianze alle persone che hanno perso la vita a causa delle bombe atomiche e a tutte le vittime della guerra. Proprio ora che abbiamo ancora la possibilità di ascoltare direttamente le testimonianze dei sopravvissuti alle bombe atomiche, ci impegniamo a tramandare con fermezza, per il futuro, la memoria dell’attacco e i sentimenti dei sopravvissuti. «Che Nagasaki sia l’ultima città colpita da una bomba atomica». Affinché questo giuramento diventi una realtà eterna, Nagasaki dichiara qui solennemente che, in solidarietà con tutte le persone del mondo che aspirano alla pace, continuerà a progredire senza mai arrendersi verso l’abolizione delle armi nucleari e la realizzazione di una pace mondiale permanente. Traduzione in italiano a cura di Chie Wada Coordinamento AGiTe
August 16, 2026
Pressenza
“Il mondo è in guerra, la Terra è in fiamme! Basta!! Cessate il fuoco!!!”
In concomitanza con l’81° anniversario del bombardamento a Hiroshima e Nagasaki, alcuni gruppi che ogni mese e settimana nelle propria città praticano la presenza nonviolenta e il silenzio per la pace commemorano le vittime delle bombe atomiche e delle guerre attualmente in corso svolgono le iniziative focalizzando l’attenzione alle ripercussioni dei conflitti armati nell’aggravamento del degrado ambientale e del surriscaldamento climatico. “Il 6 agosto 1945 l’Enola Gay sganciò Little Boy su Hiroshima, esplosa a 600 metri dal suolo radendo al suolo il 70% degli edifici e causando 140˙000 morti entro fine anno. Tre giorni dopo, il 9 agosto, Fat Man colpì Nagasaki, distruggendo 6,7 km², con 74˙000 morti entro il 1945. Nei cinque anni successivi aumentò la leucemia tra i sopravvissuti, seguita da tumori e malformazioni nei figli delle donne esposte – ricordava SENZATOMICA un anno fa – Nei manuali scolastici Hiroshima e Nagasaki sono spesso raccontate come l’atto finale della Seconda guerra mondiale. In realtà, quelle due esplosioni segnarono un inizio…”. Oltre alle oltre 214˙000 vittime delle esplosioni e alle innumerevoli persone affette dalle malattie letali e invalidanti causate dalle radiazioni, le bombe atomiche hanno provocato devastazioni ambientali che a distanza di decenni abbiamo riscontrato e misurato… Adesso, invece, non sappiamo ancora quali e quanto estesi e perduranti saranno gli effetti collaterali delle guerre attualmente combattute. Sicuramente i conflitti armati del presente hanno conseguenze molto nocive, tra cui di incrementare inquinamento e surriscaldamento. E se, ovviamente, non sono l’unica causa degli incendi e dell’ondata di calore estremo che patiamo proprio in questi giorni, comunque le micidiali ripercussioni delle guerre combattute in Ucraina e Medio Oriente sono particolarmente efferate nei paesi europei e mediterranei, dove l’aumento delle temperature di atmosfera e mari è più intenso e rapido che in altre zone del pianeta. “Negli ultimi trent’anni la temperatura media globale è aumentata di circa 0,26 °C per decennio. In Europa, nello stesso periodo, il ritmo è più che doppio: circa 0,53 °C per decennio dalla metà degli anni Novanta – spiega un esperto, Davide Faranda – Rispetto all’epoca preindustriale il pianeta si è scaldato di circa 1,3 °C, ma l’Europa è già oltre i 2,4 °C. Mentre il mondo discute di come restare ‘ben al di sotto dei 2 gradi’ fissati dall’Accordo di Parigi, il nostro continente quella soglia l’ha già oltrepassata [Perché l’Europa si scalda più in fretta del resto del mondo? – A FUOCO, 22 luglio 2026]”. Per tutelare la salute dei propri connazionali, che esortano a condurre uno stile di vita salutare ed ecologico, a proteggere i patrimoni ambientali e a essere responsabili, e per salvaguardare i territori che amministrano, di cui si proclamano ‘guardiani’ e difensori, i governanti europei dovrebbero favorire la cessazione delle guerre in Europa e Medio Oriente. Invece, paradossalmente, anziché in welfare investono in warfare, o riarmo, e così fomentano i conflitti armati che fanno strage di innocenti – in Ucraina una carneficina incessante dal 2022, nella Striscia di Gaza il genocidio cominciato nel 2023, in Cisgiordania, Libano e Iran i massacri iniziati quest’anno – e che, distruggendo città, ospedali, impianti energetici e infrastrutture civili e devastando foreste e terreni agricoli, oltre che nei paesi in cui vengono combattuti provocano danni ambientali anche nelle nazioni europee. Queste idee e istanze vengono espresse durante alcune settimanali presenze e ore e mezz’ore di silenzio per la pace ‘a calendario’ dal 3 al 9 agosto: * lunedì a SESTRI LEVANTE, davanti alla Basilica dalle 19 alle 20; * mercoledì a GENOVA, in piazza De Ferrari dalle 18 alle 19; * giovedì a MILANO, in via Mercanti, dalle 18:30 alle 19; * venerdì a VARESE – piazza Monte Grappa dalle 18 alle 19; * sabato – dalle 9 alle 10 a LIVORNO (piazza Grande), dalle 11 alle 12 a TORINO (piazza Carignano) e TREZZO SULL’ADDA (piazza Gorizia), nella mattinata a SARTIRANA LOMELLINA, SONDRIO e VOGHERA e nel pomeriggio a CORMANO (via Edison). E, come  ogni domenica mattina e ogni 6 e 9 agosto dal 1987, anche quest’anno a Longare (VI) i gruppi pacifisti locali si radunano in presidio davanti ai cancelli della ex-base AFI Pluto, ora sede di una Task-Force USA: * giovedì 6 agosto dalle 8 fino alle 11:30, commemorando le vittime della bomba atomica lanciata su Hiroshima con il silenzio dalle 8:15 alle 8:30; * domenica 9 agosto dalle 8:30, commemorando le vittime di Nagasaki con il silenzio dalle 11 alle 11:15.   Maddalena Brunasti
August 3, 2026
Pressenza
La 230ma Presenza di Pace in un fine settimana difficile
Con le Presenze di Pace sabato 25 luglio siamo arrivati al 230° momento. Ebbene sì, più di quattro anni, persone diverse, a volte diversissime si sono riunite in barba alle condizioni meteo per dire, urlare, sostenere il proprio no alle guerre a partire dal no al riarmo nucleare e alla richiesta di ratifica dell’accordo sulle armi nucleari, cosa che in Italia non è ancora stata fatta. Un sabato a dire no alla guerra, “quanti direbbero si vogliamo la guerra?” tra i passanti casualmente fermati con la domanda: ma tu sei a favore della guerra?” nessuna risposta affermativa e fortunatamente possiamo dire. Eppure non è stato un sabato pacifico. Uno degli interventi ha richiamato l’attenzione sull’innalzamento della tensione fra Iran e Stati Uniti, tra minacce di Trump, attacchi a navi mercantili e droni. Proprio nella mattinata di sabato, mentre in piazza ci si riuniva per la Presenza di Pace, il regime ucraino attaccava una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, causando la morte di un marinaio e il ferimento di un altro. Mentre in piazza Carignano parlavamo e chiedevamo la pace, nonostante tutto, in Val di Susa, a meno di un’ora da Torino, era già attivo il Festival dell’Alta Felicità. Una tre giorni di musica, incontri e dibattiti e una manifestazione, proprio il sabato per ribadire e urlare il NO di tutta la comunità della valle. Parliamo proprio di comunità, non solo giovani alternativi, come a volte vengono descritti ma proprio tutti gli abitanti della Valle, famiglie, anziani, anche amministratori pubblici, contrari alla distruzione del proprio territorio a favore dell’arricchimento di alcuni. Sabato, giorno centrale del Festival, si è tenuta la consueta manifestazione che ha toccato tutti i cantieri aperti, 20.000 persone, una vera marea che percorso strade e sentieri, salire per chi non era riuscito ad arrivare prima è stato complicato. Lunedì, a Festival concluso, è stato ancora peggio tornare a casa.  Nella mattinata Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi sono arrivati in elicottero per visitare i cantieri, mentre le forze dell’ordine sottoponevano a controlli i partecipanti che stavano lasciando la valle. Immediata la risposta del Movimento NoTav che, velocemente, ha convocato una conferenza stampa proprio per rispondere allo stato intimidatorio venutosi a creare. Riportiamo le parole di Nicoletta Dosio, storica attivista del movimento: “Abbiamo praticato il diritto alla difesa anche sui cantieri ma ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte: ebbene la devastazione noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio e il vero dire no è dire no a quella devastazione”. Parole riportate sul loro sito dove continuano “sottolineando che la bellezza di una Valle è stata trasformata in un deserto e il deserto che vorrebbero è anche economico e sociale oltre che ambientale. La grande opera doveva essere una linea passeggeri, poi una linea per le merci e oggi, secondo i suoi promotori, è sempre più necessaria. Questo perché un’opera del genere deve diventare “strumento per trasportare armi e eserciti. Ma noi siamo contro la guerra. Noi diciamo no a questi disegni dell’Europa di Maastricht della Nato”. “Si è parlato di violenza ma la violenza è quella che noi da trent’anni subiamo con la militarizzazione che anche oggi viene riproposta con i blocchi di questa mattina per uscire da Venaus”, queste sono invece le parole di Matilde, giovane attivista, anche lei presente alla conferenza. E poiché questo finale di luglio non è caldo soltanto dal punto di vista meteorologico, non si può ignorare quanto sta accadendo in Cisgiordania. Sabato notte sono state date alle fiamme due moschee. Vari villaggi sono stati attaccati. L’aumento dell’aggressività dei coloni era già stato segnalato dal gruppo Castelnuovo per la Palestina in un incontro tenutosi mercoledì sera a Casalborgone. La situazione è, purtroppo, presto peggiorata anche se non occupa un primo piano nelle notizie che vengono diffuse e se lo sono non sempre vengono comunicate in modo corretto. Il comitato spontaneo Rete Cuneo per la Palestina ce ne fornisce un esempio. In un loro comunicato stampa scrivono: “Il 24 luglio 2026, al TG1 delle ore 20:00, il giornalista Giovan Battista Brunori ha aperto il servizio sui fatti di Tell con queste parole: «Vicino all’insediamento israeliano di Avat Gilad, non lontano da Nablus, un gruppo di palestinesi ha attaccato alcuni israeliani che stavano facendo una escursione e è scoppiato uno scontro»”. Secondo il comunicato invece “quel giorno un gruppo di coloni armati provenienti da quell’insediamento era entrato con la forza nelle case e nei terreni del villaggio palestinese di Tell, un’area interdetta ai civili israeliani. Il bilancio di questa aggressione è tragico: sono state uccise quattro persone della stessa famiglia, Farooq Ramadan, 41 anni, Imran, 33 anni, Ibrahim, 31, Jawad, 28, e altre quattro sono rimaste ferite in condizioni critiche. Nelle ore successive i coloni hanno attaccato altri cinque villaggi intorno a Nablus” e continuano: “Definire escursionisti degli aggressori armati e descrivere come attacco palestinese il tentativo di difesa di una comunità assediata è un atto di sciacallaggio mediatico”. Per questo motivo il comitato ha presentato un esposto. Insomma, quello che è ancora positivo è il coraggio, la tenacia è la voglia di non mollare, da Matilde e Nicoletta in Val di Susa, agli attivisti che cercano di sostenere le comunità palestinesi, fino a chi, ogni sabato, continua a partecipare alle Presenze di Pace. Duecentotrenta volte, ostinatamente. Sara Panarella
July 29, 2026
Pressenza
Presenza di Pace: la presentazione della Casa Umanista
Sabato 4 piazza Carignano ha ospitato la consueta Presenza di Pace giunta purtroppo alla 227ma settimana. Le Presenze sono organizzate dal Coordinamento Agite, nato nel giugno 2017 a Torino per chiedere all’Italia di partecipare ai lavori ONU per l’adozione del Trattato di messa al bando delle armi nucleari che è poi stato adottato il 7 luglio dello stesso anno ed è entrato in vigore il 22 gennaio 2021. L’Italia non ha ancora ratificato il Trattato. L’acronimo AGiTe riassume i tre impegni propri del Coordinamento: contro l’Atomica, contro tutte le Guerre e contro tutti i Terrorismi. Seguendo la nuova modalità d’incontro sabato si è presentata la Casa Umanista grazie alla voce di Giorgio Mancuso, spesso il coordinatore degli interventi durante le Presenze. Cos’è la Casa Umanista? Intanto è un luogo fisico in Lungo Dora Firenze 31, il principale progetto dell’Associazione Orizzonti in Libertà ODV. La sede è la base per “accogliere realtà e promuovere iniziative che hanno come obiettivo l’aggregazione sociale, lo sviluppo della creatività, l’affermazione dei diritti umani e l’evoluzione dell’essere umano; è un luogo dove la nonviolenza diventa azione.” La Casa ha un’eredità di pensiero di 60 anni: alla fine degli anni 60 del secolo scorso Mario Rodríguez Cobos detto Silo elaborò il pensiero del Nuovo Umanesimo, i cui fondamenti ritenuti trasversali e comuni a tutte le culture del mondo, base dell’Umanesimo Universalista, si possono così riassumere: * l’essere umano ha una posizione centrale, sia come valore sia come preoccupazione * tutti gli esseri umani sono uguali * le diversità personali e culturali sono risorse da valorizzare * le conoscenze vanno sviluppate al di là di quanto accettato come verità assoluta * ognuno è libero di professare qualunque idea e credenza * l’uso della nonviolenza attiva come metodo di risoluzione dei conflitti “È urgente creare coscienza per la Pace ed il disarmo. Ma è anche necessario risvegliare la coscienza della Nonviolenza Attiva che ci permetta di respingere non solo la violenza fisica, ma anche ogni forma di violenza economica, razziale, psicologica, religiosa e di genere. Naturalmente, aspiriamo al fatto che questa nuova sensibilità possa istallarsi e commuovere le strutture sociali, aprendo il cammino alla futura Nazione Umana Universale.” Questo è uno stralcio dell’ultimo discorso pubblico di Silo tenuto nel 2009 a Berlino presso il Vertice dei Premi Nobel per la Pace. Una frase che racchiude alcuni dei punti cardine del pensiero attivo nella Casa Umanista: pace, nonviolenza attiva e nazione umana universale a cui va aggiunta la regola aurea, “tratta gli altri come vorresti essere trattato” e l’accento messo sulla necessità di una trasformazione personale come base per una trasformazione sociale. Con queste basi la Casa Umanista aderì al Coordinamento Agite, una naturale continuazione di quel processo cominciato già da Silo nei primi anni del duemila quando appoggiò la Prima Marcia Mondiale per la Pace e la nonviolenza. Come ha contribuito la Casa Umanista al Coordinamento Agite? Ha portato Pressenza, l’agenzia stampa per la pace e la nonviolenza, ha prodotto il documentario L’inizio della fine delle armi nucleari usato per la formazione nelle scuole, ha partecipato alla Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza, alla Campagna di supporto a Julian Assange, alla Commemorazione di Hiroshima e Nagasaki del 6 agosto. Un’adesione che viene riconfermata da Giorgio durante la presentazione: “L’ambito di Agite ci ha consentito di sviluppare e continuare idee e possibilità che da soli non saremmo stati in grado di portare avanti, siamo grati di questa possibilità, di aver avuto la possibilità di lavorare fianco a fianco e conoscere meglio realtà affini”. Tra le varie attività postate avanti dalla Casa, oltre l’adesione al Coordinamento, ci sono attività di convergenza delle culture e contro le discriminazioni, tra queste ricordiamo la Porta delle Culture. Foto di Tiziana Bonomo Le altre realtà che si sono già presentate: Un Ponte Per Chiesa Valdese Sara Panarella
July 7, 2026
Pressenza
L’obiezione di coscienza, il no alla guerra e la 226ma Presenza di Pace
Sabato 27 giugno un gruppo leggermente più contenuto di persone, il caldo è stato effettivamente importante nonostante la piazza sia risultata per buona parte del tempo ombreggiata, si è radunata in piazza Carignano per la 226° Presenza di Pace. Nell’incontro si è tornati alla consueta modalità degli interventi liberi, tralasciando momentaneamente il nuovo format di presentazione delle varie realtà che compongono il Coordinamento Agite, promotore delle Presenze. Ha iniziato Un Ponte Per, seguito dalla Chiesa Valdese a cui seguirà, sabato prossimo, la Casa Umanista. Sabato, come già detto, non si è presentato nessuno in particolare ma si sono presentati un po’ tutti. La domanda, esplicitata direttamente in un intervento e ripresa in vario modo anche da altri a seguire, è stata: chi compone il cerchio che si raduna tutti i sabati da più di quattro anni? Cosa distingue ma soprattutto cosa accomuna chi vi partecipa? Persone diverse con pensieri diversi: dagli appartenenti alla Chiesa Valdese a quelli di Rifondazione Comunista, passando per “un padre” che per tante settimane ha lanciato il suo accorato appello ai giovani di non aderire alla guerra. Ed è questo che unisce: partendo da posizioni individuali differenti il NO ALLA GUERRA è unico e valido per tutte e tutti. Un No che ha portato a ricordare, oltre le tante situazioni di conflitto che stanno continuando a provocare morti e feriti, anche la Campagna di Obiezione alla Guerra promossa dal Movimento Nonviolento. A livello italiano prosegue la raccolta e la consegna delle Dichiarazioni di obiezione di coscienza alla Presidenza del Consiglio. A fine 2025 risultavano consegnate 7471 dichiarazioni affiancate alla richiesta di “istituzione di un Albo dove siano elencati tutti gli uomini e tutte le donne che obiettano alla guerra e alla sua preparazione, che non potranno essere arruolati per servizi militari e armati”. Sono stati raccolti fondi utilizzati per dare sostegno alle organizzazioni all’estero che supportano gli obiettori. In Israele opera Mesarvot che “sostiene sia gli obiettori totali (ne segue circa 200), sia gli obiettori selettivi che si oppongono esclusivamente ai crimini di guerra o all’occupazione di Gaza, come coloro che hanno prestato servizio finora ma la cui coscienza impone un’immediata interruzione e anche gli ortodossi haredi che ritengono religiosamente proibita la partecipazione alla guerra”. In Russia esiste il Movimento degli Obiettori di Coscienza Russi (StopArmy), in Lituania invece esiste l’organizzazione Our House a favore degli obiettori bielorussi, insieme al grande lavoro di Olga Karach. proprio la storia di un obiettore bielorusso è stata usata per creare un fumetto in grado di circolare meglio, soprattutto fra i giovani e spiegare cosa accade a chi sceglie la strada dell’obiezione alla guerra. Il fumetto è consultabile qui Il consultivo di fine 2025 con la situazione nei vari paesi è il dettaglio della raccolta fondi ancora attiva è consultabile qui Per contribuire è possibile effettuare un versamento su IBAN IT35 U 07601 117000000 18745455, intestato al Movimento Nonviolento, causale “Campagna Obiezione alla guerra”. Sara Panarella
July 1, 2026
Pressenza
Alla 225ma Presenza di Pace si è presentata la Chiesa Valdese
225ma Presenza di Pace. Un gruppo di persone si è riunito nuovamente in piazza Carignano alle ore 11 del 20 giugno. La scorsa settimana era stata introdotta una nuova modalità che prevede la presentazione, una settimana alla volta, delle varie organizzazioni del Coordinamento Agite. La scorsa settimana ha iniziato Un Ponte Per, questa volta è stata l’occasione di ascoltare la Chiesa Valdese. La presentazione ha alternato canti e letture. Tra le canzoni sono state intonate “ho fatto un sogno, “Il disertore” e “Noi trionferemo”, traduzione italiana di “We shall overcame” del 1954, un canto famosissimo eseguito in quegli anni anche da Joan Baez e Bob Dylan, diventato simbolo del movimento non violento. Tra i testi letti invece il sermone di Matteo: “Beati i poveri in Spirito… ” Chi sono questi poveri in Spirito? Sono le persone affette da deficit cognitivo e Gesù le innalza così come tutti e tutte le persone povere, afflitte, sofferenti, perchè di “essi è il Regno dei cieli”. Tra queste ci sono anche i mansueti, gli affamati di giustizia, coloro che per motivi di giustizia sono perseguitati, i puri di cuore, i misericordiosi e chiunque si adoperi per la pace. Oltre al testo biblico sono stati letti alcuni documenti prodotti dal Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, la massima autorità ecclesistica della Chiesa Valdese. Ne riportiamo un brano tratto dal documento “Palestina”, dell’estate del 2025: “il Sinodo invita le chiese metodiste e valdesi a: – esprimere solidarietà e vicinanza alle comunità cristiane di Palestina e all’azione di Kairòs Palestina, sostenendo il loro diritto a rimanere sulla loro terra e a praticare liberamente la propria fede; – assumere iniziative di boicottaggio, disinvestimento anche dalle “banche armate” ed embargo sulle armi; – dare voce e sostegno ai costruttori di pace, ai dissidenti, agli obiettori di coscienza e ai renitenti alla leva che in Israele scelgono la difficile strada del rifiuto della violenza preferendole il dialogo e il riconoscimento reciproco, – collaborare, anche in associazione con la società civile e con i movimenti ecumenici della pace, con quanti sono impegnati a costruire le condizioni per una convivenza pacifica tra i due popoli. Dà mandato alla Tavola valdese di chiedere al Governo italiano – di riconoscere lo Stato di Palestina – di interrompere la fornitura di armi e ogni rapporto commerciale, militare e politico che dia sostegno alla politica genocidaria dell’attuale governo israeliano; – di riconoscere pienamente il Diritto Internazionale e gli organismi che lo sostanziano, come l’ONU, la Corte Internazionale di giustizia e la Corte penale internazionale; – di appoggiare le iniziative internazionali tese a indurre il governo israeliano al rispetto della legalità internazionale; – di rendere possibile l’apertura di corridoi umanitari e sanitari, anche offrendosi di contribuire con i fondi dell’Otto per Mille, come chiesto recentemente anche dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).” E’ stato letto un secondo documento “Formazione alla Pace” a sottolineare la grande importanza riservata proprio all’educazione e alla costruzione attiva di questa Pace. Tutti gli atti del Sinodo sono fruibili liberamente sul sito della Chiesa Evangelica Valdese cosi come liberamente si può assistere ai lavori del Sinodo che si riunisce in genere l’ultima settimana di agosto in forma aperta. Durante quella settimana sarà attivo nelle valli valdesi un evento per la pace e il dialogo in Palestina organizzato dal gruppo Dalla parte di Abele, nato nel 2024 dall’iniziativa di quattro donne sensibili al tema della pace. Seguiranno dettagli ma l’invito è aperto. L’altro invito lanciato in questo momento di presentazione della Chiesa Valdese è stato: Svuotiamo le chiese e riempiamo le piazze: è il momento che lo richiede. Sembra un’affermazione in conflitto con chi l’ha espressa ma non è così vista la grande attenzione alla pace e alla sua costruzione. Piccola anticipazione per la 226ma Presenza di Pace di sabato 27 giugno. Verrà presentato il progetto Clean Shelter, a cui la chiesa valdese ha aderito insieme ad un gruppo di studi ebraici, un’organizzazione culturale laica. Grazie a questo progetto, nato dal dialogo tra da due donne, una palestinese e una israeliana, entrambe vivono in Germania, sono stati creati spazi puliti e bagni, in particolare per le donne. Testo di Noi trionferemo trad. it. di We shall overcame Noi trionferemo, noi trionferemo, noi trionferemo un giorno. Oh, in fondo al cuore io credo fortemente, che noi trionferemo un giorno. Noi cammineremo mano nella mano, noi cammineremo mano nella mano, noi cammineremo mano nella mano, un giorno. Oh, in fondo al cuore ci credo, noi trionferemo un giorno. Noi saremo tutti liberi, noi saremo tutti liberi, noi saremo tutti liberi un giorno. Oh, in fondo al cuore ci credo, noi trionferemo un giorno. Noi non abbiamo paura, Noi non abbiamo paura, Noi non abbiamo paura oggi. Oh, in fondo al cuore ci credo, noi trionferemo un giorno. Noi non siamo soli, Noi non siamo soli, Noi non siamo soli oggi. Oh, in fondo al cuore ci credo, noi trionferemo un giorno. Percorreremo l’intero mondo Percorreremo l’intero mondo Percorreremo l’intero mondo, un giorno, Oh, in fondo al cuore ci credo, noi trionferemo un giorno. Noi trionferemo, noi trionferemo, noi trionferemo un giorno. Oh, in fondo al cuore io credo fortemente. Sara Panarella
June 24, 2026
Pressenza
Un Ponte per si presenta alla 224° Presenza di Pace
Siamo arrivati alla 224° Presenza di Pace. Il 13 giugno la presenza in piazza Carignano ho visto la proposta di una nuova modalità mirata alla presentazione delle varie realtà che compongono il Coordinamento Agite. Ha inaugurato il nuovo format Un Ponte per. Quindi, chi è Un Ponte per?  Lo ha raccontato Silvano, uno dei sette membri del  Comitato torinese dell’associazione nata  nel 1991 con il nome di un Ponte per Baghdad. Lo scopo iniziale del gruppo era quello di risarcire il popolo iracheno, lenire le difficoltà della popolazione civile dovute al pesante embargo che arrivava a colpire anche le matite perché, si diceva, la grafite poteva essere usata per la costruzione di esplosivi. Un ponte per nasce seguendo il principio della nonviolenza e del rifiuto della sopraffazione di una parte sull’altra. Nasce per promuovere la pace e la giustizia sociale e ambientale ritenute inscindibile l’una dall’altra. Principi e obiettivi che hanno poi portato l’associazione a intervenire in altre zone bisognose di intervento, come adesso la Palestina e il Libano. Da queste due zone sono arrivate in piazza Carignano le testimonianze di due operatori adesso attivi in quelle zone. Dalla Palestina ha parlato in diretta Sharif, un gazawi che vive in Italia e legato a Un ponte per. La sua famiglia vive ancora lì, nelle tende. Il calore in queste strutture è insopportabile, quella del fratello un giorno ha preso fuoco, molti sono rimasti feriti ma gli ospedali sono quasi tutti distrutti. Sono dovuti tornare alle tende ma non possono esporsi al sole. Sharif ha raccontato anche del desiderio di poter avere qualche soldo da spendere al supermercato per accontentare la richiesta di un bambino, quello che qui facciamo in modo scontato e scontato non lo è. Dal Libano ha invece parlato il capo missione David Ruggini, che ha lasciato il suo racconto ad un vocale registrato il giorno prima. In Libano con lo scoppio della guerra gli ordini di evacuazione hanno prodotto un esodo enorme. I rifugi sono stati allestiti nelle scuole – l’attività scolastica è stata spostata on line – ma con servizi di base scarsi e la situazione è nel complesso molto critica demandata quasi unicamente alle azioni umanitarie visto che lo Stato libanese non offre particolare supporto. Mentre nel sud del paese la situazione è drammatica, con bombardamenti costati e quotidiana, il nord non è stato toccato. Da poco è stato occupato il castello di Beaufort, a circa 1 km dal villaggio di Arnoun, un atto questo, prevalentemente simbolico visto che venne già occupato il 7 giugno 1982 dall’esercito israeliano e utilizzato fino al 2000 come base e posto di osservazione dell’IDF. E’ molto forte la propaganda israeliana supportata dagli Stati Uniti per dividere il governo libanese da Hezbollah, pressione che mette a serio rischio la stabilità interna. Purtroppo David non intravede nessun segnale di essere vicini ad una fine del conflitto. Tante le iniziative messe in campo dall’associazione, una lettura del sito o dei social dell’associazione fornirà una mappa chiara dei progetti portati avanti. Cosa possiamo fare noi tutti per aiutare l’associazione? Intanto rimanere informati delle loro varie iniziative tramite sito e social. Ci si può iscrivere sostenendo così anche materialmente il loro lavoro. Inoltre possiamo sostenere le campagne che promuove adesso che sono due in particolare. * La prima consiste nell’adesione alla campagna nazionale “Banche complici” del BDs. Il BDS nasce in Palestina seguendo 3 principi: fine della occupazione e della colonizzazione, rientro dei profughi e uguaglianza tra tutti i cittadini che vivono nell’area. Tra il 10 e il 20 giugno ha rilanciato una campagna volta al boicottaggio di tre grandi istituti di credito italiani, UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL-BNP Paribas profondamente integrati nell’occupazione della Palestina e nelle guerre di Israele. Si propone a cittadine e cittadine di inviare mail a questi istituti chiedendo l’immediata cessazione di ogni forma di complicità con le violazioni del diritto alla vita dei Palestinesi e darne visibilità sui social. * La seconda è la campagna di sostegno Giù le armi Leonardo che chiuderà il 24 giugno o prima se si raggiungerà la quota di 25.000 euro, ne mancano 5.000. Come? Usando il qr-code in evidenza. Qr-code per sostenere la campagna Giù le armi Leonardo La campagna è in favore dell’azione legale contro Leonardo presentata il 29 settembre 2025 insieme ad AssoPacePalestina, ATTAC Italia, ARCI, ACLI, Pax Christi, e dalla Dott.ssa Hala Abulebdeh, cittadina palestinese. L’atto di citazione notificato a Leonardo ed allo Stato italiano è stato depositato al Tribunale civile di Roma per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e dalle sue controllate con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’IDF, le forza armate dello Stato d’Israele. La causa deve ancora proseguire, è stato disposto un rinvio a ottobre per il deposito delle memorie difensive. La Presenza è poi proseguita con i consueti interventi. Tra questi ricordiamo solo i due giovani italiani coinvolti nell’inchiesta sulle manifestazioni per la Palestina che, pochi giorni fa, si sono tolti la vita, tra divieti di dimora, misure cautelari sproporzionate e il diniego a partecipare a un funerale. Un fatto che merita un’attenzione e una riflessione approfondita anche sul ruolo della magistratura, ne abbiamo già parlato qui. Sara Panarella
June 15, 2026
Pressenza