Still I Rise trasferisce la sua scuola a Damasco

Pressenza - Friday, August 7, 2026

Concluso il programma educativo nel Nord-Ovest del Paese, l’organizzazione si prepara a spostare il progetto nella capitale, dove il bisogno resta particolarmente urgente e maggiori sono le possibilità di contribuire alla ricostruzione del sistema scolastico siriano.

Still I Rise trasferirà il proprio progetto educativo in Siria dall’area di Ad Dana, nel Nord-Ovest del Paese, a Damasco. Le operazioni nella Scuola di Ad Dana si sono concluse il 31 luglio 2026, dopo che tutti gli studenti e le studentesse hanno completato il proprio percorso educativo annuale. Secondo il piano attuale, il nuovo progetto nella capitale sarà avviato entro la fine del 2026.

La decisione di spostare le operazioni, maturata durante la visita in Siria di Nicolò Govoni, Giulia Cicoli e Giovanni Volpe nel dicembre 2024, nasce dalla volontà di far evolvere l’intervento dell’organizzazione insieme ai cambiamenti in corso nel Paese.

«Un anno e mezzo fa abbiamo scelto di evolverci insieme all’evolversi della situazione in Siria», ha dichiarato Nicolò Govoni, CEO e fondatore di Still I Rise. «I bisogni stanno cambiando. Il Paese sta cercando di risollevarsi dopo una guerra molto sanguinosa e vogliamo essere in grado di sostenerne la rinascita, mettendo l’istruzione al centro della ricostruzione».

Quando Still I Rise è arrivata in Siria, nel 2020, il Paese era in una situazione drammatica e il Nord-Ovest, roccaforte dei ribelli, rappresentava una delle aree con il bisogno educativo più urgente. Dopo sei anni molto duri, in cui la popolazione dell’area ha dovuto affrontare bombe, terremoti e fame, dalla fine della guerra – avvenuta a dicembre 2024 – la Siria ha finalmente avviato la fase di ricostruzione. E l’organizzazione vuole continuare a esserci anche in questa nuova fase, nella capitale Damasco.

Il trasferimento consentirà quindi di indirizzare il progetto verso un territorio in cui Still I Rise potrà intervenire non soltanto attraverso le attività scolastiche, ma anche contribuendo alla ricostruzione del sistema educativo nazionale.

Un sistema scolastico in trasformazione

La scelta si inserisce nella più ampia evoluzione del sistema educativo siriano. Secondo quanto riportato da Syrian Arab News Agency, nel maggio 2026 il Ministero dell’Istruzione ha annunciato la riapertura, nell’arco di 100 giorni, di 2.236 scuole nelle regioni orientali del Paese, permettendo a oltre 500.000 studenti di tornare in classe.

Nello stesso periodo, circa 38.000 insegnanti e membri del personale amministrativo sono rientrati nel sistema scolastico e sono stati riattivati 42 complessi educativi. Il piano governativo comprende inoltre interventi di riabilitazione delle infrastrutture, programmi di formazione degli insegnanti e attività di recupero per contrastare le perdite di apprendimento. Le iniziative interessano Raqqa, Deir ez-Zor, Hasakah e alcune aree rurali di Aleppo.

Il quadro mostra come, in diverse zone della Siria, il sistema pubblico stia progressivamente recuperando capacità di intervento. In questa fase, anche il ruolo di Still I Rise è chiamato a evolversi, concentrandosi nei territori dove maggiori sono le possibilità di contribuire alla ricostruzione educativa del Paese.

Damasco, tra intervento educativo e lavoro istituzionale

La presenza a Damasco permetterà a Still I Rise di rafforzare anche il proprio lavoro diplomatico e di contribuire più direttamente alla definizione del nuovo sistema scolastico siriano.

Il dialogo con il Ministero dell’Istruzione è iniziato dopo l’incontro con il Ministro del 1° gennaio 2025 ed è proseguito attraverso interlocuzioni periodiche. Operare nella capitale consentirà all’organizzazione di consolidare questa collaborazione e di aumentare la propria capacità di incidere sulle politiche e sulle pratiche educative del Paese.

Anche nella prima fase di operatività a Damasco, il programma scolastico manterrà una durata annuale. Il nuovo progetto proseguirà così l’esperienza sviluppata da Still I Rise in Siria, adattandola a un contesto che non richiede più soltanto una risposta all’emergenza, ma un investimento di lungo periodo nella ricostruzione, nella formazione e nel futuro delle nuove generazioni.

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