Working Conditions of migrant women in Padua’s cleaning sector

Progetto Melting Pot Europa - Friday, July 31, 2026

Papers, una rubrica di Melting Pot per la condivisione di tesi di laurea, ricerche e studi. Per pubblicare il tuo lavoro consulta la pagina della rubrica e scrivi a collaborazioni@meltingpot.org.

Università degli Studi di Padova
Department of Political Science, Law, and International Studies – SPGI

Master’s degree in European and Global Studies


Working Conditions of migrant women in Padua’s cleaning sector

Tesi di laurea magistrale di Roberta Cilluffo (2024-2025)

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Introduzione

La pulizia e lo sporco non rappresentano solo una condizione materiale, ma hanno anche un significato morale e sociale, che ha a che fare con prestigio, gerarchie del lavoro e classificazione sociale. Nonostante il suo ruolo cruciale, l’attività di pulizia rimane ampiamente invisibile e sottovalutata, nonché caratterizzata da condizioni di lavoro precarie, salari bassi e una mancanza di riconoscimento per chi svolge questo lavoro. Considerata come una attività non centrale e non produttiva, aziende e amministrazioni sia pubbliche che private appaltano questo servizio ad aziende specializzate.

L’outsourcing è quindi un elemento centrale del settore: una strategia che, pur mirando teoricamente a incrementare la specializzazione, si traduce spesso in una riduzione dei costi a scapito delle condizioni dei lavoratori. La ricerca analizza l’impatto dei cambi di appalto su stabilità occupazionale, salari, prospettive di carriera e diritti sociali, evidenziando come molti addetti alle pulizie siano impiegati con contratti part-time involontari e siano costretti ad affiancare altre attività lavorative. Questa situazione comporta frammentazione degli orari, lunghi tempi di spostamento, maggiore stress e una complessiva riduzione del benessere lavorativo.

Considerato un “lavoro sporco” e caratterizzato da elevati livelli di precarietà, la maggior parte della forza lavoro viene individuata tra segmenti più vulnerabili del mercato del lavoro, come persone con bassi livelli di scolarizzazione, più povere, donne e migranti. La precarietà nel settore delle pulizie è esacerbata dall’intersezione tra genere, origine migratoria, processi di razzializzazione e condizione socio-economica. I lavoratori migranti sono infatti spesso concentrati nei segmenti più precari del mercato del lavoro, caratterizzati da bassi salari, scarse tutele e limitate possibilità di avanzamento. In particolare, negli ultimi anni si è registrato un aumento della presenza di lavoratrici delle pulizie provenienti dall’Africa subsahariana. Mentre alcuni gruppi di lavoratrici migranti, come ucraine, romene e moldave sono state ampiamente studiate in Italia, le lavoratrici migranti africane sono sottorappresentate nella letteratura.

A partire da una prospettiva intersezionale, la ricerca indaga quindi se esista una domanda specifica di manodopera migrante nel settore delle pulizie, con particolare attenzione alle donne provenienti dall’Africa subsahariana. Tale concentrazione può essere spiegata da fattori individuali e strutturali, tra cui barriere linguistiche, mancato riconoscimento delle qualifiche conseguite all’estero, limitate opportunità occupazionali e discriminazioni strutturali. Inoltre, il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro riduce il potere contrattuale delle lavoratrici migranti, favorendo l’accettazione di condizioni lavorative svantaggiose e, talvolta, situazioni di sfruttamento.

Per rispondere a queste domande di ricerca, lo studio combina interviste semi-strutturate a lavoratrici del settore e sindacalisti di ADL Cobas con l’analisi di dati quantitativi provenienti da Veneto Lavoro e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.