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Parole contro il carcere. Una raccolta di scritti delle detenute a Torino
(disegno di cyop&kaf) Il volume Un giorno, tre autunni. Il tempo dentro il carcere, curato da Brunella Lottero e Cinzia Morone, è uscito a maggio del 2025 per Paolo Sorba Editore, ma è rimasto sconosciuto per molti mesi persino a chi, a Torino, si occupa o si interessa di carcere. Forse perché il suo contenuto spaventava, o perlomeno metteva in imbarazzo molte istituzioni, o forse, molto più semplicemente, perché viviamo tutti dentro a bolle comunicative e relazionali sempre più ristrette e sempre meno comunicanti. Poi è arrivato il premio Sarzana: a gennaio 2026 il libro vince il “XIII premio letterario Internazionale Poesia, Narrativa, Saggistica Sarzanae” e la notizia emerge e si diffonde suscitando finalmente l’interesse che merita. Il libro riprende vita e comincia a circolare, soprattutto tra chi di carcere si occupa e nelle lotte anti-carcerarie si impegna. Il testo nasce nelle sezioni femminili del carcere Lorusso e Cotugno di Torino dove due donne entrano il sabato mattina per nove mesi (sarà simbolico?) per condurre un laboratorio di scrittura creativa nella biblioteca del femminile, da sempre gestita dal comune di Torino, di cui Cinzia Morone è responsabile. È lei che da molti anni cura la biblioteca interna, la rifornisce di libri, propone letture condivise, laboratori o visioni di film. Questa volta organizza un laboratorio di scrittura creativa insieme a una vera scrittrice: Brunella Lottero. Nel laboratorio si propone la lettura di una grande scrittrice italiana, Elsa Morante. I brani tratti dai nove capitoli de La storia sono letti insieme, sono rielaborati e ispirano gli argomenti su cui redigere i propri testi. Alla fine del laboratorio ogni donna rientra nelle celle e si mette a scrivere dopo aver ritrovato nel racconto della Morante un tema generatore della propria condizione umana. La vita in carcere, la famiglia, gli amori, le speranze, le disperazioni, la vergogna, il tempo, il futuro: sono tantissime le suggestioni proposte e sviluppate nei numerosi brani che le donne hanno prodotto mese per mese; centododici i testi che qui sono pubblicati. Ne nasce una narrazione corale potente. Potente e struggente, che disvela, a chi ancora vuole chiudere gli occhi, la totale inutilità del carcere e la sua aberrante crudeltà. Le parole delle detenute non hanno filtri (segnaliamo peraltro che nessun testo è stato sottoposto alla censura da parte della direzione del carcere, fatto da non darsi per scontato) e tramite i loro occhi e le loro voci entriamo nell’inferno dell’universo carcerario italiano e del significato “rieducazione della pena”. “Il carcere è un’oscenità, un inferno. Trovo scarafaggi dappertutto. La testa ti fa riflettere in modo ossessivo”. “Tutto tace, ore 7,30 del mattino. Una voce improvvisa urla fortissimo: colazione!!! poi di nuovo il silenzio. Ore 8,45 si sente urlare di nuovo: terapia! Tutto prosegue, una giornata triste e desolata. Si sentono solo le urla e si vedono scarafaggi qua e là. La giornata prosegue con le urla delle assistenti che rompono il silenzio”. “Qui mi manca tutto e certe volte non manca niente perché mi sembra che sto vivendo di niente e per niente”. “In questo luogo le assistenti non ci assistono ma ci fanno la guardia, le urla sono quanto di più normale ci sia. Io mi chiedo: le assistenti sono autorizzate a urlare? Più urlano e più fanno carriera? La nostra dignità qui viene quotidianamente calpestata e l’urlo per me significa solo insulto”. Sanno, queste donne, che avrebbero bisogno di tutt’altro e che questo non luogo fa solo perdere tempo senza fornire nessuno strumento di uscita. “Qui non si preparano le detenute per il loro futuro: un lavoro, un mestiere, una possibilità di vita dignitosa ‘dopo’. Molte di noi che non hanno lavorato mai prima si trovano a oziare in cella, tutto il giorno. Sono annoiate e si riversano sui programmi demenziali della tivù. Preferiscono così terminare la pena in carcere, oziando. Per avere l’affidamento al lavoro e quindi scontare gli ultimi anni o mesi lavorando fuori, non ci sono aziende che collaborano con il carcere offrendo posti di lavoro. Non tengono in considerazione che più rimaniamo qui dentro, più abbiamo paura del fuori e del futuro. Ci serve un ponte tra il carcere e fuori”. Il futuro non è pieno di speranza perché il futuro significa tornare in quella società che in realtà ha prodotto il tuo “sbaglio”, quello che ti ha portato dentro. Quella società in cui vivevi con malessere e disagio rifugiandoti spesso nella droga: molte donne descrivono una vita difficile, di strada, a molte sono stati sottratti i figli. Sono poche quelle che raccontano di una famiglia che le sta aspettando e con cui riescono a fare progetti. Per la maggior parte di loro il futuro è nebuloso, o è la speranza di un uomo che le ami e le porti via, in un rifugio in montagna, lontano da tutto e da tutti. E come non tornare col pensiero a Graziana, una compagna di cella di queste donne, che nel giugno del 2023 si è tolta la vita dietro le sbarre perché in prossimità del fine pena che l’avrebbe riportata al suo orrore quotidiano fatto di violenza domestica? Tutto è grigio e desolante in questo carcere costruito solo quarant’anni fa, ma già desueto e fatiscente. Sarebbe da abbattere, come dicono in molti, e lo dice bene Nicoletta Dosio le cui parole risuonano tra le ultime pagine, un brano tratto dal suo libro Fogli dal carcere: “L’unico carcere accettabile è quello abolito”. Ma come si abolisce il carcere? Come aderenti al comitato delle Mamme in piazza per la libertà di dissenso ce lo stiamo chiedendo da alcuni anni, da quando siamo state obbligate a occuparci di carcere in seguito alla detenzione di alcune attiviste NoTav e di giovani studenti. Tramite le loro parole e i loro racconti siamo entrate in carcere, ne abbiamo conosciuto l’orrore e l’insensatezza. Dalla solidarietà con le militanti è nata la solidarietà con tutte le donne del carcere femminile. Abbiamo continuato a sostenere le lotte delle “ragazze di Torino”, gli scioperi della fame o del carrello, sempre accompagnati dalle loro lettere di denuncia, gli appelli rivolti alle istituzioni, le rivendicazioni della dignità e dei diritti, che abbiamo contribuito a diffondere. Noi siamo, orgogliosamente, uno di quei ponti tra il dentro e il fuori a cui viene chiesto di portare fuori la loro voce. E le lettere delle “ragazze di Torino” sono diventate un punto di riferimento importante nello scenario carcerario e anti-carcerario italiano. Non è quindi un caso se in questo libro abbiamo ritrovato le stesse parole, le stesse denunce, la stessa richiesta di profonda dignità. Ci viene da pensare che quel laboratorio sia stato una delle rare e importantissime azioni di empowerment delle donne che ha promosso riflessione critica e scrittura, che ha dato voce alle inascoltate. Loro hanno ritrovato le parole, i solidali le hanno diffuse. “Le parole sono armi”, ci viene ricordato dal nome del laboratorio e la “narrazione critica e alternativa ha contribuito alle riforme carcerarie del Sessantotto”, ci ricorda Claudio Sarzotti nella prefazione. Abbiamo visto trasformare le loro parole in armi, rivolte a un mondo politico e istituzionale che sta deliberatamente lasciando marcire le galere. Le parole sono armi. Usiamole per abbattere queste maledette carceri. (nicoletta salvi ouazzene)
La classe operaia va in paradiso. La vita politica di Vincenzo Guagliardo
Ho conosciuto Vincenzo Guagliardo all’interno del reparto semilibertà di Rebibbia nel giugno del 2008. Vincenzo e gli altri arrivarono la sera, rientrando in carcere da quella porzione di libertà controllata che ritmava le giornate del semilibero. Eravamo sei detenuti politici, tutti provenienti da quella che era stata la traiettoria delle […] L'articolo La classe operaia va in paradiso. La vita politica di Vincenzo Guagliardo su Contropiano.
Torino. L’assemblea nazionale convocata da Askatasuna rilancia la mobilitazione. Appuntamento il 31 gennaio
Più di cinque ore di discussione e interventi. L’assemblea promossa dal centro sociale Askatasuna sgomberato a dicembre si è tenuta all’università in vista del corteo del 31 gennaio. Nell’aula piena, si sono susseguiti interventi da varie realtà e associazioni provenienti da molte città italiane. E’ stato analizzato e denunciato il […] L'articolo Torino. L’assemblea nazionale convocata da Askatasuna rilancia la mobilitazione. Appuntamento il 31 gennaio su Contropiano.
La lezione di Askatasuna
di Alessandra Algostino* Lo sgombero non ha chiuso la vicenda di Askatasuna. Al contrario, ne sta innescando una prosecuzione inedita. Lo dicono il quartiere e cittadini e cittadine di generazioni …
TORINO: SABATO 17 GENNAIO ASSEMBLEA NAZIONALE DI MOVIMENTO AL CAMPUS EINAUDI
“Askatasuna chiama: governo nemico del popolo, il popolo resiste”. Assemblea nazionale sabato 17 gennaio dalle ore 15 al Campus Luigi Einaudi (Torino) verso il corteo nazionale del 31 gennaio. “Sgomberare Askatasuna ha significato fare una prova di forza, una sorta di castigo esemplare per chi ha respirato aria fresca nei blocchi delle stazioni e dei porti, per chi ha fatto sciopero e ha visto che ha funzionato, per chi ha pensato insieme siamo più forti. Ha significato colpire una città, Torino, che di resistenza è simbolo ma anche di pesante crisi, industriale ed economica. Insieme, indipendentemente da sigle, strutture o organizzazioni, uniti nell’urgenza di agire collettivamente per invertire il senso di marcia. Ci auguriamo che questa assemblea possa costituire uno dei tanti spazi in cui organizzare l’opposizione al governo Meloni: contro la crisi sociale, contro la guerra e contro il genocidio in Palestina” spiegano compagne e compagni da Torino. Radio Onda d’Urto seguirà, nel pomeriggio di sabato 17 gennaio, l’assemblea nazionale di Torino, con redattori-trici nel capoluogo piemontese. Ascolta o scarica qui gli approfondimenti di Radio Onda d’Urto nell’ultimo mese, dallo sgombero di Askatasuna in poi.  
La regione prova a riaprire la stanzetta degli antiabortisti al S. Anna di Torino
È di questi giorni la pubblicazione sul sito della Città della Salute e della Scienza l’avviso pubblico legato all’assegnazione della famigerata stanzetta dell’ascolto. Un nuovo bando dopo lo stop del Tar e si candida lo stesso ente di prima. Marrone ne fa ulteriormente elemento di propaganda, mostrando ancora una volta il valore simbolico che questo progetto ha per la destra reazionaria. Una propaganda che si gioca nuovamente sui nostri corpi e sui nostri diritti. Un commento a caldo, insieme al coordinamento salute di Non Una di Meno Torino.
Torino. L’accanimento della Procura contro uno dei fondatori dell’Askatasuna
La Procura di Torino ha deciso di chiedere la revoca degli arresti domiciliari e la rimessa in carcere per Giorgio Rossetto, storico militante torinese e tra i fondatori del centro sociale Askatasuna. La motivazione di questo accanimento – non certo nuovo per la procura torinese – è l’intervista rilasciata da Rossetto a […] L'articolo Torino. L’accanimento della Procura contro uno dei fondatori dell’Askatasuna su Contropiano.
TORINO: LA PROCURA CHIEDE IL CARCERE CONTRO GIORGIO ROSSETTO PER UN’INTERVISTA…A RADIO ONDA D’URTO.
Riprendiamo da Infoaut.org ed esprimiamo la nostra solidarietà al compagno torinese Giorgio Rossetto. Respingiamo inoltre ogni tentativo di intimidazione, sia a compagne e compagni che alla Radio stessa.  La Redazione di Radio Onda d’Urto. “Sembra assurdo, ma è la verità. La Procura di Torino ha chiesto al tribunale di Sorveglianza di revocare i domiciliari a Giorgio Rossetto per mandarlo in carcere. La motivazione? Un’intervista rilasciata ai microfoni di Radio Onda d’Urto (la puoi ascoltare qui) in cui esprime la sua opinione rispetto alla fase politica generale del paese, e alle condizioni che hanno portato allo sgombero del centro sociale torinese Askatasuna. La Procura basandosi su annotazioni dei dirigenti della Digos e dell’Antiterrorismo torinesi, trasforma quelle che sono semplici opinioni in un supposto mandato esecutivo dei cortei che hanno seguito lo sgombero di Aska. Come sempre si stravolgono le leggi e si forza il diritto pur di perseguire un’opinione scomoda. L’intervista per chi l’ha ascoltata non si presta in alcun modo alle interpretazioni che invece vuole veicolare la Procura. Evidentemente si trova inaccettabile che qualcuno dica che “il Re è nudo!” perché aldilà delle proprie personali opinioni e auspici, l’intervista centra il punto nel mettere in evidenza le “nudità” del potere. Ricordiamo che Giorgio è sottoposto per via di una condanna definitiva agli arresti domiciliari da diversi mesi e che prima di questi era gravato dal regime di Sorveglianza Speciale nel comune di Bussoleno. Come per l’operazione Sovrano, anche in questo caso, si cerca di trasformare un compagno e un militante in una specie di Padrino che tutto può e tutto dispone. Nulla di più falso e lontano dallo spirito militante e autonomo che contraddistingue la lunga militanza di Giorgio e di tanti e tante altre. Giorgio nell’intervista, dichiara di non partecipare alle riunioni del centro sociale dal 2018 perché continuamente gravato da misure restrittive. Su cosa si basano allora le accuse della Procura? Evidentemente non è bastata la sconfitta del teorema associativo nel processo “Sovrano”, si continuano a montare castelli di carta in assenza della minima prova, arrivando ai limiti del grottesco. Può un’intervista essere motivo per finire in carcere? Noi crediamo di no. Ad ogni modo, il Giudice ha disposto un udienza per discutere la proposta della Procura il 21 gennaio. Aspetteremo a vedere come andrà questa vicenda ma terremo alta l’attenzione su questo atto di repressione meschino e sproporzionato, auspicando che non si avalli l’ennesima forzatura della Procura Torinese, che in questi mesi sta dando prova di “pervicacia” (come direbbero loro!) nel continuare a costruire un laboratorio di repressione nella città e nella valle. Giorgio libero! Tutti e tutte libere!” Ascolta di seguito l’intervista di Radio Onda d’Urto al compagno Giorgio Rossetto del 18 dicembre 2025.  Ascolta o scarica
Vendetta del governo contro le manifestazioni di ottobre. Arresti a Torino, decine di denunce in tutta Italia
All’alba di oggi a Torino è arrivata l’ultima fase dell’ondata repressiva scatenatasi nel paese a seguito delle potenti manifestazioni di ottobre e settembre contro il genocidio in Palestina e la complicità del governo italiano. Otto misure cautelari sono state eseguite a Torino dalla Polizia nell’ambito dell’operazione “Riot” contro alcuni giovani […] L'articolo Vendetta del governo contro le manifestazioni di ottobre. Arresti a Torino, decine di denunce in tutta Italia su Contropiano.
[Ora di buco] La scuola reagisce alla repressione (1/3: trasmissione completa)
Si parla ancora di repressione. La prima corrispondenza è con l'Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell'università: da un'assemblea on-line del 29 dicembre molto partecipata partono le risposte alle intimidazioni: un vademecum contro la repressione ad uso di docenti e di studenti; una lettera indirizzata a Valditara che inviterà il 27 gennaio alla riflessione sulla libertà di espressione, insieme ad un'unità didattica sulla figura di Primo Levi; due registrazioni da utilizzare come azione didattica sul diritto internazionale o presunto tale. La seconda corrispondenza è con una genitrice del comitato "Mamme in piazza per la libertà di dissenso" che ricostruisce le ultime vicende relative ad alcuni/e studenti del Liceo Einstein (il 30 dicembre ci sono stati arresti con obbligo di dimora in casa per 6 minorenni) e che spiega cosa sta accadendo a Torino, laboratorio di un sistema repressivo con tramite arresti, denunce e processi punta a criminalizzare ogni pratica di lotta.